STUDIO REPORT KALEDON

Foto KaledonNuovo disco per i Kaledon e studio report virtuale organizzato per saggiare la qualità dei nuovi pezzi; registrati durante un lungo lasso di tempo, i brani che compongono questo nuovo platter degli eroi del power romano, vedono molte novità rispetto al passato. Innanzitutto la collaborazione con il batterista Jörg Michael (Stratovarius, già Running Wild, già Rage e molti altri), che ha portato nel luglio del 2004 alla registrazione delle basi presso Mirage studios ad Inverigo (Como) e quella con con gli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando a Roma, uno dei migliori studi italiani ed europei, nei quali tra novembre e dicembre del 2004 la band ha registrato le ulteriori parti, missandole e masterizzandole in attesa dell'imprimatur per questo "Chapter 3 : The Way of the Light".

Si era accennato in precedenza alla dimensione virtuale di questo studio report, poiché la band, con sapiente capacità di sfruttare le possibilità offerte dal mezzo internet, ha messo a disposizione della stampa del settore le versioni definitive di 5 delle 14 canzoni che finiranno sull'album, attraverso un area riservata sul proprio sito internet. Si tratta di brani molto interessanti, orientati verso sonorità heavy '80, abbastanza calde (anche nella produzione della batteria) che si attestano su di una tempistica non troppo veloce, almeno per l'attitudine power speed che ha sempre contraddistinto la band. Il suono è ricco, decisamente variegato e di maggior spessore rispetto ai precedenti lavori e se a questo si aggiunge una maturazione compositiva che a portato la band verso brani più personali, siamo davanti davvero ad un lavoro degno di nota. Negli anni scorsi c'è stata una grande esplosione di band power e insieme ad essa c'è stato un contestuale appiattimento delle produzioni, tutte simili fra loro come anche le canzoni, quasi fatte con lo stampino. In parte, purtroppo, a questa sorte non era sfuggita nemmeno la band di Alex Mele ed è stato con l'orecchio di un ascoltatore dubbioso che mi sono apprestato ad ascoltare questi nuovi brani.

Il cambiamento di passo e di stile è stato evidente fin dal primo ascolto e sufficiente a scrollarmi via di dosso i preconcetti per apprezzare il lavoro svolto dal gruppo. Partendo da "The Hidden Ways", brano teso e aggressivo, nel quale il cantante Claudio Conti mette in luce le sue grandi doti canore, incontriamo già le prime migliorie. Senza dubbio la qualità superiore della produzione porta un sensibile miglioramento in confronto a quanto sentito in passato. Nella successiva "Inexorable lLght", l'attitudine melodica è più marcata ed anche l'orecchiabilità del pezzo è maggiore. Il brano di per se è molto sognante, a tratti evocativo. Un ritornello anthemico e la ricerca della nota inarrivabile sono le linee guida della voce. In questa canzone fra le altre cose spicca il cambiamento nella produzione batteristica che vede un suono decisamente corposo nella cassa ed un rullante abbastanza secco e pesante, che danno a questa e tutte le altre canzoni un grande tocco di personalità. "Black Telephaty" è uno strumentale di quasi tre minuti, nel quale si mettono in luce chitarra e tastiera. Inserirlo fra i cinque in primo ascolto è stata una scelta senza dubbio ardita da parte del gruppo che a mio avviso però non sbaglia, proponendo questo pezzo quasi power-progressive. Inserito all'interno del contesto dell'intero disco di certo avrebbe maggiore senso ma anche come brano a se è una ulteriore dimostrazione della voglia di osare che ha la band. "Break the Chant" ritorna sui tempi della prima e assume la carica emotiva di "Inexorable Light". Un assolo di grande gusto e una voce contornata da cori sono i temi principali di una canzone fra le più interessanti della cinquina. Gusto più goticheggiante invece quello di "Come with Me" dove ogni strumento assume gli struggenti toni dell'addio. Tastiere divise fra violini e pianoforte, chitarre malinconiche e voce dai toni drammatici che duetta nel ritornello con una più speranzosa voce femminile, interpretata da Lara Bertoli cantante degli Ed Hunter, sono i punti chiave di questa canzone. Non c'è dubbio che ci troviamo di fronte a quanto di meglio fatto dai Kaledon fino ad oggi, che attraverso le parole del mastermind e chitarra solista della band Alex Mele confermano questa sensazione, anche se credo che difficilmente si potesse dire una cosa diversa.

In conclusione si può affermare che questo album, nato in un momento chiave della storia della band, un momento di grande maturazione artistica, con l'aiuto di grandi nomi che hanno aggiunto alle canzoni e alla band una qualità che precedentemente era senza dubbio mancata, pone molte aspettative circa la definitiva release. Insomma l'appuntamento con il salto di qualità non è stato mancato ed ora non resta altro che aspettare il momento in cui la Steelborn lo darà alle stampe ed augurare alla band che la critica ed il pubblico promuovano concordi questa prova di grande qualità.

Intervista di Eugenio Sacco