INTERVISTE/AGE OF PAIN

Foto Age Of PainCapita. Parli con dei musicisti, fautori di un death metal classico e potente, perché devi far loro un'intervista da pubblicare. A volte, però, il discorso svia, tanto che finisci per parlare di politica, concezioni, pareri e dimentichi che, in fondo, siamo qui per divertirci. Capita soprattutto (tengo a sottolinearlo), quando i tuoi interlocutori sono amici di vecchia e (in un caso), vecchissima data. Non so cosa fare. Se leggerete questa mia chiacchierata con gli Age of Pain, sicuramente non saprete su di loro come "metallari" più di quanto traspare dalla loro biografia. Ma, probabilmente, li conoscerete più a fondo come persone: è importante ugualmente, nevvero?.

 


Age of Pain, ovvero età del dolore: manifesto delle tematiche da voi affrontate o pura casualità?

Il monicker della band nasce in maniera assolutamente casuale: qualche mese prima dell'uscita della demo ci chiedevamo che titolo darle. È uscito "Time of Pain", in omaggio agli anni faticosi e pieni di sacrifici che abbiamo affrontato con la band durante gli esordi. Il titolo si è trasformato in nome della band in occasione di un concerto: ci serviva un nome, abbiamo dato in via provvisoria "Age of Pain", ci è piaciuto e lo abbiamo tenuto. Comunque è stata una scelta quanto mai azzeccata, visto che il nome rappresenta un simbolico fil rouge per le tematiche da noi affrontate, sia nei testi che con la musica.


Considerata la "sfortunata" copertina del vostro promo (due torri in fiamme, nda), non posso esimermi dal chiedervi un parere sull'attacco alle Twin Towers…

Tutti già conoscono la disgraziata coincidenza che ci è capitata a proposito dell'artwork, completato un paio di mesi prima della catastrofe newyorkese. Quello che non tutti sanno è che l'idea della catastrofe imminente è un nodo comune per i testi più significativi della demo, "Rational Irrationality", "The Source of Rage" e, con riferimento particolarissimo alla tragedia dell'11 Settembre, "Sign of the End", scritto nel 1998. Per conoscere la nostra posizione in proposito, basta leggere i testi. Fanno parte anche loro, a pieno titolo, della nostra produzione artistica, anche se spesso questo viene dimenticato!

 

I vostri testi sono storie di emarginazione, rabbia e sgomento. Parlatemene...

Ognuno scrive o canta ciò che vede, con i suoi occhi e la sua particolare ed unica sensibilità. Non vogliamo spiegare i testi uno per uno, sarà molto più interessante per gli ascoltatori cercare di penetrare la nostra espressione. Un particolare, però, è di assoluta importanza: tutti i testi hanno, per riferimento imprescindibile, l'uomo del XXI secolo, con le sue innumerevoli fobie, il suo sradicamento, il suo nichilismo forzato.

 

Suonate un death metal molto potente e "classico". Le vostre principali influenze?

Tutti noi ascoltiamo tantissima musica, e le influenze "sotterranee", quelle che appartengono al background di ciascuno di noi, sono innumerevoli. Per quanto riguarda invece le direttive di composizione, nel periodo di composizione della demo siamo stati influenzati da tutti e due i lati dell'oceano: Death, Sepultura, At the Gates, ecc…

 

Parlatemi della recente defezione da parte di uno dei vostri chitarristi, Peppe. Come è andata? Inoltre, come vi trovate nella formazione a quattro? Contate di cercare altri chitarristi, in futuro, o potete ritenervi soddisfatti?

La defezione di Giuseppe rientra in un radicale cambiamento di rotta che la band ha operato già dai tempi della registrazione della demo. Le ultime composizioni, ancora inedite, hanno un'impronta più personale, sicuramente con un occhio di riguardo in più per la tecnica, sono "sperimentali" pur rimanendo death metal 100%. Ciò ha causato un profondo conflitto d'intenti con Giuseppe, che ha infine deciso di abbandonare la band. Abbiamo deciso di rimanere in quattro, subito dopo la prima prova senza Giuseppe, e non crediamo proprio di avere bisogno di un altro chitarrista. Forse il nostro impatto sonoro live ne risentirà un po', ma crediamo di potere compensare questa carenza.

La scena metal italiana: provinciale o semi cosmopolita? Quale gruppo ritenete particolarmente vicino ai vostri gusti (band italiana, s'intende)?

Conosciamo realmente poco della scena italiana, anche perché i "grandi nomi" che fanno scena per adesso, come Rhapsody, Labyrinth, Domine, sono lontani anni luce (tanti anni luce!!) dalla nostra idea di musica. Recentemente siamo impazziti in massa per una grandissima band italiana, i Natron: semplicemente grandiosi! Ciononostante la presenza di pubblico al loro concerto a Palermo è stata ridicola, prova del fatto che viviamo in un sistema dove il trend comanda, e tutto il resto va a farsi fottere!!

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Ti rispondiamo in rima, con Bruce Dickinson : "Only the good die young"

Potrebbe sembrare una domanda stupida, ma ve la pongo ugualmente. Perché suonare death metal? Come spiegate il grande numero di band italiche che suonano questo genere?

Sinceramente non so perché tanta gente suoni Death Metal, noi lo facciamo perché è un genere che si presta a numerosissime interpretazioni, non ha canoni terribilmente rigidi, e soprattutto è lo strumento ideale per dire ciò che abbiamo da dire. Fare Death Metal, per noi, significa scrivere la colonna sonora del nostro tempo così come noi lo vediamo e lo sentiamo.

Quindi, a vostro parere, è una delle pochissime espressioni "libere" di comunicazione, all'interno di un'arte (quella musicale), che molto spesso si è piegata a celebrare ideologie e totalitarismi? D'altronde, nel corso della storia, le migliori espressioni artistiche si sono sviluppate durante periodi di gravi crisi politiche e/o etiche…

Tutte le forme di comunicazione sono libere. La domanda è un'altra: tu hai qualcosa di veramente interessante da dire? Cercare la libertà oggi significa semplicemente riuscire a dire qualcosa di personale, che non sia semplicemente "death metal" o "power metal" o quello che vuoi. L'ideologia non è che quell'aura protettiva, sacrale, che difende il pensiero pensato da qualcuno che si ritiene essere più importante di noi. O forse credi che la crisi del XXI secolo dipenda da qualcos'altro che non sia l'incapacità, la paura, ad andare per la propria strada?

Qual è la vostra "fonte della rabbia", parafrasando il titolo di una delle vostre composizioni?

Guardati intorno.


Ok, avete ragione, ma certa gente accetta con fatalismo la situazione, considerandola normale, mentre altri considerano addirittura "positivo" il regime militare/teocratico nel quale viviamo… Mi guardo intorno, come suggerisci, e mi sento impotente. Non tanto per l'impossibilità di cambiare le cose, in quanto solo, ma soprattutto perché sono incapace di far schiudere gli occhi alle persone che mi stanno vicino (sia inteso senza nessuna presunzione di essere depositario di una verità superiore, sia ben chiaro!). Datemi una mano!

Questa è la malattia del nostro inveterato individualismo: credere di dovere fare molto di più di quanto le nostre capacità non ci concedano, e sentirci afflitti quando realizziamo che questo è impossibile. Ma rifletti un istante: non è in tuo potere salvare tutto il mondo con un grandioso gesto, ma puoi comunque dare il tuo piccolo contributo. Se non svalutassimo i milioni di "piccoli contributi" che ognuno può dare, forse potrebbe realmente cambiare qualcosa.

Ok, ragazzi, è tutto. Spazio libero...

Abbiamo già detto praticamente tutto! Ne approfitto per comunicare qualche informazione sui nostri nuovi progetti. Momentaneamente siamo impegnati a tempo pieno per le nuove composizioni, abbiamo già quattro nuovi brani da rifinire ed arrangiare bene. Lo stile è parecchio diverso da quello della demo, stiamo cercando qualcosa che esprima al 100% un'identità assolutamente nostra. Non crediamo di esibirci dal vivo per adesso, avremmo intenzione di entrare in studio per quest'estate, ed il tempo è veramente poco. A proposito, vorremmo fare un annuncio: esiste a Palermo uno studio che sia in grado di realizzare un prodotto death di buona qualità? Se leggete questa intervista, contattateci al nostro indirizzo e-mail, age_of_pain@katamail.it. Grazie a tutti!!


Michele Apprendi