INTERVISTE/ARACHNES

Foto ArachnesCosa dire di nuovo sugli Arachnes che non siano le solite frasi d'elogio? Nei miei anni di attività in redazione ho ormai esaurito tutte le mie forme d'esaltazione nei loro confronti e quindi, preferisco lasciare ai "terribili" Caruso Brothers il compito di dirci qualcosa di nuovo sul loro ennesimo (capo)lavoro "Primary Fear"...

Salve ragazzi, ci si risente per la nuova release: ennesimo album ed ennesimo capolavoro. Ormai gli Arachnes sono diventati una garanzia di qualità…
[Frank]: Ciao a tutti e grazie per il vostro spazio sempre preciso e, mi sia consentito, autorevole. Dici una cosa molto bella e a cui miravo da molti anni, da quando nel 1987 fondai la prima band (i Firehouse) e rinunciai a contratti apparentemente favorevoli ma che nel tempo non mi sembravano un gran che. Ho sempre preferito fare piccoli passi, ben pensati, e soprattutto ho sempre creduto in quello che facevo. Con Enzo questa intesa è diventata un "patto" e se ora dici così, è perché ha funzionato!

Cominciamo col parlare del tempo trascorso tra "Apocalypse" e "Primary Fear". Riuscite a conciliare le vostre attività personali con gli impegni del gruppo, considerando peraltro che è passato un solo anno tra i due album?
[Frank]: A volte non è facile anche perché realizzare un album come "Primary Fear" è davvero impegnativo. Le riprese acustiche del coro, del clavicembalo e dell'organo a canne richiedono molto tempo, perché registrate in ambienti diversi (3 chiese splendide) quindi con problematiche acustiche molto differenti. Ma la passione che ci lega agli Arachnes supera ogni limite e forse a pagarne le spese a volte sono le nostre donne…. Per questo è importante essere attorniati da persone intelligenti, perché a volte non è facile capire cosa ci sta dietro ad un progetto importante.
Per quel che mi riguarda poi ho scelto di dedicarmi chitarristicamente solo agli ARACHNES, mentre Enzo continua la sua attività di session man. Ho preferito concentrarmi solo sul progetto ARACHNES anche perché seguo tutta la parte tecnologica (del nostro studio di registrazione) e questo richiede parecchio tempo anche di aggiornamento su nuovi prodotti e tecnologie di registrazione. Il fatto che io mi sia concentrato su questo ed Enzo continui a produrre musica anche per altri artisti, fa di noi una coppia di autori-produttori davvero forte.

Ormai è inutile continuare a sprecare elogi su quello che io considero il miglior chitarrista metal italiano in assoluto, ovvero te, mio buon Franco. Quello che invece mi ha molto colpito, è stato l'uso delle vocals: un'evoluzione strabiliante e una poliedricità mai così evidente in Enzo!
[Enzo]: Ti ringrazio per tutto ciò che hai detto. Ti dico la verità, io insegno rock e jazz, ma insegnare non è mai una buona ragione per smettere di imparare. Continuo a studiare, sulla voce e su tutto il resto, e forse non smetterò mai di farlo, così come continuo a studiare fisica e filosofia, ed è bello confrontarmi anche con i miei allievi, scoprire che ognuno ha voglia di capire, e l'umiltà di non sentirsi mai arrivato. E' questo che ci permette di migliorare, potrei cambiare idea su tutto, ma non su questo.

Parliamo un pò dei testi dell'album, visto che non sono inclusi nel promo in mio possesso, e del brano che ritengo il migliore del lotto: "Not Fair".
[Enzo]: La paura primitiva è il motivo conduttore del nostro ultimo lavoro, esattamente è il sentimento che proviamo dinanzi alle ingiustizie sociali e alle palesi contraddizioni dei nostri sistemi economici. Perché un bambino è costretto a morire, mentre un truffatore, protetto da qualche sistema politico, continua ad arricchirsi a dismisura, facendo pagare ad altri innocenti il prezzo dei propri misfatti? Il medioevo è cosa ormai lontana, ma questo accade ancora, è incredibile. I brani parlano di ingiustizie varie, così pure "Not Fair", che del resto è già chiara nel titolo. A chi dovesse interessare comunque sul nostro sito ufficiale www.arachnes.it è possibile scaricare tutti i testi di tutti i nostri album.

Ora vi faccio spettegolare un po', dall'alto della vostra esperienza. Voi siete sotto contratto con la Scarlet. Volevo sapere quali sono i gruppi sotto questa etichetta ritenete validi, e quali no…. Ma visto che al 99% all'ultima domanda risponderete con un "no comment", almeno rispondete alla prima…
[Enzo]: Tu sei un furbetto… Se ti dicessi che cosa è valido implicitamente ti direi cosa non lo è, o no? Comunque non è che non vogliamo sbilanciarci. Il fatto è che prima di valutare le cose bisognerebbe decidere quali sono i parametri di valutazione; questi sembrano bizantinismi ma, credimi, non lo sono affatto. Conosciamo una buona parte del lavoro della Scarlet, ma non proprio tutto, ovviamente, e quello che conosciamo contiene tutti quei parametri, appunto, che per noi costituiscono i caratteri della validità. Poi, una cosa può piacere o non piacere, ma qui tutto diviene soggettivo, e naturalmente la verità non la possiede nessuno, nemmeno chi assicura di avercela. Personalmente ritengo che si possa classificare come valida qualsiasi cosa che venga fatta con autenticità, e in questo senso tutto il lavoro della nostra etichetta ci sembra ineccepibile. Vuoi dire che siamo furbetti anche noi? Mmmhhh…. beh, può essere!

Ok, ok… diciamo che la diplomazia la celi piuttosto male, ma ti perdono! Dove è stato registrato l'album e chi l'ha prodotto? Devo dire che la produzione è molto buona, anche se il suono di batteria non mi ha colpito eccezionalmente, sembrando un po' troppo artefatto (un autentico peccato, considerando le doti tecniche del buon Jaco).
[Enzo]: L'album è stato registrato e mixato nel nostro studio, ed è prodotto da Franco e da me. Per quanto riguarda la batteria… mi porgi una stuzzicante occasione per spiegare un fatto tecnico importante. I nostri suoni non sono solo suoni che a noi piacciono, ma suoni che funzionano nel contesto. Prova a saturare di frequenze basse una chitarra che suona da sola. Funziona, ok? Ora prova a fare la stessa cosa su una base col doppio pedale e un basso a cinque corde. Non funziona più. Capisci? Quel suono funziona nel contesto, e se il contesto è diverso allora le cose vanno diversamente. Noi facciamo uso anche di campionamenti, non è certo un mistero (finalmente una persona sincera in questo mondo di imbroglioni, ndr), e così siamo maggiormente in grado di controllare il suono di alcune parti anche dopo la registrazione, e ti posso assicurare che questo è il suono che lavora meglio. Questo non significa che tale suono sia immutabile. Può cambiare, e sicuramente cambierà, ma solo nella misura in cui cambierà qualcosa d'altro.

Le prossime due domande ve le sentirete fare un po' da tutti… cominciamo con "Tota Pulchra". Solo a nominarla la pelle mi si drizza di un metro!
[Frank]: E' stato un onore per noi ospitare all'interno di "Primary Fear" un brano del grande Maestro Franco Castelli. Fu il mio docente di organo (nei miei studi classici di canto gregoriano e musica antica) e mi ha insegnato non solo a scrivere la musica, ma ad usare le mani, la testa e il cuore. E' un organista di fama internazionale nel mondo della musica classica, ha collaborato con l'orchestra di Mosca, della Rai, del Vaticano e ha trascritto per organo varie opere di Bach originariamente per violino. Registrare "Tota Pulchra" all'interno di questa enorme Basilica che per l'occasione fu chiusa per dedicarla interamente alla registrazione è stata un'esperienza unica. E la modestia del Maestro è impressionante, degna di un genio.

E continuiamo con l'ennesimo esperimento: "Eruption" dei King Crimson. Fatta da altri potrebbe sembrare una mossa poco saggia. Voi non solo l'avete eseguita in modo eccezionale, ma ne avete preservato le caratteristiche originarie.
[Enzo]: Beh, devo dire che i nostri vecchi drawbars dell'Hammond e il nostro caro sintetizzatore analogico ci hanno aiutato molto per la riuscita di questo brano. In realtà era una nostra idea antica, che finalmente ci siamo decisi a realizzare.

Quali sono gli album contemporanei che ascoltate e quali i gruppi che vi entusiasmano per ora?
[Frank]: Paradossalmente devo dire che non ascolto molto del nostro genere, e ho deciso così perché rischiavo inevitabilmente di esserne troppo influenzato. Ho un "effetto spugna" per cui se un riff mi piace, mi rimane in testa per giorni e comporre un riff diventa rischioso. Ovviamente sono estimatore di Symphony X e Dream Theater ma chitarristicamente arrivo da Blackmore/Malmsteen e molto Vinnie Moore/Satriani. Ascoltiamo tutti molta classica e personalmente apprezzo il pop americano di livello, perché realizzato tecnicamente in modo perfetto e per chi come noi ha fatto del suono il suo credo, è importante.

Progetti live?.... ehm, io avrei un Lp che vi riguarda, "Labyrinth" (quando ancora vi chiamavate Firehouse) che vorrei autografato: magari se scendete al sud… (ci provo con tutti, che ci volete fare?)
[Frank]: Ah, ah, ah... sei forte! Beh sui live siamo da sempre molto selettivi. Ci siamo stancati da anni di vedere importanti situazioni live dove le band italiane sono costrette a sound check vergognosi quando suonano sullo stesso palco di band straniere. Una discriminazione ignobile a cui ci siamo sempre opposti e per cui continuiamo a dire che quando ci saranno le condizioni giuste e dignitose per il nostro show, saremo orgogliosi di esserci, ovunque sia… Devo dire con tristezza che hanno chiesto di noi persino dal Giappone dove la nostra produzione sta andando molto bene, e con condizioni molto migliori che non in Italia. E' triste ma è la verità, e come sempre non temiamo a rivelarla.

Una domanda retrospettiva. Cerchiamo di far scoprire o riscoprire ai nostri lettori ogni vostro album dalle origini ad ora, accostando ad ognuno di essi qualche aggettivo che li caratterizza.
[Enzo]: Questo gioco mi piace, e cercherò di essere sintetico, così come il gioco da te proposto richiede. Il nostro primo lavoro era "Firehouse", dal nome omonimo della band di allora, siamo nel lontano 1988. Per questo direi… passionale. Poi c'è "Labyrinth", del quale si può dire lucido e patinato, con tutte le implicazioni del caso. Quindi arrivano gli Arachnes veri e propri con "The Goddess Temple", e diciamo hard eterogeneo. Poi c'è un mini, "Metamorphosis", il cui aggettivo non necessita di commento alcuno, cambiamento e basta. Con "Parallel Worlds" arriva anche il contratto con la Scarlet, sicuramente onirico e visionario (non il contratto, intendiamoci…), poi "Apocalypse", folle e malinconico. E siamo qui, con "Primay Fear", primitivo e ancestrale e, ci auguriamo, avanzato al tempo stesso. Mi piace.

Ragazzi, è stato un piacere avere avuto nuovamente occasione di parlare con voi. Adesso vi saluto e vi rimando al prossimo album, che ovviamente recensirò io (voi non lo sapete, ma il buon vecchio Paolo sa bene quali album vanno passati a me di diritto, eh eh).
Grazie a voi per la puntualità e l'entusiasmo di chi come noi crede in quello che fa! Vi aspettiamo tutti su www.arachnes.it e arachnes@libero.it dove rispondiamo sempre personalmente, a presto!

Intervista di Mirko Montalbano