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Grande
sorpresa l’ultimo disco degli Ashent. “Flaws Of Elation” è
un concentrato di varie sonorità ed ottime idee, partorite
da una band preparatissima e molto competitiva. Ne parliamo con due
di loro...
Salve ragazzi, innanzi tutto complimenti
per il nuovo “Flaws Of Elation” che ha ricevuto ottime critiche sul
nostro portale? Come ci si sente ad essere apprezzati (o conosciuti,
fate voi) paradossalmente più all’estero che in terra natia? Inoltre,
è solo un mito da sfatare questo o rispecchia la verità?
[Paolo]: Ciao a tutti voi di Metallo Italiano. Innanzi tutto, siamo
onorati per i commenti lusinghieri che da sempre riceviamo sul vostro
portale. Fin dai tempi del Demo2003, abbiamo avuto la fortuna di essere
molto apprezzati dal vostro staff, e questo ovviamente è un aspetto
che ci rende molto orgogliosi.
[Cristiano]: Che dire: il fatto di essere molto più conosciuti all’estero
è un dato che purtroppo rispecchia la verità. Sfortunatamente le band
metal nostrane in Italia, come immagino ben sappiate, non godono di
particolari consensi o visibilità, a meno che non siano band storiche
che usufruiscano di una conclamata spinta mediatica da parte delle
etichette. Da quando ascolto metal (quindi da più di 14 anni) ho sempre
notato che a parità di qualità della proposta musicale le band estere
catturano la nostra attenzione molto più di quanto possa fare un’ottima
band nostrana. Questo probabilmente è dovuto a meccanismi di marketing
o forse, il fatto che provengano proprio da altri paesi alimenta un
po’ quell’ aura di irraggiungibilità che le rende più “cool”. Ad ogni
modo, di consensi ne abbiamo ricevuti anche dalla nostra terra natia,
anche se il grosso è arrivato dall’estero, soprattutto dalla Germania
e dagli States.
Questo lavoro in studio, inutile
negarlo, evidenzia più di altri in passato quanto il vostro modo di
comporre musica non sarà mai uguale a se stesso nel corso degli anni.
Quali sono le motivazioni profonde che ogni volta vi spingono ad osare
qualcosina in più?
[Cristiano]: Ci hai azzeccato! Anche noi pensiamo di aver fatto un
bel passo in avanti rispetto al passato. Ciò che ci spinge ad osare
ogni volta di più, oltre al coraggio ed alla curiosità della sperimentazione,
sono le nostre influenze più disparate e un pizzico di incoscienza
nell’accettare anche idee che ci sembrano inizialmente strane ma che
si rivelano poi quasi dei pilastri portanti dei nostri pezzi!! Inoltre
l’alchimia compositiva, tra tutti i componenti della band, ci rende
capaci di tessere ogni pezzo in base a peculiarità e caratteristiche
che reputo solamente nostre.
[Paolo]: Flaws of elation è un disco di cui andiamo molto fieri. Se
con il Demo del 2003 avevamo già dimostrato di essere una band che
faceva le cose sul serio, con il nostro debutto sulla lunga distanza
ci siamo obbligati ad andare oltre. Nel comporlo, ci siamo prefissati
di creare qualcosa che avesse una propria personalità, una produzione
internazionale, ed una spiccata eterogeneità. Abbiamo puntato tantissimo
sul connubio impatto tellurico e melodia marcata, strutturando brani
che avessero una vita propria e una grande assimilabilità, nonostante
la mole di arrangiamenti ed idee. Ci siamo poi concessi momenti anche
molto più rilassati, arricchendo l’impianto collaudato con una vena
malinconica molto personale. Inutile sottolineare il fatto di aver
tratto anche il maggior beneficio possibile dalle varie defezioni
che hanno afflitto la line-up negli ultimi anni. Cercare nuovi membri,
ci ha consentito di selezionare persone che potessero dare qualcosa
in più, in termini artistici ed umani. Rispetto alla band del 2003,
quella di oggi è molto più matura, preparata ed affiatata.
In questo senso, ottima la partecipazione
di Steve Braun. Da chi è stato contattato e perché?
[Paolo]: Premetto, a scanso di equivoci, che Steve è il nostro cantante
in pianta stabile da circa 3 anni, e che quindi la sua NON è un’ estemporanea
collaborazione o una semplice partecipazione. Spesso, nasce questo
equivoco a causa della sua nazionalità (U.s.a.). Con lui abbiamo composto
quasi tutto Flaws of elation, oltre ad aver tenuto concerti e costruito
passo dopo passo ciò che siamo adesso. Steve è entrato negli Ashent,
dopo che il nostro vecchio singer aveva abbandonato nel 2004 per motivi
familiari. Durante il periodo delle selezioni per il nuovo cantante,
avevamo messo annunci anche su portali esteri, ed infatti ci siamo
trovati a provinare molti ragazzi stranieri (inglesi ed americani).
Steve fra tutti, è stato colui che maggiormente ci ha convinto, per
doti artistiche e motivazionali.
[Cristiano]:Diciamo che c’è stata anche un po’ di fortuna. Il nostro
ex cantante Max Zhena aveva da poco lasciato la band e noi ci siamo
messi subito alla ricerca di una voce altrettanto valida che potesse
sostituirlo. L’ annuncio di Steve è stato quantomeno provvidenziale!
Dopo aver fatto dei provini ad alcuni cantanti non avevamo dubbi:
il nuovo singer degli Ashent doveva essere lui!
Può sembrare una domanda stupida?
vi riconoscete pienamente nella corrente prog o pensate di avere qualcosa
in più (o di diverso) delle band che ne fanno parte?
[Paolo]: Penso che i nostri brani non si possano catalogare all’interno
di un solo genere. Gli ascolti e le esperienze musicali passate sono
diverse per i vari membri e questo si riflette positivamente sulla
composizione e sugli arrangiamenti rendendoli variegati. Quando si
parla di Prog, alla fine , ci si riferisce quasi sempre a band che
suonano con grande padronanza tecnica musica però per lo più derivativa,
che fa spesso il verso a Dream theater, Symphony x e simili. Noi ci
sentiamo in realtà molto più legati ad una scena più ampia: amiamo
il techno thrash e il melodic death, e quando componiamo, questo tipo
di sonorità guadagnano parecchio spazio, a livello di chitarre e batteria.
Poi siamo anche affascinati da un certo tipo di atmosfere gothic ed
ambient, che qua e là fanno capolino.
[Cristiano]: Credo che ciò che ha detto Paolo sia corretto. Aggiungo
che, non è non ci riconosciamo all’interno della corrente Prog, semplicemente
facciamo musica senza pensare a ciò che ne sta uscendo. Ci basiamo
sulle nostre esperienze personali e ci guidano molto le sensazioni.
Riusciamo noi stessi vagamente a catalogare il genere di un pezzo
solo dopo che è stato definitivamente composto! Diciamo che la coerenza
che quindi ne emerge premia il nostro modo di fare musica senza doverci
per forza attenere a certi stilemi, come fanno in tanti perché altrimenti
“non sarebbero Prog”! Non ce ne preoccupiamo e basta...
E rispetto al precedente demo-cd
del 2003 cosa crediate che sia cambiato maggiormente nel vostro modo
di comporre musica?
[Paolo]: Molti aspetti. Qualche anno fa, le canzoni nascevano principalmente
partendo da singoli arrangiamenti. Un riff, un fraseggio, al quale
se ne aggiungevano altri di seguito. Ora tendiamo a creare musica,
partendo dall’armonia: in genere i pezzi nascono da giri di accordi
di chitarra acustica o di tastiere. Gli arrangiamenti e le melodie
arrivano dopo, solo quando crediamo di aver ottenuto qualcosa di unico
ed atmosferico a livello armonico e di struttura. In questo modo,
ogni pezzo guadagna una propria personalità. Sembra strano, ma in
realtà, possediamo di ogni canzone una versione grezza, completamente
acustica e soft, e questo vale anche per i pezzi più tirati ed aggressivi.
Facendo così, abbiamo dato anche maggior sfogo alla nostra vena malinconica,
aumentando l’apporto di atmosfere decadenti ed epiche, che affiancano
la potenza delle nostre soluzioni ritmiche e chitarristiche.
[Cristiano]: Credo che siano principalmente due i punti cruciali della
nostra evoluzione compositiva. Il primo riguarda prettamente l’esperienza
del primo demo che ci ha fatto maturare parecchio:incidere professionalmente
ci ha fatto comprendere quello che effettivamente vogliamo e cosa
non vogliamo; come realizzare efficacemente le idee dei nostri pezzi.
In secondo luogo alcuni dei pezzi del demo sono figli di una line-up
diversa e non corrispondono totalmente con l’attuale “Ashent Thought”,
quindi è normale che il sound e le idee rispecchino una concezione
leggermente diversa da ciò che finora avete sentito.
Dei nuovi brani, ce ne sono un paio
che mi hanno colpito in particolare forse perché rappresentano molto
bene il vostro passato/presente. Sto parlando di “Persistence Of Frailty”
e di “Mhysteric”. Avete degli aneddoti o delle curiosità in merito?
[Paolo]: beh, inizio col dire che noi tutti adoriamo queste 2 canzoni,
perché rappresentano due facce diverse del nostro sound. Mhysteric
è potente, melodicissima, veloce. Persistence è melliflua, sognante,
oscura. Quest’ultima, insieme a “A puzzled sentiment” e per certi
versi a “Silent remedy” , rappresenta il lato più onirico e gotico
di "Flaws of Elation". Sono brani particolari, dotati di una carica
emozionale molto forte.
[Cristiano]: Non ci sono aneddoti particolarmente rilevanti in merito
a questi due pezzi se non il fatto che a differenza dei brani già
presenti sul demo, sono stati composti in un periodo successivo, frutto
della nuova line-up. Mhysteric è stato il primo parto del nuovo team,
ovvero il primo pezzo dove ci siamo confrontati veramente da zero
per la prima volta. Il risultato lo potete ascoltare sul disco...
La campagna pubblicitaria della Lucretia
è stata, nei vostri confronti e di “Flaws Of Elation”, davvero importante.
Che rapporti avete con lo staff della label?
[Cristiano]: Lorenzo Dehò ha ricoperto un ruolo cruciale per la band,
poiché è stato il primo a credere veramente nelle nostre potenzialità
sin dai tempi del demo e a darci poi la concreta possibilità di trasformare
le nostre idee in un full-lenght album. E’ stato un onore collaborare
con un professionista come lui! Essere sotto Lucretia Records è un
vanto per noi, ne siamo veramente fieri. Chi avrebbe mai pensato che
un giorno saremmo stati in forze alla label che a suo tempo ha lanciato
gli Angra verso un successo così spettacolare.
Ancora un paio di curiosità, cover
artwork e produzione sonora. Entrambe eccellenti, da chi sono state
rispettivamente curate?
[Paolo]: La grafica del libretto è opera di Lorenzo Deho’ (Lucretia
Records). La produzione è stata curata dal gruppo sotto la guida esperta
di Luigi Stefanini presso i rinomati New Sin Studio.
[Cristiano]: Come ha detto Paolo, Lorenzo Dehò, che oltre ad essere
un bravissimo musicista è anche un validissimo grafico, ha curato
tutta la parte relativa al booklet ed alla grafica del disco. Per
quanto riguarda la produzione sonora è stata curata dalla band e dal
grande Luigi Stefanini che ha saputo capire il sound che volevamo
e metterci in condizioni di ottenerlo su un supporto ottico. Alla
fine il risultato di questo connubio ci ha soddisfatto in tutto e
per tutto!
Ultimi commenti...
[Paolo]: grazie per il supporto. Continuate a seguirci, perché l’avventura
Ashent, riserverà ancora moltissime sorprese. Non vi deluderemo.
[Cristiano]: Visitate il nostro sito www.ashent.net!!!
Potete scaricare alcuni mp3 di “Flaws of Elation” in alta qualità
! Ovviamente siamo online anche su myspace, al seguente indirizzo
www.myspace.com/ashentband.
Per il resto ci vediamo (spero presto) al nostro prossimo live!
Intervista di Maurizio
Gabelli
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