INTERVISTE/CAYNE

Foto CayneDevo essere sincero? Ho sempre odiato le interviste per e-mail. Spesso frammentarie, incomplete, bisognose(d'affetto?) di filtri grammaticali, arrivate con notevole ritardo. Se devo ricevere un testo ed impiegare due ore prima di renderlo scorrevole e comprensibile, preferisco telefonare e fare tutto da me. Tagliamo corto: i Cayne(e Raffaele, nella fattispecie) rappresentano non solo un eccezione dal punto di vista della completezza(leggere per credere!), ma soprattutto per ciò che concerne la tempestività. Che dire? Se un gruppo destinato a grandi cose come l'ensemble romano si comporta così con un piccolo portale come il nostro, la professionalità non è in discussione. A proposito, un consiglio ai metallari indefessi e ortodossi: oltre ad acquistare il cd dei Cayne(ne vale la pena), provate ad ascoltare qualcuno dei gruppi citati da Raffaele: puoi farvi soltanto bene.

 

Iniziamo con una domanda un po' "scomoda": quanti vi hanno già paragonato agli Him? Rappresentano una vostra influenza, o parlereste, piuttosto, di comune background?

Non si tratta di una domanda scomoda, assolutamente. Il paragone agli Him ci aiuta per quanto concerne le vendite: un gruppo sconosciuto, che non ha la possibilità di porsi all'attenzione del pubblico attraverso MTV o grandi emittenti radiofoniche, ha bisogno di dare dei riferimenti generici. Gli Him sono solo un riferimento che la casa discografica ha trovato comodo inserire nella descrizione del genere. E' vero anche che questa domanda l'hanno fatta in molti, quindi, qualcosa in comune ci sarà, però tu a differenza degli altri giornalisti sei stato lungimirante: infatti, la somiglianza agli Him suppongo sia dovuta soltanto allo stesso background.
Del resto sia loro sia noi abbiamo un sound che rievoca la scena dark-wave anni ottanta, e in quel periodo c'era molto fermento. Va da sé che 'adesso' c'è anche molto a cui attingere. La verità è che gli Him - con tutto il rispetto per questa band -, che ci crediate o no, li abbiamo conosciuti da quando i ragazzi della Scarlet, sentendo il provino del disco, ci hanno paragonato a loro.


Nonostante la vostra appartenenza al nucleo originario dei Lacuna Coil, il vostro sound ha delle direttive del tutto differenti: che questa vostra propensione sia stata determinante nella scelta di abbandonare il gruppo?

No, non sono d'accordo. Il sound sarà anche diverso ma la matrice compositiva di "Old Faded Pictures" e quella dell'EP d'esordio dei Lacuna Coil è la stessa. Non abbiamo cambiato il nostro modo di comporre. Be', i Lacuna Coil sì. Per forza: i compositori e arrangiatori del gruppo eravamo Claudio ed io! E non solo dei Lacuna Coil, ma anche del gruppo che ci ha consentito di porci all'attenzione di case discografiche come la Century Media: gli Ethereal. L'abbandono del gruppo invece è tutt'altra cosa, la musica non c'entrava niente. Si è trattato di problemi personali e d'organizzazione, e l'intervento della Century Media, giacché depositaria del nome Lacuna Coil, ha influito in modo decisivo. Del resto come dargli torto: Cristina oltre ad essere la cantante, rappresentava e rappresenta l'immagine del gruppo, e l'immagine, che piaccia o no, oggi conta più del resto. Nei Lacuna Coil, adesso e in futuro, eccetto Cristina tutti sono sostituibili. Si trova sempre qualcuno disposto a comporre i pezzi su misura per una cantante, soprattutto quando c'è un contratto discografico. Più difficile è il contrario: niente cantante e niente contratto ma solo passione, voglia di comporre e di suonare.
Ah, dimenticavo!, se qualcuno crede che la rottura dei Lacuna Coil sia dovuta al fatto che Claudio ed io volevamo fare un genere più leggero, ricordo loro che abbiamo in cantiere un nuovo progetto brutal-death, che si chiama Blaterat e vede alla batteria Joe La Viola (Gory Blister), alla chitarra ritmica Oinos (ex Sadist, Node e Thy Nature), al basso e alla voce Claudio e alla chitarra e voce io. Stiamo finendo gli ultimi pezzi dopodiché andremo in studio di registrazione. Ecco, il fatto è che... Non ci piace mischiare la carne con il pesce. Tutto qui.

 

L'album è, indiscutibilmente, un buon prodotto, pervaso com'è da un torpore quasi nichilista. A mio modestissimo parere, però, difetta nella volontà di rischiare. Vi siete adagiati sulle vostre indiscutibili doti?

Intanto ti ringrazio per le "indiscutibili doti", poi, per quanto concerne la domanda, la risposta è dipende, dipende cosa intendi per rischiare. A noi piacciono le persone che entrano senza fare troppo chiasso ma che poi si rivelano interessanti, piuttosto che un prosaico presuntuoso che entra facendo baccano e dopo un'ora ha già esaurito tutti i suoi argomenti.
"Old Faded Picture" è un album di presentazione, un disco che ci permette di rientrare nel circuito musicale. Coi prossimi album, poiché abbiamo firmato un contratto per tre cd, per un'etichetta indipendente, vedremo. Anche per questo abbiamo scelto di fare un disco di otto tracce: è difficile ascoltare sedici canzoni di un gruppo sconosciuto. Senza contare che quando si è deciso di scegliere i brani da inserire nel disco abbiamo volontariamente tenuto fuori un paio di pezzi più articolati. Ma questo non vuol dire che in "Old Faded Picture" non vi siano pezzi rischiosi. "I'm Lost", per esempio, è uno di questi: ha una struttura atipica e un cantato difficile da memorizzare. Una "Favola" per qualcuno è pesante da digerire: si discosta dal resto dei brani ed è cantata in italiano. Ci sono pezzi che durano più di sei minuti, e tu sai meglio di me che un prodotto commerciale consta di brani che si aggirano sui tre minuti. E poi, il rischio più grosso è sicuramente quello di sapere che il tuo disco sarà pubblicizzato soprattutto su riviste, radio e negozi Metal, e fregarsene, ammorbidendo il sound fino a renderlo più rock.
Se "non" avessimo voluto rischiare avremmo sempre potuto dare un'impronta più aggressiva: magari triggerando la batteria, inserendo tappeti di doppia cassa e rullate a destra e sinistra (non dimenticate che alle pelli avevamo Oinos); oppure distorcendo di più le chitarre, e aggiungendo qua e là fraseggi e assoli a discapito della voce, la quale sarebbe passata subito in secondo piano. No, non abbiamo voluto fare questo: ci sembrava una presa in giro. Abbiamo voluto rischiare in un genere che speriamo in futuro possa allargare sempre più i propri orizzonti: il Metal. Noi siamo dei metallari senza chiodo e senza trucchi. Siamo più Metal noi o i Limp Bizkit?

 

I Syster of Mercy sono un vostro costante punto di riferimento ma, come ebbi modo di rimarcare nella recensione a Voi dedicata, la sorpresa più bella del disco è stata "Una favola", che invece sembra presa di peso dalle migliori produzioni del Battiato elettrico. Questo denota una visione a 360° del panorama musicale. In definitiva, quali sono i vostri numi tutelari?

Be', almeno per me, Battiato, insieme ad altri pochi musicisti, qualche filosofo e molti scrittori, è un punto di riferimento nella vita. Tanto è vero che la mia canzone preferita in assoluto è "La Cura".
Per quanto concerne i Syster of Marcy vale più o meno il discorso degli Him: pur essendo, a differenza degli Him, un gruppo storico. Io - scusate l'imperdonabile lacuna - non possiedo nulla dei SOM. Ho sentito alcuni loro brani famosi nei pub e in qualche discoteca rock, ho apprezzato ma non sono andato oltre (almeno che alcuni loro riff siano finiti in qualche parte recondita del mio inconscio).
Comunque, taglio corto. Le nostre maggiori influenze sono: Depeche Mode, Paradise Lost, (non gli ultimi), The Cure, i primi Tiamat, Septic Flesh, Death, Carcass eccetera. Invece Mario e Daniele hanno portato un po' di Litfiba nel sound. Trai tu le conclusioni.

 

Da fermo sostenitore del binomio testi/musica, mi chiedevo di cosa trattano i vostri...

Dipende, generalmente trattano di esperienze esistenziali. "I'm Lost", per esempio è una vera e propria narrazione. E' un ragazzo che è convinto di potersi orientare facilmente in qualsiasi situazione, invece, sgomento, si accorge che i suoi punti di riferimento sono fallaci. E si perde. "Old Faded Pictures" parla della capacità di valutare le proprie esperienze a distanza di tempo... "I see again old fade pictures/ and only now I know the meaning…" e solo adesso capisco il senso.
Spesso siamo schiavi delle nostre emozioni al punto da fossilizzarci in cause in cui non crediamo. Se riuscissimo ad accettare la "sconfitta" sul piano della dialettica, potremmo a distanza di tempo osservare ciò che c'è successo in modo più obiettivo senza dover dire a noi stessi: "Cazzo! Avevo torto, ma non potevo stare zitto!". Il problema è che quando le persone ci assegnano un ruolo, se questo ci piace, iniziamo a crederci troppo e a cercare di non deludere le aspettative e la parte che ha ricoperto quel ruolo nella storia. Il musicista, per esempio: credere di essere un musicista a trecentossessanta gradi ti fa dimenticare che prima di tutto sei un essere umano, al pari del fan, del giornalista, del discografico o del gestore del locale. Punto. Parlare del resto dei testi sarebbe una cosa molto lunga, ci vorrebbe un'intervista apposta. Comunque, ad essere sincero, si potevano curare di più, i significati sono edificanti, ma la realizzazione per certi aspetti lascia desiderare.

 

In un mercato rock dominato dalla fittizia rabbia (nella maggioranza dei casi, almeno) nu-metal, dai virtuosismi sterili del John Petrucci di turno, da inutili orpelli e barocchismi, a chi è rivolto un disco minimalista, emozionale e lineare come il vostro?

Mi fa piacere costatare che siamo in perfetta sintonia: a questa domanda implicitamente ho già risposto prima. Il Metal, se vuole allargare i propri orizzonti, deve svincolarsi dal bimonio tecnica-virtuosismo. Ho notato che i rockettari si stanno abituando a sonorità più dure e a cantati più gutturali, i metallari invece ancora faticano ad accettare gruppi privi di "virtuosismi sterili e inutili orpelli e barocchismi". In virtù di questo fatto, spero che il nostro disco si collochi in un'unica sezione, il rock, il quale genere comprende tutte le diverse sfumature: metal, grunge, punk eccetera. Sò che adesso si trova in quella terra di nessuno che spesso è etichettata con nomi improbabili, ma non importa, l'importante è che sia preso in considerazione al pari degli altri gruppi.
Tra l'altro - scusa la digressione - hai usato un aggettivo per descrivere la nostra musica che a me piace molto e che io uso spesso: minimalista. Il concetto di minimalismo carveriano prestato alla musica: eliminare l'inutile, "Io non taglio fino all'osso, ma fino al midollo".

 

Pensate che il goth possa tornare ad essere quello straordinario successo di qualche anno fa? Alcune "conversioni" celebri (leggi: Mortis), gli ottimi lavori di Anathema ed Antimatter, nonché i risultati di vendita raggiunti da band come gli "storici" Depeche Mode (lontani, comunque, dal sound goth propriamente detto) farebbero propendere per questa ipotesi...

Mah, speriamo. Io le mode proprio non le capisco, soprattutto quelle provenienti dagli Stati Uniti. Gli americani sono bravi con gli effetti speciali, in qualsiasi campo. Si vede che siamo in un'epoca che ha bisogno di trucchi. Una volta c'erano i Prong, i Coroner e si sono sciolti perché quasi nessuno se li cagava. Adesso ci sono i Disturbed: non riesco a sentire nessun tipo d'evoluzione sonora, anzi.
Per quanto riguarda la popolarità di un genere, si tratta solo di essere fortunati e capitare nel periodo giusto. Quando andava di moda il thrash, noi facevamo death, quando andava di moda il grunge, noi facevamo doom, quando andava di moda il death, noi facevamo gothic. Più o meno siamo rimasti lì, fino a quando non è iniziato ad andare di moda quel genere. Se segui le mode rimani sempre in dietro.
Noi speriamo solo in una discreta quantità di fan, i quali continuino a seguirci nel nostro percorso musicale. Faremo di tutto per non deluderli.

Tradizione vuole che si debba sfatare il mito "musicista goth/depresso"... Nella vita di tutti i giorni, siete così... crepuscolari?

Sfatiamo va'. No. Siamo simpaticissimi. Se dovessimo smettere con la musica ci daremmo immediatamente al cabaret. Mario racconta le barzellette in barese, ed è talmente bravo nell'interpretazione che riesce a far ridere anche i bergamaschi: un vero showman. Claudio è allegro e gioviale per natura. Daniele è un tipo molto rilassato, la classica persona tranquilla che quando inizia a ridere non la smette più; a volte poi, in alcuni atteggiamenti, è un po' goffo: suscita ilarità solo a guardarlo. Io sono un discreto imitatore: so imitare personaggi famosi e stereotipi regionali. Luca, il nuovo batterista, è più per l'umorismo inglese. Insomma, in compagnia ci sappiamo divertire. Poi, quando siamo soli, ognuno per i fatti suoi, come quasi tutte le persone normali, siamo più riflessivi e pensierosi. Tutti lavoriamo, e qualcuno studia anche. Abbiamo solidi rapporti affettivi e di conseguenza una vita intensa. La tristezza fa parte delle emozioni che proviamo, ma non è l'unica. Per fortuna.

A proposito, se Mario è fra di voi, potreste dirgli che trovo il suo timbro vocale veramente eccellente? Quali sono i tuoi modelli interpretativi?

No, mi dispiace, Mario purtroppo non è più tra noi: è andato a lavorare. Però io ho qui davanti a me il foglio dove vi è scritto ciò che lui desidera si renda noto della sua persona. E' alto 1,95; conosce i segreti dell'universo, ed è l'uomo più bello e amabile che si sia mai incontrato. A parte questo, i suoi modelli interpretativi - dopo essersi diplomato in canto - sono diventati Francesco Renga (ex Timoria), Eddie Wedder (Pearl Jam), Eric Martin (Mister Big) eccetera.

 

Secondo voi, quando la scena italiana sarà pronta per il "grande salto", tanto da permetterci l'uso dell'italico idioma nei testi?

Quando "Una Favola" e i Cayne diventeranno famosissimi. Scherzi a parte, noi continueremo ad utilizzare l'italiano nei nostri testi, anche in modo meno usuale. Non so… Magari facendo le strofe in italiano e i ritornelli in inglese: testi misti. Boh, vedremo. L'italiano è una lingua bellissima e ricca di vocaboli ma è anche un'arma a doppio taglio. Se usata in modo troppo convenzionale - poiché quasi tutte le parole finiscono in vocale - diventa molto melodica, melensa: arrotonda troppo il sound, e questo rischia di far diventare anche le canzoni più articolate e d'impatto delle canzonette.

 

Un pensiero in merito alla scomparsa di Chuck...

Prima di arrivare a questa domanda avevo già nominato i Death tra le nostre influenze. Chuck è ancora vivo e sarà più che mai longevo. Non vive soltanto nella sua musica ma anche nella nostra e in tanti altri gruppi i quali hanno amato le sue composizioni e ne hanno tratto ispirazione. Senza di lui non sarebbero mai esistiti né gli Ethereal, né i Lacuna Coil e tanto meno i Cayne. Grazie Chuck.


Ok, ragazzi, è tutto: avete campo libero...

Il 24 febbraio suoneremo a Milano al Transilavania Live: venite a vederci ma non siate troppo severi: e il nostro primo concerto dopo quattro anni. Poi a marzo partiremo per la tournèe italiana.
Grazie a tutti i nostri sostenitori e ricordatevi che tra i Cayne e i Lacuna Coil non c'è nessuna guerra in atto: si può essere fan di entrambi i gruppi.


Michele Apprendi