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Perdonatemi.
Nonostante abbia rimandato indietro questa intervista due volte, affamato
di chiarimenti, non sono riuscito a capire chi fosse il mio interlocutore.
Posso affermare, senza ombra di dubbio, che questa sia una delle interviste
più riuscite della mia "carriera" di protogiornalista.
Nonostante le mie continue provocazioni, in certi frangenti sterili
e, comunque, mirate ad ottenere determinate risposte(causa alcuni
pregiudizi che, inconsciamente, sono sorti a causa della "fama"
dei Centurion), il mio lucido interlocutore è riuscito a mantenersi
pacato e gentile, nonostante la fermezza. Questo nonostante il fervore
ideologico di alcune mie posizioni e la volontà di scambiare,
nella disperata ricerca dello "scoop", ciò che è
una semplice posa con accesi nazionalismi.
Ora, la mia unica speranza è quella di sedermi ad un tavolo
col mio interlocutore ed offrirgli una birra (se lui vorrà):
si parla meglio in compagnia di una fresca bionda.
Anzitutto, complimenti per il vostro
nuovo album, che a mio parere rappresenta il perfetto compromesso
fra la melodia di "Arise…" e la rabbia di "Hypermartirium".
Siete d'accordo?
Si, "Non Plus Ultra" rappresenta la perfetta fusione e l'equilibrio
ideale tra le due anime dei Centvrion, quella tipicamente più
classica e power di "Arise of the Empire" e quella più
violenta e brutale di "Hyper Martyrium". In tutti e tre
i casi, non abbiamo stabilito a priori la direzione musicale che il
cd avrebbe intrapreso, abbiamo sempre lavorato cercando di esprimere
le nostre sensazioni nel modo più diretto. È naturale
che il processo di maturazione e di evoluzione della band, le esperienze
sul palco e il lavoro in studio, nonché un nuovo ed ulteriore
affiatamento nella band dopo l'arrivo di Emanuele, ci ha permesso
di dosare spontaneamente entrambe le nostre anime in un lavoro che
rispecchia veramente i Centvrion di oggi.
L'innesto del nuovo batterista ha
conferito maggiore dinamicità ai vostri pezzi, o è una
mia impressione?
Anche in questo caso hai ragione, una peculiarità della band
è quella di assorbire le qualità e gli elementi musicali
dei musicisti che ne fanno parte. Il contributo di Emanuele è
stato molto importante nel raggiungere il risultato ottenuto, la sua
anima più rock ha riequilibrato il nostro modo di scrivere
e di arrangiare, abbiamo fatto nostro il suo stile ed abbiamo personalizzato
il nostro modo di suonare anche intorno a lui. È indubbia la
sua bravura dietro le pelli, ma la sua carica nel suonare ed il fatto
che sia perfettamente in sintonia con noi anche sotto il profilo umano
ci ha aiutato e ridato la voglia di divertirci di fare casino suonando,
la sicurezza di un motore instancabile e che non perde un colpo, sia
in studio che in sede live.
Ascoltando l'album, non si può
che rimanere colpiti da "Roma Caput Mundi", canzone certamente
atipica per una band come i Centurion…
"Roma Caput Mundi" credo possa essere definita una ballad
Centvrion style... sul fatto che sia atipica... beh non ci metterei
una mano sul fuoco, l'anima melodica che la caratterizza è
sempre e comunque presente in noi e puoi anche ritrovarla in "Snow
Covers Imperial Alps" e "Raging Power" dal nostro debut.
Abbiamo avuto l'idea della song da una chord progression proposta
da Germano ed abbiamo lavorato agli arrangiamenti per darle quella
veste epica, melodica e magniloquente che una song celebrativa di
una delle città simbolo della storia e della civiltà
del vecchio continente doveva avere. Siamo dell'opinione che lavorare
ad un brano del genere richieda un notevole impegno e cadere in errore
o voler strafare sia molto facile. Solo quando ci è piaciuto
il risultato, abbiamo deciso di inserirla nel cd.
La
vostra esaltazione del passato glorioso di Roma vi ha fatto etichettare
come nostalgici di un determinato ventennio. Potreste spiegare la
vostra posizione (considerato che, nonostante io mi trovi agli antipodi
rispetto ai nostalgici, credo che sia sacrosanto difendere le proprie
idee)?
Non capisco le etichette, non capisco gli accostamenti alla politica
e ad un "certo ventennio". Non capisco perché parlare
della nostra storia ci debba far etichettare fascisti o promotori
di ideologie di destra. Fondamentalmente la politica esula dalla nostra
musica e non riesco davvero a capire da dove emergano simili raffronti.
Non capisco perché parlare di Impero Romano, che fa parte della
nostra storia e della nostra cultura, debba per forza implicare messaggi
politici. Abbiamo scelto di esaltare il nostro glorioso passato, il
nostro essere italiani a dispetto di chi invece tende a dimenticare
la forza interiore di un popolo, il nostro, che in antichi tempi aveva
un orgoglio ed una fierezza tali da civilizzare un intero continente
pur capaci di assorbire e far propria l'identità culturale
delle singole realtà dominate. Invece di elfi e gnomi, oppure
di vichinghi, parliamo di Roma che è roba nostra, cultura di
casa nostra di cui, indipendentemente dall'accostamento che nel ventennio
in oggetto venne preso ad esempio da una determinata ideologia politica,
noi andiamo fieri e ne cantiamo le gesta.
Non vorrei aver dato adito a fraintendimenti…
Parlavo anche del vostro look, delle pose assunte da Germano, ad esempio.
Come te, sono un appassionato di storia romana e considero la prima
Roma, quella repubblicana per intenderci, come la sublimazione della
politica, essendo presenti in essa il fattore "dittatoriale"
(il consolato), quello aristocratico nel senso etimologico (il Senato)
e quello popolare (il tribunato della plebe). Questi aspetti furono
volgarizzati e sminuiti durante il Ventennio, che rese la fucina culturale
che fu Roma un banale stereotipo… Adorai David deFeis quando, coi
suoi Virgin Steele, prese spunto dalle Orestiadi ed esaltò
la cultura greca, che di quella romana è matrigna, piuttosto
che cantare di deità bionde e nerborute e di martelli incantati.
Ecco, non pensate che il vostro condivisibile messaggio possa, a causa
di queste pose provocatorie, divenire stereotipato?
No! Queste pose, palesemente e volutamente caricaturali, ma soprattutto
volute e velatamente polemiche, possano essere fraintese esclusivamente
da chi abbia la volontà di farlo. Non so se parli perché
hai assistito ad un nostro show o per raccontare. Da qui poi a pensare
che il nostro messaggio possa essere stereotipato... stiamo parlando
di una band heavy metal italiana, malapena con il naso fuori dalla
scena underground...
Volete spiegarci l'aspetto testuale
dei vostri pezzi…
Abbiamo ricostruito il risveglio dell'impero romano e dei suoi costumi
e delle sue antiche leggi in un ipotetico mondo moderno, la sua lotta
a tutte le cause che ne segnarono la fine sia esterne che interne,
e la sua guerra, violenta, contro quelli che secondo la sua morale
sono i mali della società moderna; da qui la battaglia per
ricostruire l'onore perduto e la lotta per l'imposizione di quei valori
che avevano caratterizzato la sua crescita e la sua cultura.
…ed il vostro status contrattuale
con la Scarlet?
Con la Scarlet abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione e di amicizia.
Per quanto riguarda i due precedenti cd avevamo un deal con la Sacred
Metal (oggi Conquest) che aveva poi licenziato entrambi i lavori per
Scarlet. Attualmente, scaduto il nostro contratto precedente abbiamo
deciso di continuare a lavorare con le stesse persone con le quali
ci siamo trovati bene, sia per professionalità che per la libertà
che ci hanno sempre lasciato per le nostre scelte musicali ed abbiamo
firmato direttamente per la Scarlet.
Come ci si sente a far parte di
un gruppo nel quale, nella stragrande maggioranza dei casi, le luci
della ribalta sono puntate sul vocalist?
Benissimo! Siamo tutti fieri del fatto che la nostra immagine possa
venire identificata da una sola persona e da una sola faccia, sappiamo
il lavoro dei musicisti che c'è dietro, conosciamo il valore
di Germano, sappiamo che noi senza di lui così come lui senza
di noi non saremmo nessuno... Abbiamo scelto consapevolmente e deciso
di affidare la nostra faccia al Quintabà perché lui
è personaggio dentro e perché davvero ha carisma e la
caratteristica di trascinare.
Più d'una volta, avete esaltato
la guerra come manifestazione virile o, comunque, come mezzo che,
a volte, si rende necessario. Qual è la vostra posizione nel
conflitto che potrà scoppiare fra la superpotenza americana
e l'Iraq?
La guerra noi la esaltiamo perché, conoscendo la storia, sarebbe
sbagliato affrontare il tema dell'impero romano senza prendere in
considerazione uno dei capi saldi della sua politica. Ci pregiamo
del fatto che le basi storiche a cui ci ispiriamo per i nostri testi
siano reali, studiate, non lasciate al caso. La guerra in quanto esaltazione
di virilità era uno dei valori degli antichi romani.
La situazione in Iraq? Ritengo che a qualcuno faccia comodo che da
quelle parti le acque siano in continuo fermento, troppi interessi
economici ci girano intorno. Se vuoi sapere se ritengo giusto che
l'America attacchi l'Iraq ti rispondo che qualsiasi azione possa minacciare
la pace e la sicurezza nel mondo debba essere condannata e fermata.
Ma esclusivamente su basi solide e su prove concrete. Così
come combattiamo le malattie per sopravvivere a volte è necessario
estirpare i mali per riportare l'equilibrio... Quello che mi domando
in continuazione (ma è un discorso personale), è: "dove
sta l'equilibrio"?
Quindi, per tornare in tema, condividi
il concetto di "pax romana"?
Per fortuna non ho mai preso posizioni assolute e ho come l'impressione
che tu mi stia chiedendo di farlo. Onestamente non voglio farlo per
il semplice motivo che ci sono troppe situazioni delle quali noi "comuni
mortali" non siamo informati e che potrebbero farci vedere la
situazione in maniera ben differente.
Parlatemi dei vostri "colleghi".
Con quale band italiana amate dividere il palco e con quale non lo
dividereste nemmeno in cambio di un contratto con la Universal?
Cosa dire dei nostri colleghi? Che sono tutti delle grandi persone,
ottimi amici con cui divedere il palco ed affrontare un concerto divertendoci
nel fare ciò che più ci piace: suonare. Siamo in contatto
ed abbiamo suonato con le più importanti realtà musicali
metal italiane ed anche con gruppi underground e la nostra considerazione
è sempre la stessa. Divideremmo il palco con chiunque e senza
alcuna remora, perché suonare è la nostra vita, esprimerci
attraverso la musica il nostro modo per divertirci.
Il più grande stronzo incontrato
nella vostra carriera…
Nessuno.
…ed il signore per antonomasia.
Tutti coloro con i quali abbiamo avuto a che fare sono sempre stati
signori nei nostri confronti e spero che noi abbiamo lasciato loro
la stessa opinione...
Insomma, non ti sbottoni… (perdonami,
sono uno stronzo!)
Che tu ci creda o no mi sono sbottonato e ti ho detto la verità.
Vi è piaciuto l'ultimo album
dei Judas Priest?
Si, molto. Un gran bel cd che nulla ha da invidiare alla discografia
dei Judas Priest stessi...
Ok, per ora basta così. Ultime
parole famose?
Salutiamo tutti i lettori di Metallo Italiano e vi aspettiamo numerosi
all'imminente "Non Tour Ultra" che partirà il 1°
Novembre al Brunch Live di Porto D'Ascoli.
Ringraziamo Metallo Italiano per averci dato la possibilità
di fare questa intervista e per averci permesso di far sentire la
nostra voce. Ringraziamo tutti coloro che ci supportano e che supportano
l'heavy metal made in Italy e l'heavy metal in generale.
Intervista di Michele
Apprendi
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