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Ci
troviamo seduti comodamente nel backstage del Revenge Of True Metal
Festival II, a Rovereto (Trento), in compagnia dei bolognesi CRYING
STEEL, storica band che ha scritto pagine importanti dell’heavy metal
italiano negli anni ’80 e che oggi sono ritornati, forti del loro
recente “The Steel Is Back”. Di questo ed altro abbiamo allegramente
parlato con la band al completo.
Prima di iniziare, permettetemi di
chiedervi qualche notizia sulle condizioni di salute di Alberto Simonini.
[Franco Nipoti]: Alberto sta bene. L’ho visto qualche giorno fa. Diciamo
che lui ha fatto una scelta che è stata quella di smettere di suonare
ed allontanarsi in generale dalla musica heavy rock. E’ stata una
scelta di vita che ha deciso di fare per essere più sereno e quindi
noi rispettiamo la sua scelta e siamo rimasti tutti in ottimi rapporti.
“The Steel Is Back” è uscito già
da tempo, ha ricevuto una calorosa accoglienza da critica e pubblico.
Avete avuto la possibilità di suonarne le sue canzoni in sede live.
E’ tempo di tirare qualche bilancio. Quali sono le vostre impressioni?
[Luca Bonzagni]: A distanza di tempo ne siamo tuttora soddisfatti
e adesso stiamo pensando al nuovo prodotto che stiamo mettendo sotto
in questo periodo. Speriamo di prepararlo in tempi più brevi rispetto
a “The Steel Is Back”, che ha avuto una gestazione sufficientemente
lunga, anche perché non avevamo delle pressioni o delle scadenze.
Ora abbiamo un punto di partenza, come a sua volta era stato per “On
The Prowl”, per cui dovremo cercare di fare meglio.
Come è nato e come si è sviluppato
tutto il lavoro dell’album? Avete qualche aneddoto da raccontarci
riguardo alla sua realizzazione?
[Luca Bonzagni]: Come ti dicevo prima, ce la siamo presa con molta
calma, abbiamo realizzato i pezzi come li volevamo fare, abbiamo fatto
molti scarti, abbiamo realizzato esattamente quello che volevamo fare
per quanto riguarda la composizione . La realizzazione è andata liscia,
tranquilla. Abbiamo inciso in tempi sufficientemente rapidi presso
lo studio di incisione e siamo stati molto soddisfatti del lavoro
fatto anche dal Fear Studio, da Gabriele e Simone che ringraziamo
e salutiamo. Per quanto riguarda invece il discorso della copertina,
diciamo che la cover di “The Steel Is Back” era esattamente un’altra
cosa. Visto che involontariamente era risultata simile ad un’altra
copertina, appena uscita, di un’altra band. Visto che non c’era più
tempo per progettarne un’altra, abbiamo dovuto in tempi brevissimi
ripiegare e portare sul fronte della copertina, la foto che stava
dietro E’ un discorso che infatti ha scioccato parecchie persone,
ma l’importante è che se ne parli.
Premesso che una bella intervista
retrospettiva la riserviamo per la futura rubrica sul metal italiano
anni ’80, partiamo dal vostro rientro sulle scene. Qual è stato l’input
che vi ha fatto ritornare sulle scene e come è stata la sensazione
che avete provato a riaccendere i vostri Marshall?
[Luca Ferri]: Per quanto mi riguarda , da quando i Crying Steel avevano
smesso l’attività, avevo appeso le bacchette al chiodo. Ho sempre
detto anche agli altri: “Guardate che io non faccio niente, se però
vogliamo rimetterci insieme io sono pronto”, cosa che in effetti ho
mantenuto. Mi è arrivata notizia da Alberto che mi ha detto: “Ho già
parlato con gli altri, tu sei della partita” ed io ho detto “Ben volentieri”,
ho ripreso le bacchette e sono ripartito. Il bello è stato che quanto
siamo entrati in sala prove sembrava che il tempo non fosse passato,
a parte per l’età ed il tipo di discorsi che si fanno, che sono un
po’ diversi da quelli di prima, ma gli stessi difetti di prima, le
stesse caratteristiche, le stesse discussioni. Tutto uguale, esattamente
uguale. Come fosse stato primo tempo e secondo tempo. Una sensazioni
incredibile, una enorme soddisfazione.
[Franco Nipoti]: L’idea è nata da Alberto Simonini, che voleva più
che altro fare una reunion per un concerto. Poi visto che ci siamo
trovati bene e siamo riusciti a far collimare quelli che potevano
essere gli interessi di ogni persona, abbiamo proseguito e così è
nato il progetto, per poter fare nuovi pezzi. Visto che le idee erano
fresche, nonostante tutto, abbiamo lasciato andare a ruota libera
tutto il discorso e ci siamo messi a proporre i brani, che poi sono
venuti fuori da li a poco.
Già
dal titolo “The Steel Is Back” si intuisce che la vera passione non
muore mai e prima o poi ritorna. In questi ultimi anni, oltre a voi,
abbiamo assistito a diverse reunion di mitiche band nostrane come
Steel Crown, Strana Officina, Sabotage, Loadstar, solo per citarne
alcune. Pensi sia arrivato il momento giusto per tutti questi gruppi
di riprendersi qualche bella soddisfazione?
[Franco Nipoti]: E’ chiaro, che queste reunion sono avvenute in una
situazione in cui, diversamente da venti anni fa, ci sono degli aspetti
più positivi e aspetti più negativi. Quelli positivi sono che ora
ci sono più occasioni di suonare live, c’è un grande mezzo di comunicazione
che è Internet, che permette di farsi conoscere da più persone in
tempi relativamente brevi. L’aspetto negativo è che nessuno praticamente
vende più dischi e quindi questo è effettivamente un problema, soprattutto
per le case discografiche che vogliono investire sui nuovi gruppi.
Diciamo che già le motivazioni erano scarse allora, oggi sono ancora
meno importanti, perché non hanno un ritorno, sono quasi sicure di
non avere un ritorno economico. Credo che le soddisfazioni a livello
morale sicuramente ci possono essere per tutte queste band che hai
citato, che sono tutte ottime band, tra l’altro alcune di loro sono
ottimi amici, però per quanto riguarda soddisfazioni a livello economico,
di riscontro finanziario, credo che sarà difficile per i problemi
che ti dicevo prima.
[Luca Bonzagni]: Diciamo che non ce ne sono mai state, ma a questo
livello non c’erano venti anni fa e continueranno a non esserci neanche
per i prossimi venti, presumibilmente.
Da quando i Crying Steel sono ritornati
sulla scena avete già tenuto parecchie date live, alcune di alto livello
come il Play It Loud Festival. Che effetto vi fa vedere sotto al palco
un pubblico costituito da veterani ma anche da giovani leve?
[Luca Ferri]: E’ incredibile, una soddisfazione enorme. Mi ricordo
ancora al Play It Loud che mentre suonavo, da qualsiasi parte guardassi,
c’erano flash di macchine fotografiche, ragazzi che cantavano le nostre
canzoni, anche i primi pezzi, una cosa incredibile. Una soddisfazione
impagabile, stupenda!
Voi che avete scritto pagine importanti
della scena italiana anni ’80 e avete vissuto sulla vostra pelle l’emozione
di quel magico periodo, ora che tante cose sono cambiate e migliorate
grazie alle moderne tecnologie e ad Internet, come vedete l’attuale
scena tricolore e cosa, secondo voi, manca ancora per imporsi a livello
internazionale?
[Max Magagni]: Questa e’ una bella domanda. Sicuramente non il livello
dei gruppi, perchè comunque vediamo anche gruppi giovani che sono
tranquillamente a livello di gruppi stranieri. Probabilmente l’heavy
metal italiano fa fatica ad uscire da questo underground e probabilmente
fa fatica ad avere un responso sui grandi media, quindi sulle grandi
riviste nazionali che non siano di nicchia o di settore, sui canali
televisivi, radio e cose di questo tipo. Questa è probabilmente l’unica
cosa che manca. Addirittura abbiamo gruppi come Lacuna Coil o Vision
Divine che lavorano all’estero e non riescono in Italia ad avere un
profilo. Manca probabilmente un responso dal punto di vista proprio
dei media.
[Franco Nipoti]: Vorrei ricordare che Max Magagni, qui a fianco a
me, nel suo disco solista ha avuto degli ospiti stranieri molto importanti.
Ha lavorato con diversi artisti stranieri, quali Glenn Hughes, R.MC
Auley (ex vocalist di M.Schenker), Ian Paice ecc... Fra l’altro è
insegnante in una scuola di musica di Londra per cui ha contatto con
musicisti di tutti i tipi e ovviamente ha più elementi rispetto a
noi per fare questo tipo di raffronto. Aggiungerei che rispetto ai
paesi stranieri a noi manca l’audience.
[Max Magagni]: Io a Londra vedo i ragazzi che vengono lì al College,
anche ragazzi di 16/17 anni che suonano repertorio originale 3, 4,
5 sere a settimana; tutte le sere sono fuori a suonare nei locali.
Quindi questa è una palestra incredibile. Vedere ragazzini di 16 anni
che hanno già comunque una esperienza di palco, una presenza, cosa
che qui ancora non c’è purtroppo.
A proposito di emozioni provate e
vissute negli anni ’80, credo che la My Graveyard Productions sia
l’etichetta giusta in tal senso e quella più adatta a promuovere una
band come la vostra. Come è nato l’incontro e quali sono le aspettative
di entrambi?
[Franco Nipoti]: Tu hai detto benissimo che la My Graveyard Productions
è stato un incontro fortunato. L’incontro ci è stato suggerito da
parte di amici comuni, di inviargli il demo di quattro pezzi che avevamo
inciso in sala prove, quando ci siamo messi alla ricerca di un contratto
per questo disco. Quindi devo dire che l’amico Giuliano ha avuto anche
una buona dose di fiducia e una buona dose di fiuto ad intravedere
in quei quattro pezzi, un potenziale che, una volta messo su disco,
ci potesse veramente essere. La cosa che ci fa più piacere è che lui
è stato il primo ad essere molto soddisfatto del nostro lavoro, che
è la cosa basilare perché , come dicevo prima, con le difficoltà che
ci sono oggi, da parte delle etichette a promuovere, a livello di
costi, a livello di gestione, un prodotto discografico nuovo, se si
trova un discografico che investe su di te e che crede in te, credo
che sia un qualcosa di cui il gruppo deve essere estremamente grato.
E’ indubbiamente l’etichetta giusta che sta facendo tantissime cose
valide per l’heavy metal italiano, sta promuovendo sia dei gruppi
nuovi molto validi e sta ristampando anche materiale di gruppi degli
anni ’80, in maniera molto, molto valida e credo che a lui debba andare
l’applauso di tutti noi, di tutta la scena metal italiana.
Una domanda che credo vi faranno
in continuazione. Anche se “On The Prowl” esiste già in cd (anche
se non è facile reperirlo), c’è la possibilità di vedere i vostri
due storici capolavori ristampati?
[Luca Bonzagni]: “On The Prowl” è stato il primo disco di heavy metal
italiano ad essere stampato su cd! Per la ristampa del primo lavoro
è un discorso già avviato con Giuliano, adesso vediamo come si porterà
avanti.
In tutta la vostra carriera, con
quali band vi siete trovati meglio, sul lato umano, a condividere
il palco?
[Franco Nipoti]: Non abbiamo mai avuto problemi con nessuno, però
la fratellanza che c’è stata direi da subito, con gli amici toscani
Strana Officina e Sabotage, è stata proprio una cosa a pelle, forse
anche perchè come carattere noi emiliani siamo più simili ai toscani.
Però ci siamo trovati molto bene per dire anche con Pino Scotto, che
è un mito, con i Bulldozer che erano matti come noi al tempo, con
gli Steel Crown, gli Skanners che abbiamo ritrovato recentemente,
che oltre ad essere i nostri compagni d’etichetta sono stati nostri
colleghi in diversi concerti, con cui ci siamo sempre trovati molto
in sintonia nel giudizio su quello che dicevamo prima del panorama
italiano e quindi anche gli Skanners sono veramente degli ottimi ragazzi
che se fossero nati in Germania avrebbero un potenziale molto superiore,
però non si sono montati la testa, sono acqua e sapone.
Nell’ambiente musicale cosa vi piace
di più e cosa invece non sopportate?
[Franco Nipoti]: La cosa che ci piace di più è la moltitudine di belle
gnocche che si incontrano ed ora non riusciamo più a farne a meno….aah
aah (risata collettiva)….Va beh la domanda era?...aah aah. Ci piace
tutto, suonare, stare in mezzo agli amici perché tali reputiamo tutti
quelli che gravitano intorno, sia quelli che ascoltano che quelli
che suonano.
[Luca Ferri]: Ci piace di meno quando, pochi per la verità, tra quelli
del settore, non restano con i piedi per terra e pensano di essere
magari superiori o pensano di essere ad un livello diverso, mentre
purtroppo la realtà dei fatti non è questa. Questo è un po’ fastidioso,
però ripeto siamo tutti amici.
Cosa pensate delle webzines e delle
riviste ufficiali?
[Luca Bonzagni]: Le webzines hanno avuto un ruolo fondamentale legato
alla tecnologia attuale di Internet, per cui le ritengo fondamentali,
come ritengo altrettanto fondamentali le riviste ufficiali, per quanto
probabilmente meno viste. E’ come tutta la carta stampata in generale,
segue un po’ il discorso del disco purtroppo, cioè la carta stampata
di settore viene meno vista perché richiede un esborso, è meno immediata
la notizia, bisogna aspettare l’uscita del numero stesso. Però noi
ci siamo sempre trovati benissimo perché è grazie alla carta stampata
e agli operatori del settore che noi siamo stati resi noti a buona
parte del pubblico. Le prime recensioni le abbiamo avute con Rockerilla
e Ciao 2001, non so se tu te lo ricordi…..
Certo che me lo ricordo! …pensa che
lo compravo per leggere le uniche due pagine di metal all’interno!...altri
tempi... Torniamo a noi, una domanda forse banale, ma che ogni defender
vuol sapere: cos’è per voi l’heavy metal...
[Franco Nipoti]: Bella domanda! Guarda, credo che la musica, al di
la dei generi, sia il cibo per l’anima. Per noi è qualcosa del genere,
perché senza la musica che ci piace e che abbiamo nel cuore, sarebbe
veramente difficile andare avanti con i problemi di tutti i giorni,
quindi è una maniera per esprimersi, è una maniera di comunicare.
[Luca Ferri]: Una definizione esatta non ce l’ho, però ti posso dire
che a 17 anni ascoltavo gli stessi gruppi che ascolto adesso. La vita
è cambiata, sono sposato, lavoro, quindi sono completamente diverso
dal ragazzo di 30 anni fa, però la musica mi da le stesse identiche
emozioni, le stesse cose, quindi la definizione la lascio a te.
Qual è la band o l’album che vi ha
fatto innamorare della nostra amata musica?
[Luca Bonzagni]: Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath. “Unleashed
In the East” dei Judas Priest è stato quello che mi ha fatto dire
“Io voglio cantare!”
[Luca Ferri]: “Made In Japan” dei Deep Purple.
[Franco Nipoti]: “Made In Japan.
[Angelo Franchini]: “Heaven And Hell”
[Max Magagni]: “Burn”
Quali sono i vostri ascolti attuali
e abituali?
[Luca Bonzagni]: io ascolto jazz e classica
[Luca Ferri]: Io ascolto un po’ di tutto come ti ho detto, in macchina
ho ascoltato il penultimo disco di M.Schenker, il live di Mike Tramp,
veramente di tutto, non ascolto thrash e speed.
[Franco Nipoti]: Tutto il metal classico anni ’80, compreso anche
una buona fetta di AOR. Di roba recente ascolto gli Hardcore Superstar,
Stratovarius e qualcosa dei Dream Theater.
[Max Magagni]: Io ascolto Radio 24 in macchina…aah aah. In realtà
ascolto veramente di tutto tranne la musica italiana.
Una domanda che vorreste vi
ponessero, ma che puntualmente nessuno mai vi fa.
[Luca Ferri]: Cosa
si prova a suonare in Inghilterra, in Germania, in Scandinavia. Nessuno
ce l’ha mai fatta perchè ancora non vi abbiamo suonato..ah aah..(risate
generali)
[Franco Nipoti]: La domanda che vorrei ci facessero è questa: “Perché
non venite a suonare al Gods Of Metal?”
[Max Magagni]: Il mio sogno sarebbe quello di fare una tournee all’interno
di tutti i club di lapdance del mondo e purtroppo non ce l’hanno ancora
chiesto…aaah aah!
Quali sono i vostri futuri programmi
[Luca Bonzagni]: Esaurita questa tornata di concerti ci rimettiamo
a comporre per preparare un po’ di materiale del nuovo disco. Una
parte è già pronta e va affinata, chiaramente, poi vediamo, se troviamo
lo stimolo giusto e l’aggancio giusto, ci rivedrete presto sugli scaffali.
Oh bene, non vediamo l’ora!... A
voi la chiusura dell’intervista...
[Luca Ferri]: Noi ti ringraziamo perchè è merito anche di persone
come te e gli altri che effettivamente noi continuiamo a suonare,
la nostra musica continua a girare, per i nostri gruppi che vengono
dalla nostra epoca, quindi ti ringraziamo veramente tanto e continua
cosi!
Con l’augurio di rivederci presto, un ringraziamento a voi, per la vostra
disponibilità e simpatia, da parte di tutto lo staff di Metallo Italiano.
Intervista di Sergio
Nardelli
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