INTERVISTE/DAKRUA

L'incubo di ogni scribacchino è che durante un'intervista il proprio registratore decida di passare all'improvviso a miglior vita, costringendoti così, in fretta e furia, a rispolverare il vecchio taccunio per non mandare tutto a rotoli. Purtroppo l'incubo si è materializzato in questa occasione, quando dall'altro lato della cornetta rispondeva alle mie domande William Truccone, bassista e voce dei Dakrua. Dopo circa sette minuti di conversazione, la linea telefonica decide che ne ha abbastanza, e si dissocia. In attesa che William mi richiami, riporto indietro il nastro e con orrore, sgomento e odio mi accorgo che è vuoto come lo spazio fra le orecchie di Valeria Marini e il registratorino non ne vuole più sapere di funzionare! Fortunatamente avevo con me il mio fedele taccunio, con cui sono riuscito a portare a termine l'intervista. Perdonate, comunque, la frammentarietà di questo resoconto, perchè rinunciando forzatamente alla tecnologia, ho dovuto far riferimento solo alla mia memoria e alla mia velocità di scrittura, (già mi immagino Paolo che esclama: "Allora siamo nei guai!"... ehm, io avrei usato altri termini, NdPaolo). Dopo queste doverose precisazioni fantozziane, diamo inizio alle danze.

 

Allora, William, quali sono, a tuo avviso, le differenze fondamentali fra il precedente "Inner wasteland" e questo "Shifting Realities"?

Le differenze sono molteplici. Nei tre anni che separano i due album abbiamo sviluppato un diverso modo di concepire questo genere musicale: in due parole, abbiamo riscoperto il piacere della semplicità. Credo che, naturalmente e senza nessuna imposizione, abbiamo compreso che era inutile inanellare riff su riff, semplicemente perché così prevede il genere o per rendere la struttura più complessa, per concentrarci maggiormente sulla melodia e sulla linearità dei pezzi. Linearità non vuol dire, però, immediatezza o commerciabilità, attenzione! Volevamo semplicemente scrivere e comporre belle canzoni, tutto qui! D'altronde, non credo che le nostre scelte siano scontate, e dalle tracce traspare comunque la cura che vi abbiamo infuso.


Un piccolo appunto: la linearità sembra diventato un trademark per molte band della Scarlet. Penso ai Cayne, o ai Nude, ad esempio. Credi che sia passato il tempo dell'aut-aut "o ipertecnico o morte"?

Credo che, più semplicemente, si sia riscoperto il piacere di comporre canzoni che, anche nella loro complicatezza strutturale, non perdano per strada la volontà di esprimere emozioni istintive. Non sono contrario agli ipertecnicismi, ma credo che debbano essere asserviti alla volontà di estrinsecare e creare musica che non debba stupire per la bravura di questo o di quell'esecutore, ma per ricercare la bellezza. Bisogna giungere ad un compromesso, insomma.

 

Avete registrato agli onnipresenti "Outer Sound studios". Parlami di questa esperienza.

Dopo aver ascoltato "Classica" dei Novembre, abbiamo deciso che quel sound era quello che ci sarebbe piaciuto avere sul disco. Giuseppe, poi, è una persona veramente in gamba. Oltre ad essere un bravo fonico, è una persona che conosce il genere approfonditamente. In Italia, purtroppo, molto spesso mancano fruitori od intenditori del genere, e questo inficia il prodotto finale. Con Giuseppe non ci sono stati problemi, anzi: è stato tutto molto piacevole.

 

Se devo essere sincero, fino a poco tempo fa era particolarmente critico nei confronti della Scarlet, in quanto non possedeva, nella sua scuderia, molti gruppi italiani. Adesso ci siete voi, i miei concittadini Thy Majestie, i Node, gli Heimdall…

Evidentemente perché la scena italica sta conoscendo un'evoluzione qualitativa notevole. E' normale che in un'etichetta tengano in considerazione la qualità della proposta: oggi, la scena italiana non ha nulla da invidiare agli altri palcoscenici europei da questo punto di vista. Anzi, laddove alcune scuole propongono sempre gli stessi cliché, in Italia si cerca di diversificare la proposta. Forse, la voglia di suonare e di emergere è talmente grande da far ricercare, necessariamente, l'originalità e la qualità. Anche a livello underground. Fare il nome dei Novembre e del loro bellissimo album sarebbe ridondante a scontato, ma ho notato alcuni gruppi, come gli Sleep of Thetis, estremamente validi.

 

I vostri testi?

Si accoppiano alla musica, trattando di temi intimisti che completano il tono nostalgico e "personale" delle nostre composizioni. Non potrebbe essere altrimenti. Vi sono alcune eccezioni. Penso a "Divine Masqurade", composta prima dell'undici settembre, che tratta del fanatismo religioso.

 

Volevo proprio chiederti cosa ne pensavi della tragedia di New York…

Sono particolarmente travagliato. Nella canzone, affermiamo che il potere religioso è un potere subdolo, perché fondato sulla parola, perché poco percepibile. È un totalitarismo volto a controllare le coscienze e le menti, peggiore di quelli che vogliono imporre un gusto o un potere personale.

Sai, quando si parla di conflitti religiosi, prendo sempre in prestito una frase di David deFeis: "Se ci rendessimo conto che tutte le religioni fanno riferimento ad un dio comune, piuttosto che tentare di affermare la superiorità di uno rispetto ad un altro, probabilmente non esisterebbe nessuna forma d'intolleranza".

Sono completamente d'accordo. È assurdo credere che, in un epoca di globalizzazione, ci si debba scannare per un pensiero.

Cosa ne pensi della "globalizzazione"? Credi che la pacificazione del pianeta possa avvenire tramite l'unificazione dei mercati?

Sì e no. Se essa è volta ad aiutare popoli ed i paesi più bisognosi ed è concepita come incontro e confluenza di culture sono assolutamente d'accordo. Se è esercitata per favorire lobby multinazionali, sono ovviamente contro.

Purtroppo, sembra che i governanti intendono la globalizzazione nell'accezione negativa da te descritta…

…allora bisogna fare in modo che ciò non avvenga, e si affermi una "giusta" globalizzazione.

 

Progetti futuri?

Stiamo decidendo le date del tour italiano, sperando in qualche "commenda" estera. Ma è ancora tutto da decidere.

 

Ovviamente, la Sicilia è tagliata fuori. Dovrò fare di nuovo migliaia di chilometri…

Gli stessi inconvenienti che incontri tu sono i nostri. Anzi, i nostri sono amplificati. È difficile sobbarcarsi le spese di una trasferta così impegnativa, aldilà della cronica mancanza di strutture, nel Meridione, adatte a concerti del genere.


Già, prendi il concerto dei Death SS annullato all'ultimo momento, lo scorso anno, per i problemi d'ordine pubblico che potevano derivare dall'immagine provocatoria del gruppo…

Anche questo fa parte di quell'atteggiamento di cui parlavamo prima. Esistono persone che avvertono il mondo come appendice di se stessi, credono che il pianeta giri nel senso che loro gli hanno conferito. È un atteggiamento che non porta a costruire qualcosa di positivo.


Ok, William, grazie mille. Ultima affermazione?

Salutiamo i lettori di Metallo Italiano, ringraziamo la vostra redazione per l'ospitalità concessaci e vi auguriamo un grosso "In bocca al lupo".


Michele Apprendi