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Siamo
in compagnia di Gianni Nepi, fondatore, cantante e bassista dei grandi
Dark Quarterer, storica band di Piombino, che ha scritto importanti
pagine del metallo tricolore. Una band di culto che si è fatta amare
e che è sempre pronta a stupire. L’uscita del nuovo “Symbols” è l’occasione
per scambiare due parole con il simpatico e umile artista.
“Symbols” esce a cinque anni di distanza
da “Violence”, anche se nel frattempo è uscita la ristampa del vostro
terzo lavoro “War Tears”. Cosa è successo in casa Dark Quarterer in
tutto questo tempo?
Abbiamo costruito “Symbols” cercando di eliminare impurità, difetti
e tutto quanto, secondo il nostro comune parere, poteva danneggiarne
il risultato finale. Per quanto mi riguarda ho lavorato sulla voce,
cercando di dare un numero di sfumature sempre più vario, in modo
da poter “interpretare” al meglio ogni stato d’ animo. Del resto,
insegnare canto mi porta abitualmente a richiedere quest’obbiettivo
ai miei allievi. Poi la composizione è cresciuta lentamente,… sai
quante variazioni prima di arrivare all’ “odierno”? Tagli alle strofe,
ai ritornelli, cambi di armonie e addirittura per “The Blind Church”
e “Wandering In The Dark”, cambi della melodia, con intere parti nuove
inserite. L’intro di “The Blind Church” ad esempio, è partorito da
un arpeggio al piano di Francesco Longhi che, durante le prove, mi
ha letteralmente ispirato quella melodia, che poi non si ritrova più
nel successivo sviluppo. Poi il tempo vola e il nostro lavoro di insegnanti
ci cattura davvero tante energie. Abbiamo suonato al “ITALIAN METAL
LEGEND”, al “KEEP IT TRUE”, al “PLAY IT LOUD”, al “UP THE HAMMER”
e poi tanti altri concerti, specialmente nel Nord Italia, voluti caparbiamente
da Giuliano (della My Graveyard Productions) che crede ciecamente
e spassionatamente in noi, ci ammira e ci stima (altrettanto noi ammiriamo
e stimiamo lui).
Il vostro nuovo capitolo discografico,
oltre ad essere un’ulteriore evoluzione rispetto a “Violence”, si
presenta come un lavoro ambizioso, ricco di tanti piccoli particolari
e sfumature. Parlaci del suo percorso di realizzazione. C’è qualche
curiosità o aneddoto a riguardo?
Abbiamo lavorato in studio tante ore per correggere, inserire tanti
piccoli dettagli e renderli “udibili”. Specialmente Francesco Sozzi
ha fatto veramente ore e ore di registrazione, perché caratterialmente
è un perfezionista e non era mai soddisfatto del lavoro fatto. Aneddoti
ce ne sono tantissimi…Per esempio il “Nipa” (Paolo Ninci) che registra
il canto indiano. E’ stato uno spasso, perché Paolo non canta mai
e quando lo fa, noi ci tappiamo orecchi, naso, ecc… aah aah!, ma per
fare quel canto tremolante e stonatello è stato veramente ideale!
E poi questa la devo dire: durante i cori di “Gengis Khan” (un mare
di tracce sovrapposte) abbiamo registrato anche una voce maschile
effeminata, che nell’insieme non si sente, giustificando il tutto
con questo epiteto: ci sarà stato fra i guerrieri un mongolo gay??!!!
Insomma abbiamo lavorato ma ci siamo anche divertiti!
Immagino Gianni che divertimento!...Come
è nato il processo di songwriting di “Symbols” e da chi è partita
l’idea di incentrare l’intero concetto su sei grandi personaggi del
passato? Cosa accomuna fra di loro questi sei leader?
L’idea è nata da Paolo e ci ha trovati tutti entusiasti fin dall’inizio.
Il problema era scegliere i personaggi: dovevano essere tutti importanti,
ma diversi per i temi che dovevamo trattare. Poi abbiamo setacciato
ed alla fine abbiamo deciso. Ognuno di questi personaggi è diverso,
ma tutti hanno in comune l’ ostinazione nel raggiungere il loro obbiettivo.
Un po’ ci ritroviamo in questo modo di affrontare le difficoltà della
vita e della musica… e i Dark Quarterer di difficoltà e maledizioni
ne sanno qualcosa!!!!!
Oh si, puoi ben dirlo. Su questo
avremo modo di parlarci in futuro... I testi assumono un ruolo molto
importante e viaggiano di pari passo con la musica, trasmettendo all’ascoltatore
attento, le sensazioni ed il profilo dei protagonisti. Devo dire che
ci siete riusciti in pieno!
Ho ricercato tramite libri, Wikipedia ed altre fonti (anche televisive)
di ricostruire le caratteristiche dei sei personaggi, cercando di
evidenziare quelli che sono stati, a mio parere, i momenti più emozionanti
della loro esistenza. Poi con la musica abbiamo cercato di camminare
di pari passo; a volte il testo ha seguito la musica, a volte è stato
il contrario e questo tipo di composizione legata al testo è stata
una nuova esperienza per noi.
Nell’ambito dell’intero concetto,
che ruolo assume la copertina? Come è stata concepita e cosa rappresenta?
L’idea è stata mia ed ho giustificato la scelta considerando l’ “UOMO
VITRUVIANO” l’ emblema della centralità umana , sia fisica (perfettamente
iscritto in un quadrato ed in un cerchio) che spirituale e filosofica,
caratteristica del “rinascimento”, molto ma molto contrastante con
questo tempo di oggi, ahimè nuovo “MEDIOEVO” e di cui poco si ricorderà
nel futuro (se ci sarà un futuro)!
Il contratto con la My Graveyard
Productions vi ha sicuramente portato numerosi benefici e situazioni
favorevoli, sia per quanto riguarda le uscite discografiche (il nuovo
“Symbols” e la preziosa ristampa di “War Tears”), sia per le importanti
date live (su tutte il “Play It Loud Festival”). Cosa ne pensi?
Giu-lia-no !!! Giu-lia-no!!! Giu-lia-no!!! Giu-lia-no!!! Giu-lia-no!!!
Aleeeè hoho!!! Aleeeè hoho!!! Aleeeè hoho!!! Aleeeè hoho!!!
Aah
Aah! Piu’ chiaro di cosi!...Le tastiere ormai fanno parte integrante
del vostro sound e Francesco Longhi è a tutti gli effetti in pianta
stabile nella line up, segno che la sinergia creata dallo strumento
funziona.
Francesco è con noi dal 2002 nelle situazioni live ed era inevitabile
che lo sarebbe diventato anche in studio. Tutte le idee e gli arrangiamenti,
le progressioni e le tensioni sono frutto della sua fantasia e si
sono incastrate perfettamente con il nostro stile musicale, aggiungendo
quella vena settantiana che stavamo pian piano perdendo. Insomma,
siamo davvero orgogliosi di averlo con noi in pianta “stabile”!!
Nella storia dei Dark Quarterer,
i cambi di line up hanno riguardato sempre i chitarristi. Da Fulberto
Serena a Sandro Tersetti, fino all’attuale Francesco Sozzi. In che
modo questi tre stili differenti hanno caratterizzato il sound della
band?
In una big band di 30 elementi, se va via una tromba della sezione
dei fiati non cambia proprio nulla. Ma in un trio, di qualsiasi genere
musicale, se cambia un elemento il sound ne risente in modo evidente.
Oltretutto il Serena era anche il principale compositore della musica
quindi… Comunque, sia Sandro che Francesco hanno influito, ognuno
di loro con il proprio stile, al rinnovamento di un genere (EPICO/PROGRESSIVO)
che è rimasto però sempre dominante. Francesco e Dark Quarterer da
10 anni! Era un diciottenne diplomato alla Lizard (famosa scuola di
chitarra) con 110 e lode, pieno di entusiasmo ma senza una vera esperienza
sul campo. E’ cresciuto, maturato e chi lo ha visto in concerto sa
che grande musicista sia diventato oggi! Anima insostituibile di questa
nostra “entità”.
Certo Gianni, lo posso confermare
anch’io, in sede live è un trascinatore!... Oltre all’attività con
i Dark Quarterer, la vostra professione si svolge sempre nel mondo
musicale, senza contare che nei vostri piccoli ritagli di tempo siete
impegnati in alcuni side-project. Insomma la musica occupa la vostra
vita 24 ore su 24.
Come ti ho precedentemente detto noi viviamo per e con la musica da
10 anni e questa è davvero una fortuna. La musica ci da una ragione
di vita, ci nutre di emozioni ogni giorno e ci compensa di tante delusioni
che ogni vita “normale” porta con se… Chi suona o canta non si rende
conto di quanto è fortunato e di quanto la natura è stata generosa
con lui !!!
Sono passati ventidue anni dal vostro
omonimo debutto discografico, che ebbe un’ottima accoglienza di critica.
I successivi “The Etruscan Prophecy” e “War Tears” non fecero altro
che consolidare la vostra fama e lo stato di cult band, soprattutto
all’estero. Oggi quei lavori sono considerati delle pietre miliari
del genere. Cosa si prova ad essere considerati una band di culto?
Emozione!!! Con l’ avvento di Internet molte cose sono cambiate ed
è cresciuta notevolmente la nostra consapevolezza che qualcuno si
è accorto di noi e della nostra musica! In questi ultimi anni abbiamo
ricevuto centinaia di messaggi da tutto il mondo: Canada, USA, Giappone,
Australia, tutta Europa. Sapere poi che siamo stati punti di riferimento
per molte band non solo italiane o europee ma anche giapponesi come
ad esempio i Metalucifer!... Insomma si è concretizzata la convinzione
di aver lasciato almeno una traccia con la nostra musica. Poi ci è
comunque riconosciuto l’ aver “inventato” un nuovo stile “epico-progressivo”
che in qualche modo ci rende particolari. Comunque non abbiamo mai
amato le etichettature e chissà nel prossimo album cosa verrà fuori
!??!
I Dark Quarterer non hanno mai prodotto
un videoclip. Le uniche testimonianze video ufficiali si riscontrano
nella ristampa di “War Tears” con due brani live: “Black Hole”, registrato
durante la prima edizione dell’”Italian Metal Legion Festival” nel
2004 e l’autentica chicca “Red Hot Gloves”, filmata nella vostra sala
prove nel lontano 1984. Una vostra scelta perché non ne sentite l’esigenza,
oppure perché non c’è mai stata la possibilità di registrare? Inoltre,
visto che negli ultimi tempi è un formato diffuso, non vi piacerebbe
realizzare un dvd?
E’ già in programma un DVD live per i primi mesi del 2009. Abbiamo
già l’ idea e il locale in cui registrarlo. La My Graveyard ci ha
assicurato il suo appoggio, quindi credo che la cosa si realizzerà
e sarà il sunto di 30 anni di carriera. Potremmo aggiungere anche
delle chicche che abbiamo registrato amatorialmente fin dal 1987,
o in Germania durante la registrazione di “War Tears” oppure il video
di RAIDUE con “Out Of Line”…vedremo.
Scena metal italiana anni ’80 e scena
italiana odierna, due situazioni profondamente differenti dovute soprattutto
all’evolversi delle moderne tecnologie e all’avvento di Internet,
che hanno elevato il grado di professionalità e competitività delle
band. Secondo voi, che avete vissuto sulla vostra pelle il cambio
dei tempi, fin dai lontani anni ’70 (!), manca ancora qualcosa alla
scena italiana per compiere il grande salto a livello internazionale?
Mancano gli investimenti e le Major non entreranno mai in questo gioco…
Ricordo ancora una lettera che scrisse Duccio Marchi alla EMI Music
Italia, nel 1989. Ci fu una risposta secca da parte del responsabile:
“L’Italia è, e sarà sempre, il paese delle Canzoni Pop/Commerciali.
Non ci può essere spazio per la vostra musica, anche se interessante
ed originale, non è fatta per questo mercato”. Gli unici che potrebbero
cambiare le sorti del metal in Italia sono gli ascoltatori che dovrebbero
documentarsi di più, andare a scovare nell’ Underground , non scaricare
da Internet (13 € per un CD sono troppi???) e far decollare un mercato
sommerso che, in Germania ad esempio, esiste da sempre!!!
Altri due modi diversi di supportare
la scena metal in generale, per quanto riguarda l’informazione, sono
le classiche riviste stampate e le webzines. Il fascino che esercitano
le prime e la velocità d’informazione delle seconde. Qual è la tua
opinione a riguardo?
Beh, è veramente un crogiuolo di informazioni, recensioni, interviste
e a volte è difficile orientarsi se non si hanno le idee chiare. Comunque
le webzines offrono grande visibilità e opportunità a tutti di farsi
notare. Poi se si vuole approfondire, basta cercare su Myspace. In
definitiva una grande opportunità per tutti, sia chi suona che chi
ascolta!
Da autentico veterano, con quali
artisti italiani o stranieri ti sei trovati meglio a condividere il
palco ed i piacevoli momenti della vita “on the road”?
Manilla Road e Halloween, grandi colleghi, grandi persone e grandi
amici. Stima reciproca e grande umiltà!!!
Nell’ambiente musicale qual è la
cosa che più ti piace e quella che invece non sopporti?
Mi piace l’ aria, l’ atmosfera che si respira durante un concerto……
Non mi piace la mancanza di umiltà, che specie in alcune nuove leve
è elevatissima!!!
Una domanda forse scontata e banale,
ma che assume valore per tanti appassionati. Cos’è per voi l’heavy
metal?
Siamo cresciuti con l’ Hard Rock degli anni ’60 e ’70. Noi suonavamo
prima che l’ heavy metal, con gli Iron Maiden, apparisse sulla scena.
Ne abbiamo assimilato le sonorità compresse e distorte, ma non abbiamo
mai abbandonato le nostre origini settantiane.
Qual è stato l’album che vi ha cambiato
la vita e vi ha condotto sulla “retta via”?
Per quello che mi riguarda “Very Heavy Very Humble” degli Uriah Heep.
Penso per Paolo “Made In Japan” dei DEEP PURPLE. Anche Francesco Sozzi
ama certe sonorità settantiane, ma credo che Joe Satriani e Pat Metheny
lo abbiano veramente stregato!! Francesco Longhi viene da una cultura
più Jazzistica e Blues e quindi Chick Corea mi sembra un riferimento
importante.
Cosa ascoltano abitualmente i Dark
Quarterer?
Veramente di tutto, basta che non sia banale e commerciale.
Definisci i Dark Quarterer in tre
parole.
Emotivi, viscerali, imprevedibili.
E’ rimasta ancora qualche domanda
che nessuno vi ha mai posto?
Si! Ce ne sono tantissime ma dovete cercarle e poi proporcele. Siamo
qui a rispondere!
Quali saranno le vostre mosse future?
Registrazione del DVD, ristampa di “The Etruscan Prophecy” remixato
e ristampa di “Violence”. Concerti dal vivo (speriamo tanti) ed inizio
preparazione del nuovo album, speriamo entro 2 anni!
Chiudi l’intervista a tuo piacimento.
“NIGHT IS COMING DAY HAS GONE BLACK IS ALL AROUND”, il mio primo testo
per i Dark Quarterer. Un saluto a te Sergio, a tutti i redattori e
ai lettori di METALLO ITALIANO! Supportate i grandi gruppi nostri
connazionali. Ce ne sono e meritano tutta la vostra/nostra attenzione!!!
Grazie Gianni a nome di tutto Metallo Italiano, per la tua disponibilità,
cortesia ed eterna semplicità!
Intervista di Sergio
Nardelli
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