INTERVISTE/DEATH SS

Foto Death SS - Fonte www.deathss.comIntervistare Steve Sylvester è sempre emozionante. E' come incontrare Alice Cooper o Ozzy Osbourne, solo che Steve ha una lucidità che l'ex singer dei Black Sabbath ha dimenticato da tempo, come molte altre cose. L'importanza di questa band a livello italiano e mondiale è fuor di ogni dubbio ed a distanza di quasi trenta anni dai loro esordi, i Death SS stanno per uscire con nuovo album che si prospetta come un ritorno al passato ed a quelle sonorità che hanno conquistato un numero enorme di fans. L'intervista è stata realizzata la sera del loro concerto romano all'Alpheus il 9 dicembre del 2004; uno spettacolo unico ed eccezionale, canzoni bellissime prese dalla prima all'ultima dal passato della band (la più recente era "Baphomet" da "Heavy Demons"). Si parlerà di satanismo e di quanto la televisione italiana possa manipolare la verità a suo piacimento, si parlerà della release di "The Horned God Of The Witches" e del nuovo "Seven Seal" che chiuderà il ciclo dei sette sigilli… buon divertimento!!!

Il vostro stile fin dall'inizio ha influenzato tantissime band e ha lasciato un marchio più o meno netto sugli stili che in quegli anni, i primi '80, si iniziavano a delineare. Quali sono stati gli elementi dei quali vai più fiero di aver portato nel mondo del metal di quell'epoca?
Sicuramente dal punto di vista del look quando noi abbiamo iniziato non esisteva un fenomeno black metal, quindi face painting o gruppi truccati, fatta eccezione per i Kiss che comunque erano un altro genere di musica e di trucchi, quindi diciamo che in quel senso forse possiamo aver portato influenze sulla scena black metal. I nfatti ci sono molte band che per loro stessa ammissione hanno detto di conoscere i Death SS e si sono ispirati a noi per quello che riguarda una immagine orrorifica, vampiri e cose del genere. Tra l'altro anche Gabriel (Tom G. Warrior dei Celtic Frost N.d.A.) all'epoca ci contattò.
Sicuramente ci sono state questo tipo di influenze qui, soprattutto dal punto di vista del look. Una minima parte, penso sia stata anche per causa nostra, mentre per quello che riguarda la musica è più difficile da dire. Conosco band anche estere che dicono di essersi ispirate musicalmente ai Death SS, mi vengono in mente i Tenebrae, i Northwind ed altri gruppi con i quali abbiamo fatto delle partecipazioni. Poi ognuno ha comunque sviluppato il suo stile personale e che possa aver avuto influenze dai Death SS, la cosa mi fa sicuramente piacere. Però ti ripeto è difficile poter quantificare, ognuno prende qualcosa dagli altri, anche noi stessi abbiamo preso qua e là da tante altre band per creare il nostro sound. Ci sono stati dei tributi, delle band che hanno fatto delle nostre cover, però non saprei farti dei nomi precisi.

Sempre riguardo ai vostri inizi, come è stato quel periodo, sia in virtù della musica che proponevate, sia del look. L'Italia è sempre stato un paese abbastanza conservatore e la chiesa non ha mai smesso di esercitare un forte potere sulla società. Quali difficoltà avete incontrato e quali le reazioni?
Considera che quando abbiamo iniziato eravamo proprio giovanissimi, dei ragazzini; abbiamo cercato di fare qualcosa senza tanto pensare al fatto che stavamo creando qualcosa di nuovo... è stata una cosa spontanea. A me piacevano i film horror, fumetti di un certo tipo ed un certo tipo di letteratura, avevo degli interessi molto particolari. Poi mi piaceva molto anche la musica rock che ascoltavo da parenti o da amici più grandi tipo il glam rock inglese degli Sweet, degli Slade dei T-Rex. Succesivamente ho ascoltato anche i Black Sabbath quando ero più grande, verso i dodici anni, ed ho cercato di unire tutte queste cose che mi piacevano in questo progetto che poi ho chiamato Death SS. Però quando l'ho fatto non è che stavo pensando di stare a fare qualcosa di nuovo eccetera... è stata una cosa spontanea. Poi, in effetti mi sono reso conto che non c'era nulla di paragonabile all'epoca, neanche all'estero, perché un concept come quello basato interamente su 5 personaggi dell'orrore, legato ad un certo tipo di musica che prendeva un po' dal punk un po' dal glam ed anche dal progressive, era sicuramente una cosa originale per quell'epoca.

Anche un po' dal suono psichdelico degli anni '70…
Certo certo, tutto quello che mi capitava, che mi piaceva all'epoca, non mi facevo tanti problemi. Però le difficoltà sono state sicuramente enormi, se pensi che è abbastanza difficile ancora oggi suonare decentemente in giro per l'Italia, puoi immaginarlo in un periodo come quello alla fine degli anni '70 inizio degli anni '80. Non c'erano locali e di sicuro quelle poche volte che ci riuscivamo ad esibire coglievamo nel segno, perché le persone che ci venivano dietro, magari anche poche, non potevano non parlarne dopo in giro; anche il fatto che tiravamo vermi in faccia alla gente o altro, erano tutte cose che nessuno aveva mai fatto prima.
La nostra fama era dovuta soprattutto al passaparola di quei pochi ma buoni che sono riusciti a vederci in questi concerti, auto-organizzati nei locali dei più disparati... locali gay e tutti i posti in cui comunque ci facevano suonare a noi andava bene. Chiaramente era difficile che ci richiamassero perché devastavamo tutto, lasciavamo una gran puzzo di cadavere. Portavamo via interi reperti cimiteriali che saccheggiavamo dai cimiteri vicini prima dei concerti. Vermi dappertutto, sangue (vero)… ed una volta abbiamo imbrattato completamente un locale che aveva corso il rischio di farci suonare a Rimini; era completamente bianco, con tanto di moquette eccetera, una specie di night. Noi l'abbiamo imbrattato da cima a fondo con secchiate di sangue di bue che avevamo preso dal macellaio il giorno prima. Quindi era davvero molto difficile che ci potessero richiamare. Sicuramente la nostra attitudine era molto punk all'epoca, eravamo molto estremi, per cui si fece presto a spargere la voce.

Il tuo rapporto e quello della tua band con i media. Nei mesi passati, sei stato interpellato da diverse trasmissioni televisive e in maniera meno volontaria siete finiti sulle pagine di rotocalchi (populistici e popolari) come simbolo, se non capro espiatorio, di una realtà di metal o rock "satanico", in più casi creata ad arte come una etichetta. Come hai vissuto questa esperienza e cosa nei pensi di questo tipo di pubblicità?
Beh, questa non è una cosa nuova. Tutte le volte che in Italia accadono fatti di cronaca di questo tipo vengono citati sempre i Death SS. Sinceramente io non ho bisogno di questo tipo di pubblicità, perché è una pubblicità fine a se stessa, negativa, che coglie solo certi aspetti e raggiunge unicamente un certo tipo di persone, che comunque non verranno mai portate nella mia causa, o se io in qualche modo la rappresento, nella causa del metal.
In ogni caso è un po' come un cane che si morde la coda ed è una pubblicità che non mi onora perché invece di parlare della band, di quello che ha fatto in tutti questi anni, della musica, dei dischi che ha composto, degli spettacoli teatrali che abbiamo tirato su, viene citata semplicemente per la solita manfrina del rock "satanico", per i collegamenti a Satana e cazzate di questo tipo. Io lo capisco che in Italia quelli che balzano agli occhi prima di tutti, in questo settore del rock chiamato appunto "satanico", siamo noi e questo mi sembra anche chiaro, non è che mi posso lamentare, è una cosa che ho voluto io, in un certo senso. Però queste persone non si sono mai volute prendere la briga di approfondire, di andare oltre le maschere oltre lo spettacolo teatrale e vedere cosa dicono veramente i nostri testi. C'è una ricerca esoterica, quindi non satanica in quello che facciamo, perché è una ricerca del lato oscuro dell'uomo che si porta avanti disco dopo disco e si è evoluta in tanti modi e continuiamo tutt'ora a farla. Però non c'è nulla di "negativo" in questo, in quanto anche se il nostro messaggio è violento ed è di impatto, è comunque un messaggio che invita chi lo vuole seguire a ragionare con la proprio testa, ad essere in un certo senso il "dio" di se stesso, quindi non seguire ciecamente dogmi e convenzioni ma cercare di liberarsi come individuo. E' in questo diciamo che si ricollega vagamente a quello che può essere il concept dei Death SS.
Al di là di questo comunque c'è una forte componente teatrale e quindi il Gran Guignol, il teatro dell'horror che noi allestiamo sul palco non ha delle connessioni dirette con quelle cose. Non penso che la gente sia così imbecille da vedere una scena di sangue e poi andare ad uccidere qualcuno solo perché l'ha vista. Altrimenti la cosa la potresti estendere al cinema a qualunque altra cosa, è sarebbe veramente ridicolo. Per cui tutte queste persone con le quali ho avuto modo di dialogare, che citavano sempre i soliti stereotipi del metallaro, brutto sporco e cattivo, vestito di nero e quindi amante del satanismo e come persona socialmente pericolosa sono degli stereotipi che lasciano il tempo che trovano. Oramai veramente… basta! Ed in un certo senso mi sono trovato io in questi programmi a dover difendere la figura del metallaro-rejetto della società ed a far capire che dietro alle borchie e alla pelle c'è soltanto un gusto per l'estetica, un gusto personale al quale ognuno può attenersi e non c'è nulla da obbiettare in questo, nulla di malvagio, come dicono loro. I veri malvagi, in questo senso, se vogliamo utilizzare questo termine ridicolo, sono loro, i censori; tutti quelli che si arrogano il diritto di dire come si deve vestire la gente, cosa dovrebbe ascoltare…

Cosa è bene e cosa è male, chi è buono e chi è cattivo…?
Si, appunto. E dopo un paio di interventi che ho fatto in televisione con queste persone, antropologi, esorcisti vedo che non mi chiamano più, perché l'audience alla fine era tutta dalla mia parte... oppure succedeva come quella volta a Lucignolo dove anche se ho parlato ed ho detto delle cose, penso, interessanti, sia io che le persone che sono intervenute con me nella trasmissione, alla fine il risultato finale è stato molto diverso e manipolato con inserti che nella serata non c'entravano niente, in modo da far passare sempre lo stesso stereotipo dei metallari tutti bestemmie e corna... tanto è sempre così...

Beh, l'importante è continuare per la propria strada, non ci si può aspettare che Italia 1 riesca a comprendere e rappresentare sullo schermo un mondo che poi non potrebbe vendere sottoforma di pubblicità..
Si, in ogni caso infatti mi sono trovato molto meglio su Sky.

Lo immagino… ma torniamo su quello di cui la televisione non vuole parlare: la musica. Posso dire di essere rimasto estremamente contento per quest'ultima release, "The Horned God Of The Witches", era da tempo che l'aspettavo e come me penso tantissime altre persone. Come mai la scelta di andare a recuperare i vecchi pezzi?
Beh, praticamente la risposta l'hai già data! Ti spiego, questa in realtà non è una vera e propria release. La nuova release è quasi pronta, la sta mixando adesso il nostro produttore a Los Angeles e si chiamerà "The Seven Seal": sarà questo il nuovo vero disco dei Death SS e uscirà appunto nel 2005. Questa uscita di adesso è una cosa a tiratura molto limitata voluta dai fan club, soltanto per i fans, e non è un vero e proprio disco ufficiale, che gode di una distribuzione ufficiale. Appunto, l'abbiamo fatta per accontentare tutte le persone che da più di dieci anni ce lo chiedevano continuamente, allora a forza di sentire chiedere sempre questa cosa ho detto "facciamola!". Ho cercato tutto quello che ancora avevo di materiale dell'epoca, ho ripulito al massimo che si poteva fare… adesso c'è veramente tutto, non manca più niente. Stasera riproponiamo la gran parte di questi pezzi qui, dal vivo (il concerto infatti è stato fantastico, uno spettacolo unico N.d.A.).

E come è stato andare a riprendere tutte queste cose?
E' stato divertente perché c'erano molti pezzi che non cantavo più dal vivo da dieci anni e passa, per cui ritrovare adesso questo materiale con questa formazione che mi segue ormai da tanto tempo… è stata una cosa davvero interessante. Abbiamo cercato di mantenere le canzoni più possibile simile agli arrangiamenti originali, quindi non le abbiamo stravolte più di tanto con arrangiamenti moderni. Comunque penso che suonino bene, poi sentirai stasera e giudicherai da solo (confermo l'impressione precedente: fantastici! N.d.A.)

Lo farò con molto piacere... dimmi circa l'underground e la nuova scena italiana? Segui qualche gruppo, cosa ne pensi delle uscite di questi ultimi tempi?
Beh, non è che io segua la scena underground italiana o estera, io seguo la scena musicale in generale, per quello che mi capita sott'occhio, come a tutti. Mi tengo informato con le riviste, con quello che capita di vedere e di sentire in giro; per cui non è che sia particolarmente ferrato su quello che succeda in italia, non è che abbia mai voluto concentrarmi su di una scena piuttosto che su di un'altra. Ci sono molti gruppi italiani che hanno anche un buon successo all'estero adesso; praticamente paragonato agli inizi, quando son partito io, la scena è cresciuta, penso che a questo punto non abbiamo niente a che invidiare all'estero. Ogni tanto magari ancora succede che c'è gente che pensa l'Italia sia ancora un paese che è rimasto indietro per quello che riguarda il metal in particolare, penso che sia una persona prevenuta, che non ha le orecchie per ascoltare.

Sicuramente non si può negare un miglioramento netto rispetto alla totale assenza di strutture per il metal negli anni '80…
Io non so se sono particolarmente fortunato, ma registro i dischi dove li registrano i gruppi più blasonati, più famosi e penso di fare dei dischi, che al di là del gusto, che possano piacere o non piacere, tecnicamente siano di livello assolutamente uguale, o anche superiore certe volte, a gruppi esteri molto più quotati, ma come me lo fa anche altre gente. I mezzi ormai ci sono, basta avere un po' di orginalità e qualcosa da dire. Se non sai cosa fare, sei fai solo musica derivata e musica di merda, sempre merda rimane; ma questo vale per tutte le scene. Questo fatto di sentire ancora questa storia, della scena italiana come se fosse una scena a parte... è una scena musicale mondiale, globale… pensiamo a questo.

Non è difficile però spesso trovare realtà italiane che non trovano lo stesso successo straniero, solo per motivi di provenienza.
Questa cosa che è anche un luogo comune, però purtroppo è vera ed io lo so benissimo perché sono più di venti anni che ci sono dentro, sia da questa che dall'altra parte della barricata essendo anche produttore. Il fatto è che in italia mancano molte strutture; per far lavorare veramente delle band, per farle conoscere a livello internazionale ci vuole una certa presenza di mercato che solo le major possono coprire e le major italiane da questo punto di vista non ne vogliono sapere. Già il fatto che una band italiana canti in inglese, vuol dire già precluderle la possibilità di avere un contratto major nel 99% dei casi.
Poi in ogni caso non se la sente nessuno di investire in questo genere, ancora sono i discografici che contano, le strutture più grosse che tendono come reazionari a imbrigliare il fenomeno musicale italiano al fenomeno di San Remo al festivalbar e della canzonetta, perché in realtà poi c'è un sottobosco musicale che fa dei numeri… non c'entra un cazzo ma i Subsonica, non sono metal ma non sono nemmeno musichetta commerciale, e fanno dei numeri enormi di vendite e presenze. E come loro c'è tutto un altro sottobosco musicale, non necessariamente metal, che però non è nemmeno quello dello stereotipo comune che viene inflazionato dalle major e pompato. Basterebbe avere un po' più apertura mentale da parte di queste persone che hanno in mano le redini del mercato italiano, per usarle ed in ogni caso avere anche un po' di coraggio in più. Però è scandaloso e finché sarà così rimarrà un fenomeno marginale.

E all'estero? Tu che hai anche una grande esperienza di lavoro e di mercato in Europa e in America, come vanno le cose? Se io stesso non avessi avuto modo di confrontarmi con altre realtà sarei rimasto a quelle narrazioni favoleggianti dei mercati esteri in cui il metal regna sovrano, poi si vanno a sentire i gruppi un po' meno famosi e si capisce che le difficoltà sono quasi sempre le stesse, ovunque…
Si, infatti anche per questo non bisogna piangersi troppo addosso, perché anche all'estero non stanno tanto meglio. Mi è capitato spesso di lavorare in america e anche lì non è che la scena metal sia così importante. E' ovvio che non si può fare un paragone con l'Italia, ma le grandi multinazionali della musica tendono sempre a pompare il rap ad sempio, un certo tipo di pop, l'hip hop; naturalmente è sempre e solo una questione di soldi alla fine. Se un giorno uscisse fuori un gruppo metal anche "estremissimo", che vendesse una grande quantità di copie e facesse un sacco di soldi, lo vedresti anche a Sanremo o allo Zecchino d'Oro. Non ci si pensa molto spesso, comunque non sono rose e fiori ovunque. Il settore metal è un po' calato…

Si, effettivamente forse negli anni '80 e in parte nei '90 all'estero stavano meglio, c'erano più investimenti; ora il mercato è crollato un po' ovunque e i gruppi si sono moltiplicati. Non credo ci sia una sola ragione per cui il mercato discografico è entrato in crisi, di certo però con il calo estero ed una progressiva crescita di quello nazionale italiano, le condizioni si sono andate via via avvicinando.
Beh, anche il fatto che molta gente non compri più dischi e quindi c'è questa grossa crisi del mercato, ed è una crisi generale del mercato e i pochi soldi a disposizione vengono investiti per le cose che vanno a colpo sicuro. Il pop da cassetta, la musica dance, le cose praticamente che sanno già di poter vendere in partenza. Gli investimenti sono molto minori; se non ti chiami Korn o non hai le spalle veramente grosse fai molta più fatica adesso. Adesso la gente scarica tutto, non compra più il cd; a meno che non troviamo un modo alternativo di tirare su il mercato, ne va un po' a discapito anche del metal.

Per finire, vorrei chiderti qualche anticipazione circa il nuovo album. Cosa possiamo aspettarci da questo "Seven Seal"?
Dunque, come ti ho anticipato anche prima il nuovo album è pronto, dobbiamo finire solo il mxiaggio e penso uscirà nei primi mesi del 2005. Si chiamerà, come detto, "The Seven Seal" e sarà composto completamente da canzoni inedite, con uno stile musicale difficile da quantificare, un lavoro che riprende quello che abbiamo fatto agli inizi, un sound più dark più vicino alle origini con qualcosa, a livello di songwriting di "Panic". Sarà parecchio diverso da "Humanolies", che era molto sperimentale, molto elettronico, più metal forse, sarà qualcosa di nuovo, più cupo... molto Death SS!

Intervista di Eugenio Sacco