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L’anno nuovo ci regala il rientro sulle scene di un’altra leggenda italiana, una band che tanto ha dato al metal italiano, rimanendo però spesso sottovalutata. Dopo anni di silenzio gli Elektradrive tornano con un nuovo album e tanti buoni propositi. Un ottimo motivo per parlare con tutta la band al completo.
E’ con immenso piacere che accogliamo il vostro ritorno, materializzatosi, in corrispondenza del vostro 25° anniversario, con “Living 4”. Facciamo prima un passo indietro e riassumeteci i motivi che portarono allo split (anche se Simone e Alex dal ‘96 al 2000 hanno portato avanti il progetto “Scheme”....)
[Alex Jorio]: La vita ti mette di fronte a decisioni e situazioni che devi affrontare e sforzarti di capire. Nel 1994 con un album come “Big City”, uscito da un anno e due stampati e distribuiti in Giappone, Elio cominciò a sentirsi costretto dalla macchina Elektradrive e voleva ossigeno nuovo. Noi siamo sempre stati consapevoli che il goal lo segni con il fuoriclasse e la squadra giusta ed il progetto Elektradrive venne temporaneamente congelato. Con Simone iniziammo un progetto parallelo con lo stesso nome, per tenere vivo il brand, insieme ad altri componenti e scrivendo un album intero tuttora inedito, perché all’epoca non riuscivamo a rassegnarci all’idea di una possibile fine dell’avventura.
Come sono nati i presupposti per pensare alla reunion e come è stata la sensazione di riabbracciare gli strumenti e tornare sulle scene? Perché Eugenio Manassero non è della partita?
[Alex Jorio]: Quando arriva il Karma giusto tutto confluisce in un’unica volontà e nel nostro caso parlerei di aver voglia di parlare attraverso la nostra musica. Quando Elio ci ha fatto sentire quello che aveva sviluppato per un suo eventuale progetto solista abbiamo capito che il tempo era venuto. Simone ha iniziato subito una collaborazione con lui per scrivere il materiale ed io e Stefano giorno per giorno vedevamo crescere il progetto. Se gli Elektradrive dovevano tornare, dovevano essere gli originali, pochi sanno che i nostri esordi come Overdrive prevedevano gli attuali 4 componenti, le tastiere vennero successivamente. Eugenio è stato ovviamente contattato per il comeback ma ha preferito non partecipare, nonostante continui ad essere un caro amico che frequentiamo ed un compositore che ha dato molto alla band.
“Living 4” oltre che segnare il vostro rientro, porta con se importanti rinnovamenti nel sound, senza snaturare il vostro trademark. E’ stata una cosa voluta o è avvenuto tutto in modo naturale? Come si sono svolte le registrazioni? Avete qualche aneddoto a riguardo?
[Alex Jorio]: Rispetto al passato, le modalità sono state diverse e molto più ponderate. Una volta eravamo schiavi di un nastro che girava e di una tempistica tiranna di studio dove l’esperienza live serviva ad accelerare i tempi ma ti dava pochissima possibilità di ritocco. Oggi abbiamo usufruito di nuove tecnologie che ti permettono fino all’ultimo di scegliere per il meglio e quindi il processo è stato più minuzioso. Io addirittura ho registrato i takes di batteria quasi 2 anni prima! Il trademark è il nostro perché sono sempre le stesse menti a crearlo e le mani sono il tramite per esprimerlo, siamo più grandi, più esperti e più saggi quindi il risultato è una conseguenza. Elio oggi non è solo più il frontman e suona la seconda chitarra anche dal vivo quindi il sound è molto più corposo e blues rispetto al passato. Un divertente aneddoto in studio fu quando aperte le partiture dei brani da registrare ci siamo visti reciprocamente tutti e 4 inforcare gli occhiali da lettura…ma non ditelo alle groupies!
[Stefano Turolla]: A differenza delle registrazioni precedenti , per questo progetto, i pezzi sono nati prima della reunion del gruppo e quindi non sono mai stai provati in sala da noi 4 insieme!
Prima di entrare in studio avevamo solo ascoltato il cd dei brani dove Elio aveva già fatto un ottima pre-produzione. Personalmente dopo qualche mese di allenamento sul 5 corde… ho registrato il basso circa un anno dopo le tracks di Alex solo con le tracce guida in cuffia e lo spartito davanti…come un orchestrale di San Remo…
Come è nato l’incontro con la Valery Records e quali sono le vostre aspettative?
[Simone Falovo]: In realtà è stata la Valery a cercare noi e questa è una cosa insolita in campo musicale... La cosa è successa quasi tre anni fa, quando avevamo appena completato la stesura di tutti i brani ed è stato quasi un avvenimento “telepatico”... Dobbiamo dire grazie a Niki (il boss della label) che ci ha dato l’opportunità di realizzare un ottimo rientro sulle scene senza esercitare nessuna imposizione stilistica nei nostri confronti. Aspettando anche i nostri tempi di gestazione!
Rispetto al passato, possiamo contare su una label che cerca di far conoscere il più possibile la band in tutta Europa, grazie alla loro solita grande mole di lavoro in questo senso. A livello di concerti, ci rendiamo conto che quando si sta tanto tempo fuori dal gioco occorre rimettere in moto la macchina e purtroppo si rischia di perdere dei grandi appuntamenti, che forse la band anche solo per diritto di anzianità meriterebbe. Speriamo con questo episodio di avere grandi spazi e gigs per suonare: stiamo anche esaminando seriamente la realizzazione di un video professionale (il primo della nostra storia) che potrà sicuramente accompagnare meglio la promozione del disco.
La copertina risulta molto spartana, con una semplice vostra foto. Una casualità o un particolare motivo che rispecchia il vostro modo di vedere le cose e si ricollega ai temi trattati nel disco?
[Alex Jorio]: Per noi non sono mai casualità e dietro ci stanno ore e ore di elucubrazioni. Questa è la prima volta che compariamo sulla copertina di un nostro album quasi a significare. ECCOCI TORNATI ! Con un piglio tra Terminator ed i personaggi di un Noir dove ne escono fuori 4 personalità che fanno parte di un’unica entità... anche se si tratta di un’entità un po’ invecchiata e senza il fisico di Terminator...(ride).
[Elio Maugeri]: L’idea ci venne dopo che Alex, visitando una mostra fotografica di Gilbert & George, due artisti inglesi molto originali e provocatori, mi suggerì di andarla a vedere. Mi colpì molto la struttura delle fotografie, dei grandi pannelli costruiti a mosaico con una connotazione cromatica e visiva molto d’impatto e così è nata l’idea: lo stesso concetto cromatico trasportato in una nostra fotografia. Abbiamo ideato un booklet creando un pieghevole che riproducesse la stessa foto in 8 colori differenti, in modo che il singolo acquirente, possa scegliere la front cover del colore a lui più gradito. Hai presente la Cromoterapia? Uno stato d’animo abbinato ad un differente colore... Ci preoccupiamo anche della salute dei nostri fans! Ah ah!
Anche per questo album, il lavoro di songwriting è stato particolarmente curato con testi impegnati, profondi e di denuncia sociale, che affrontano spinosi temi d’attualità. Ci volete parlare più in dettaglio dei vari brani.
[Simone Falovo]: “Living 4” per noi è quasi un concept album che contiene una serie di messaggi rivolti alla coscienza del genere umano: il nostro pianeta riversa in gravi condizioni di salute, nonostante le sue innumerevoli risorse. Disastri ecologici, scarsità d’acqua, disboscamenti, inquinamenti vari, squilibri sociali... sono delle questioni che noi non riusciamo ad ignorare, anche se il rock’n’roll si presta per tradizione a storie di amore e di conquiste sentimentali finite bene o male, tradimenti... “The Water Diviner” parla in modo figurato della scarsità d’acqua che molti trascurano... “Dirty War Of Bloody Angels” parla delle “guerre sante” in nome dell’esportazione di democrazia e libertà... ma in realtà mosse da interessi commerciali di ricostruzione ed accaparramento di risorse locali. “Evil Empire” è una nostra riflessione sul potere delle Corporazioni, che manipolano le masse a livello mondiale e quindi tutto questo movimento pazzesco (sacrificio) è solo per incrementare i profitti di quei pochi che le detengono: compagnie petrolifere, banche, assicurazioni, aziende farmaceutiche e chimiche, costruttori di armi, aziende automobilistiche, e così via.
“Fake News” è un nostro presentimento sul fatto che molte delle notizie che sentiamo dai media siano “precotte” (o preparate accuratamente a tavolino con una decisa interpretazione e rivisitazione delle stesse, se preferite)... “Get Power From The Sun” è un nostro grido di speranza, che vale anche per un argomento così delicato per l’ambiente, come le fonti di energia. In Italia specialmente stiamo andando contro corrente e nulla o pochissimo è fatto per trarre energia dalle fonti naturali come l’energia eolica, la solare, o idrica... anzi, “ci” stiamo buttando su inceneritori, centrali nucleari, insomma stiamo facendo degli enormi passi indietro rispetto ad altre nazioni europee come la Danimarca, molto più sensibili alla salvaguardia dell’ambiente...
In tempi di download selvaggi e freddi formati in mp3, pensate che sia rimasto ancora qualcuno in grado di “ascoltare” la musica con il cuore per coglierne sentimenti e significati?
[Simone Falovo]: Che bella domanda! Sono pienamente d’accordo sul fatto che il download oggi ti permetta di avere il “mondo musicale” ai tuoi piedi, ma quanti di quelli che hanno le discografie intere di qualsiasi musicista nel proprio hard disk, hanno poi la pazienza e la passione di mettersi ad ascoltare come dicevi tu prima “con cuore” quello che hanno scaricato? Secondo me pochi, anche perché l’approccio è completamente diverso, quasi sempre non hanno il libretto dei testi sottomano, che invece per tutti noi è sempre stato il momento sacro dopo l’acquisto di un album. Metterlo nel lettore (o ai tempi del vinile sul piatto) e poi gustarsi il libretto con tutti i credits di copertina ed ovviamente i testi, che non dimentichiamolo, fanno sempre parte del brano...Oggi ti passano un MP 3 di qualcuno, sai a malapena il titolo, non sai chi ci ha suonato, chi l’ha prodotto, chi ha scritto i testi... sì d’accordo andrai poi sulla rete a fare tutte le ricerche, ma a livello di oggetto e di “rito” è un’altra cosa.
Concordo pienamente Simone! In “Get Power From The Sun” troviamo come ospite Mauro Pagani (ex PFM), che vi omaggia con un inserto di flauto traverso. Come è nata questa collaborazione?
[Alex Jorio]: In maniera del tutto spontanea. Mauro è un amico di lunga data, amicizia nata al di fuori dell’ambiente musicale e noi siamo cresciuti con la PFM come riscatto verso la musica straniera. Quando “Get Power From The Sun” è stata terminata, avevamo questa coda dal sapore prog che richiedeva un solo ed io ho detto ai ragazzi che avrei chiesto a Pagani, che ovviamente si aspettava di utilizzare il violino! Sostenendo di essere arrugginito con il flauto, ci ha regalato questa perla di talento e di amicizia. Grazie Mauro!!
Voi che avete vissuto i mutamenti della scena metallica nazionale, sin dagli albori, come l’avete ritrovata oggi, alla luce dei profondi cambiamenti tecnologici avvenuti in questi anni? Cosa si può migliorare ancora?
[Simone Falovo]: Sicuramente ci sono più mezzi per poter emergere; la rete per la promozione ed il PC per realizzare le proprie idee, aiutano molto... Ci sono più etichette e anche molte agenzie di booking, più locali, più sale prove, più scuole di musica, insomma è una “struttura” notevolmente migliorata rispetto a 25 anni fa...Quando abbiamo iniziato era una cosa pionieristica, le band si dovevano organizzare per tutto: la registrazione del disco, le date, la promozione in generale, era tutto un fai da te...Per la situazione attuale, non vedo purtroppo margini di miglioramento, forse perché il mercato è un po’ saturo e perché il download distrugge molte risorse necessarie ai gruppi...
Anche se i vostri precedenti lavori sono stati già stampati in formato cd, esiste la possibilità di renderli disponibili nuovamente, magari con l’aggiunta di materiale inedito? So che avete pure un live, registrato nel 1993, che purtroppo non ha mai visto la luce...
[Alex Jorio]: Sono in progetto le rimasterizzazioni dei nostri album contenenti bonus e inediti inerenti al periodo storico di uscita, appunto in “Big City” sarà contenuto il concerto che hai citato. Peraltro avevamo iniziato l’operazione da “Over The Space” interrotta purtroppo per una diatriba legale che ci restituisce ad oggi la proprietà dell’opera per tutto il mondo tranne il territorio italiano.
Tanto tempo fa la rivista Kerrang vi definì, in sede di recensione, gli “Italian Aor Gods”. Quanto giovò alla band questo complimento e soprattutto vi rispecchiate ancora in questa definizione?
[Simone Falovo]: Il periodo di “Due”, che è stato sicuramente il più florido per la nostra band, era un periodo di pieno impeto, sia compositivo che propositivo; eravamo molto pimpanti e pronti a spaccare il mondo... è così che venne di getto quell’album, che ci ha dato veramente tantissime soddisfazioni per tutte le critiche eccellenti che abbiamo ricevuto su tutte le riviste specializzate. Noi ci consideriamo una band in continua evoluzione, ciò è stato anche per “Living 4” e la causa di questo è che noi tutti ascoltiamo tutti i generi di musica più disparati e quindi, inevitabilmente, i nostri ascolti influenzano in parte quello che noi riusciamo ad esprimere in quel dato periodo storico della band. “Due” è un bellissimo disco e secondo me è rimasto unico in Italia, ma fotografa perfettamente quello che noi potevamo esprimere a livello compositivo in quel momento. Anche se la lavorazione del nuovo album ha richiesto un lasso di tempo enormemente più lungo, ci sono delle cose che ricordano l’intenzione genuina di “Due”... per cui considerato il momento attuale, non ci sentiamo più tanto “AOR Gods”, ma allo stesso tempo ci sono alcuni pezzi che mantengono la ricerca di melodia che contraddistingue il genere...
[Stefano Turolla]: La prima cosa che mi viene in mente è che, se a distanza di 15 anni questa citazione viene riportata in tutte le recensioni di “Living 4”, vuol dire che è servita a tenere viva la memoria e questo ci lusinga molto, forse allora non portò chissà quali benefici perché all’atto pratico non ci cambiò la vita. Noi non fummo capaci di cavalcare l’onda, forse perché era troppo alta... e chi doveva farlo per noi, nemmeno la vide... Per il resto non sta certo a noi dire se tale definizione ci abbia mai calzato a pennello e tanto più adesso, sappiamo benissimo che stiamo rientrando nel “giro” dalla porta di servizio e quindi dobbiamo farlo in punta dei piedi.
Il disco che vi ha fatto innamorare perdutamente della nostra musica.
[Alex Jorio]: Se intendi del Rock mi sento di dire FIRE di Arthur Brown con Carl Palmer alla batteria che da bambino mi fece impazzire!
[Simone Falovo]: Led Zeppelin “II” perché quando uscì avevo 9 anni, e, sotto le sollecitazioni di mio fratello maggiore, che suonava la chitarra elettrica, cercavo di suonarlo alla batteria che i miei genitori mi avevano regalato! PIETRA MILIARE.
[Elio Maugeri]: I miei genitori mi regalarono la mia prima chitarra, una Eko, a 11 anni e ricordo che feci serigrafare sulla cassa il volto stilizzato di Jimi Hendrix. Anche se, quando il grande Jimi è morto nel ’70, io avevo solo 12 anni, il suo album “Are You Experienced” resterà in assoluto uno dei più grandi capolavori della storia del rock.
Quali sono i vostri ascolti recenti e quelli abituali?
[Alex Jorio]: La musica è un grande vocabolario, se hai voglia lo leggi tutto, se no salti i capitoli o spulci per cercare quello che ti serve al momento... Dato che devo tornare a suonare dal vivo con un certo tipo di groove sto ascoltando Jimi Hendrix Experience con il compianto Mitch Mitchell.
[Simone Falovo]: Negli ultimi 3/4 anni ho ascoltato molto i seguenti dischi: “Love” dei Dramagods, uno dei più bei dischi di hard rock degli ultimi 10 anni, tutti gli album di Devin Townsend Band e tutta la discografia dei King’s X (15 album) , la hard rock band più originale-sorprendente-talentuosa degli ultimi 20 anni. Quelli abituali: Beatles, Todd Rundgren, Edgar Winter, Zappa, Zeppelin, Jeff Beck.
[Elio Maugeri]: Quelli che hanno formato il mio background musicale: Hendrix, Zeppelin, Beatles, Rundgren, Utopia, E.Winter, Purple, Yes, Genesis, buona parte della soul and black music, Marvin Gaye in primis, Aretha Franklin, Steve Wonder... per poi arrivare a Peter Gabriel, Police, King’s X (mi associo alla definizione di Simone), Kevin Gilbert (geniale!) Prince, Foo Fighters, Alter Bridge e molto altro ancora.
Cosa dobbiamo attenderci ora da parte degli Elektradrive? Quali sono i vostri progetti futuri?
[Elio Maugeri]: Certamente una serie di concerti per promuovere “Living 4”, che sta richiedendo un notevole impegno durante le prove. Siamo molto attenti all’aspetto live: il nostro approccio è molto meticoloso e professionale. Inoltre, non vogliamo assolutamente deludere i nostri fans e le aspettative che questo disco ha suscitato. Progetti futuri al momento non saprei, anche se continuo a comporre ed ho già del buon materiale su cui lavorare. Coltivo sempre l’idea di un mio progetto solista e spero, prima o poi , di poterlo realizzare. Ripeto, al momento, priorità assoluta alla promozione di “Living 4”.
[Stefano Turolla]: Sicuramente qualcosa d’interessante. Progetti definiti non ce ne sono perché scaramanticamente si attende il feedback che “Living 4” riuscirà ad avere. Pezzi in cantiere però ne abbiamo e quindi, se si vuole dar seguito all’attuale lavoro, si può selezionare già del materiale. La macchina è ripartita seppur con grande lentezza , ma le cose pesanti partono lente e poi non si fermano mai... Stiamo pensando al LIVE con grande attenzione. E’ vero che siamo vecchi e con molti impegni, ma la voglia di suonare dal vivo non manca e stiamo organizzando delle date. Se anche l’Europa ci apre le porte sicuramente si prenderà in considerazione quella possibilità come anche quella di suonare oltre oceano.Ovviamente gli impegni quotidiani ci costringono a stare con i piedi per terra, ma chissà che questa volta si riesca veramente a farsi sentire in giro, d’altronde organizzarsi in 4 è più facile che in 5...
A voi la chiusura dell’intervista.
[Elio Maugeri]: Ci auguriamo che questo nuovo lavoro, lungo e impegnativo, possa regalarci quella gratificazione artistica (in Italia e oltre confine) che da tanto tempo aspettiamo e che ci possa permettere un ulteriore salto di qualità. Vorremmo anche che, gli addetti ai lavori e i nostri fans, vecchi e nuovi, comprendano il nostro percorso di maturazione artistica che ha originato “Living 4” che, personalmente, reputo senz’altro e sotto tutti i punti di vista, il miglior album della nostra carriera. Ai posteri l’ardua sentenza! A nome di tutti, un grazie per la vostra disponibilità. All the best!
Un grazie a voi da parte di Metallo Italiano, bentornati a “rockare” fra noi!
Intervista di Sergio
Nardelli
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