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Un altro importante rientro sulle scene è quello di Fulberto Serena, che negli anni ’80, lasciò una indelebile traccia nella storia del metal tricolore, attraverso i primi due album dei Dark Quarterer. Molti anni sono passati da allora, ma come ognuno di noi sa, la passione per la nostra musica è impossibile da fermare. Il ritorno di Fulberto con i suoi ETRUSGRAVE ne è l’ennesima conferma. Noi lo abbiamo contattato per una piacevole chiacchierata fra passato, presente e futuro.
Ciao Fulberto! E’ con immenso piacere che salutiamo il tuo rientro sulle scene, dopo tutti questi anni di assenza. Senza entrare nei particolari personali della vicenda, ti va di riassumerci questo lungo periodo, dalla tua uscita dalle scene fino ad oggi?
Un saluto a te Sergio e a tutti i lettori di Metallo Italiano. Certo che narrare quasi diciotto anni di assenza dalle scene in poche righe, è impresa piuttosto ardua. Comunque, restringendo molto, posso dire che dopo il ’90 (ero già uscito dal gruppo dei Dark Quarterer), mi sono preso un periodo di “ricostruzione” personale, non certo abbandonando la musica metal, ma facendo anche cose diverse. Mi sono dedicato in particolare allo studio della musica classica, del jazz, della bossa-nova e del flamenco, naturalmente nelle giuste misure, perché sarebbe piuttosto presuntuoso affermare di avere approfondito tutto. Avevo bisogno, dopo oltre cinque anni di assidue composizioni, di portare “acqua nuova” al mulino e, nonostante avessi già alle spalle due LP (a quei tempi non esistevano ancora i CD), ho riveduto tutto il mio patrimonio musicale costruito fin dagli anni ’68, aspettando con entusiasmo l’occasione di riformare un gruppo, cosa che, nonostante l’impegno di lavoro (quello vero della pagnotta), si è presentato proprio nel nuovo millennio. Posso dire di avere due millenni di esperienza?
Vuoi presentarci dunque gli ETRUSGRAVE ai lettori di Metallo Italiano?
La prima importante “tessera” del mosaico Etrusgrave, è stato un vecchio amico e collega di lavoro: Luigi Paoletti, già esperto e versatile bassista nei gruppi locali della mia zona fin dagli anni ’70. Sia Luigi che io, facevamo musica “da sala” o quantomeno quei motivi che andavano in voga nei locali dopo ogni Festival di Sanremo o Festivalbar, ma nei “ritagli” di tempo dedicavamo la nostra vera passione musicale al Rock dei Led Zeppelin, Uriah Heep, Deep Purple, Chicago, Black Sabbath, Santana e Grand Funk. Insomma seguivamo tutto quello che c’era di nuovo sul panorama musicale mondiale... e vi assicuro che non era poca roba, (grandissime annate Rock, quelle del ’70 -’78). Bisogna anche dire che Luigi, è sempre stato dotato di un orecchio musicale notevole e non ha mai incontrato difficoltà ad eseguire le partiture dei bassi di propria elaborazione, nei brani da me proposti. Successivamente, dopo alcuni cambi forzati della line-up (come Carlo Funaioli, ex batterista dei Domine e Claudio Taddei, vocals), è sopraggiunta la seconda “tessera”: Tiziano “Hammerhead” Sbaragli, un giovane cantante dalla voce potente e molto personale, capace di escursioni vocali notevoli e già partecipante come front-man anche con gli Harvest di Livorno. Tiziano, inoltre, ha la notevole capacità di apprendere un brano anche solo dopo due o tre ascolti, oltre che una padronanza nella stesura dei testi in lingua inglese, più che disinvolta. Ultima, ma solo in ordine di arrivo, è stata la “tessera” Francesco Taddei a completare il mosaico. Francesco, è un ragazzo straordinario e disponibile, capace di elaborare tempi e ritmi perfettamente consoni al nostro genere epico. Egli “vive” praticamente sulla batteria ed appena gli impegni di lavoro lo rendono libero, siede sul panchetto della sua drum e studia nuove performance perfezionando con assiduità e cura gli insegnamenti della scuola di percussione che frequenta tutt’ora. In conclusione: Luigi Paoletti (bass), Tiziano “Hammerhead” Sbaragli (vocals), Francesco Taddei (drum) e Fulberto Serena (guitars), sono le definitive “tessere” (line-up) che compongono il mosaico del gruppo degli ETRUSGRAVE.
Il tuo rientro ufficiale si concretizza con l’uscita del demo “On The Verge Of War”, nel 2004, a cui fa seguito il demo “Behind The Door”, nel 2007. Quali sensazioni hai provato quando hai riacceso i Marshall e la tua chitarra ha ripreso a “ruggire”?
La prima volta, dopo molti anni, che ho visto riaccendersi la spia rossa della testata Marshall e sentito il ronzio della frequenza uscire dai coni, ho esitato un attimo prima di inserire il jack nella mia chitarra“Destroyer” e azionare lo stand-by. Avevo paura che quello che avrei udito non mi sarebbe piaciuto o perlomeno non mi avrebbe appagato. Ma era solo un timore infondato! Il primo Mi maggiore è uscito con una potenza inaudita che per diversi secondi ha tenuto le mie dita incollate sulla tastiera, incapaci di muoversi. Pochi attimi di indecisione e poi le prime scale e gli accordi hanno iniziato a scorrere sempre più veloci lungo il manico. Quando mi sono “calmato”, erano passati oltre quaranta minuti e le orecchie mi fischiavano talmente da non sentire neppure le lamentele dei vicini di casa! In quel momento, uno spontaneo sorriso di soddisfazione a 180 gradi, mi ha fatto capire che ero pronto a ricominciare una nuova sfida con me stesso e con il Metal.
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Grande Fulberto! Eeh eeh!... Sia la copertina di “Behind The Door” che la scelta del vostro azzeccato nome ETRUSGRAVE, sono stati un modo di mantenere il contatto con il tuo passato per ricominciare esattamente da dove avevi interrotto?
Per la verità, all’inizio dell’avventura il nome del gruppo era “Nothung”, rifacendosi alla leggendaria spada di Sigfrido nell’opera di R.Wagner “L’anello del Nibelungo”. Purtroppo abbiamo appreso che esisteva già in Germania una formazione con questo nome e per rispetto delle tradizioni (le loro) abbiamo deciso di cambiare moniker. Dovevamo trovare un nome difficilmente replicabile e, inevitabilmente, la scelta (pensando alle tradizioni) è caduta sulle origini della nostra costa Tirrenica (Baratti-Populonia) unica al mondo, ricca di necropoli e reperti archeologici degli Etruschi, un popolo tutt’oggi sconosciuto e misterioso. Poiché, già in passato avevo affrontato il tema con il disco “Etruscan Prophecy”, abbiamo deciso di coniugare le parole “Etruscan” e “Grave” con il risultato del nuovo moniker: “ETRUSGRAVE”.
Nonostante gli sforzi fatti per cambiare rotta, i “Padroni del Destino” ci avevano ricondotto al punto esatto in cui avevo interrotto!
Quali sono i motivi che ti hanno spinto a rispolverare, dal tuo vecchio repertorio, il bellissimo brano “Lady Scolopendra” (tra l’altro già incluso nel vostro 1° demo “On The Verge Of War”)?
Sinceramente, la versione riarrangiata e proposta dai Dark Quarterer nel loro terzo lavoro “War Tears” ed incisa successivamente al mio abbandono dal gruppo, non ha incontrato il mio favore di compositore della parte musicale. Per questa ragione, a distanza di molti anni, ho scelto di riproporre questo bellissimo brano nella sua versione pressoché originale, pur rispettando i testi scritti da Nepi.
E’ cambiato il tuo modo di comporre? Quali sono le vostre fonti di ispirazione?
Molti “veterani”che mi hanno seguito fin dagli anni ‘80, si saranno sicuramente accorti che il mio modo di comporre musica non è affatto cambiato e spero tanto che per essi, sia stato un piacevole “tuffo nel passato” mentre, per i nuovi e più giovani ascoltatori probabilmente, sarà la scoperta di qualcosa di nuovo, un genere di musica che esce dai soliti schemi prefabbricati, dei brani non eccessivamente aggressivi, con una giusta dose di armonie e melodie. Per il resto, le fonti di ispirazione sono ancora le stesse: storie fantastiche, personaggi immaginari, situazioni tristi della vita, avvenimenti tragici ed eterni (come le guerre) e infine, profezie antiche poco conosciute, le quali, ci riportano con delle semplici valutazioni, al futuro del pianeta e dell’umanità in base agli avvenimenti attuali (come l’inquinamento sconsiderato).
Come si è sviluppato il processo di realizzazione di “Masters Of Fate”? Hai qualche aneddoto a riguardo?
Dopo il primo demo, realizzato con mezzi modesti per tentare un primo approccio alle webzines, abbiamo assestato definitivamente la formazione del gruppo, abbiamo provato, suonato e riprovato in maniera continua ed assidua, (diremo quasi maniacale). Il numero dei brani terminati cresceva ed avevamo superato, quasi senza accorgercene, abbondantemente la durata di un normale CD. Tutti d'accordo abbiamo detto: perchè non facciamo un altro demo, registrato sempre in presa diretta, ma di qualità un po' superiore e proviamo a proporlo seriamente in giro?. E così è stato. Dalle recensioni positive che abbiamo ricevuto, dalla My Graveyard Prod. soprattutto, è nata la volontà di finalizzare tutto il lavoro svolto in un CD vero e proprio. Abbiamo scelto i brani da inserire, la loro sequenza logica ed il gioco è fatto: così è nato “Masters Of Fate”. Nessun aneddoto: solo lavoro continuo ed appassionato.
Vuoi farci una breve presentazione per ogni brano contenuto in “Masters Of Fate”?
“Deafening Pulsation”, tratta del fatto che nessuno di noi, ricorda la propria nascita e la pulsazione assordante del sangue con la successiva esplosione di luce quando comincia la vita, come nessuno di noi conosce la pulsazione assordante del sangue nel cuore, quando rallenta ed arriva lentamente al grande salto nel buio: la morte. “Dismal Gait”, descrive i pensieri folli e l’andatura incerta e claudicante di un personaggio che si dirige verso il “pozzo dei desideri”, ma non per gettare dentro una moneta, ma bensì per gettarsi lui stesso dentro il pozzo, dopo aver rinunciato a qualsiasi forma di felicità che la vita ha offerto, secondo lui, solo agli altri. “The Last Solution”, è la narrazione della profezia di Tagète, un saggio dalle sembianze di un bambino che compariva per poche ore nelle terre degli Etruschi durante la semina, insegnando loro i comandamenti da applicare per il rispetto della madre Terra e pertanto dell’essere umano, avvertendoli che se tali regole non fossero state rispettate, al suo ritorno avrebbe dovuto applicare “L’ultima Soluzione”: cioè la distruzione del pianeta!“The Only Future”, ci avverte che stiamo uccidendo, sia l'umanità con la fame e le continue guerre, sia l'ambiente con l'inquinamento sempre più devastante. Non è difficile prospettare l'unico futuro possibile se non cambieremo rotta: la fine dell'esistenza umana! “Wax Mask” narra di un giovane che si aggira in un museo delle cere. Si sente osservato dalla maschera di cera di un antico guerriero e in pochi attimi, rivive le paure della guerra e la sofferenza delle ferite subite dal soldato. Il giovane si commuove per la vita esasperata del milite ed allora la maschera, percepite le sue sensazioni, piange, sgorgando una calda lacrima che fonde la cera! “Lady Scolopendra”, omonimo dell’aracnide che, come la mantide religiosa, si ciba del maschio dopo il rapporto, ci ricorda che prima o poi incontreremo nella vita una donna che avrà una tale influenza sui nostri sentimenti. Sarà solo una nostra scelta permetterle di appropriarsi di noi! Infine, “Masters Of Fate”, brano nel quale si ricorda che ognuno di noi, alla nascita, sceglierà la vita che vorrà vivere, comportandosi nei modi migliori o peggiori sia nel bene che nel male, ma comunque sia, tutti gli eventi, compresa la lunghezza della vita, saranno gestiti dai Padroni del Destino, vecchi Saggi che manovrano e recidono a loro discrezione, i fili della nostra esistenza. Comunque, musicalmente parlando, tutti i brani hanno una struttura del “racconto” (noi lo chiamiamo così, perchè tale lo intendiamo) pressochè comune, e cioè: introduzione, strofe/ritornello, assolo strumentale, strofe/ritornello, chiusura. Formula a nostro giudizio necessaria per un piacevole ascolto e per lasciare più facilmente un po' della nostra musica nella memoria di chi ci ascolta, ad esempio, in un concerto.
L’importanza di avere alle spalle una etichetta come la My Graveyard Productions penso sia evidente, soprattutto per una band ed un genere come il vostro. Come siete giunti in contatto con Giuliano? Avresti mai immaginato che il destino avrebbe ricongiunto le strade con i Dark Quarterer attraverso la stessa label?
Diciamo che ci ha fatto un po' da ponte la Metalmyths (grande Elena!!). Successivamente abbiamo inviato la demo a Giuliano che ha accolto favorevolmente il nostro lavoro ed abbiamo concluso un accordo con lui per la produzione e la distribuzione. Diremmo che non è stato poi così difficile: merito senz'altro della sua pazienza e disponibilità oltre l’indiscutibile competenza. E così, tramite la MyGraveyard, la nostra strada musicale si ritrova, per così dire, con quella dei Dark Quarterer: hai detto bene, se il destino vuole così, così sia. Non vedo perchè ci dovrebbero essere dei problemi. Se il futuro ci riserverà una serata di musica insieme, ben venga!
Dagli anni ’80 molte cose sono senz’altro migliorate, soprattutto a livello tecnologico. Tu che hai vissuto sulla tua pelle l’esperienza di essere tra i prime mover, come vedi l’attuale scena italiana e cosa pensi si possa fare ancora per imporsi totalmente a livello internazionale?
La tecnologia più avanzata ed evoluta per me è sempre bene accetta, ma soltanto se usata con criterio e parsimonia. Ad esempio: noi non usiamo artifici o elettroniche particolari per la nostra musica e quello che si sente nel CD è poi quello che riproponiamo dal vivo. Altro discorso in sala di incisione: le tecniche degli anni ‘80 sono, a confronto con quelle di oggi, pari all'età della pietra. Il fatto poi di poter disporre di un mezzo potentissimo come Internet per discutere, proporre, conoscere e farsi conoscere, assume attualmente una posizione di indispensabilità per il raggiungimento dei fini prefissati. Ma comunque, al di là del superiore livello tecnologico, oggi la situazione in Italia è ben diversa da quegli anni; allora pochi gruppi, isolati, costi altissimi di registrazione, non parliamo poi della distribuzione!!! Oggi tanti gruppi, tutti più o meno conosciuti ed in relazione tra di loro, con le webzines e le label, costi più umani. Quindi, con questi mezzi e presupposti migliori, il tutto a supporto di un qualche cosa di buono ed originale da proporre, penso proprio che la situazione generale sia con tendenza in sviluppo positivo. A livello internazionale dici? Beh, noi stiamo con i piedi ben ancorati a terra, comunque, a mio parere, in Italia ci sono senza dubbio gruppi che fanno metal e che non sfigurano minimamente a confronto con quelli stranieri. Appunto: chi l'ha detto che il meglio sta sempre da un'altra parte?
Condivido pienamente Fulberto!... Da veterano della scena italiana, quali consigli ti senti di dare alle giovani band?
A parte il datevi da fare, andate d'accordo, studiate, ma soprattutto divertitevi (in seguito si vedrà), un consiglio che ripeto spesso ai ragazzi, che spesso ci vengono a trovare durante le prove, è il seguente: non copiate i copiatori. Ascoltate quello che facevano i primi rocker degli anni '70, quello che riuscivano a tirare fuori dalla propria fantasia e dalla propria tecnica, con pochi esempi da emulare e tanto da inventare. Se non sbaglio (..e non sbaglio..) questo è quello che ripete in continuazione Pino Scotto a chi gli rivolge la stessa domanda. E non potrebbe dire altro: è la verità.
In tempi dove tutto è a portata di un semplice “click”, le riviste cartacee stanno resistendo eroicamente e vengono affiancate dalle webzines. Cosa pensi di questi due modi diversi di supportare la scena?
Appezzo indistintamente tutto quel che viene fatto per dare man forte a tutti coloro che suonano o che in altri modi, si danno da fare per proporre e far conoscere al pubblico la musica che amano. Non è facile, ma i mezzi ci sono e, cartacei o meno, sono tutti bene accetti. Ricordo con piacere le prime riviste italiane, tipo Ciao Amici, Big o Giovani, nelle cui pagine, insieme ai vari articoli relativi alla canzone melodica italiana, facevano la prima timida apparizione gli articoli sul mondo rock internazionale. I primi critici musicali italiani stavano affilando lì le loro armi che poi sarebbero divenute specializzate come Rockerilla, Metal Shock ecc. Certo è che quello che fanno le webzines oggi ha assunto una capacità ed una capillarità di penetrazione pressochè individuale, ben superiore a quella che le riviste riescono a fare, anche per deficienza di non poter dare le notizie in tempo reale, ma devo ammettere che la “carta” ha un suo fascino indiscutibile (conservo ancora le riviste rock degli anni ’80). Di contro però, con le webzines, nasce il fatto che in questo modo piove “tutto su tutti”, ma sicuramente ritengo che questo sia un male minore rispetto al quasi totale isolazionismo che soffrivamo noi negli anni 80. Chi ascolta saprà poi ben discernere il materiale proposto e farne tesoro.
Cos’è e cosa rappresenta per te l’heavy metal?
La domanda è difficile. Ed alle domande difficili bisogna, come quando si andava a scuola, sviare un po', nella speranza che il professore non se ne accorga! Comunque rispondo con sincerità e brevità. L'HM per me è il mezzo più diretto, energico e potente per tirare fuori e proporre quello che mi sento di dire agli altri. Se poi tutto questo è accettato ed apprezzato, bene, sarà motore per dire di più e meglio. Tutto qua. La formula è semplice, ma credimi, a farlo è tutt'altro che uno scherzo. Ma il bello è che quello che intendiamo noi della “vecchia guardia”, parlo di me e Luigi, è la medesima cosa che si propongono di fare gli altri due Etrusgrave (i giovani, chiamiamoli così, che sono contenti...) e quindi, discussioni zero e voglia di fare tanta.
Qual è la cosa che più apprezzi dell’ambiente musicale e quella invece che non sopporti.
In chi suona apprezzo la voglia di fare, la ricerca dell'originalità, la via diretta senza mezzi termini, la voglia di suonare dal vivo, la capacità di rimettersi in discussione (.. dillo a me!..), ma non mi piace chi non pensa con la propria testa, chi fa suoi i giudizi di altri, chi non mette del suo in quello che fa. In chi collabora e sta intorno a chi suona, apprezzo molto il rispetto per chi fa musica e per quello che riesce bene o male a creare e soprattutto, apprezzo chi la musica l'ascolta davvero, con la testa e con il cuore, tralasciando tutto quello che spesso ci viene costruito intorno, magari solo per finalità di mercato.
Il disco che ti ha cambiato la vita.
Forse vi sembrerà retorico, ma il primo disco che ho ascoltato, addirittura mettendolo sul piatto e azionando il braccetto (parlo delle vecchie fonovaligie) in casa di un amico, è stato un brano di Paul Anka, esattamente “Diana”. Questa canzone scatenò in me la fantasia di inventarmi melodie (era il 1961) e successivamente con l’ascolto della struggente musica di “Scandalo al Sole”, ebbi la conferma di questa mia predisposizione. La notte mi addormentavo pensando a motivetti assolutamente nuovi che il giorno dopo fischiettavo. Cinque anni dopo sarei entrato in possesso della mia prima chitarra acustica... tutto il resto è storia!
C’è qualche cosa di cui vorresti parlare, ma che puntualmente nessuno mai ti domanda?
Mah, qualcosa si potrebbe dire, magari sul futuro. Non quello immediato, ma proprio del futuro, spero, lontanissimo. Non so per quanti anni ancora potrò reggere lo stress a cui sei sottoposto quando devi fare composizioni, arrangiamenti, montaggi, incisioni, concerti live, viaggi lunghissimi ecc. Tutte cose che quando sei giovane affronti con spensierata disinvoltura ed inesauribile energia.
Dopo molti anni di inattività, il primo scopo per cui mi sono rilanciato con entusiasmo nel mondo del Metal è stato quello di passare gradualmente il testimone ai ragazzi emergenti, insegnando loro quel bagaglio musicale autocostruito che possa un giorno aiutarli a volare benissimo anche con le proprie ali. In parte mi sento appagato di quanto ho realizzato finora: ho contribuito al successo del mio vecchio gruppo e probabilmente ci riuscirò anche con i nuovi ETRUSGRAVE, e se mai dovessi smettere, anche solo per questioni fisiche, state tranquilli: stavolta la “Penna Oscura” di Fulberto sarà sempre attiva!
So che siete già inclusi nel bill di alcuni importanti festival, come il “B-Hof” in Germania e la 3° edizione del “Play It Loud”. Quali sono le vostre aspettative e quali saranno i prossimi passi degli Etrusgrave?
Il 2009 sarà per noi un anno importante. Oltre queste date ne abbiamo anche altre in discussione che, per parte nostra, contiamo senz'altro di onorare. Poi, ovviamente, ci affideremo alla My Graveyard Prod. Inoltre, lo abbiamo già confermato in una precedente intervista e qui lo ripetiamo, stiamo lavorando a due/tre brani per il terzo CD: quelli per il potenziale secondo sono già tutti pronti.
Bene, non vediamo l’ora di sentirli!... Chiudi l’intervista a tuo piacimento.
Concluderemmo con una proposta per i giovani: ragazzi, se vi piace, mescolate la vostra energia giovanile con l'esperienza “rockettara” di chi ha imparato a suonare ascoltando Hendrix, Moore, Gallagher, Beck, Clapton, Page, Iommi, West, pur senza perdere di vista Malmsteen, Vai, Satriani e tutti questi, solo per citare alcuni chitarristi: l'alchimia che ne verrà fuori sarà senz'altro micidiale.
In chiusura, vorremmo ringraziarti Sergio, per questa lunga intervista e per l’opportunità che ci hai dato di apparire su “Metallo Italiano”, ringraziare i redattori, i collaboratori, tutti gli iscritti, i lettori e i simpatizzanti di questa fantastica Webzine. Ciao da Fulberto, Luigi, Tiziano e Francesco!
Grazie a te per la tua disponibilità e nella speranza che i lettori facciano tesoro dei tuoi consigli, ci uniamo al tuo motto: Gutta Cavat Lapidem!
Intervista di Sergio
Nardelli
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