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Siamo
in compagnia di Andrea e Mauro, rispettivamente chitarra e voce degli
EVILFIRE, giovane band di Monza, uscita allo scoperto con il loro
ep dal titolo “Tail Eating Dogs”, un buon lavoro che ha riscontrato
buoni consensi di critica e pubblico. Noi siamo andati ad indagare...
Gli Evilfire nascono nel 1996 e solo
nel 2005 esordiscono con un promo. Volete raccontare la vostra storia
ai lettori di Metallo Italiano e a chi ancora non vi conosce?
[Andrea]: Tagliando molto corto una storia che dura appunto da più
di dieci anni, diciamo che abbiamo iniziato come molti: un gruppo
di adolescenti “ammalati” di musica che decidono di fare qualcosa
in prima persona. Siamo cresciuti con costanza, fino a quando nel
2003, abbiamo trovato una line-up stabile ed affiatata, che è poi
quella di oggi con l’eccezione di Matteo al basso (oggi negli Ananke)
al posto di Elia. Questa formazione ci ha permesso di portare le cose
su un piano più serio e professionale, creando la nostra musica, musica
che, con tutte le sue sfumature, si inserisce senza dubbio nel filone
Heavy.
Il vostro ep “Tail Eating Dogs” si
distingue per un lavoro competitivo e professionale. Parlateci della
sua realizzazione.
[Andrea]: Innanzi tutto grazie! Per noi significa molto ogni volta
che ci viene riconosciuta la qualità di questo lavoro, anche perché
è stato fatto al 100% da queste cinque persone che sono gli Evilfire.
Tutto, dalla scrittura dei brani, al mastering del lavoro finito,
passando per l’artwork, ogni cosa è stata fatta esclusivamente dai
componenti della band, con mezzi e investimenti nostri. Sinceramente
devo dire che siamo immensamente soddisfatti ed orgogliosi del risultato
raggiunto.
Quali sono state le reazioni all’uscita
di questo ep e quali sono le vostre aspettative?
[Andrea]: Le reazioni sono assolutamente positive. Tutti hanno riconosciuto
la professionalità del nostro lavoro e la stragrande maggioranza di
addetti ai lavori ed appassionati hanno anche apprezzato la proposta
musicale in sé. Poi il mondo è bello perché è vario e quindi non a
tutti questo Ep è piaciuto al 100%, ma noi accogliamo con serenità
tutte le critiche, sicuri di quello che facciamo e proponiamo e sicuri
anche di avere ampi margini di crescita. Il lavoro ci ha poi permesso
di ottenere buone occasioni per suonare dal vivo, prima fra tutte
quella di essere selezionati al Metal Disorder e qualche proposta
per realizzare nuove registrazioni. Molte delle nostre aspettative
sono state quindi soddisfatte, ma siamo ancora affamati…
Come nasce solitamente un brano degli
Evilfire?
[Andrea]: In genere, ma non sempre, funziona così: la parte musicale
nasce da una mia idea che viene portata in sala prove, dove ognuno
ci mette il suo, riarrangiandolo e a volte modificandolo insieme.
Mauro scrive poi le lyrics e Loris i soli ed il pezzo è fatto, facile
no? In realtà poi le cose sono molto complicate perché siamo dei perfezionisti
e su ogni pezzo lavoriamo molto, almeno fino a quando non siamo soddisfatti.
Il problema è che siamo molto esigenti!
Chi scrive i testi, di cosa trattano
e qual è la vostra fonte di ispirazione?
[Andrea]: Per quanto mi riguarda si tratta di esperienze personali,
su cui cerco di riflettere per creare discorsi più ampi, dove magari
altri possano vedersi e trovare qualcosa di interessante su di sé.
[Mauro]: Personalmente scrivo per “necessità”, quando sento di aver
qualcosa da dire e da “dare”. “Painted Grey” racconta di come, spesso,
non siamo in grado di apprezzare il bello che ci circonda e che abbiamo
dentro e ci lasciamo opprimere e deprimere da ciò che siamo. “Men”
analizza e critica l’essere umano in generale. “T.E.D.” e “Die/No
Skin” si focalizzano invece su quelli che sono i passatempi preferiti
dell’essere umano: guerra e potere. “Wheels Of Time”, scritta da Andrea,
Ariprende invece temi più introspettivi e personali.
Come è nata la collaborazione con
Zak Stevens dei Savatage, che è ospite nella title track del vostro
disco? Avete qualche aneddoto da raccontarci?
[Mauro]: (ride..) E’ stato un puro colpo di... fortuna! La signora
Stevens mi contattò, tramite un mio sito, perché interessata ad uno
dei quadri da me dipinti. Quando scoprii chi fosse cominciammo ovviamente
a “parlare” di musica, Savatage, Circle II Circle e Zak. “T.E.D.”
necessitava di una parte recitata nel finale, perciò chiesi se fosse
stato possibile per Zak registrare una traccia di voce e… non puoi
immaginare la disponibilità e la gentilezza mostrata da tutti! La
sig.ra Stevens ha fatto da tramite e Zak ha registrato il pezzo durante
le registrazioni del disco dei Circle II Circle, nonostante fossero
in ritardo a causa di una sua lunga influenza! Una mattina mi sveglio
e trovo una mail di un “certo” Mark Prator che, RINGRAZIANDOCI (…),
mi allegava il file con la voce di Zak! A volte i sogni si avverano!
Il vostro sound incorpora massicce
dosi di metal classico anni ’80, che rielaborate lo rendono attuale
ed al passo con i tempi. Cosa spinge una band giovane come voi ad
innamorarsi del buon vecchio heavy metal?
[Andrea]: Difficile rispondere, non è una cosa razionale, è istinto…
è probabilmente il genere musicale che più ci provoca emozioni. In
ogni caso il metal ottantiano è solo una delle nostre influenze, una
delle diverse componenti che la nostra musica incorpora. Altri elementi
sono senz’altro il thrash e certo prog, che credo si faranno sentire
sempre di più nelle nostre prossime uscite.
Infatti stavo per chiedervelo ora…
“Wheels Of Time” mostra al suo interno qualche accenno al prog. Un
episodio isolato o un discorso da sviluppare in futuro?
[Andrea]: Come dicevo prima è con ogni probabilità un discorso che
approfondiremo in futuro e che anzi stiamo già approfondendo. Non
in maniera programmatica, ma sembra essere questa una delle direzioni
che stiamo spontaneamente seguendo. Il prog, senza esagerazioni che
spezzino il “tiro” dei brani, è certamente un’influenza che stiamo
incorporando, presa però più dalle band techno-thrash e techno-death
che non da quelle prog propriamente dette.
Recentemente anche da parte delle
nuove generazioni c’è la voglia di riscoprire l’essenza dell’heavy
metal. Che significa per voi heavy metal?
[Andrea]: Macerie! Ah Ah… No, scherzi a parte l’Heavy Metal ha una
sua grande bellezza proprio perché è vario e può suscitare una grande
varietà di emozioni. Dai Manowar ai Blind Guardian il messaggio è
molto diverso… ma l’heavy metal ha dalla sua il fatto che mira sempre
a scuotere delle corde intime e primordiali dell’animo umano, è una
musica che sa essere violenta anche nel toccarti dentro, in qualsiasi
senso.
L’attuale scena italiana vista con
i vostri occhi. Manca ancora qualcosa per fare un ulteriore salto
qualitativo?
[Andrea]: Mah, il problema non è il salto qualitativo, almeno non
inteso dal punto di vista della qualità della proposta musicale. In
Italia abbiamo un sacco di band in grado di “mangiarsi” molti colleghi
stranieri. Il problema principale della scena e mi si spezza il cuore
a dirlo, è che non abbiamo così tante persone interessate alla musica
originale e underground come in altri paesi d’Europa.
Quali qualità deve avere o cosa deve
cercare di fare una band nuova, per essere vincente, in un panorama
sempre più affollato e ormai saturo?
[Andrea]: Questo è un segreto che non possiamo rivelare! In realtà
i fattori sono tanti, tantissimi… bisogna essere professionali, avere
una proposta musicale personale e curare al 100% tutti i dettagli,
sia delle incisioni che della comunicazione, che dei live. Questo
è più o meno tutto quello che uno deve fare se ci crede davvero. Poi
per avere successo, una parte fondamentale, è inutile nasconderselo,
sta nell’avere fortuna, il che secondo me, significa in realtà fare
le scelte giuste nel momento giusto e incontrare le persone giuste
nel momento giusto.
Come è la vostra situazione sul fronte
live?
[Andrea]: Dato il genere che facciamo il “live” è la nostra dimensione
naturale ed è il momento in cui ci esprimiamo meglio. Per il discorso
che ti ho appena fatto sul panorama italiano, non è proprio facilissimo
andare a proporre musica originale, per di più metal, nei locali,
anche in una zona privilegiata come Milano e dintorni. Ciononostante
qualche soddisfazione ce la stiamo levando e devo dire che i responsi
ai nostri spettacoli sono sempre buoni.
Qual è la vostra opinione sulle webzines
e sulle riviste ufficiali?
[Andrea]: Sono assolutamente fondamentali. Nel nostro caso, come band
underground, siamo naturalmente in contatto con le webzines più che
con le riviste ufficiali e penso facciano un lavoro indispensabile,
dando spazio a tutte quelle band che, pur meritandolo per tanti versi,
non avrebbero possibilità di farsi conoscere. Poi personalmente sono
un accanito lettore di webzines e credo talmente tanto nell’importanza
del loro lavoro da collaborare con una di esse.
Un arma a doppio taglio è stato l’avvento
degli mp3, che ora sta danneggiando l’industria discografica. Io sono
convinto che il vero amante dell’heavy metal, quando trova una band
che gli piace, andrà in cerca dell’originale. Qual è la vostra opinione
in merito, sugli Mp3 e sul download selvaggio?
[Andrea]: Gli mp3 stanno danneggiando indubbiamente l’industria discografica,
ma è una strada che oramai abbiamo imboccato e non c’è via di ritorno.
Sono d’accordo con te che chi è fan continua a comprare i dischi,
ma sono certo che se non ci fossero gli mp3 ne comprerebbe di più,
quindi il danno rimane. A questo punto bisogna prendere quello che
di positivo c’è da prendere, quindi pensare all’hard copy come un
feticcio da collezionista, che esisterà sempre come tale e buttarsi
sull’immenso potenziale promozionale dell’mp3 on line. Noi per conto
nostro pensiamo che la musica da Internet debba essere libera e infatti
i nostri cd sono in free download… A noi interessa che la gente venga
a vederci dal vivo e se ascolta il disco è più probabile che venga.
Però rispettiamo anche chi la pensa diversamente.
La band o l’album che ha cambiato
la vostra vita.
[Andrea]: Mmm… difficile da dire, non c’è una band sola, ma forse
la prima sono stati i Blind Guardian di “Nightfall In Middle Earth”.
[Mauro]: “Kill’em All” dei Metallica. Lo comprai nel 1994, a 14 anni,
convinto fosse il Black Album!! E poi “Painkiller”: ha aperto un mondo,
penso sia il disco metal!
Quali sono le vostre band preferite
ed i vostri attuali ascolti.
[Andrea]: Giusto per citare qualcuno dei miei ascolti “storici” direi
Blind Guardian, Savatage, Metallica, Queensryche e Death; ultimamente
ascolto molto prog settantiano tipo Pink FLoyd, Area, Yes, Genesis,
King Crimson e simili… ma accanto rimangono sempre ascolti ben più
robusti.
[Mauro]: Aggiungerei Queen in primis, poi Nevermore, Rage e Judas
Priest. Ascolto poi tanto death melodico tipo Dark Tranquillity, In
Flames, Soilwork, Opeth…
Quali sono i vostri progetti futuri?
[Andrea]: Il prossimo passo è senz’altro un full lenght, alla cui
composizione stiamo già lavorando, che venga distribuito e promosso
da una casa discografica. Per il resto continuiamo come sempre: live
e promozione no stop.
Siamo in conclusione, a voi il finale
dell’intervista.
[Andrea]: Grazie mille a te Sergio e a tutto lo staff di Metallo Italiano
per questa possibilità e per tutto il faticoso lavoro che fate per
l’underground. Grazie anche a chi ci ha prestato attenzione ed è arrivato
a leggere sino a qui, se non l’avete già fatto vi invito a fare un
salto su www.evilfire.it dove trovate tutte le notizie sulla band,
sui live, i nostri due cd da scaricare per intero e il link per il
nostro myspace, vi aspettiamo!
Grazie a voi ragazzi a nome di tutta la redazione ed accogliamo tutti
con piacere il vostro invito...
Intervista di Sergio
Nardelli
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