INTERVISTE/FELINE MELINDA

Foto Feline MelindaUna piacevole cena in un caratteristico ristorante di Trento è l’occasione ideale per una lunga ed interessante chiacchierata con Rob Irbiz e Chris Platzer, rispettivamente cantante/chitarrista e batterista degli altoatesini Feline Melinda, altra storica band della scena tricolore. Gli argomenti di discussione non mancano, specie se hai come interlocutori i due simpatici musicisti e così, fra una pizza e bevande varie, si può percorrere in lungo e in largo la storia dei Feline Melinda, fra passato, presente e futuro, fino a quando il locale chiude ma l’intervista prosegue ugualmente in un posto un po’ inusuale.

Allora ragazzi, visto che la parte storica dell’intervista la riserveremo per la futura rubrica sul metal italiano anni ’80, prossimamente su queste pagine, volete riassumere in breve la vostra storia per chi ancora non vi conosce?
[Rob]: I Feline Melina sono ormai un gruppo storico, nato nel lontano 1987. C’è perfino chi in Internet ci definisce la leggenda, e questo è un grande onore, anche se per noi è esagerato. Capiamo che con l’album del 1988 “The Felines Awaits You” abbiamo fatto un bel lavoro, pensando che a quei tempi, con venti anni in meno, non ci rendevamo neanche conto. Continuando, abbiamo inciso un mini nel ’95 dal titolo “Living In Europe” e l’omonimo album del 2004. Poi avanti fino ai giorni nostri, dove sinceramente per me, il gruppo è rinato. Dal 2004, con l’entrata di Gschnell è iniziata praticamente una nuova storia, senza ovviamente nulla togliere alla storia del gruppo precedente. Questa per me è la migliore line up perché c’è l’affiatamento e la maturità giusta per fare quello che veramente vogliamo e rincorrere i nostri obiettivi con l’attitudine giusta.

Come è nato un album come “Morning Dew? Come è avvenuto il processo di songwriting e come si sono svolte le registrazioni? C’è qualche curiosità a riguardo?
[Chris]:Prima di tutto l’idea era quella di fare un maxi di quattro canzoni. Poi avevamo altre canzoni che ci piacevano e abbiamo deciso di fare un album intero. “Morning Dew” ha avuto una gestazione un po’ lunga perché sono sorte delle difficoltà per registrare, fare il mixaggio e masterizzare. Quando registriamo a casa mia, nel mio piccolo home-studio, le cose diventano un po’ complicate... ah, ah!... siamo diventati un po’ pignoli, perché quando tutto è finito si vuole fare in modo diverso. Capisci allora che le cose non finivano più... ah, ah! Avevamo quindi già tutte le basi registrate, anche le tracce tipo orchestre e cosi via. Quando è giunto il momento di iniziare il mixaggio, lo studio Z.E.M. di Bolzano ha chiuso da un giorno all’altro. Cercare un nuovo studio è stato un problema, fare un mixaggio con un nuovo fonico che non conosce la tua musica è veramente un disastro. E’ come se un cuoco inizia a cucinare e poi lo sostituisci con un altro; questo non sa cosa c’è dentro perché non conosce la ricetta.

[Rob]: Non abbiamo trovato nessuno che avesse il coraggio di fare il mix con tutte le tracce. Non c’era nessuna canzone che non avesse almeno 100 tracce!

[Chris]: Alla fine siamo arrivati fino a Monaco, allo Sky Studio da Bobby Altvater, dove sono stati in grado di gestire queste tracce. Questo studio è noto in Alto Adige perché ha prodotto anche gli Skanners, i Cherry Moon ecc.... Nel frattempo è passato quasi un anno...

[Rob]: Abbiamo trascorso varie settimane in Germania solo per finire il mixaggio e anche lì ad un certo punto abbiamo detto basta, altrimenti saremmo ancora lì…ah aah!.

[Chris]: Il risultato lo abbiamo ritenuto valido e allora abbiamo deciso di fare il master in Finlandia, al Finnvox Studios, dove sono andati anche gli Stratovarius, i Sonata Artica, i Nightwish ecc…

Di cosa parlano i vostri testi
[Rob]: I testi li scrivo io, per cui per me hanno un valore profondo. L’importante per noi è riuscire a trasmettere un messaggio positivo. Non pretendiamo di cambiare il mondo, ma vogliamo dare qualcosa che abbia un senso. La musica va fatta per passione, per divertimento, anche per intrattenimento, quindi non abbiamo voglia di farci delle “seghe mentali”. Non ci interessa di parlare di guerra, politica, demoni, sangue ecc..ma solo di cose positive. Se la gente legge bene i testi capisce anche cosa c’è dietro. Io dico sempre “free your mind”, cioè libera la tua mente. Lo dico spesso anche ai concerti quando annuncio la canzone. Pensate con la vostra testa, non fatevi ingannare, non siate pigri ma fatevi una propria idea! Questo è importante. La nostra musica sicuramente vuol essere positiva. Ci sono le ballate dove si parla di amore struggente e questo comunque è bello, perché se tu hai avuto una giornata storta, questa vena malinconica in un certo senso ti carica. I testi sono un po’ tradizionali, del tipo: ci si lascia, un addio... il non essere capiti. Ci teniamo che il messaggio sia positivo, immediato. Il titolo già dice tutto e nei vari passaggi delle canzoni ci sono sempre dei riferimenti del tipo: vivi la vita adesso, pensa che ogni attimo è un bellissimo grande regalo che va speso comunque bene, con un atteggiamento positivo in ogni momento.

L’album è stato accolto bene dalla critica. Siete soddisfatti di come è venuto o avreste cambiato qualcosa
[Chris]: Ora dobbiamo vedere le critiche che arrivano da Metallo Italiano!...aah aaah! (risate). A parte gli scherzi vediamo già che ci sono buoni riscontri e ne siamo contenti. Non abbiamo nessun problema a ricevere anche critiche, purchè siano costruttive.

La copertina dell’album è alquanto stimolante e maliziosa, adatta al genere che proponente. Da dove è nata l’idea o da dove avete tratto spunto?
[Chris]: E’ una storia lunga… L’importante era scegliere una bella copertina, che attirasse l’attenzione, che incuriosisse e che rispecchiasse la musica contenuta. Volevamo poi il logo in evidenza. Mi è venuta l’ispirazione di far indossare ad una ragazza questo medaglione con il nostro logo (Chris mostra il ciondolo che porta al collo). Volevamo una cosa non volgare ma di classe. Con la ragazza giusta abbiamo fatto una foto session. Tutti i particolari sono stati curati e questo è importante.

[Rob]: Dietro alla copertina c’è tutto un discorso. Oggi il 99% delle copertine sono fantasy, sono belle sicuramente, però non si adattano al nostro genere. Quindi devi distinguerti con il tuo prodotto, per catturare l’attenzione. Questa sicuramente cattura. La conferma che la copertina piace mi vien data dal fatto che tantissime donne ci hanno fatto i complimenti, perché ha stile e non offende le donne. Anche il titolo dell’album non è stato scelto a caso. “Morning Dew” è la brina, la rugiada del mattino. Tu immagina un campo di grano, gli uccellini ed il ruscello, il sole che è la nuova vita, il nuovo giorno…. Il seno che è anche un po’ il simbolo della fertilità, della madre terra, della natura che nutre, un nuovo giorno, una nuova speranza. La natura, l’essenza, la donna, la procreazione e quindi ci ricolleghiamo al discorso positivo ed anche al nostro nome: Feline Melinda, cioè la donna come l’essenza felina, seducente, che cattura ed è il senso anche intorno al quale ruotano gli esseri viventi. Come vedi insomma questo cd è nato con ogni piccolo dettaglio. Anche se la nostra musica è molto orecchiabile e facile da ascoltare, dietro c’è tutto un concetto, dalla copertina, ai testi, alle canzoni. Abbiamo cercato di dare il massimo per avere un prodotto completo.

Il contratto con la My Graveyard Productions credo sia l’ideale per una band di veterani come voi. Come siete entrati in contatto e cosa ne pensate?
[Chris]: Abbiamo incontrato Giuliano per la prima volta al Festival di Grancona, ma già lo conoscevamo perché ormai è un mito, visto che gira con la sua bancarella. Poi sapevamo che ha fatto uscire i cd dei nostri amici Skanners. Aveva anche il nostro ormai introvabile primo disco! Altre etichette erano interessate a noi, anche in Germania, ma alla fine Giuliano ci ha fatto la proposta migliore ed abbiamo accettato. [Rob]: Soprattutto perchè abbiamo visto che Giuliano ci crede. Questo è molto importante. Ci crede al 100% e ci sostiene e poi mantiene le promesse. E’ una persona umile e sincera. Lo vedi che prima di tutto lo fa per la passione e non soltanto per i soldi, cosi come tutti i musicisti della sua scuderia. Giuliano vive il metal, vive questa musica. Non è il tipo in cravatta che sta li e dice: “Questi li stronchiamo perchè hanno venduto meno del previsto e questi li promuoviamo”. Lui vive e va tra la gente, va ai festival con la sua bancarella e cerca di proporre. Per lui è importante rendere visibili i suoi gruppi.

Sul cd , nella sezione multimediale, è incluso anche il vostro video di “Skydiver”, registrato con una squadra di professionisti. Come si sono svolte le registrazioni e come è stata questa esperienza?
[Rob]: Le riprese del video si sono svolte a Milano e abbiamo avuto a disposizione tutta una serie di professionisti del settore, con tanto di regista (Sebastiano Jodice). Le riprese sono state effettuate dalla troupe della Film Master Clip, gente abituata a lavorare con Ramazzotti, Antonacci, Piero Pelù e molti altri... Quindi, ci siamo trovati in una situazione in cui ti trattavano veramente da star. Noi abituati ad arrangiarci a sistemarci le cose da soli, ci sembrava strano che altri ci servissero in tutto! E’ stata per noi veramente una bellissima esperienza!

In questi ultimi anni si sta assistendo ad un ritorno di fiamma dell’heavy metal anni ’80, con tante reunion di band storiche. Per quanto riguarda l’Italia possiamo citare Strana Officina, Crying Steel, Gunfire, Steel Crown, Sabotage ecc. Voi che avete vissuto sulla vostra pelle quei magici anni e siete arrivati indenni fino a qui, cosa pensate di questi ritorni? E’ finalmente arrivato il momento di prendersi qualche soddisfazione?
[Chris]: Si, per tanti gruppi che erano sottovalutati è arrivato il momento di prendersi delle soddisfazioni, con il vantaggio di essere nel frattempo maturati. Persone che ora hanno messo su famiglia ma che però amano la loro musica e credono in quel che fanno. [Rob]: Ora sicuramente queste bands hanno il loro seguito e poi ci sono tanti ragazzini di 16-18 anni che vogliono riscoprire la storia di questo genere. Questo è bello perché quando ad esempio arrivano da me ragazzini, che potrebbero essere miei figli, che vogliono fare la foto o l’autografo, vedo che conoscono la storia della band, si sono informati, conoscono i testi, conoscono il nostro primo disco, uscito quando loro neanche erano nati! Queste sono le soddisfazioni che veramente valgono, più di avere 100 persone sotto al palco che non gliene frega niente di quel che suoni. Bastano due o tre fans così, che vogliono scoprire la vera musica, fatta di sudore. La gente è alla ricerca un po’ della spiritualità, perché il materialismo un po’ alla volta li mangia e dentro rimangono vuoti, così vanno alla ricerca di quel qualcosa. Riescono a cogliere che c’era qualcosa di magico a quei tempi. E’ un po’ quello che succede per la musica classica.

Oggi la scena metal è totalmente cambiata rispetto agli anni ’80, merito anche delle moderne tecnologie e di un mezzo di informazione come Internet. Secondo voi, manca ancora qualcosa alla nostra scena per compiere il salto definitivo?
[Rob]: Secondo me non è che manca tanto. Oggi grazie ad Internet il successo è già globale. Io posso raggiungere il Cile, il Giappone ecc… Infatti quasi ogni giorno noi troviamo qualche mail a cui rispondere. Questo è già un successo, che negli anni ‘ 80 non esisteva! Oggi anche i gruppi italiani sono più rispettati, perché siamo cresciuti ed i giovani hanno comunque qualche vantaggio in più, che possono sfruttare se veramente lo vogliono. Quindi non penso proprio che siamo di serie B. Oggi per i ragazzi che si accostano allo strumento, c’è la possibilità di avere un insegnante per imparare la musica dalla A alla Z, mentre noi ai nostri tempi eravamo quasi tutti degli autodidatti. In compenso oggi c’è molta più concorrenza e quindi trovare il successo è un po’ più difficile. Una volta c’erano una ventina di gruppi a livello mondiale, mentre oggi in ogni città ci sono centinaia di bands e tutte agguerrite e preparate.

Esiste una possibilità di vedere ristampato su cd anche il mitico esordio “The Felines Await You”, oggi ricercato pezzo da collezione?
[Rob]: L’idea di ristamparlo c’è sicuramente. Con Giuliano abbiamo parlato per fare una cosa seria. Ci sarà da fare un remastering, aggiungere qualche foto, un po’ di storia, qualche aneddoto per rendere interessante il prodotto, un po’ come ha fatto con le ristampe dei primi due album degli Skanners. Il fatto è che bisogna vedere prima di promuovere bene l’attuale prodotto. La ristampa in cd sarebbe un’occasione per tante persone che non hanno il disco, anche perché ormai è diventato introvabile. Anche noi ne abbiamo solo alcune copie e le teniamo solo per qualche vero appassionato. Ristampe in vinile non se ne faranno più, quindi ai fortunati che lo possiedono consiglio di tenerselo. Quindi noi siamo molto interessati alla ristampa e penso che qualcosa faremo con o senza label.

Dando uno sguardo al passato dei Feline Melinda, c’è qualcosa che non rifareste o che fareste almeno in modo differente?
[Rob]: Mah... Tu Sergio, nella vita ci sarebbe qualcosa che non rifaresti? Aah aah! A parte gli scherzi, io penso che tutti noi abbiamo qualcosa che non rifaremmo o che rifaremmo volentieri. Chiaramente però la vita è questa, si vive e ogni giorno è una nuova sfida. Quindi anche il percorso di una band, che secondo me, è un po’ come un matrimonio, perché in un certo senso hai gli stessi interessi, hai la stessa sala prove, condividi le stesse paure, gli stessi entusiasmi, quindi è un po’ come essere sposati e chiaramente anche certe cose non le rifaresti più. Con il senno di poi però è facile parlare, quindi bisogna, come nella vita, prendere e portarsi dietro il meglio di tutto e di ogni situazione, solo cosi sarai sempre soddisfatto e questo ti può dare la carica poi per il futuro. Quindi, si qualche cosa sarebbe stato meglio non farla, come ad esempio qualche contratto, però tutto fa parte del bagaglio di esperienze che uno deve fare per crescere.

Qual è stato il momento più bello e quello più brutto per la band?
[Rob]: Un momento brutto è stato sicuramente nel ‘95, dovuto all’esperienza negativa con la casa discografica che ci aveva fatto uscire il maxi cd “Living In Europe”. Purtroppo siamo dovuti ricorrere alle vie legali. La label non è più stata ai patti. Mi ricorderò sempre il proprietario della Face Records, uno scozzese. Abbiamo tentato di trovare una soluzione civile, trovare una via che non facesse male a nessuno e lui continuava a sbattermi giù il telefono e dirmi: “Non vi conosco più, non ho niente da spartire con voi!”. Questo mi ha fatto molto male, perché l’ultima volta che ci eravamo incontrati per definire alcune cose, mi aveva abbracciato, mi aveva incoraggiato e caricato. Questo è stato un episodio spiacevole e siamo rimasti delusi e frustrati. Noi siamo sinceri e ci deve essere sempre un modo civile per risolvere i problemi. Per quanto riguarda i momenti belli invece, siccome la musica la viviamo per passione, tutto il resto sono solo belle avventure: prima del concerto, quando ti perdi per strada e ritorni indietro, quando vedi il palco, quando vedi quanta gente viene al concerto, quando sbagli la nota o il ritornello, quando smonti, è tutta un’avventura, tutto cose positive!

...nel frattempo l’ora si è fatta tarda, siamo rimasti gli unici clienti nel locale e dagli sguardi del personale traspare che gradirebbero fare chiusura. Optiamo allora per finire la nostra intervista in altra sede ma Trento non offre il massimo in quanto a vita notturna... così, vista l’ora e visto che anche i rockers si alzano al mattino presto per andare al lavoro, riprendiamo la nostra intervista nel parcheggio antistante il casello autostradale!... anche questo è rock’n’roll... aah, aah![NdA]

In tutti questi anni di attività con quali band o artisti vi siete trovati meglio a condividere il palco?
[Rob]: Sicuramente gli Uriah Heep ai quali abbiamo fatto da gruppo spalla. Sono simpatici perché sono umili. Si sposano e poi divorziano perché vogliono stare “on the road”, non gliene frega niente, e continuano a suonare. Abbiamo festeggiato dopo il concerto, abbiamo fatto una mangiata di patatine, coca cola e pasticcini fino a tarda notte, abbiamo scherzato, fatto le foto di gruppo, abbiamo parlato in inglese... Questa è stata una bella avventura, aver avuto la fortuna comunque di essere a contatto con gente veramente grossa che ha fatto la storia del rock e ha venduto milioni di dischi. Poi è stato bello anche conoscere Petrucci dei Dream Theater, un ragazzo normalissimo, che quasi ti ringrazia perché gli rivolgi la parola, di una umiltà e di una semplicità disarmante. Infine con i Gotthard che oltre ad essere grandi musicisti sono molto umili e con loro abbiamo parlato fino a tarda notte di motori, macchine, moto e ragazze. Il lato umano delle persone non deve mai venire a mancare.

Credo che dopo più di vent’annidi militanza nel mondo della musica ne avrete viste di tutti i colori. Cosa non sopportate all’interno dell’ambiente musicale?
[Rob]: Non sopporto quando ad esempio, in qualche festival o concerto con vari gruppi, qualcuno si mette a fare la star. Quando percepisco la concorrenza. Tu pensi di comportarti in un certo modo, magari collaborando o dialogando, tipo: “Mi impresti l’ampli?... tu che corde usi?... da dove venite?... io devo partire perché domani lavoro e il capo non mi ha dato ferie. Poi magari c’è qualcuno che sta in disparte e fa la star e magari pretende che gli ampli vanno messi così o che basta solo 10 minuti per il soundcheck e poi loro stanno li due ore, senza avere la comprensione che anche gli altri devono prepararsi per poter dare il meglio. Questo non è leale. Di solito si va d’accordo ed è bello. Siamo tutti li per passione, quindi neanche le grandi star si atteggiano così, quindi perché ti dai delle arie, che non sei nessuno. Non sopporto neanche quando magari ti promettono una mega pubblicità per il concerto e poi quando sei lì, scopri che non hanno fatto niente!... Va beh, queste cose purtroppo capitano....

In quest’epoca dove tutto ormai “viaggia” e “vive” su Internet, le riviste specializzate su carta resistono e sono sempre ben curate. Un ruolo importante però lo rivestono anche le webzines. Cosa pensate di questi due diversi mezzi di comunicazione?
[Rob]: Le riviste resistono, anche se a stento. Resistono quelle che riescono ad avere abbastanza introiti con la pubblicità. Il bello di una rivista è che hai qualcosa in mano, mentre il bello delle webzines è che raggiungono tutto il mondo in tempo reale e costano molto meno perché non hanno costi di carta e di produzione.

[Chris]: Bisogna fare però attenzione alle webzines non valide, dove trovi il tipo che vuole solo ampliare la sua collezione privata ed avere così tanti cd. Bisogna scegliere a chi affidare il lavoro.

[Rob]: Già, bisogna fare una distinzione fra quelle seguite e quelle no. Anche perchè ci sono costi di spedizione del materiale, copie omaggio, SIAE, ecc... Bisogna scegliere chi vale. Questo è un discorso che già fa la My Graveyard Productions e noi ci occupiamo di fare quelli che non copre l’etichetta.

Come vive una metal band in Alto Adige? Stare in una posizione geografica di confine come la vostra, comporta più vantaggi o svantaggi?
[Rob]: Per noi comporta sicuramente più vantaggi perchè siamo bilingui, con l’inglese ed il dialetto poi, un’altra lingua ancora… aah, aah! Con la nostra posizione la band ha la possibilità di coniugare le cose migliori della cultura del Nord e del Sud.

[Chris]: In Alto Adige diciamo che la gente non apprezza la musica come la apprezzano in tanti altri posti. Noi facciamo sempre l’esempio di Reinhold Messner che in Alto Adige non viene considerato, mentre nel resto del mondo è apprezzato. Nella nostra musica è proprio cosi.

Oltre ai Feline Melinda so che vi divertite con qualche side-project, come ad esempio i Good Vibrations Team, che hanno composto una divertente canzone cantata in dialetto sudtirolese! Avete intenzione di dar seguito a queste cose?
[Rob]: Penso che non abbiamo più il tempo. C’è il nostro bassista Gschnell che ha un sacco di side-project, orientati verso musica industrial. Noi vorremmo fare tante cose, ma secondo me è meglio mettere a fuoco gli obiettivi per il proprio gruppo, piuttosto che disperdere le energie sia finanziarie che di tempo e voglia. Good Vibrations Team è una cosa nata per un gruppo di motociclisti. L’idea di comporre questa canzone è nata da Chris, così l’abbiamo fatta un po’ per gli amici. E’ stata una bella cosa molto apprezzata, ogni tanto la canzone l’abbiamo eseguita anche in sede live. Ma ora come ora è meglio venire a Trento a fare un’intervista per Metallo Italiano per i Feline Melinda, che stare a casa a registrare un side-project, che senz’altro è divertente e frizzante, ma che rimane una cosa così per essere consumata tra pochi intimi.

Cosa significa per voi l’heavy metal?
[Rob]: E’ uno stile di vita, è una convinzione, è un po’ anche una missione, un credo. Se non hai questo allora non sei un metallaro vero. Il metallaro poi oggi come oggi è culturalmente più progredito, non è più visto solo come il capellone sporco che beve, si droga ed urla. Oggi c’è gente di ogni estrazione sociale che ascolta metal. Conosco dei direttori, dove lavoro che ascoltano i Metallica....

[Chris]: Per me l’heavy metal è portare dentro di se, per tutta la vita, una cosa che vale.

Cosa ascoltano i Feline Melinda, quando non hanno lo strumento in mano?
[Rob]: Io ascolto un po’ di tutto. Se ho voglia ascolto persino Marco Masini, perchè no? Quello che non ascolto è jazz. Faccio fatica ad immedesimarmi, è una musica molto interessante per un musicista ma per me è una palla. Mi piace tanto la musica classica, l’opera la conosco meno ma se sento un “nessun dorma” eseguito dal compianto Pavarotti, sinceramente qualche lacrima mi viene anche a me. Ascoltiamo cose melodiche, ognuno di noi ha i suoi gusti, ma in linea di massima si va dai Gotthard agli Europe, agli Iron Maiden, alle cose più recenti come Nightwish, Within’ Temptation, Stratovarius, Edguy, tutto quello che fa melodia insomma. Il nostro bassista ha dei gusti un po’ più duri, più ricercati, ancora più di nicchia, tipo Korn, Nine Inch Nail e cose simili, molto industrial e molto underground comunque.

[Chris]: Ascolto musica più speed, tipo Stratovarius, Sonata Arctica, ma poi anche qualcosa di più tranquillo, anche Ramazzotti qualche volta!.... me lo ascolto soprattutto per le melodie che mi piacciono molto.

Una domanda per Chris. Oltre che un batterista sei anche un attaccante di hockey su ghiaccio. Immagino che mentre giochi, dentro di te sia l’heavy metal che fa da colonna sonora.
[Chris]: Si, diciamo che sono nato con l’hockey su ghiaccio, ma pratico anche altri sport. Bisogna sempre essere in movimento, ma soprattutto l’hockey mi da soddisfazione. E’ uno sport dove non serve solo la tecnica, ma bisogna usare la testa e la forza. Sicuramente la musica e la batteria mi danno la carica per rimanere sempre in forma!

[Rob]: Lui è lo spericolato del gruppo! Ama gli sport estremi, un’altra sua grande passione è il bungy jumping e “Skydiver” parla proprio di questo.

C’è qualche domanda che nessuno vi ha mai rivolto?
[Rob]: Non saprei...... Già me ne hai fatte tante questa sera, che non vedo lacune. Una cosa che mi fa sempre piacere è quando mi chiedono come sta il mio cane. La mia “principessa”, Nina, è un Rotweiler, mi piace molto questa razza. Amo tanto gli animali, se tu li tratti bene sanno darti tanto! Sanno solo essere veri, in ogni situazione... Tornando a noi... ci hai fatto una mega intervista e quindi sono appagato così!

Quali sono le mosse future dei Feline Melinda?
[Rob]: Promuovere l’album prima di tutto, poi cercare di inserire il videoclip nei circuiti giusti.

[Chris]: Far ascoltare la musica a maggior gente possibile. Quello sicuramente è un traguardo.

Chiudete l’intervista come volete.
[Rob]: Noi abbiamo fatto del nostro meglio, dando tutto di noi, come tecnica, impegno, entusiasmo e maturità accumulata negli anni di esperienza. Speriamo che questo album possa piacere e speriamo di incontrare tanti fans, quando saremo in giro per qualche concerto. Il mio consiglio è quello di prendersi una buona cuffia stereo e un buon impianto e ascoltare il nostro disco in un momento di calma, rilassati, con concentrazione. Scoprirete tante piccole cose e tanti dettagli che valorizzano il lavoro.
Ringraziamo poi te Sergio, per la disponibilità. Per noi questo è importante! Ai fans dico solo: “Entrate nei negozi, anche nei siti, ascoltate magari qualche spezzone delle nostre canzoni e se poi vi piacciono, noi siamo super felici!”. Se poi magari ci arriva anche qualche feedback su myspace (www.myspace.com/felinemelinda) o sulla homepage del nostro sito (www.felinemelinda.com) è sempre ben accolto! Sapere che c’è chi ama quello che fai è una cosa bella e importante, perchè ti sprona a fare ancora meglio per il futuro!

Nella speranza che i lettori accolgano questo consiglio, un ringraziamento va a voi per la vostra grande disponibilità e cortesia, a nome di tutta la redazione di Metallo Italiano.

Intervista di Sergio Nardelli