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Si
dice che il terzo album rappresenti una tappa fondamentale nella carriera
di un gruppo, quella che ne sancisce la consacrazione oppure l'inevitabile
declino. Ebbene, per i torinesi Highlord si può parlare di
vera e propria conferma, grazie alla bontà di un album come
"Breath of Eternity" che ci consegna un gruppo in ottima
forma e nel pieno della propria matirità artistica. Ci racconta
tutto sulla loro ultima fatica Alessandro Muscio, tastierista del
gruppo...
Allora Alessandro, anche gli Highlord
sono arrivati al fatidico terzo album che per molti gruppi rappresenta
la prova della maturità. Siete soddisfatti di "Breath
of Eternity" e come lo rapportate alle vostre precedenti release?
Ciao Paolo! Ebbene si, seppur con un paio di difficoltà
incontrate per strada siamo riusciti ad arrivare al nostro terzo lavoro!
Indubbiamente siamo soddisfatti del risultato finale di "Breath
of Eternity" (inutile dire che l'ultimo lavoro è sempre
il migliore, eh eh eh….), io in particolar modo dal momento che si
è trattata della mia prima esperienza come co-produttore. Certo,
ci sono degli errori che ho fatto in fase di mixaggio, ma si deve
imparare dai propri errori, no? Rispetto ai nostri precedenti dischi
è sicuramente un disco molto più maturo, le capacità
tecniche di tutti e cinque sono finalmente venute fuori appieno, e
credo che si possa sentire… inoltre siamo finalmente riusciti a gettare
le basi per creare un nostro stile unico, ora dobbiamo continuare
su questa strada poiché è l'unico modo per poter uscire
fuori!
C'è stato un importante avvicendamento
nella line up; il vostro singer Vascè ha lasciato il gruppo
ed al suo posto è entrato Andrea Marchisio. Cosa è successo
con Vascè e perché avete scelto Andrea per sostituirlo?
Con Vascè ci sono sempre state una marea di incomprensioni,
soprattutto legate al fatto che non è mai stato coinvolto a
livello emotivo alla nostra musica quanto lo siamo noi. Per noi suonare
è prima di tutto divertimento allo stato puro e non c'interessa
se si vedono pochi soldi con questo genere. Le continue discussioni
riguardo a questo punto, sommate poi ai suoi problemi di voce lo hanno
spinto ad andarsene dopo l'Agglutination Festival dello scorso anno.
Da settembre avevamo quindi cominciato a provare un po' di cantanti,
ma nessuno che ci soddisfacesse e soprattutto avesse la testa per
inserirsi seriamente nel gruppo, quando Mauro della Northwind (label
per cui incide il gruppo, ndPaolo) ci diede il numero di Andrea. Gli
telefonammo subito, avendo già apprezzato la sua voce con i
Desdemona e così eccoci qua!
Andrea è attualmente anche
il singer dei Desdemona. La sua collaborazione con gli Highlord proseguirà
anche nei prossimi album oppure vi ha dato una mano solo per quest'uscita?
All'inizio doveva essere così, il suo impegno avrebbe riguardato
solo la registrazione del disco e le eventuali date che sarebbero
saltate fuori nel frattempo, ma alla fine avevamo scoperto di eserci
affiatati parecchio e soprattutto di trovarci molto bene a livello
personale, cosa che con Vascè purtroppo non successe mai, così
quando dopo la fine delle registrazioni ci ha detto di sentirsi coinvolto
nel gruppo e di dargli le basi dei pezzi nuovi, siamo stati ovviamente
entusiasti di averlo con noi in pianta stabile.
Analizzando "Breath of Eternity"
si nota una maggiore complessità nel songwriting che ha portato
alla stesura di brani più articolati ed una maggiore ricerca
in termini di suoni, pur non rinunciando alla vostra tipica vena melodica.
Sei d'accordo con la mia analisi?
Infatti ci hai preso in pieno! Essendo ognuno di noi cresciuto notevolmente
dal punto di vista musicale negli ultimi tempi, è stato naturale
far crescere anche la nostra proposta. Siamo maturati parecchio e
ora non poniamo più limiti alle nostre diverse influenze, anche
se a prima vista possono non c'entrare nulla con il power di partenza;
il tutto ovviamente non deve stonare, la melodia deve sempre farla
da padrone, dal momento che noi cerchiamo di scrivere "canzoni",
non sterili esercizi tecnici. In più abbiamo riservato maggiore
attenzione ai suoni, soprattutto per quelli di chitarra che ci hanno
tolto parecchio tempo. Come hai giustamente evidenziato in fase di
recensione (tra l'altro sei stato l'unico!, possiamo essere paragonati
ai Kamelot per questa nostra ricerca dei suoni e della melodia nonostante
una certa predisposizione verso un songwriting vario e articolato.
Per quanto riguarda i suoni delle
tastiere, ho notato come ti sei "svincolato" dalle classiche
timbriche neoclassiche preferendo spaziare attraverso sonorità
riconducibili al prog rock, che introducono così maggiori sfumature
all'interno dei brani…
Principalmente perché anch'io sono maturato…eheh! Già
in "When the Aurora falls…" stavo prendendo le distanze
da certe timbriche, ma non avevo ancora l'esperienza necessaria per
poter fare qualcosa di diverso come volevo, così mi ero dovuto
limitare; inoltre sono ritornato ai miei vecchi amori, ovvero l'AOR
degli anni '80, i Queen e Keith Emerson, con la precisa intenzione
di riuscire finalmente a mischiare nella maniera più armoniosa
possibile tutti questi stili differenti tra loro con il power. Ovviamente
per far questo, i suoni ne hanno risentito, ho dovuto lavorare parecchio
sulle varie timbriche, ma come hai detto hanno portato ai brani maggior
spessore e varietà.
Altra particolarità dell'album
è l'assenza di mid tempos (se si eccettua la ballad "Moonlight
Romance") in favore di brani sempre sostenuti. Avete preferito
inserire solo song veloci o è il frutto di un processo spontaneo
in fase di songwriting?
Mah…. Direi piuttosto che sono rari anche i tempi veloci! Una caratteristica
del disco è il fatto che i pezzi siano molto più cadenzati
dei nostri precedenti lavori, ma non è stata una scelta dettata
da chissà cosa, semplicemente vedevamo che per far risaltare
certi riff o melodie, una batteria sparata a folle velocità
era d'impaccio… inoltre con dei suoni così pompati e saturi
di chitarra dava quasi fastidio!
Da chi è venuta l'idea d'introdurre
il cantato growl sul brano "Phoenix's Fire"? Siete affascinati
dalla scena estrema, e se è sì, quali gruppi seguite
maggiormente?
Già in "Tears of Darkness" del precedente disco avevamo
inserito controcanti in growl, ma durante il mixaggio vennero un po'
sacrificati e tenuti sotto rispetto al resto. Comunque l'idea ci venne
all'epoca dopo aver ascoltato "Oceanborn" dei Nightwish:
quei pezzi ci avevano letteralmente stregato così avevamo voluto
cimentarci in qualcosa di simile. Nel frattempo sono saltati fuori
i Children of Bodom, così siamo stati sempre più convinti
nel proseguire questa strada, e anzi dargli ancora più risalto…
e in più è veramente uno spettacolo vedere Luca (Pellegrino,
drummer della band, ndPaolo) magro com'è cantare in growl!AHAHAH!
Parliamo un po' dei testi, in particolare
del mini concept "Atlantis" che riguarda i primi due brani…
Tutti i testi, ad eccezione di "Phoenix's Fire", trattano
di tematiche profondamente personali, in particolare sul valore dei
sogni e illusioni nella vita e i rapporti con le altre persone (ragazze
il più delle volte…AHI!).
"Atlantis" parla di un dialogo tra un ragazzo e l'oceano…
questi cerca di trovare un angolo di evasione nella propria vita e
chiede al mare di mostrargli l'antica civiltà che inghiottì
millenni orsono… comincia così il suo viaggio tra le meraviglie
degli abissi, ma anche assistere alla sua distruzione avvenuta a causa
della propria arroganza, per dire che per quanto meravigliosi possano
essere i sogni, per quanto riescano a farci evadere da questo squallido
mondo, hanno sempre un lato oscuro che ci può portare alla
"distruzione" se indulgiamo troppo in essi.
"Stream of Illusion" parla invece delle illusioni che spesso
ci creiamo… spesso sono destinate a cadere miseramente, ma quanto
bello era stato il momento in cui le creammo? Questo pezzo mi era
stato ispirato da una persona che aveva rinunciato ad avere la benché
minima illusione, col risultato di inaridirsi interiormente e i miei
tentativi di aiutarla… può tranquillamente essere un dialogo
tra noi due, infatti.
"Dream Chaser" invece è un'esortazione a seguire
le proprie aspirazioni e i propri sogni nonostante gli innumerevoli
ostacoli della vita contribuiscano a buttarci per terra e farci perdere
la fiducia in noi stessi e negli altri.
"Back from Hell" è invece un desiderio di rivalsa
su chi ci ha fatto soffrire… una bella e propria ramanzina verso tutti
quegli "elementini" che hanno incrociato le nostre vite
negli ultimi anni.
"Show me your Kingdom" mostra come spesso ci possiamo sentire
soli e indifesi di fronte alle avversità, ma allo stesso tempo
come la presenza di una persona a noi cara a fianco ci possa riempire
di forza e farci vedere le cose sotto un'ottica diversa.
"Follow me" parla di fuga: fuga dalla società, dalla
sua piattezza, il suo grigiore e i suoi elementi più significativi…
come nella musica, la cosa che più ci sta a cuore nella vita
è essere delle mosche bianche, risaltare sulla massa.
"Breath of Eternity" è esattamente quello che noi
siamo… un soffio di vento nell'eternità, il nulla se paragonato
alla vastità della vita. Solo quando riusciremo a capirlo,
e la finiremo di crederci delle divinità con poteri illimitati,
riusciremo a vivere in pace con noi stessi e col mondo che ci circonda.
"Phoenix's Fire" è ispirata a un episodio del background
del gioco Warhammer: narra invece del re elfo Aenarion, che per amore
dei suoi simili si sacrificò offrendo la proprio vita contro
i quattro demoni del Caos. Il testo ci era stato richiesto dai dipendenti
del negozio che tratta il gioco, del quale, a parte Andrea, siamo
tutti assidui giocatori.
"Moonlight Romance" è invece stata scritta a due
mani da me e Stefano… seppur partendo da basi diverse, ci siamo resi
conto che i versi si incastravano benissimo, quindi per noi ha diversi
significati… è comunque una canzone romantica, un triste e
delicato notturno a cui personalmente sono legatissimo.
Proprio in questi giorni avete cominciato una serie di concerti in
promozione a "Breath of Eternity". Finora che responso hanno
avuto i nuovi brani in sede live e soprattutto come è stato
accolto Andrea dai vecchi fans del gruppo?
I concerti sono sempre una bestia strana, almeno qui al Nord. A Genova
ad esempio abbiamo riscosso un successone, mentre invece a Milano
(vuoi anche perché la data era stata organizzata all'ultimo
momento) non è stato granchè… dipende sempre da vari
fattori, suonare quando fuori c'è una tempesta di neve ad esempio
non aiuta, ma in ogni caso, che a vederci ci siano state più
persone di quante il locale poteva contenerne o quattro gatti, i complimenti
non sono mai mancati. I nuovi pezzi funzionano molto bene sul palco
e l'ingresso di Andrea è stato ben accolto da tutti i vecchi
fan; in Giappone a Stefano hanno addirittura detto che ora siamo finalmente
un gruppo.
I concerti si limiteranno al solo
Nord o sono programmate alcune date anche nel resto d'Italia? Ci sarà
qualche esibizione oltre confine?
Speriamo ovviamente di poter venire nel Sud Italia, dal momento che
sia a Roma che all'Agglutination Festival avevamo ricevuto un'accoglienza
fantastica… un calore e una partecipazione che raramente abbiamo riscontrato
nei locali qui nel Nord Italia. Per il momento siamo ancora in fase
di programmazione, qualche data è già saltata fuori,
ma il grosso sarà in primavera. Inoltre speriamo di riuscire
finalmente a suonare all'estero; l'anno scorso dovevamo suonare in
Germania, ma alla fine saltò tutto. Ora stiamo aspettando un
po' di risposte sempre dalla Germania e forse dalla Spagna per quanto
riguarda festival estivi… e poi ci sono sempre il SudAmerica e il
Giappone, da dove continuano a scriverci per suonare laggiù.
Come mai avete scelto come bonus
track per il mercato giapponese la cover di "Pegasus Fantasy",
che se non sbaglio, è la sigla originale del cartoon "Saint
Seya" (in Italia conosciuto come "I Cavalieri dello Zodiaco")?
Ci sarà la possibilità che in futuro venga pubblicata
anche per il mercato europeo?
Per diversi motivi… prima di tutto perché ci era sempre piaciuto
come pezzo, i Cavalieri dello Zodiaco sono stati tra i cartoni che
hanno devastato l'infanzia di gran parte di noi e infine la scelta
puramente commerciale, dal momento che il gruppo che compose il pezzo
negli anni '80 in Giappone era un'istituzione.
Difficilmente sarà stampata una versione europea, ma sicuramente
a breve sarà possibile scaricarla gratuitamente dal nostro
sito, cosicché anche l'audience europea possa usufruirne.
A proposito di Europa, che riscontri
avete avuto finora dalla stampa internazionale?
Finora la stampa specializzata ci ha accolto benissimo, soprattutto
per la nostra virata stilistica e per l'evidente volontà di
crearci un nostro stile personale. Devo essere sincero, non ho ancora
ricevuto una critica a riguardo e ne siamo tutti enormemente soddisfatti,
ma sappiamo anche che l'ultima parola spetterà al pubblico,
quindi… il gioco deva ancora iniziare! eheh! Ad ogni modo i primi
responsi sono decisamente positivi, mi riferisco al Giappone soprattutto.
Non molti gruppi in Italia sono
riusciti a pubblicare tre album di seguito senza cadere nel dimenticatio
dopo il proprio debutto. Vi ritenete solo fortunati o pensate che
Italia si può finalmente costruire una carriera discografica
anche per un gruppo metal?
Beh, per alcuni errori stavamo per rimanerci anche noi! Da un lato,
un inizio decisamente non all'altezza con le uscite dell'epoca rischiò
di tagliarci qualunque strada, dall'altra penso che ci diede una carica
che sopravvive ancora adesso. All'epoca venivamo da una demo che ci
aveva consacrato come "la nuova promessa italiana", e noi
facemmo l'errore di crogiolarci sugli allori peccando in professionalità
e rischiando grosso. Siamo stati fortunati a non finire subito nel
dimenticatoio, ma allo stesso tempo questo dipese anche da noi, dalla
volontà di non ripetere più certi errori e di voler
sempre e comunque migliorarci e metterci alla prova
Pensi che la scena italiana abbia
già raggiunto lo stato di saturazione per quanto riguarda le
uscite power (con un'inevitabile selezione tra i gruppi), oppure vige
ancora la legge della quantità rispetto alla qualità
delle uscite? In tal senso, non avete mai pensato di rimanere in qualche
modo intrappolati nel carrozzone del "power italiano"?
Si, penso che la scena italiana, ma anche quella internazionale, sia
arrivata al limite, e già ora guardandomi intorno vedo che
viene privilegiata la qualità alla quantità. Questo
comporterà una selezione tra i gruppi, ed è quello che
ci vuole, perché l'assoluta mancanza di competività
ha comportato un declino del genere. Non voglio apparire stronzo,
ma una doverosa selezione credo sia d'obbligo, altrimenti il genere
sarà destinato a morire del tutto. Speriamo solo di non essere
compresi anch noi tra questi! eheheh….
Ok Alessandro, siamo giunti alla
fine della nostra chiacchierata. Un ultimo saluto per i lettori di
Metallo Italiano…
Grazie infinite per l'attenzione e lo spazio concessoci. Inoltre,
vogliamo invitare tutti quanti ai nostri concerti nel caso passassimo
dalle loro parti, perché il palco è la nostra vera dimensione
e possiamo assicurare che non ne rimarranno delusi….o almeno è
quello che speriamo!...EHEH! ROCK'N ROLL BABY!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Intervista di Paolo
Ponente
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