INTERVISTE/HOLY KNIGHTS

Foto Holy Knights26 luglio 2001: contatto telefonicamente Claus, batterista degli Holy Knights. Simpaticissimo e disponibile, mi conferma la disponibilità del gruppo per effettuare l'intervista. Alle 17 dello stesso giorno, lo incontro al luogo convenuto ed, insieme, ci rechiamo in sala prove. Incontro Mark (voce e tastiere), Syl (basso) e Danny (chitarre). Assisto alle loro prove. Mi colpisce la professionalità dei ragazzi, intenti a ricreare perfettamente quei suoni che li hanno portati al contratto con la Underground Symphony. Muniti di mini disc per i cori e le tastiere, armati di metronomi, i ragazzi eseguono il loro repertorio, colpendomi favorevolmente. Un'ora (abbondante) dopo, inizia la chiacchierata:

 

Allora, ragazzi, iniziamo con una breve biografia…

Mark: Certamente. Incontro Claus nel novembre del 1998. Lui suonava già la batteria, io da poco avevo intrapreso questo cammino. Decidiamo di formare un gruppo dedito all'epic sinfonico, per far coincidere la mia passione per la musica classica all'onnivorismo metallaro di Claus. Dopo vari cambi di line-up, entrano a far parte del gruppo Danny ed Ezio Montalto alle chitarre e Nico Rose al basso. Con questa formazione, incidiamo la demo "Gate through the past", a partire dal dicembre del 1999. Nel febbraio dell'anno successivo, la demo viene spedita un po' ovunque e recensita da varie riviste, ottenendo sempre un buon riscontro. Appena un mese dopo, riceviamo i primi contatti da parte delle case discografiche. Decidiamo, fra le varie proposte, di affidarci alla "Underground…". Nell'aprile del 2000, arriviamo a Novi Ligure, nella sede della casa discografica, per firmare il contratto. Pochi mesi prima, intanto, la formazione si era cristallizzata in quella attuale (Syl Raven al basso e Federico all'altra chitarra, in luogo di Ezio Montalto). Il contratto prevede l'uscita di due album.

 

Quando avete iniziato a registrare?

Claus: Nei primi giorni del novembre 2000 entriamo in sala d'incisione, per terminare il 20 dicembre.
Abbiamo registrato agli Zenith studios di Lucca, collaborando con Frank Andiver (ex batterista dei Labyrinth, oggi in forza agli Shadows of steel, ndr). Il suo apporto è stato indispensabile. Ci ha messo a disposizione tutta la sua esperienza, come fonico ma, soprattutto, in quanto ottimo musicista.

 

Ha influito, in qualche modo, nel vostro processo compositivo?

Mark: Sì, e tanto. Ci ha insegnato molti trucchi del mestiere, ha limato le nostre imperfezioni, ha preteso una perfezione cui noi non eravamo arrivati. Tutto, in ogni modo, per il nostro bene, e per una migliore riuscita del prodotto.

 

Quando dovrebbe uscire?

Danny: In teoria, nell'ottobre di quest'anno. Devi contare che, attualmente, il master è ai Finnivox Studios, per una migliore equalizzazione del missaggio. Siamo fiduciosi.

 

Quali sono le vostre principali influenze?

Claus: Rhapsody, Royal Hunt e Stratovarius. Come puoi notare, gruppi dal grande accento melodico.

 

Come vi ponete nei confronti di chi, biecamente, vi ha accusato di essere dei cloni spudorati dei Rhapsody?

Danny: Personalmente, lo considero un complimento…

Claus: …anche perché, attualmente, non esiste una band al mondo che riesca a riprodurre la freschezza e la vitalità del suono di Turilli e co.

Mark: Vedi, personalmente, più che di plagio o di ispirazione, io parlerei di uno stesso modo di intendere la musica, e l'epic nella fattispecie. Adoro la loro commistione fra una musicalità veloce, d'impatto e moderna con la musica" colta". Se qualcuno dice che somigliamo ai Rhapsody in questo senso, bè, sarò felice di affermare che il mio obiettivo è stato raggiunto.

 

Non avete paura dell'autocensura?

Mark: In che senso?

 

Cioè, di imbrigliare la vostra ispirazione perché, magari, suona troppo Rhapsody…

Mark: No, sai perché? Perché riversiamo nella musica i nostri ascolti, quasi inconsciamente. Dalla demo all'album, sentirai già una evoluzione naturale che non è stata assolutamente forzata dai giudizi del pubblico. Sai cosa credo, anzi? Tempo fa, Federico, mi disse che sbagliavo a rinchiudermi in certi stilemi. Anche i Rhapsody, ormai, sono imbrigliati dal genere che loro stessi hanno reinventato, l'epic sinfonico. Noi non vogliamo porci queste limitazioni. Per questo, cerchiamo oggi di applicare ritmiche che si discostino, per esempio, dal range 165-180, tipico di questo genere. I pezzi nuovi, posso affermarlo tranquillamente, si avvicinano più a Stratovarius o ai Sonata Artica, con basi molto melodiche e molto neoclassiche.

 

Avete composto molto materiale nuovo?

Mark: No. Aspettiamo il riscontro del pubblico ed il parere della critica. In base a questo, decideremo se continuare e, soprattutto, come. Credo che chi afferma che se ne infischia del ritorno dal punto di vista finanziaro, proclamando una nobiltà d'intenti straordinaria ed una ortodossia patetica, lo faccia perché può permetterselo. Io non sono miliardario. Faccio musica, oltre che per la passione, perché voglio vivere grazie alle mie composizioni.

 

Sei molto sincero…

Mark: è vero. Non potrò spendere in eterno.

 

Prestando attenzione ai vostri testi, mi sembra che vi ispiriate alla mitologia sassone, ed al mito arturiano in particolare… (volto, d'istinto, il viso verso Mark).

Mark: No, no. Non devi parlare con me. L'esperto è Danny.

Danny: Effettivamente, sono io il maggior compositore dei testi. sono sempre stato affascinato da Mallory, da film come "Excalibur", dal tema della ricerca dell'eroe.

 

Cosa ti affascina della mitologia arturiana?

Danny: Ginevra. No, scherzi a parte, il confine labile fra la leggenda e la realtà. Studi storici hanno stabilito, ad esempio, l'esatta ubicazione di Camelot, hanno accertato la reale presenza dei cavalieri della Tavola Rotonda e di re Artù.

 

Insomma, come a volte accade, la realtà è talmente fantastica da entrare nel patrimonio del mito…

Danny: Esatto. Cosa è la ricerca del Graal se non la ricerca di se stessi?

 

Sul versante concerti?

Mark: Guarda, per ora siamo rinchiusi qui perché, come puoi capire, riproporre dal vivo pezzi come i nostri, che si avvalgono di cori, tastiere che mi sarà impossibile suonare e stacchi precisissimi, non è certamente semplice. Inoltre, visto che la gente mormora (si è addirittura ipotizzato, come per la band triestina, che l'album fosse stato suonato da musicisti prezzolati, fatto al computer e chi più ne ha più ne metta…), vogliamo esibirci al meglio, per tacere certe voci incoscienti e stupide. Sarà sicuramente una straordinaria emozione

 

Claus: Presentarsi davanti una platea non è mai semplice…

 

Syl: Comunque, dovrebbe coincidere con l'uscita del disco, anche come veicolo promozionale.

 

Mark: Sai, la gente che non suona non capirà mai lo sforzo cui siamo sottoposti. Oltre all'ansia ed all'impegno creativo, bisogna mettere in cantiere i soldi spesi, il barricarsi dodici ore al giorno in sala d'incisione, il continuo provare e riprovare per essere precisi al millesimo di secondo.

 

Che ne pensate dell'attuale scena italiana?

Claus: Un gradito ritorno dopo il silenzio. Da cinque anni a questa parte, con l'affermazione di gruppi come Domine, Labyrinth, gli immancabili Rhapsody, i nuovi Death SS e gli Eldritch si è assistito ad un risveglio che ha consentito il recupero di gruppi storici, come i Necrodeth o gli Schizo. L'Italia si avvia a diventare una potenza mondiale.

 

I vostri progetti?
Mark: L'uscita del disco è prioritaria. Abbiamo avute già molte richieste, dal Canada alla Svezia, passando per la Finlandia e i nostri lidi. Gente che ha ascoltato i nostri pezzi da siti come Vitaminic o dal nostro sito ufficiale www.holyknigths.supereva.it

 

Quindi siete favorevoli alla diffusione in rete di Mp3…

Mark: Sì, purché regolarizzata e legale. È un ottimo strumento di promozione.

 

Ok, meno seri. È una domanda che faccio sempre. Quale disco o canzone vi ha sconvolto la vita, tanto da convincervi a formare una band?

Danny: "I'm a viking", di Malmsteen. Rimasi sconvolto. Non avevo mai sentito suonare nessuno così, e dissi a me stesso: ...."Imparerai a suonare la chitarra".

 

Syl: La mia storia è un po' diversa. Io non ascolto abitualmente metal. Ascolto, più che altro, funky. Gente come Jaco Pastorius, che ha abbattuto il muro del basso inteso come semplice strumento ritmico, Marcus Miller, Flea ed altri. Ho deciso di entrare a far parte del gruppo dopo aver conosciuto Dario, colpito anche dal basso di Alessandro Lotta (Rhapsody, of course). "Emerald sword" era la canzone. Mi piaceva la sua impostazione tecnica. Personalmente, adoro gli spazi vuoti, le pause, lo slep. Credo che, da questo punto di vista, la nostra sezione ritmica sia molto particolare. Claus, infatti, privilegia i tempi black e death che, mixati col mio basso funkeggiante, permettono una interessante mistura.

 

Claus: vediamo…Jorg Michael, Gene Hoglan, Simon Philips e tanti altri. L'album che mi spinse definitivamente al metal? "Master of Puppets".

 

Mark: Premetto che io non ascolto abitualmente metal. Preferisco la musica classica. Per questo sono rimasto abbagliato dai (aaaaaaarggh!!!!!!!!!) Rhapsody, in particolare da "Land of immortals", ascoltata in radio nel 1997. Come avrai notato, la mia voce è poco metal. È bassa, non potentissima, nemmeno disumana nell'estensione. Per questo, non ho una fonte di ispirazione metal. Il mio mito è il più grande cantante "leggero" mai vissuto, Freddy Mercury.

 

Grazie, ragazzi, tanti in bocca al lupo!

In Coro: Che crepi!


Michele Apprendi