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Incontriamo
gli Holy Martyr, band al debutto ufficiale per Dragonheart ed autrice
di un ottimo lavoro di epic metal d’annata. Ivano Spiga ci presenta
la compagine sarda e ci svela i retroscena del loro stupendo “Still
At War”…!
Salve ragazzi e complimenti per l’ottimo
“Still At War”. Partiamo proprio dal primo impatto con il disco: chi
ha curato la stupenda cover artwork del vostro nuovo lavoro?
Ciao Maurizio! Ti ringrazio, sono felice che il disco ti sia piaciuto!
E la prima intervista dove mi viene chiesto di parlare subito della
copertina e non può farmi che piacere! L’Artwork è stato realizzato
da Simona Ercole (nel suo spazio si possono trovare alcuni dei suoi
migliori lavori: http://www.myspace.com/obscuralittera),
una giovane disegnatrice, che mi aveva colpito per il suo modo di
disegnare. Per ‘Still At War’ volevo qualcosa di veramente diretto
e coinvolgente, che seguisse il filone delle liriche di Vis Et Honor,
l’opener dell’album. Penso che un bella copertina per un disco sia
molto importante, ricordo ancora quando da ragazzo, mi perdevo per
ore a guardare le copertine degli Iron Maiden e ad ascoltare la loro
musica. Sicuramente con un vinile questo disegno avrebbe risultati
ancora più pregevoli, ma sono felice che sia stato realizzato con
inchiostro e tanta passione, ultimamente vedo troppi lavori fatti
al computer, siamo anni ’80 anche in questo ahah!
Cosa caratterizza esattamente l'epic
metal secondo voi? Bastano un’attitudine musicale di un certo tipo
e la padronanza di determinati argomenti o c’è, in effetti, dell’altro?
Penso possa bastare…ma bisogna veramente essere bravi, altrimenti
si diventa una semplice copia di altri gruppi di questo settore. I
grandi gruppi degli ‘80 avevano realmente un tocco magico e si differenziavano
l’uno dall’altro, potevi realmente sentire e vedere le immagini di
quello che descrivevano nella loro musica. Questa è la cosa basilare
a mio parere, avere personalità a sentire ‘sentire ‘a pelle certi
argomenti di cui si parla.
Pochi, ultimamente, sembrano mantenere
un' adesione pura ad un genere musicale preciso, coerente ai suoi
canoni e stilemi di origine. Una schiera di irriducibili che, secondo
voi, potrebbero trovarsi un giorno a rimpiangere qualcosa di diverso
o più “sperimentale”?
Non saprei…penso che già dal secondo disco gli Holy Martyr cambieranno
rimanendo perfettamente attinenti al genere musicale che più amano.Il
troppo sperimentare spesso e volentieri ti allontana dalle tue radici.
I Queensryche o i Maiden dei tempi d’oro si differenziavano da un
album all’altro pur rimanendo ancorati ad un certo stile, tanto per
farti un esempio. L’importante è avere buone idee, sempre diverse
e mai banali o ripetitive. La via di mezzo è la migliore cosa alla
fine, mai fossilizzarsi e mai andare oltre gli stilemi.
Con “Still At War” è innegabile che,
in un certo qual senso, si percorra un viaggio a ritroso nel passato
musicale di un certo filone dell’heavy metal più epico. Quali sono
state le band del passato che hanno influenzato il vostro modo di
comporre e quali sono, invece, le compagini a voi contemporanee che
stimate?
Penso che Iron Maiden, Black Sabbath e Manilla Road abbiano avuto
una notevole influenza su di noi, anche se abbiamo veramente tanti
spunti differenti da cui trarre ispirazione, come il rock progressive
o la musica folk. I gruppi che attualmente stimo di più sono italiani,
gli Adramelch e i DoomSword. L’Italia ultimamente si sta facendo davvero
valere in campo Heavy Metal.
Dalla Sardegna, da alcuni anni a
questa parte, arrivano sempre più band agguerrite e competitive.
Alcuni nomi che dovreste conoscere: Icy Steel, Screaming Shadows…
Cosa pensate ci sia dietro a questa piccola “esplosione” di talenti?
Il fatto di vivere su un’isola in cui certe antiche tradizioni sono
ancora molto rispettate può aver contribuito alla nascita di
formazioni come la vostra?
Chissà… potresti anche avere ragione, non ci avevo mai pensato. Io
suono dal circa 12 anni, guidato dai sogni e dalla passione. Avere
vissuto in una terra aspra che ti offre veramente poco ha fomentato
a dismisura la fame di musica ed il voler fare qualcosa. Non nego
che nella mia Isola si respira con molta facilità la Storia e le tradizioni
secolari, aver indirizzato la nostra musica verso sonorità Epiche
è stato abbastanza naturale direi.
Se ne intuisce il contenuto ma non
ho i testi a corredo del promozionale. Di cosa trattano e chi se ne
occupa?
Me ne occupo prevalentemente io. Gli argomenti che trattiamo sono
per la maggior parte da ricercarsi nella Storia antica, specie quella
romana e greca, abbiamo voluto tributare una sorta di omaggio alle
nostre radici mediterranee. L’ultimo brano parla invece dell’Europa
e del suo glorioso passato, un testo abbastanza atipico per un gruppo
Epic, eppure perfetto nel contesto del disco.
L’approdo all’istituzione italiana
Dragonheart. Come è avvenuto è che cosa si prova ad avere come compagni
d’etichetta gente come i Domine?
E’ avvenuto tutto per caso. C’era interesse per noi già sin dai primi
demo, col terzo lavoro autoprodotto ‘Vis Et Honor’ si è concretizzato
il fatidico contratto, che ci ha portato alla realizzazione del nostro
primo album. I Domine sono una parte della storia del Metal Italiano
veramente importante, è un onore avere a che fare con loro, hanno
fatto davvero tantissimo per l’Heavy Metal in Italia.
Ho fatto un salto sul vostro website
ma non ho trovato ancora nessun live programmato. Ci sarà un piccolo
tour di supporto a “Still At War”? Parteciperete a qualche festival
estivo?
Lo spero…ma non è facile. Non abbiamo un manager o un tour promoter,
e anche le disponibilità economiche sono ristrette. Per ora non abbiamo
nulla in programma, vediamo cosa succederà!
Dal vivo, la vostra proposta è riproducibile
senza alcun problema e questo, dal punto di vista dell’impatto, dovrebbe
rendere parecchio. Quanto vi sentite appagati dalle vostre esibizioni
live e dalle consequenziali risposte dei fan?
Devo confessarti che dal vivo l’impatto sprigionato dal gruppo è maggiore
che in studio!Siamo molto più aggressivi e fuori di testa ahah! Suonare
dal vivo ci piace parecchio, forse pretendiamo anche troppo da noi
stessi, ma fortunatamente riusciamo a coinvolgere il pubblico, spesso
anche quello che non conosce i nostri pezzi! La risposta sotto il
palco è sempre incredibile, anche perché spesso e volentieri ci troviamo
di fronte fanatici esaltati peggio di noi ahaha! In Grecia dopo alcuni
brani sulle Termopili a momenti ci tiravano giù dal palco talmente
era alto l’entusiasmo!
Qual è il complimento più bello che
avete ricevuto, da un perfetto sconosciuto, al termine di un vostro
concerto?
Mah non lo so…è sempre bello trovare persone che dicono che suoniamo
realmente col cuore, spesso alcuni hanno oltre i 30 e anche i 40 anni
ed è una cosa che mi fa veramente piacere, è stato bello quando un
ragazzo ci ha detto che ci avrebbe seguito sino alla morte, sembra
una cosa esagerata ma mi rende orgoglioso. Teoricamente dovrei essere
io onorato di avere persone come loro! Uno fra i complimenti più strani
che ci abbiano fatto è che siamo un raro gruppo di Epic estremo e
violento sul palco! Ahaha! Mah!
Siamo alla fine, a voi l’ultima parola
per concludere quest’intervista…
Ti ringrazio per lo spazio concesso e ringrazio tutti quelli che vorranno
avvicinarsi alla nostra musica.
Intervista di Maurizio
Gabelli
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