INTERVISTE/IVORY

Foto IvoryUn’altra interessante band si è affacciata sulla scena nostrana. Gli IVORY in realtà non sono gli ultimi arrivati... Siamo andati a contattare Salvo, Luca e Andrea, rispettivamente chitarrista, bassista e tastierista, per conoscere più da vicino questa valida realtà piemontese.

Allora ragazzi, volete presentare la band ai lettori di Metallo Italiano e a chi ancora non vi conosce?
[Salvo]: Dunque gli Ivory nascono originariamente sul finire degli anni ‘90 da iniziativa mia e di Luca come band power/prog. Vari concerti, alcune registrazioni e tanti, troppi cambi di line up, che unitamente a problemi esterni alla band ci porteranno a mettere in stand by tutto per dedicarci ad altri progetti, soprattutto strumentali. Ultimamente con Luca abbiamo deciso di rimettere in piedi il gruppo, cercando di non commettere i vecchi errori e forse ci siamo riusciti, perché nel giro di un paio di anni abbiamo trovato nuovi musicisti, straordinari ed estremamente coinvolti, che ci hanno portato a registrare il promo CD “Atlantis Falls” nel 2007 ed il debut effettivo “Time for Revenge” uscito a dicembre 2008. Certo siamo cambiati molto dalle origini, sia perché siamo maturati noi, sia perché l’apporto dei nuovi arrivati è stato notevole. Oggi la nostra musica potrei definirla melodic metal “contaminato”!!

Nonostante “Time For Revenge” figura come il vostro debutto ufficiale, in realtà le cose sono un po’ diverse. Volete spendere due parole sul “misterioso” “Prophecy Of A Dream”?
[Salvo]: Quella registrazione era poco più di un demo. Una nota etichetta nostrana al tempo si offrì di pubblicarlo non prima di averlo fatto ricantare dal grande Rob Bruccoleri e rimixare e masterizzare presso i rinomati Zenith Studio di Frank Andiver. Ci fece su anche un “cammeo” Olaf Thorsen, dunque forse si parlò di quella registrazione più per queste partecipazioni che altro. Purtroppo o per fortuna, quel CD non uscì mai; considera che al tempo c’eravamo solo io e Luca della formazione attuale, eravamo ventenni con tante idee ancora più confuse di oggi!! Abbiamo imparato molto, soprattutto dai suddetti personaggi, però è stato meglio così. “Time For Revenge” è il nostro debut CD a tutti gli effetti.

Parlateci ora di come è stato concepito “Time For Revenge” e raccontateci il suo processo di realizzazione, magari con qualche aneddoto o storia particolare.
[Salvo]: Il materiale contenuto nell’album è tutto recente, ad eccezione dell’opener “The Pharaoh”, ripescata da qualche anno prima, ma assolutamente riveduta e corretta rispetto alla sua forma originaria. Di fatto è rimasta la song più marcatamente power. Per le composizioni, generalmente si parte dalla musica, almeno per me e Andrea, o da testo e melodia per Luca. Il tutto è stato poi arrangiato collettivamente in sala prove o individualmente tramite file su computer. Entrati in studio eravamo preparatissimi sul materiale di cui disponevamo, sebbene tra una cosa e l’altra le registrazioni si siano dilatate oltremodo!! Aneddoti ce ne sarebbero, abbiamo anche fatto un video collage del making of, che ben mostra lo spirito, spesso goliardico, con cui ci si ritrovava in studio. Per non parlare delle forti piogge che la scorsa primavera ci hanno letteralmente flagellato le... scatole; pensa che il nostro drummer Pedro, che vive in Val Susa, più di una volta ha rischiato di non poter tornare a casa la sera perché chiudevano i ponti!!

Il vostro lavoro si distingue, oltre che per un ottimo songwrinting, per la capacità di spaziare attraverso vari stili: un solido hard rock di classe con puntate in territori power e prog. Ci volete “raccontare” il vostro album attraverso i vari brani che lo compongono?
[Luca]: L’album risente dell’influenza di cinque persone, ognuna con background variegati che spaziano dal metal classico, all’hard rock fino alla fusion e ciò caratterizza l’eterogeneità dell’album. I primi due brani del cd, “The Pharaoh” e “Symbols Of Pyramid”, ci portano nell’antico Egitto, con sonorità power dal forte impatto melodico, “Gates Of My Heart” direi che è un pezzo che spicca nell’album, per le sue sonorità particolari, il forte appeal melodico e le liriche sognanti. Segue la più aggressiva “Rise”, che ci parla di ecologia, l’hard rock accattivante della title track, la dolce ballad “Just The Eyes” e la più articolata e speed “Aeternal Dance”. Si torna poi in ambito più prog e mitologico (nei testi) con “Atlantis Falls”, un pezzo che ben rappresenta gli Ivory di quest’album, spaziando tra variegate sonorità. Dopo il breve e onirico strumentale “Heaven’s Call” il cd si chiude con “Gothic Cathedral”, un brano che sperimenta, coniugando power metal e sonorità folkeggianti in mezzo a melodie immediatamente apprezzabili.

La storia e la mitologia sembrano essere a prima vista le fonti principali per i vostri testi. Chi se ne occupa e da dove traete ispirazione?
[Luca]: Sì, in quest’album la componente storica e mitologica è certo rilevante ed è principalmente un mio apporto, che deriva dai miei studi universitari di storia. Ma c’è anche altro: non pochi sono i testi a carattere introspettivo (“Gates Of My Heart”, “Just The Eyes”, “Aeternal Dance”), o di attualità (“Rise”), dove entrano in gioco anche le penne degli altri.

Cosa c’è da dire sull’affascinante copertina?
[Salvo]: Che la Heart Of Steel ha fatto un bel lavoro di grafica anche per tutto il resto del booklet. Ci hanno chiesto cosa desideravamo fosse presente nell’artwork e noi abbiamo chiesto di includere alcuni elementi caratterizzanti i nostri testi. In parte è stato così e delle bozze che Primo ci presentò quella che abbiamo poi scelto era nettamente la migliore. Come è avvenuto l’incontro con la coraggiosa Heart Of Steel Records e come vi trovate con due irriducibili del metallo come Primo Bonali e Mirko Galiazzo?
[Salvo]: Conoscevo da qualche anno Primo perché seguivo il giornale che curava: Metal Force. Quando iniziammo le registrazioni del disco avevamo già dei contatti con altre etichette che si erano interessate a noi dopo il promo “Atlantis Falls”, ma per curiosità mandai un paio di mp3 a Primo per avere un suo parere. Lui fu entusiasta ed iniziammo a discutere la possibilità di collaborare per il nostro debut CD. Ci parve l’etichetta più interessata e coinvolta in ciò che stavamo facendo... Qual è il vostro giudizio sull’attuale scena metal nostrana? Pregi, difetti ed eventuali cose da migliorare...
[Andrea]: Pregi: il livello qualitativo delle band italiane si è notevolmente alzato negli ultimi anni ed anche a livello di produzione si sono sviluppati studi competitivi, anche a livello mondiale per quanto riguarda la scena. Io che preferisco il prog ti posso dire che band come DGM e Astra sono arrivate a livelli altissimi, in particolare l'ultimo degli Astra a mio parere oltre che avere un songwriting straordinariamente maturo ed efficace, ha una produzione da prendere come riferimento nel metal odierno per l'altissima qualità...Difetti: c'è tanta musica fantastica qui in Italia, band favolose e musicisti preparatissimi ed ancora facciamo i provincialotti, osannando tutto ciò che arriva dall'estero, anche se molto spesso si tratta di produzioni risibili e fatte riciclando idee fritte e strafritte, anche da band blasonate, cui dietro si trovano logiche commerciali tali e quali a quelle da noi tanto criticate del pop e della musica leggera...

Concordo Andrea...Torino, la vostra città, è sempre stata una fucina di nomi importanti. Storiche band del passato, (alcune ancora attive), come Elektradrive, Fil Di Ferro, Gow, Morgana, Cry Baby, Creepin’ Death, Broken Glazz, Nasty Licks... a chi hanno lasciato il compito di tenere in alto lo stendardo sabaudo?
[Salvo]: Beh, gli Elektradrive sono vivi e vegeti, in gran forma. Vedo spesso Simone Falovo perché titolare del mio negozio di strumenti di fiducia e i Broken Glazz sono tra i primi gruppi locali che cominciai a seguire, perché da ragazzino, per due anni, andai a lezione dal loro chitarrista Luca Balducci!! Oggi comunque la scena torinese vanta ancora ottimi gruppi, sebbene forse le tribute band abbiano ormai preso il sopravvento; in fondo è l’unico modo per trovare facilmente ingaggi live!! Speriamo che a Torino, ma in Italia in generale, torni l’interesse per la musica originale.

Il disco o la band che vi ha portato sulla “retta via” del metallo.
[Salvo]: Credo che per me il primo disco rock, più che metal, che mi “prese” di brutto fu “The Final Countdown” degli Europe e poco dopo “Greatest Hits II” dei Queen, dischi che tutt’oggi adoro. Forse il primo CD metal potrebbe essere stato “Live At Marquee” dei Dream Theater. Iniziai a suonare quando un compagno di scuola un po’ più grande mi registrò su una cassettina “Surfing With The Alien” di Satriani da un lato e “Passion And Warfare” di Steve Vai sull’altro!!

[Andrea]: Anch'io sono rimasto folgorato da piccolissimo dal “Greatest Hits II” dei Queen, raccoglitore di brani spettacolari che mi hanno introdotto al rock. Poi a 15 anni a casa di amici ho sentito suonare “Black Diamone” degli Stratovarius e qualcosa è scattato dentro di me, è stato come se riconoscessi la parte di me che mi era sempre mancata! Poi ho ascoltato album fantastici come “Visions” degli Stratovarius e “Holy Land” degli Angra e sono andato avanti un po’ con questi due, comprando riviste metal per farmi un idea sul genere, per cui il primo acquisto seguito poco dopo è stato quello che rimane tuttora il mio album preferito in assoluto: “Images And Words” dei Dream Theater... Il resto è facile da immaginare!
[Luca]: Per me di certo gli Iron Maiden, che conobbi poche settimane prima dell’uscita di “Seventh Son Of A Seventh Son”; un amico mi fece ascoltare “Run To The Hills” e da lì a breve acquistai il mio primo basso!

So che oltre agli Ivory siete impegnati in qualche cover band. Diteci come vi divertite al di fuori della vostra band madre.
[Salvo]: Sì, tra cover band e progetti paralleli più o meno impegnativi c’è da perdersi!! Attualmente dopo aver suonato sull’ultimo CD strumentale dell’amico Simone Damiani, con cui abbiamo fatto anche il CD “Attitude”, ho in ballo con lui una hard rock band nuova nuova, di nome Wildland (a presto qualche news in merito!!); Luca è sovente impegnato in varie session live in ambito pop-cover; Pedro suona cover italiane anni ‘60 e ‘70, ma ha suonato di tutto in contesti prettamente rock e idem fino a poco tempo fa anche Andrea. Il più impegnato di tutti rimane Ivan, che tra cover Malmsteen, AC/DC e progetti personali quali Heartek non si fa mancare nulla!!

I vostri dischi preferiti e gli ascolti abituali?
[Salvo]: Per me sarebbe una lista in moto perpetuo...Oggi ti potrei citare Van Halen, Dream Theater, Mr. Big, Extreme, Angra, Deep Purple, Shadow Gallery, Symphony X, Negrita, Satriani, Vai, Europe...La settimana prossima potrebbero essere altri ancora, a seconda del periodo, keep changing!!
[Andrea]: La discografia Dream Theater fino a “Scenes From A Memory”, Pain Of Salvation, Fates Warning, Symphony X, Queen, Extreme.

[Luca]: Iron Maiden anni ‘80 in modo continuo, specialmente “Somewhere In Time”, il disco che porterei sulla classica isola deserta, ultimamente poi Nightwish e Within Temptation ma, come dice Salvo, gli ascolti sono estremamente eterogenei e vanno anche oltre il metal: mi piace molto Marcus Miller, ad esempio, Patitucci, De Andrè e molto altro.

Quali sono i vostri programmi futuri e le vostre aspettative?
[Salvo]: Penso che la possibilità di continuare a sfogare la nostra creatività continuando ad incidere CD che siano apprezzati, rimanga tutto ciò che al momento desideriamo continuare a fare. Il mercato discografico è quello che è, non ambiamo a cambiarci il conto in banca, al momento ci è sufficiente divertirci e sapere che la musica che proponiamo possa piacere.

Bene ragazzi, siamo giunti in conclusione, a voi l’ultima parola.
[Salvo]: Intanto grazie infinite Sergio, per la tua recensione e lo spazio concessoci su Metallo Italiano. Chiunque fosse interessato alla nostra musica può ascoltare qualche rough mix mp3 sul nostro myspace www.myspace.com/ivorymetalband e soprattutto fateci poi sapere le vostre impressioni!!

Un sentito grazie a voi a nome di tutta la redazione ed un arrivederci in sede live.

Intervista di Sergio Nardelli