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È
con immenso piacere che vi presentiamo i Klimt 1918, giovane band
al debutto per My Kingdom Music. Il loro stile è particolarmente
emozionale ed affascinante e riesce nell’ardua impresa di convogliare,
in qualcosa di molto personale, esperienze passate e retrogusti musicali
a volte totalmente incomparabili. ‘Undressed Momento’ ha stupito molti,
vuoi perché d’altronde pur sempre si parla di un debut album
vuoi perché di materiale così incantevole non se ne
ascoltava da un pò di tempo a questa parte.
Ci parla di questo e di molto altro Marco, il bravissimo cantante
della band…
Salve Marco, oltre a congratularmi
con voi per il grande risultato ottenuto con ‘Undressed Momento’,
vorrei che iniziasti a parlare un pò dell’album, del suo periodo
di gestazione e, più in particolare, della scelta del titolo…
La gestazione di "Undressed Momento" è stata
molto lunga e difficoltosa. Subito dopo l’uscita del demo, nel febbraio
del 2001 ci siamo rinchiusi in sala prove dove per oltre otto mesi
abbiamo arrangiato i nuovi brani. Quando Alessandro Pace, nell’aprile
del 2002 ha sostituito il dimissionario Francesco Tumbarello alle
sei corde, abbiamo cominciato a lavorare sui provini e sulle pre produzioni.
Due mesi di passione, passati ad Anzio, sul litorale laziale, nel
nostro studio casalingo affacciato sul mare.
A luglio abbiamo registrato la batteria presso gli Outer Sound studios
di Giuseppe Orlando, mentre dopo la pausa di agosto, per tutto settembre
ci siamo concentrati sul resto. Quello passato in compagnia di Peppe
e Massimiliano Pagliuso è stato un periodo incredibile: quattro
settimane di impareggiabili emozioni, chitarre da accordare, panini
mangiati di fretta, Cocacola gassata, risate, ansia, camomilla, thè
freddo, biscotti, e grandi soddisfazioni.
"Undressed Momento" è un titolo che mi venuto in
mente un giorno riflettendo sulle emozioni che le melodie dell’album
mi trasmettevano. Ho pensato che la nostra musica riproduceva a perfezione
quel senso di denudamento che ci assale quando sfogliamo un vecchio
diario: appunti di inchiostro sbiadito, la carta ingiallita, gli amori
adolescenziali, le fotografie dai colori ormai sabbiosi che ci ricordano
qualcosa di profondo, tutti quei richiami esoterici che ,come la Medeleine
proustiana, scatenano la memoria involontaria e fanno rivivere in
noi i momenti lontani nel tempo. Momenti spogli che ci ricordano la
caducità della vita e la brevità della nostra gioventù.
La vostra etichetta parla della vostra
musica come di Post Modern Art; ritenete consona alla vostra opera
tale definizione?
Si decisamente. L’aggettivo post moderno ci va benissimo. Incarna
a perfezione il carattere multiplo della nostra musica, fatto di reminescenze,
citazioni, riferimenti. La nostra è musica bricoluer, incarna
a perfezione il nostro essere artisti del consumo. Siamo figli di
una società che ha superato la massificazione e ci ha insegnato
a leccare le nostre ferite identitarie comprando, copiando, smembrando
quelli che un tempo erano i concetti puri. Klimt 1918 come simbolo
della permeabilità postmoderna dunque…
A proposito, credo sia giusto spendere
due parole in favore della My Kingdom Music, che a mio parere sta
facendo davvero un ottimo lavoro!
La My Kingdom Music, è un’etichetta giovane ma già molto
affermata. Si è saputa districare nell’underground in maniera
impeccabile fornendo ai gruppi che ha messo sotto contratto un’ottima
promozione e delle produzioni all’altezza di quelle europee. Francesco,
il titolare della label, è una persona veramente disponibile,
sempre pronta a farsi in quattro per offrire il meglio ai suoi assistiti.
Sono sicuro che in futuro avrà delle grossissime soddisfazioni.
Cosa pensate dei vostri compagni
d’etichetta Room With A View? Vi conoscete personalmente?
Certamente, vivendo nella stessa città le occasioni per fare
quattro chiacchiere ci sono sempre, inoltre mio fratello avrebbe dovuto
suonare le parti di batteria del loro ‘First Year Departure’ se solo
non fosse stato estremamente impegnato con la tesi di laurea.
I RWAV sono un gruppo molto valido. Se considerate che Francesco e
Alessandro sono giovani e hanno praticamente debuttato con questo
cd c’è da credere che in futuro raggiungeranno picchi qualitativi
ancora più alti.
Comunque, tornando a noi, come
siete arrivati alla scelta del monicker Klimt 1918 dopo che, ricordiamolo,
avevate inciso del precedente materiale a nome Another Day?
Quando si sono sciolti gli Another Day, io e mio fratello avevamo
deciso di intraprendere un discorso musicale differente. Per questo
motivo abbiamo pensato che sarebbe stato un controsenso continuare
con il vecchio monicker. Così ho pensato a Klimt 1918, unendo
il nome dell’artista più rappresentativo della secessione viennese
all’anno in cui, secondo Hobsbavn, inizia il novecento, il così
detto “Secolo Breve” (1918 –1989). Un modo per coniugare insomma l’ideale
di tradizione e innovazione, rovine e rinascita del nostro sound...
Quali sono, oggi, le maggiori differenze
tra i due gruppi?
Gli Another Day erano un gruppo sostanzialmente death metal, nonostante
negli ultimi tempi avessero, a livello di sonorità, ben più
di un elemento in comune con i Klimt 1918. Componevano canzoni di
oltre dieci minuti, avevano un approccio molto più progressivo
e tecnico, erano dispersivi e manieristi.
Noi siamo minimali, immediati. Cerchiamo la forma canzone, non disdegniamo
i ritornelli. Quello che non è variato invece è l’amore
per la melodia. Gli Another Day, nonostante fossero più estremi,
suonavano roba assai armonica.
Tra le vostre fonti di influenza
vengono citate numerose band, come siete giunti alla creazione di
qualcosa di così personale visto il copioso bagaglio culturale
che vi portate alle spalle?
Non te lo so dire. E’ una cosa non premeditata che ci risulta piuttosto
naturale. E’ come se tutte le nostre influenze si rovesciassero nel
nostro sound senza mai prendere completamente il sopravvento. Per
questo mi piace parlare di post modernismo. La tendenza sincretica
dei Klimt 1918 mi sembra decisamente postmoderna..
Potete parlarci dei campionamenti
che compaiono in ‘Undressed Momento’? Sono citazioni o vostre creazioni?
Le voci appartengono ad Antonine Artaud, il grande teorico francese
autore di opere visionarie come il “Manifesto del Teatro della Crudeltà”
e “Van Gogh o il suicidato della società”. Abbiamo usato stralci
dell’ultima trasmissione radiofonica del 1947 a cui prese parte: una
lunga invettiva contro il mondo occidentale e i suoi simboli intitolata
“Per farla finita col giudizio di Dio” Artaud la registrò poche
settimane dopo essere uscito dal manicomio dove rimase rinchiuso a
lungo e dove venne sottoposto a durissime sedute di elettroshock.
Le declamazioni Artaud sono assolutamente farneticanti ma contengono
dei picchi emozionali elevatissimi. Bellissimo a mio parere lo stralcio
che si può udire all’inizio di ‘We Don’t Need No Music’ che
dice “Ho capito che il passato, il presente, la dimensione, il divenire,
il futuro, l’avvenire, l’essere il non essere, l’io, non significano
più nulla per me” . Una frase struggente, desolante, perfettamente
in linea con il mood sospeso e disperato del pezzo.
Un pezzo che mi ha davvero incuriosito
è la conclusiva nonché fantastica ‘Stalingrad Theme’,
che si discosta abbastanza dalle altre canzoni per una verve più
metallica... il fatto che si trovi a conclusione dell’album sta ad
indicare forse che in futuro ci dovremmo aspettare dai Klimt 1918
quel tipo di materiale?
I Klimt 1918 discendono dal death metal, è bene ricordarlo.
Un ‘eredità quella estrema che a volte prende il sopravvento
nelle nostre canzoni dando origine ad esperimenti ibridi come Stalingrad
Theme : batteria doppia cassa trita ossa, chitarre black metal style,
ma linee vocali ed armoniche assolutamente pop. I Beatles che jammano
con gli Emperor…
In futuro ci sarà sempre spazio per ”pastiche” come questo…
La vostra collaborazione con Francesca
Di Leandro, come è nata e come siete entrati in contatto con
lei?
Abbiamo conosciuto Francesca grazie ai Morgana’s Kiss, un gruppo gothic
metal di Roma che si è avvalso della sua collaborazione per
l’artwork del loro cd autoprodotto. Rimasti folgorati dal suo stile
elegiaco, onirico, armonico l’abbiamo contattata e da li è
nata una proficua collaborazione. Gli abbiamo dato una copia del cd,
le fotografie per il libretto e la copertina e lei ha pensato al resto
elaborando il layout che potete vedere.
Cosa ci dite invece del fatto di
lavorare assieme a Giuseppe Orlando e Massimiliano Pagliuso dei Novembre?
Le orchestrazioni di quest’ultimo sono state una sua proposta oppure
vi eravate già accordati?
Lavorare con Giuseppe e Massimiliano è sempre un piacere. Sono
nostri coetanei quindi hanno il raro dono di metterti a tuo completo
agio mentre registri. Il rapporto tra qualità e prezzo è
ottimo e l’ambiente degli OuterSond è confortevole… Tutti ingredienti
fondamentali per lavorare serenamente e nel modo più professionale
possibile.
Le orchestrazioni sono nate in studio per nostro volere. Conoscendo
l’abilità di Massimiliano con le tastiere midi lo abbiamo subito
caldeggiato ad inserire qualche partitura nei nostri brani. Lui si
è dimostrato subito disponibile e nel giro di un pomeriggio
ha composto e arrangiato gran parte del materiale.
Ancora un paio di domande… cosa rappresenta
il volto sfuocato in copertina?
Rappresenta una figura femminile sfuocata dal movimento che sta compiendo
sotto l’acqua. C’è qualcosa di estremamente lieve e rilassato
nella sua espressione. Esprime un lasciarsi andare dolce ed intimo…
Riposare per qualche secondo in una vasca da bagno, magari in compagnia
della musica giusta.
Quando l’abbiamo vista spulciando l’ interminabile archivio di Eloisa,
una nostra amica che si occupa di fotografia di moda abbiamo subito
pensato che si sarebbe adattata perfettamente al titolo e agli umori
dell’album.
Immagino che al più presto
intraprenderete un tour promozionale o comunque sarete in giro per
promuovere il vostro lavoro, volete anticiparci qualche data già
concordata?
A partire da settembre cominceremo una serie di concerti in giro per
la penisola. Niente comunque di paragonabile ad un vero e proprio
tour. Date e luoghi sono ancora tutti da definire.
Bene, ti lascio carta bianca per
le ultime considerazioni.
Voglio ringraziare te e tutti gli amici di Metallo Italiano per lo
spazio che ci avete concesso. Spero un giorno di conoscervi tutti
di persona, magari ad un concerto dei Klimt 1918.
Intervista di Maurizio
Gabelli
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