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I
Labyrinth, rappresentano un patrimonio importante per il metal italiano,
sia per il loro indiscusso valore musicale ma soprattutto perchè
hanno avuto il grande merito, insieme a pochi altri, di portare la
nostra scena sulla ribalta internazionale. Proprio per questo non
può che far piacere constatare l'ottimo stato di salute della
band, ritornata sul mercato con un album di assoluto valore che fin
titolo, "Labyrinth", segna l'inizio di un nuovo corso dopo
lunghi mesi segnati da beghe contrattuali e da uno split clamoroso
come quello di Olaf Thorsen, ormai votato alla causa dei Vision Divine.
Un nuovo corso, quindi, contraddistinto dalla sicurezza di un contratto
con la Century Media, dalla voglia di presentarsi al pubblico con
i proprio nomi di battesimo in luogo degli ormai anacronistici pseudonimi
e soprattutto con l'uscita di un nuovo album, ispirato più
che mai e sempre meno legato alla scena power. Il mio interlocutore
in quest'intervista è stato un sereno Andrea De Paoli (Andrew
Mac Pauls, per chi è rimasto legato al vecchio pseudonimo del
tastierista), disponibile più che mai ad affrontare i vari
argomenti riassunti in questa mia (ormai lunga) introduzione... quindi,
tagliamo corto e buona lettura!
Ciao Andrea, dopo tanti mesi di
attesa finalmente il vostro album è stato pubblicato. Puoi
raccontarci cosa è successo in casa Labyrinth durante questo
lungo periodo?
Ciao anche a te... sono successe moltissime cose! è
stato un periodo abbastanza difficile, dove ci siamo adoperati soprattutto
a risolvere determinati problemi discografici che ci bloccavano e
non ci permettevano di uscire sul mercato. Poi c'è stata la
dipartita di Olaf soprattutto per divergenze musicali. Successivamente
risolti i suddetti problemi ci siamo concentrati esclusivamente sulla
musica e su "Labyrinth" guardando al futuro come una band
che ricomincia tutto da capo.
"Labyrinth" segna ancora
una volta una maturazione del vostro sound. Ormai si può parlare
tranquillamente di uno stile Labyrinth, riconoscibile nello sterminato
universo power. A questo punto della vostra carriera pensate di aver
raggiunto la piena maturità compositiva?
Sono sicuro che questo disco sia molto più maturo e
"sentito" dei precedenti. Onestamente, poichè considero
la musica un'arte in continua evoluzione, ritengo che in futuro matureremo
ancora di più sia come musicisti che persone, di conseguenza
i nostri album saranno ancora più oscuri ed eclettici.
Allo stato attuale, possiamo affermare
che l'etichetta di gruppo power va stretta ai Labyrinth?
C'è andata sempre stretta l'etichetta di powerband. Infatti,
se uno ascolta attentamente i nostri dischi puo' sentire giusto un
paio di brani di quel genere il resto sono pezzi come "Night
of Dreams", "State of Grace", "This World"
o "Just Soldier" che non c'entrano nulla con il power ma
sono più metal. Noi infatti ci consideriamo una band heavy
metal e con "Labyrinth" lo abbiamo pienamente dimostrato.
Contrariamente a chi pensava ad
un ritorno totale allo stile del fortunato "Return to..."
, il nuovo album riprende in molti brani il sound del controverso
"Sons of Thunder", lavoro che in molti considerano il meno
riuscito della vostra discografia. Avete voluto riprendere quel discorso
musicale da dove si era interrotto, valorizzandolo questa volta con
una produzione nettamente migliore, oppure era naturale per voi proseguire
su quella strada?
Abbiamo composto questo disco in totale libertà e naturalezza
senza pensare troppo in che direzione proseguire. è stata proprio
l'atmosfera serena e la gioia di suonare senza costrizioni da parte
di nessuno che ci ha permesso di ottenere un risultato che alla fine
ci ha soddisfatto pienamente. In sala prove non c'è mai stato
uno screzio e abbiamo vissuto come una famiglia, quindi come una vera
band! Non che prima non fosse così ma avevamo troppi problemi
intorno che non riuscivamo a risolvere; poi ognuno di noi si è
espresso al massimo esternando completamente le proprie emozioni.
Parlando proprio di produzione,
questa volta avete curato il tutto in prima persona, avvalendovi dei
Noise Factory di Milano e poi avete realizzato il mastering finale
in Germania presso gli House of Audio Studios. Possiamo dire che questa
volta siete andati sul sicuro (con risultati eccellenti peraltro)
senza ricorrere necessariamente ad un produttore famoso.
Devo dire che abbiamo valutato attentamente se scegliere un produttore
o no. Secondo noi al giorno d'oggi, se non hai un budget miliardario,
è troppo rischioso ricorrere ad un grande produttore. Non è
più come una volta che si vendevano nel metal milioni di dischi
e i grandi producers facevano seriamente il proprio lavoro.
Oggi c'è troppa gente che non guadagna più come prima,
di conseguenza è molto facile incappare in produttori che cercano
soltanto di sbarcare il lunario e non hanno interesse a far crescere
la produzione di una band. Inoltre, in questi anni abbiamo accumulato
talmente tanta esperienza in studio che eravamo perfettamente in grado,
con un fonico competente al nostro fianco, di fare un buon disco a
livello di produzione.
Ascoltando l'album, ed in particolare
brani come "Just Soldier (Stay Down)" oppure "Terzinato" emergono
alcune sfumature thrash; probabilmente sono lo sfogo al tanto stess
accumulato in questi mesi?
Sinceramente non ci andava piu' di fare un pezzo alla "Thunder", che
è soltanto veloce e melodico, ma volevamo essere realmente
cattivi. Ad ogni modo i momenti difficili che tutti noi abbiamo passato
hanno contribuito a rendere i pezzi meno easy listening ma piu' cattivi
e cupi; poi certi tipi di ritmiche in stile bay area fanno parte del
nostro background e delle nostre influenze, quindi perchè non
sfruttarle!
Con mio grande piacere, su "Labyrinth"
hai reintrodotto quella componente elettronica che a suo tempo aveva
reso "No Limits" un album davvero originale; inoltre hai adottato
nuove timbriche ormai distanti da quelle classiche del power metal.
Insomma ti sei divertito a sperimentare di più…
Eh, eh… hai proprio ragione, mi sono divertito un sacco e ho avuto
la totale libertà di esprimermi in "Labyrinth". Inoltre trovo
realmente limitante per un musicista utilizzare sempre gli stessi
tipi di suoni, infatti non mi sognerò mai più in vita
mia di inserire un clavicembalo in un arrangiamento. Se poi suoni
uno strumento come i sintetizzatori o i campionatori, hai la possibilità
di creare i più disparati tipi di timbriche che possono andare
dall'analogico all'elettronico, dai loop ai samples agli hammond e
via dicendo. Credo proprio che la libertà di espressione che
si può raggiungere con questi meravigliosi strumenti possa
essere il futuro della musica metal, altrimenti stagnante da molti
anni nel torpore…
E' inutile sottolineare la bravura
di Roberto Tiranti, che in "Labyrinth" sfoggia la solita prestazione
ad altissimo livello, e non parlo solo dal punto di vista tecnico
ma soprattutto in termini interpretativi. Pensi che il fatto che sia
occupato in vari progetti (per esempio dei musicals) al di fuori della
sfera metal contribuisca a rendere così emozionale la sua voce?
Roberto Tiranti è un autentico professionista, eclettico ed
in grado di cantare su qualsiasi cosa. Sicuramente le esperienze che
ha avuto in diversi ambiti musicali hanno contribuito ad accrescere
il suo già incredibile talento naturale e il suo bagaglio tecnico.
Se poi aggiungi che ha avuto anche la possibiltà di esprimere
liberamente ed al meglio le sue emozioni, puoi capire il perche' del
risultato finale.
Dopo la Metal Blade, ora vi siete
accasati presso la Century Media. Come siete giunti al deal con quest'ultima
e quali sono le differenze maggiori tra le due etichette?
Siamo giunti a questo contratto grazie al grande lavoro del nostro
manager Fabrizio Giruzzi che ha vagliato tutte le proposte scegliendo
alla fine la migliore per noi. Al momento è un pò presto
per capire le differenze tra le due label ma ti posso dire che la
Century media e' molto precisa, puntuale e sta facendo veramente un
ottimo lavoro.
Il bellissimo artwork dell'album
è frutto dell'immaginario di Travis Smith. La scelta di questo
artista vi è stata imposta dall'etichetta oppure eravate già
intenzionati a lavorare con lui?
La scelta di Travis è stata dettata dal fatto che volevamo
ricominciare tutto da capo a partire dall'artwork che, anche a livello
visivo, ci discosta finalmente dalla maggior parte delle powermetal
band. Inoltre ci piaceva molto lo stile di Travis, il che ci rendeva
sicuri di ottenere tramite le idee che già avevamo sulla copertina
di ottenere un disegno che rispecchiasse la nostra rinascita e il
tipo di sonorità dell'album.
Quali equilibri sono cambiati all'interno
del gruppo all'indomani dell'uscita di Olaf Thorsen?
Senza nulla togliere a Olaf, che stimo molto come artista e compositore,
devo dire che al contrario dopo il suo split è nata una situazione
di equilibrio. Questo perchè negli ultimi tempi Olaf non si
trovava più a comporre musica con noi, situazione questa che
aveva minato la salute della band. Abbiamo cercato di cambiare le
cose ma non c'è stato verso quindi forse è stato meglio
separare le carriere, dove ognuno sicuramente cerchera' di fare del
suo meglio.
Anche tu Andrea eri impegnato nei
Vision Divine; cosa ti ha spinto a rimanere nei Labyrinth e non seguire
Olaf?
Semplicemente perchè i Labyrinth sono la mia band madre, sono
una famiglia. I Vision Divine sono soprattutto guidati da due persone
che si occupano di tutto, ovvero Olaf e Fabio (Lione, nda). Ho preferito
suonare in una band di cinque persone dove tutti fanno parte in egual
misura della situazione.
Una domanda che penso vi avranno
rivolto in molti, ma sinceramente è spontaneo chiedersi. Perchè
avete deciso di abbandonare i vostri sopranomi inglesi, che vi avevano
accompagnato fin dall'inizio della vostra carriera, in favore dei
vostri veri nomi?
Vedi all'inizio le case discografiche giapponesi ci avevano detto
che con i nomi italiani non saremmo andati da nessuna parte quindi,
ai tempi, abbiamo ritenuto opportuno utilizzare dei nicknames. Oggi
invece la situazione è cambiata e così ci siamo decisi
spontaneamente a ricominciare tutto da capo, a partire dai nomi originali.
So che avete finora suonato solo
all'Agglutination Metal Festival. Oltre a quell'appuntamento, avete
programmato altre date live?
Abbiamo diverse proposte dall'Europa dall'Italia e dal Giappone ma
bisogna vedere come va' il disco per trattare nella maniera giusta
queste date.
Ok Andrea, ti ringrazio per la tua
disponibilità. Un ultimo spazio per salutare i nostri lettori...
Ed io ringrazio te per le domande interessanti!!!! Vorrei salutare
tutti gli utenti di Metallo Italiano che leggeranno l'intervista e
quelli che non lo faranno.
Altra cosa: se suoneremo dalle vostre parti veniteci a vedere perche'
ci sara' da divertirsi!!!! Ciao a tutti!!!!
Intervista di Paolo
Ponente
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