INTERVISTE/MACBETH

Foto MacbethDopo il successo del grande Malæ Artes, i Macbeth, attraverso le parole di Fabrizio, membro fondatore e colonna portante del sound della band, rispondono ad alcune domande sul presente, sul passato e sul futuro della band; non mancano riferimenti alla scena italiana e a quella mondiale, molto realismo ma anche tanta ambizione. Scopriamo il insieme il suo pensiero…

Ciao Fabrizio, vorrei iniziare chiedendoti di fare il punto della situazione, un breve consuntivo della vostra carriera fino ad oggi; sei soddisfatto del presente e ci sono cose che avresti voluto fare diversamente nel passato?
Si, mi ritengo soddisfatto! Soprattutto nell’ultimo periodo abbiamo ottenuto notevole visibilità. Cose del passato che cambierei ce ne sono, ma fanno comunque parte della nostra storia…si impara dagli errori.

Al di là dello stile, quale è il principio ispiratore che possiamo trovare dietro le vostre canzoni? Quale è il filo rosso che lega ed ha legato i Macbeth all’oscurità durante la composizione dei brani?
Direi che la vita quotidiana è la prima fonte di ispirazione. Tutto ciò che ci succede si riflette poi nei lavori della band. In realtà non siamo mai stati molto legati all’oscurità, che rimane un termine troppo generico… Siamo persone positive!

Hai qualche aneddoto interessante sulla parentesi italiana del tour di “Tuonela” degli Amorphis, per i quali avete suonato di supporto? Come è stata questa esperienza?
Ricordo il concerto con gli Amorphis nella data del tour di Tuonela in Milano. Si parla di anni fa…ma ricordo con piacere la bella esperienza. Eravamo sul mercato da poco, ma “Romantic Tragedy’s Crescendo” faceva già parlare di noi…

Come è il vostro rapporto con i Lacuna Coil? C’è rivalità, magari un pizzico di invidia per i risultati raggiunti, oppure pensate che la via aperta dalla band milanese sia una grande opportunità per il metal italiano e quindi anche per voi?
Non vediamo nessuna band come rivale, piuttosto cerchiamo di imparare da chiunque abbia qualcosa da insegnarci. I Lacuna Coil mi sembrano ragazzi in gamba e la scena italiana non può che essere riconoscente… Conosciamo qualcuno di loro, che ogni tanto incontriamo negli studi o nei clubs del milanese.

So bene che la diffusione a livello mondiale del vostro disco è senza dubbio ben coperta, sono numerose le distribuzioni che vi supportano in diversi continenti, ma di certo i rapporti con la scena mainstream dei Lacuna Coil li ha portati ad un salto di qualità vero e proprio. Nessuno che voglia fare questa professione per vivere potrebbe disprezzare il successo, ma forse la grande forza dell’underground e la relativa fama che in esso si può ottenere sono una molla ben più forte per una band metal. Secondo te, dunque, l’entrata nel circolo della musica da Mtv è un processo naturale, che viene con l’evoluzione delle band verso sonorità più “commerciabili” o ci sono comunque delle rinunce, delle scelte che si devono compiere obbligatoriamente? Parlo naturalmente del fatto che più si è giovani e più si è intransigenti e ci si nega anche qualche contaminazione, mentre crescendo e maturando, spesso si riesce ad essere più lucidi sui propri gusti e sulle proprie composizioni…
Io mi ritengo una persona dalla mentalità aperta, quindi ti confesso che la parola commerciale per me è associata a ben altro tipo di musica… Ogni album rappresenta una tappa evolutiva, un’istantanea che testimonia ogni step della propria carriera musicale; il percorso di un’artista. Credo che l’evoluzione, percepita spesso come “cambiamento” dal pubblico o dalla critica, sia legittima. Si cresce, si fanno nuove esperienze, il proprio bagaglio culturale aumenta. Più la casa discografica è importante, maggiore è la sua influenza sulla direzione artistica della band. Il ciclo di produzione discografico non si autogenera, serve denaro…come per ogni cosa. Ecco svelato l’arcano! Stiamo comunque parlando della vera musica mainstream, sia chiaro…

Partendo dall’iniziale “Romantic Tragedy’s Crescendo” fino ad oggi, visti anche i cambiamenti che ci sono stati nella line up e il lungo spazio di tempo che è sempre intercorso fra i vostri dischi, cosa pensi che abbia influito maggiormente nella trasformazione del vostro sound dal debutto fino a questo Malæ Artes? E quanto peso ha avuto in questa trasformazione l’esplosione commerciale di band come Lacuna Coil, Evanescence e Nightwish?
Come ti dicevo, abbiamo fatto diverse esperienze, siamo cresciuti. Il nostro suono è cresciuto con noi, si è evoluto. Ovviamente anche il cambiamento della line-up ha influito. Onestamente non abbiamo mai preso altri gruppi come riferimento per comporre…

Fra tutte le influenze riscontrabili nel vostro songwriting, per un amante come me della band di Steve Sylvester, non è stato possibile non sottolineare un certo parallelismo fra le vie percorse da un album come “Panic”, sia nel senso della produzione che in quello compositivo e dell’arrangiamento, ed il vostro Malæ Artes. E’ una impressione sbagliata la mia?
Mi piace molto l’idea di lavoro unitario. Testi, layout dell’album, immagine della band e musiche che formano un’unica opera. Ho conosciuto Steve mentre registravo “The sum of all fears” con i Cultus Sanguine, ci raggiunse in uno studio di Milano per registrare un pezzo… Già parlava di “Panic” e di tutto quello che ruotava attorno all’idea, al concept. Nemmeno io lascio nulla al caso: ogni simbolo nel booklet, ogni parola, rappresentano qualcosa. Se è questo che intendi dire; hai ragione, esiste il parallelismo.

Questo album contiene molte e molto interessanti canzoni, tutte scritte da voi, tranne la cover di “How Can Heaven Love Me” di Saraha Brightman; come mai la scelta è ricaduta proprio su un brano di questo genere?
Se ascolti l’originale, il tipo di sound si addice perfettamente ad una band come la nostra. Volevamo una versione personale ed heavy del brano di Sarah Brightman e così l’abbiamo registrata.

Visto anche che fra le band gothic del nuovo filone vi sono spesso voci eccezionali, come quella di Tarja Turunen ex-Nightwish (per non parlare di Liv Kristine, ma i Theatre Of Tragedy sono (un'altra) storia ormai) ispirate proprio alla lirica come in fondo lo è Sarah, non avete temuto che la prestazione di Morena (senza dubbio ottima nel suo genere, ma di certo non lirica) potesse essere sminuita nel paragone? O anche questo faceva parte dell’idea, del progetto della cover, volendo prendere le distanze da quel tipo di Gothic?
La voce di Sarah Brightman darebbe problemi a chiunque volesse riprendere un suo pezzo…te lo assicuro. A mio avviso una cover è una versione personale di un brano scritto da qualcun altro, quindi cercare di rifare il pezzo identico all’originale perde un po’ il senso… La nostra versione è stata parecchio apprezzata e credo che Morena abbia dato il meglio di se.

Quale è stata la risposta dei vostri fan a questo album? Fra le vendite del disco e la risposta di pubblico ai concerti, potete ritenervi soddisfatti del risultato?
Direi proprio di si! Il disco è stato ben accolto e la gente viene a vederci in concerto… C’è stato un incremento del nostro pubblico, il sito internet è molto frequentato e questo ci fa molto piacere. Inoltre con il nuovo album abbiamo una licenza per il mercato U.S.A., che non è cosa da poco.

Quali sono i progetti per il futuro dei Macbeth?
Abbiamo alcune date live in programma in Italia e alcune proposte dall’estero tra cui nuovamente il sud America... Inoltre stiamo già lavorando sul materiale nuovo poiché intendiamo registrare entro la fine del prossimo anno. Tutte le news le trovate visitando il sito ufficiale: www.macbeth.it.

A Te la parola per le considerazioni, sull’intervista, ed un saluto ai lettori di Metallo Italiano.
Grazie a Metallo Italiano per lo spazio concesso e grazie ai fans della band!

Intervista di Eugenio Sacco