INTERVISTE/MOTHERSTONE

Foto MotherstoneSiamo in compagnia di Giorgio Mammoliti (JJ Mammasasso), uno dei due cantanti dei MOTHERSTONE, giovane band romana che sta facendo parlar bene di se grazie ad un valido album d’esordio. Approfittiamo di questa piacevole chiacchierata per scoprire qualcosa di più.

I Motherstone sono una band attiva dal 2003. Presentaci il gruppo ai lettori di Metallo Italiano e a chi ancora non vi conosce.
Come hai detto, siamo attivi dal 2003; inizialmente il gruppo era composto da me, Ivano e Rik, voce femminile Eliana ed alla chitarra Valerio. Ci sono stati un po’ di ribaltoni in questi anni, virate di genere (siamo passati dal nu-metal di "Just A Littledose" al thrash/death di "Biolence"") con avvicendamenti alla voce femminile ed alla chitarra, fino a raggiungere l'attuale formazione, decisamente la più completa e matura sotto ogni punto di vista, con Danihell e Vale. Due anni fa abbiamo autoprodotto il nostro primo demo, "Through The Paths Of Insanity", che ha raccolto ottime recensioni in Italia e all'estero. Il 1 giugno di quest'anno abbiamo presentato invece il nostro primo disco "Biolence", che sta raccogliendo buoni riscontri da parte della critica.

Da dove deriva il vostro nome? Contiene particolari significati o aneddoti?
Il nome non è altro che la traduzione maccheronica in inglese del mio cognome Mammoliti, il cantante. Avevamo inizialmente stilato una lista infinita di possibili nomi, Motherstone è uscito fuori quasi per gioco, ma suonava bene, era semplice e di facile assimilazione, così abbiamo deciso di tenerlo.

Il vostro sound è un mix di sonorità che, partendo dal classico heavy metal, ingloba elementi del thrash, del death e qualche modernismo. Quali sono le vostre influenze principali e come riuscite a creare la giusta alchimia?
A parte gruppi storici e famosi come Pantera, Metallica e Alter Bridge, sui quali ci troviamo tutti d'accordo, per il resto abbiamo gusti molto vari che abbracciano praticamente ogni genere, credo sia questo che garantisce questa varietà di suoni. Ognuno di noi ha le proprie influenze e da quelle partiamo per creare in fase di composizione. L'alchimia la troviamo confrontandoci continuamente su ogni pezzo; cerchiamo tutti di dare il proprio contributo tramite consigli, idee, partendo da quelle che sono le nostre preferenze musicali.

Raccontaci tutto il processo di realizzazione di un album come “Biolence”, magari con qualche aneddoto a riguardo.
Fare un album non è come fare un demo. Un album, anzi un concept-album come il nostro, richiede un impegno e uno sforzo tripli, dovendo concentrarsi non su 4 tracce ma su un numero decisamente maggiore. Un prodotto che richiede ovviamente un'attenzione rivolta anche ai più minimi particolari. C'è stata una maggiore cura in fase di composizione, le tracce le abbiamo ascoltate, provate e modificate per quasi un anno e mezzo, non volevamo lasciare nulla di incompiuto e soprattutto volevamo un lavoro che, piaccia o non piaccia, rispecchiasse fedelmente la nostra anima musicale. Il risultato, anche grazie allo straordinario lavoro di Christian Ice, ci ha entusiasmato, ma sappiamo di poter fare ancora meglio, vogliamo fare ancora meglio. Di aneddoti, quando fai un disco e lavori con un personaggio come Ice ce ne sono a decine. Posso solo dirvi una cosa: se la cantante non supera il test-Ice non è una degna Mammasasso, e Vale, nonostante il "pungolamento" di Christian, ha retto bene.

“Biolence” può essere considerato un concept su vari fatti di cronaca nera che hanno funestato il nostro paese in questi anni. Da chi è partita l’idea e l’ispirazione? Vuoi farci una breve presentazione per ogni singolo brano?
Con il demo "Trough The Paths Of Insanity" avevamo cercato di dare voce alle paure e alle follie più recondite della mente umana. Con "Biolence" avevamo così deciso di insistere su questo tema: inizialmente i testi erano strutturati più o meno come quelli del demo, quindi non c'era nessun nesso con la realtà, si trattava di spaccati di vita quotidiana rielaborati in chiave folle, schizofrenica, ma era pur sempre qualcosa di astratto e non ci soddisfava in pieno. L'idea di attingere da fatti di cronaca realmente accaduti, è stata di Danihell, il nostro chitarrista e ha immediatamente riscontrato il favore di tutto il gruppo. Così dopo aver stilato tutti insieme la lista dei 13 fatti di cronaca nera più noti e agghiaccianti, mi sono messo a cercare su internet, verbali, articoli di giornale, profili psichiatrici degli assassini, in modo tale che venisse fuori un lavoro il più completo possibile. Un lavoro enorme per me che sono il fancazzista del gruppo, da buon cantante! “Romans 12:19 (It Is Mine To Avenge)” tratta della vicenda del serial killer Donato Bilancia; “Bloody Mary” della tragedia di Cogne dove trovò la morte il piccolo Samuele; “I Am The Alpha And The Omega” tratta sulla fine dei delitti compiuti sempre da Donato Bilancia; “Someone Sitting By You” parla della tragedia personale vissuta da Angelo Licheri, nel tentativo di salvare il piccolo Alfredo Rampi a Vermicino; “300 Days To Consciousness” è incentrata sul massacro compiuto dai giovani Erika ed Omar; “Final Failure And Collapse” sull'atto di pura follia compiuto da Guglielmo Gatti; “Slaughter Machine” sul massacro di Erba; “Russian Roulette” sulla tristissima vicenda di Marta Russo; ”Just Hiss” sull'infanticidio di Tommaso Onofri; “Nowadays Juliet” sull'incredibile scempio del Circeo; “Pictures Of My Agony” sull'irrisolto delitto di Simonetta Cesaroni; “The 12th King” sulle folli vicende di Michele Profeta e infine “Digging Walls Of Sorrow “ sulle ultime ore di vita dei fratellini Salvatore e Francesco Pappalardi.

L’inserimento di stralci di telefonate e le voci reali dei protagonisti, provoca un aumento della tensione e immerge l’ascoltatore nella cruda realtà della vicenda. Credo che il vostro obiettivo sia stato centrato.
Ti ringrazio ed è proprio quello di cui parlavo prima: la cura dei particolari, gli innesti di realtà nel disco danno una maggiore incisività ai pezzi, tutto questo non sarebbe stato possibile con storie inventate, o meglio, non avrebbe sortito lo stesso effetto. Volevamo un disco che desse un'emozione, che si trattasse di ansia, angoscia, paura o incredulità non era importante, l'aspetto fondamentale era far sì che i brani, oltre a piacere o meno, calassero l'ascoltatore nella storia e rievocassero in lui eventi sconvolgenti, con tutte le sensazioni che questo può comportare.

L’artwork di “Biolence” è ricco di particolari e molto ben curato sotto tutti i punti di vista. Quanto pensi sia importante, per una band, l’aspetto grafico e di “contorno”, in questi tempi di “freddi” mp3 e di musica “usa e getta”?
Se non ti chiami Metallica, Dream Theater, Slipknot devi puntare necessariamente, oltre che sulla buona musica, anche agli aspetti, come dici tu di "contorno": un'immagine accattivante come copertina, un booklet con testi e foto, sono senza dubbio elementi che incentivano all'acquisto, magari dopo aver ascoltato anche un paio di pezzi (a proposito sul nostro myspace, www.myspace.com/motherstonemusic, sono disponibili alcune tracce estratte da "Biolence" ed il video di "Someone sitting by you"). Poi è chiaro che quello che conta sono pur sempre le canzoni, se hai tra le mani un disco bello solo fuori ma scarso di contenuti musicali, la gente ti odierà perchè penserà di aver buttato i soldi per un prodotto scadente. Bisogna essere accattivanti, non paraculi, altrimenti ti si ritorce tutto contro.

Come ho già sottolineato in sede di recensione, l’abile intreccio tra la tua voce e quella femminile di Vale crea un’alternanza di “umori”, che segue di pari passo l’evolversi della storia. Come vengono divise le varie parti da cantare?
Non c'è una vera e propria suddivisione studiata a tavolino, il più delle volte dipende dall'ispirazione di noi cantanti. Il lavoro degli altri membri del gruppo in questo caso è davvero incredibile e ci facilita molto. Non credo sia così semplice creare una miscela di suoni che consenta a due voci, completamente opposte, di cantare contemporaneamente e senza privilegiare l'una o l'altra. Altrimenti non saremmo nientemeno e niente più che un gruppo alla Evanescence, Lacuna Coil, gli ultimi Cradle Of Filth e non è quello che vogliamo. Possono anche esserci tracce in cui l'una può prevalere sull'altra, ma si tratta di casi davvero rari e, nel complesso, nel disco si mantiene sempre un grande equilibrio tra noi cantanti. Questo viene fatto non per evitare gelosie, ma semplicemente perchè questi sono i Motherstone, due voci in contrasto tra loro, ma in armonia con la musica.

Che cosa ne pensi dei due diversi modi di informazione. Le riviste ufficiali cartacee, che stanno eroicamente resistendo e le webzines.
Sono l'unica speranza per i gruppi dell'underground per uscire fuori da quel buco di merda che è la musica italiana. Indubbiamente le webzines ci ritagliano spazi maggiori (e di questo vi siamo debitori) ma credo sia una questione prettamente economica e di interessi.

L’album o la band che ti ha cambiato la vita.
Domanda un po’ imbarazzante… Ero uno che fino a 10 anni fa frequentava discoteche house quando un giorno mi trovo ad ascoltare "Classica" dei Novembre…da quel momento non ho più smesso di ascoltare metal.

Ed ora cosa dobbiamo aspettarci dai Motherstone? Quali sono i vostri programmi imminenti e futuri?
Suonare, suonare, suonare. Ci siamo spremuti al massimo per questo disco, accantonando i live se non in casi davvero sporadici. Ora abbiamo voglia di suonare, di spaccare, di sudare con la gente. Poi di nuovo al lavoro, ma è un discorso un po’ prematuro, ora ci interessa solo organizzare il maggior numero di live possibile.

Siamo giunti alla fine, a te la chiusura dell’intervista.
Un ringraziamento speciale a tutti voi di Metallo Italiano per lo spazio che ci avete concesso e per l'ottima recensione. Un saluto a tutti i lettori da parte dei Mammasasso. Vi lascio con l'invito di visitare il nostro sito, www.motherstone.it e il nostro space, www.myspace.com/motherstonemusic Bellah!

Un ringraziamento a te ed un saluto a tutta la band da parte di Metallo Italiano.

Intervista di Sergio Nardelli