INTERVISTE/NODE

Foto NodeÈ sempre gratificante scambiare due parole con Daniel Botti, cantante e chitarrista dei deathsters Node. Perché? Semplice: sbrighiamo le formalità di rito sul versante musicale e poi si parla di tutt'altro. Alla fine, credo che anche per voi lettori sia più interessante, piuttosto che leggere le solite frasi sulla magnificenza dell'ultimo album (che per ogni band è sempre il migliore dell'intera discografia), sullo sconfinato amore per il metal e per i fan e sui missaggi. Ok, andiamo?

Allora, Daniel, sembra che niente potrà più fermarvi…
Considerando che il prossimo anno compiremo la nostra prima decina d' anni… solo la vecchiaia potrà farlo! Ma la pellaccia l' abbiamo dura… A parte gli scherzi, finchè c' è divertimento e passione, nessuno potrà fermare una qualsiasi band. (ah… quella dei dieci anni non era uno scherzo però!)..

"Das Kapital" è, a mio parere, il vostro album più personale, quello nel quale le vostre personali influenze convergono sino al raggiungimento di un sound proprio e riconoscibile. Persino il tuo cantato, prima accostabile a quello dell'immenso Chuck Shuldiner, mi sembra evoluto su criteri di profonda personalità. Sei d'accordo?
Sono d'accordo e ti ringrazio per questi complimenti. Quando si fa musica propria, non è sempre piacevole sentirsi accostati ad altri, pur grandi che siano. L' accostamento a Schuldiner, che ormai porto dietro da diversi anni, mi ha sempre lusingato in quanto sono un suo grande estimatore. Ma la vita artistica di un musicista deve prima o poi dare un taglio a questi ‘termini di paragone' e procedere nella propria unica direzione. Non posso quindi fare altro che provare piacere nel sentire le tue parole.

Ho sottolineato, in sede di recensione, come alcuni passaggi sfiorino contrappunti jazzistici. Qualcuno di voi nutre passione per la "musica classica americana"?
Abbiamo gusti musicali molto disparati tra noi. E questo lo reputiamo un bene. Non credo ci sia un vero e proprio intenditore di jazz all' interno dei Node ma sicuramente, nella nostra vita, abbiamo percepito anche queste sonorità e quell' attitudine. C' è, all' interno dell' album, qualche momento di ‘relax' dove cala la dinamica e il brano prende respiro. Ad esempio, nel bel mezzo di Weaknessphere, troviamo uno ‘stacchetto' di questo tipo… ci piace creare questi momenti; rendono la nostra musica decisamente più varia e dinamica.

La produzione del vostro album è, probabilmente, la migliore che mi sia capitata di ascoltare per un prodotto di una band italiana. Il fatto che la stessa sia stata effettuata all'estero è sintomatico di una certa "inferiorità" degli studi di registrazione italiani in ambito metal? Se sì, cosa credi che manchi ai nostri, seppur ottimi?
E' una domanda che fin dai tempi di "Sweatshops" ci rivolgono in molti. Noi non crediamo che l' Italia ‘valga meno' di altri paesi. Abbiamo solo constatato che, pur avendo a disposizione studi molto avanzati da tutti i punti di vista, non sempre è facile trovare la persona che ha orecchio sul tipo di suono che vogliamo. Sento molte ottime produzioni pop e dance uscire dall' Italia ma molto poche metal. Ho sentito ottime cose uscire dagli Outer Sound di Peppe Orlando, per esempio, ma credo che il feeling instauratosi tra noi e Pelle Saether sia davvero unico! Poi chissà, non voglio dare nessuna anticipazione su ciò che faremo per il prossimo album… perché non ne abbiamo ancora parlato.

Parliamo del nuovo membro dei Node...
E' un folle ragazzo poco più che ventenne (credo ventidue) appassionato di tamburelli fin dalla tenera età. E' cresciuto con Kreator, Sodom e Destruction per intenderci…ha una apertura mentale estrema e nutre interesse verso ogni tipo di musica. La sua formazione rimane pur quella del thrash e del death, come i suoi gusti musicali, rimanendo in ambito metal.
Ci ha contattati nel settembre del 2002, quando avevamo dato inizio alle nuove ricerche dopo la fuoriuscita di Mario Giannini. Abbiamo provato subito qualche pezzo di Sweatshops e ci siamo accorti che poteva essere la persona che faceva al caso nostro. Così fu! E spero che duri più dei suoi predecessori! Ah… dimenticavo il suo nome: Marco Di Salvia!

Il concept dell'album è dedicato ai motivi che portarono allo scoppio della seconda guerra mondiale ed alla dottrina del Capitale come movente delle azioni umane…Nell'ambito metal, molto spesso territorio di taluni estremismi destrorsi, come vivete la vostra concezione politica?
Finora non siamo ancora stati randellati da nessuno. Io credo che se una tematica viene posta e sviscerata in maniera seria ed approfondita, possa godere solo di rispetto, al di là dell' appartenenza politica dell' ascoltatore. Per quanto mi riguarda, mi sono sempre preoccupato di scrivere ciò che penso senza ricorrere a ‘frasi fatte' o ‘slogan già sentiti'. Quest' abitudine distoglie l' attenzione dal vero messaggio che hai in testa e ti proietta subito o da una parte o da quell' altra, senza che la gente conosca i tuoi testi. Io voglio invece che chi ascolta la nostra musica, conosca anche i nostri testi. Solo dopo averli letti potrà esprimere giudizi di merito sul mio pensiero. Ritengo comunque che gli ‘estremismi destrorsi' di cui parli, nascondano spesso un reale vuoto di pensiero. (Condivido, ndr)

La scelta di rievocare il più grande cataclisma della storia umana, nato dall'incuria e dalla volontà dei governi "democratici" di arginare la deriva comunista nei territori slavi anche a costo di supportare aberranti ideologie come quella nazifascista, è stata dettata dalla situazione internazionale?
No. Non è stata la situazione odierna ad ispirarmi per questo tipo di liriche. Nutro grande interesse per la storia e avrei scritto le medesime cose anche se non ci fosse stata questa guerra.
Ricordo ancora un aneddoto accaduto nel settembre del 2001 (l' 11, you know?). Eravamo appena rientrati dalla Svezia, dopo le registrazioni di Sweatshops. Quell' album si apriva con queste parole: "In this time of wars, revolts and counterrevolutions; when the world is hot we feel the end of a period of exploitation…" Eravamo rimasti un po' isolati dal mondo lassù e, tornati in Italia, assistemmo all' evento riportato da una tv all' interno di un Mc Donald, a Milano. Rimanemmo a bocca aperta con i nostri panini e Gary, rivolgendosi a me disse:"…oh, non è che portiamo un po' sfiga!?". Anche i testi di quell' album potevano sembrare ispirati a quegli eventi… ma erano stati scritti molto tempo prima. Non me ne sto bullando, sia chiaro. E' solo per dire che queste tematiche fanno parte dei miei interessi ed inevitabilmente ci finiscono dentro.

I "blocchi ideologici" non esistono più. Esiste soltanto l'Empire americano (splendida la cover). La domanda sorge, quindi, spontanea: è possibile "esportare" un modello di democrazia(?) unilaterale e pretendere che questo sia il migliore dei mondi possibili, o l'autodeterminazione dei popoli è sempre la strada da seguire?
Grazie per Empire! Un consiglio del nostro webmaster Paolo Eramo…
Io credo che i dirigenti degli Stati Uniti d' America non siano minimamente interessati ad esportare nessun modello di democrazia (il tuo "?" è d' obbligo). Credo siano invece molto interessati ad "importare gratuitamente" petrolio.
La democrazia non si esporta. La si conquista. E chi la deve conquistare è sempre chi non ha nulla da perdere, non chi sta già bene in quel sistema. La democrazia non è un valore astratto. Non è un principio che appartiene a quella o questa cultura. La democrazia, negli Stati Uniti d' America, è stata conquistata con il ferro e il fuoco contro la corona britannica nella Guerra d' Indipendenza. Quella fu l' idea di democrazia più alta in America. L' abbattimento del potere regio britannico, ormai obsoleto, fu una vera conquista degli Stati Uniti! Oggi quei princìpi rimangono scritti solo sulla loro costituzione. Nulla di correlato alla popolazione americana. Tengo sempre a precisare, quando qualcuno mi interpella sugli USA, che mi riferisco alla sua classe dirigente, ai suoi quadri militari e non alla sua gente. Vorrei anche sottolineare che, a mio parere, gli USA non sono un Impero contro il quale opporsi. L' Impero è anche l' Italia, la Germania, la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna… etc… L' Impero non risiede in una nazione, in uno stato o in un continente. L' Impero è Il Capitale. Focalizzarsi solo sul paese che ne detiene di più, può portare a conclusioni distorte e nazionaliste. Rimango comunque convinto che la democrazia, nel capitalismo, non può esistere: perché il potere, a dispetto del significato letterale della parola "democrazia", è sempre di una minoranza. (Se non hanno randellato Daniel fino a questo punto, dopo questa frase lo faranno di certo! E randellate anche me, strada facendo, ndr).

Visto l'ottima qualità del demo, avete avuto contatti con etichette discografiche?
Il nostro sogno è quello di poter firmare un contratto con un etichetta che creda in noi, e che ci dia la possibilità di poter far ascoltare la nostra musica a più gente possibile.
Purtroppo fino a questo momento siamo stati contattati solo da alcune label molto piccole che, a conti fatti, non offrivano condizioni più favorevoli di un'autoproduzione, e quindi per ora siamo senza contratto.
Speriamo che qualche etichetta seria si accorga di noi!

Un altro tema da voi affrontato riguarda il controllo dei mezzi di comunicazione, la più sottile fra le derive autoritarie. Sei rimasto sorpreso come me dalle foto delle torture, non tanto per l'atto in sé (in quanto questa pratica viene praticata sistematicamente in ogni parte del mondo), ma per il fatto che siano riuscite a trapelare?
"One Way Media" affronta questo tema… le foto delle torture trapelate a sbattute in faccia alla gente dalla stampa di tutto il mondo mi hanno convinto ancora una volta che il nostro sistema è entrato in crisi. Credo che solo uno stupido possa pensare che oggi non esista più la tortura. Queste foto non ci svelano nulla di nuovo… L' unica novità è quella che in tempi diversi non avrebbero mai raggiunto le masse tramite la stampa e i media… Stiamo fingendo di vivere in un sistema libero solo perché ogni cosa viene documentata. Crediamo forse a questa propagandata "libertà di stampa e di informazione"? Sarebbe davvero ingenuo farlo…

Il 2005 è diventata la nuova data di scadenza per riconsegnare il paese agli iracheni: fino ad allora, un governo fantoccio anglo-americano ed il controllo totale sul petrolio. "War goes on"?
Il tentativo di accaparrarsi le risorse di quel paese ha portato guerra e morte anche nei paesi aggressori (i soldati tornano a casa nei sacchi neri). Il tentativo di costruire un nuovo governo assoggettato inevitabilmente al controllo occidentale porterà a nuove contraddizioni e nuovi scontri… yes, war goes on.

Parole di commiato…
E' sempre un piacere rispondere alle tue domande e spero che questo tipo di interviste stimolino ad approfondire anche nel metal le tematiche trattate nei testi delle bands. Voglio solamente scusarmi per il ritardo con cui ho risposto alle tue domande dovute in parte a impegni personali e problemi tecnici legati al mio pc… Ancora un grazie a te, Michele, e a tutto lo staff di Metallo Italiano. Continuate così ragazzi!

Intervista di Michele Apprendi