INTERVISTE/PROGRESSIVE EXPERIENCE

Foto Progressive ExperienceDomanda di rito: volete presentarvi? Chi sono e cosa fanno i ProgressiveXperience? E parlando di tecnica: siete autodidatti o “studiati”?
[Emicant]: Il gruppo inizialmente chiamato JUPITER nasce nel 2003. La formazione originale, composta dal me alla batteria ,Lorenzo Fini al basso e dal chitarrista Orlando Perri si pone subito l’obiettivo di creare musica propria con influenze principalmente progressive. Al gruppo si unisce in seguito il pianista classico diplomato in conservatorio e direttore d’orchestra Claudio Bianchi, che apporta al gruppo quella esperienza tecnica e compositiva che mancava. Il gruppo, dopo l’arrivo del cantante Giovanni Valente, inizia a lavorare nel proprio studio sui primi brani, trascorrendo un’ ottimo periodo creativo che si conclude con la registrazione del primo demo autoprodotto nell’ottobre 2005. Nel 2006 Il gruppo, alla ricerca di un sound più personale, decide di introdurre due nuovi chitarristi: Marco Giovannetti (Maestro alla Lizard accademy) e Francesco Munaò, chitarrista invece autodidatta dotato di grande istinto musicale. Il gruppo nella nuova formazione a sei elementi inizia il riarrangiamento dei “vecchi” pezzi e la composizione dei nuovi, sfruttando anche le idee fresche dei due nuovi chitarristi, senza trascurare i testi di ispirazione letteraria che sono un elemento di rilievo della band. Nell’estate 2006 entra in studio per la registrazione del loro primo disco ufficiale intitolato “X” composto di 10 brani. Per il 2008 il gruppo dopo un piccolo tour promozionale nel 2007 per durante il quale registrano anche un bootleg ( Live X) subisce un altro stravolgimento nella line up. Il cantante Giovanni Valente lascia il gruppo per motivi personali e viene sostituito dall’esperto Andrea Ranfagni. Cantante che vanta collaborazioni tra gli altri con artisti come Bernie Mardsen, Ian Paice, James Christian.. Con questa nuova line up il Gruppo entra in studio per il loro secondo album ufficiale che prende il nome di “21st Century Brain Damage” e a ottobre 2008 esce sul mercato in distribuzione globale con etichetta Self PHD Code7.

Cominciamo a parlare del vostro disco. Come stanno andando “21st Century Brain Damage”?
Credo sia ancora presto per parlare di risultati veri e propri per quanto riguarda le vendite, ma le critiche e le recensioni in generale sono stati molto soddisfacenti fino ad ora!!

L’influenza delle grandi band progressive metal, Dream Theater su tutte, è evidente. Da quali altre fonti, musicali e non, traete ispirazione?
I nostri ascolti spaziano su molti generi: dal Prog rock anni 60/70 come King Crimson, Genesis, Yes, Pink Floyd, Fino a Porcupine Tree e Dream Theater. Ma ci sono molti altri generi e fonti / gruppi dai quali possono partire le ispirazioni per una canzone o un’album come per esempio colonne sonore di grandi compositori come John Williams o Hans Zimmer, Marco Beltrami, o gruppi inossidabili come Led Zeppelin Deep Purple ecc…

Tra “X” e “21st Century Brain Damage.” la crescita della band è innegabile, soprattutto nel sound, ora molto più personale. A mio avviso, gioca un ruolo molto importante il vostro singer Andrea Ranfagni, che si distacca da uno stile prettamente progressive metal per uno più hard-rock oriented, siete d’accordo?
Il modo di cantare di Andrea e le sue caratteristiche come dici più rock hanno effettivamente influito sul nostro orientamento riguardo alla composizione; snaturando se vogliamo lo stereotipo prettamente noto ai gruppi Progressive, ma fornendoci un progressive/metal un pò più originale forse.

A livello di contenuti, il nuovo disco si può definire un concept o preferite parlare di canzoni legate da una tematica comune? Ce ne parlate?
Diciamo un po’ tutte e due le cose insieme… cioè non si puo parlare di concept vero e proprio, ma il forte legame che accomuna i testi a livello di tematiche e argomenti lo rende tale.

Sono curioso a riguardo delle due song “Progressivexperience”… viene prima la band o la canzone? Quale legame c’è tra queste e il vostro nome? E per finire: su “X” c’è la parte 2, su “21st…” la parte 1, perché questa “inversione” cronologica?
Innanzitutto, viene prima la Band, il concetto voleva essere quello in parole povere di fornire al pubblico una piccola “esperienza “ di quello che è per noi la musica progressive, e da qui il nome. La canzone vuole riassumere in qualche modo sia a livello musicale che di liriche i concetti base di Prog: nel testo si parla della formazione musicale di un individuo, che è poi il protagonista di quasi tutti i testi di X ; a livello di musica, si va su e giù in un’alternarsi di tempi dispari , scale all’unisono e giri melodici orchestrati… Diciamo a grandi linee un sunto di quello che comunemente chiamato PROGRESSIVE. Per quanto riguarda la parte 2 su “X” e 1 su “21st..” ci siamo liberamente ispirati al maestro George Lucas, come per la saga Guerre Stellari, avevo già scritto il testo per intero e decidemmo di dividerlo in due data la lunghezza e di utilizzare la seconda parte tenendo in stand by la prima per un eventuale secondo album….

Un bel giorno, avete preso l’aereo e siete volati a New York, a lavorare con un veterano come George Marino… come si lavora negli States?
In realtà, nell’era moderna della comunicazione non abbiamo avuto bisogno di volare a New York. Ci siamo parlati online con George più volte prima e durante il mestering, e prima che ce ne rendessimo conto, il lavoro era finito!!

Commenti sul vostro management e sulla vostra etichetta… sinceri, per favore!!!
Molto soddisfatti!! Sia per quanto riguarda la Self che la Sweet Poison. Abbiamo un contratto con loro da appena 2 anni e in questo breve periodo abbiamo raggiunto più obbiettivi di quanti ne avessimo programmati. Si pensi solo alla visibilità che hanno ottenuto i nostri due album sulle varie webzine e giornali, per non parlare della Distribuzione con PHD e Code7 che ci rende disponibili sul mercato praticamente in tutto il mondo..

Paolo, il tuo progetto Emicant, stilisticamente, si discosta parecchio da quello dei ProegressiveXperience, fatto di brani lenti ed “eterei” di tastiera, batteria e poco più. Per certi versi, sembrano come idee schizzate su un quaderno degli appunti. Mi sbaglio?
Non sbagli. per certi versi il progetto Emicant è nato per gioco… una sorta di esperimento che mi ha permesso anche di crescere in ambito di sperimentazioni e ricerca di nuove sonorità. Nella fattispecie “Somewhere in My Mind” nacque inizialmente come una raccolta di solo e pattern di batteria sostenuti da semplici pad di tastiera e sinth. La produzione risulta volutamente vintage non troppo raffinata ma energica nella esposizione dei suoni. Per “Time Empire", circa due anni dopo ho effettuato un lavoro decisamente più diretto verso una produzione curata nei suoni e mettendo un po più la batteria per dedicarmi a melodie di piano forte e chitarra. È poi da questi progetti che sono nate alcune idee poi rivisitate e utilizzate con i Progressivexperience ( Here is Where we were born - Im’alive) (Beyond the Infinity – Imaginary heroes.)

A dar fede ai credits, sei il principale compositore del gruppo, ma come avviene la genesi dei vostri brani?
Buona parte degli spunti nascono da sperimentazioni o ispirazioni, mie e di Frank , che passiamo la maggior parte del tempo all’ “ AFTERGLOW “ ,il nostro studio. Idee che vengono poi elaborate, talvolta cambiate e arrangiate dal gruppo al completo quando siamo tutti insieme.

Piani per il futuro? Nuovo disco? Tour?
Oltre ovviamente alla promozione di “21st century brain damage”, che però si rivela sempre più difficile dal punto di vista promozionale e live, stiamo lavorando ad un lavoro molto complesso per il 2010, che vedrà anche delle delle importanti partecipazioni in termini di guest..

Domanda per me immancabile: si può vivere di musica (metal) in Italia?
Purtroppo devo rispondere con un NO assoluto… ci sono centinaia di ostacoli e problematiche come la scarsa affluenza di pubblico ai locali, o la chiusura della maggior parte degli stessi…

A voi la parola per chiudere l’intervista.
Credo ci sia il bisogno nella nostra realtà musicale di più fiducia e prospettive per i gruppi che propongono con grande impegno musica originale . Un grosso ringraziamento quindi va a tutti coloro i quali ci hanno supportato fin dall’inizio e hanno creduto in noi.

Intervista di Alessandro Biasi