INTERVISTE/ROSAE CRUCIS

Foto Rosae CRucisRosae Crucis. Un nome sicuramente non nuovo per chi segue da anni l'underground italiano, soprattutto fin dai primi anni '90 quando ancora gruppi come Rhapsody o Lacuna Coil non avevano portato alla ribalta internazionale la nostra scena ed era quasi un miracolo riuscire a trovare un contratto degno di tal nome. Anni quasi pioneristici se rapportati all'attuale livello raggiunto (pur se la strada è ancora lunga), anni di dura gavetta che sono serviti al gruppo per crearsi un nutrito seguito di sostenitori e una reputazione di cult band, testimoniata da infuocati live show e la pubblicazione di ben quattro demo (il primo uscito nel lontano '93!). Ora è arrivata la grande occasione: un contratto con la Scarlet (probabilmente oggi la miglior label italiana in ambito metal), la pubblicazione di una grande debut "Worms of the Earth", concept album basato su un racconto di Robert Howard e la possibilità di suonare con i propri miti Manilla Road. Di tutto questo ne parliamo con il chitarrista Andrea "Kiraya" Magini, uno dei fondatori dei Rosae Crucis...

Allora Andrea, dopo tanti anni di dura gavetta finalmente siete approdati ad un contratto e cosa più importante alla pubblicazione del vostro primo album. Come vi sentite?
Beh sicuramente emozionati e orgogliosi di essere arrivati fin qui. Sinceramente lo scorso anno non ci credevamo, dopo mille peripezie, ci e' piombato tutto addosso all'improvviso.

Siete usciti dall'embrione delle unsigned band, dopo quasi dieci anni di militanza nell'underground italiano e quattro demo alle spalle. A questo punto è doveroso stilare una bilancio della vostra carriera musicale ora che siete giunti all'agoniato debut….
Si, sicuramente e' stato un agoniato debutto in tutti i sensi, non solo perche oramai stava passando troppo tempo, ma anche perche abbiamo avuto mille problemi durante la realizzazione del disco, che fortunatamente si sono risolti. Abbiamo passato gli anni '90 tra demo e live, producendo quello che secondo me sono 2 tra le pietre miliari del metal italiano e cioè "Il Re del Mondo" e "Fede Potere Vendetta", due demo che comunque nel bene e nel male hanno fatto parlare molto di se. Dopo questi 2 demo, abbiamo prodotto un promo in italiano e poi un promo in inglese. E' stato quest'ultimo che ci ha permesso di arrivare al contratto, prima con la Elevate, e poi con la Scarlet.

Siete passati dagli esordi acerbi e col cantato in italiano, ad un sound maturo e parecchio americano. Come è avvenuta la vostra maturazione artistica?
Il cantato in italiano, come ho già spiegato piu volte, e' stato accantonato temporaneamente perchè non riuscivamo a spingerci oltre a livello discografico. L'italia non e' pronta ancora per dischi metal in italiano. Speriamo di riuscire con i prossimi lavori a pubblicare alcuni dei vecchi pezzi riarrangiati, cantati in italiano.
La maturazione artistica ha impiegato un processo molto lento. Siamo partiti con un classic metal cristallino e anni '80 del primo demo, per finire graduatamente a produrre un disco in bilico tra lo speed, il thrash, il death, ed il power metal. Siamo cresciuti con il sound americano nelle orecchie, e siamo stato influenzati poi nella seconda meta' dei 90 dal sound e dal writing tedesco. Penso che il sound del disco lo dichiari apertamente.

Possiamo considerare "Worms of the Earth" come la sintesi di quanto fatto negli anni precedenti oppure avete gettato le basi per qualcosa di nuovo?
Sì certamente. Abbiamo lavorato per 2 anni a questo disco e la maggior parte delle evoluzioni in campo musicale le abbiamo avute durante il songwriting di quest'album.

Purtroppo nella copia promozionale in mio possesso non vi erano i testi, ma comunque danto un'occhiata ai titoli delle song sembra che siate rimasti fedeli alle tematiche epiche affrontate nelle vostre demo. Volete parlarci un po' dei testi?
La storia e' basata su di un racconto di Robert Howard, (il padre di Conan il Barbaro e tanti altri racconti). Il personaggio e' Bran Mak Morn, autoproclamato Re dei Pitti, antico popolo Caledone. L'invasione nel Vallo di Adriano (tra Scozia e Galles) da parte dell'Impero Romano sta schiacciando le gia precarie Tribu. I Gaelici a nord combattono insieme ai Vichinghi, ma piu a sud i pitti sono soli. E' una storia violenta e affascinante.
Bran dopo un incontro con il governatore romano Titus Silla, scappera' alla ricerca dei vermi della terra, antico popolo che ora abita nel sottosuolo, e insieme a loro distruggera' Titus e la torre di Traiano. In realta' quello che sembra essere dedicato alla gloria di Roma, e' un vanto invece al coraggio del popolo sottomesso, il popolo mai nato dei Pitti.
Il concept e' strutturato quasi come un musical, in cui tutti gli attori hanno la loro parte. C'e' un coro che sembra ricordare il coro delle tragedie greche, che esce fuori descrivendo i fatti o anticipandoli in terza persona. L'intro e' un dialogo di 3 minuti tra Titus Silla e Bran Mak Morn e sembra di essere in mezzo a loro, o di vederli parlare su di un palco.

Siete uno dei pochi gruppi in Italia che pur avendo delle buone basi tecniche, preferiscono snellire il loro sound da inutili eccessi, guadagnando così in immediatezza. Pensate sia questa la giusta strada da seguire o vi siete limitati per qualche altro motivo?
Sicuramente la liberta' di espressione, il trattamento e la loro disponibilita'. Sono persone che credono nel loro lavoro e quindi sono in grado di trasmetterti energia e ti spingono ad andare avanti.

Il vostro sound potrebbe risultare datato, specie nel nostro (ottuso) paese. Non avete paura di incorrere in forzati cambiamenti stilistici per adeguarvi al mercato?
Quello che facciamo e' quello che riteniamo sia giusto per noi. Non obblighiamo nessuno ad ascoltare il nostro disco e per questo non ci sentiamo obbligati a farlo sentire a chi non interessa.
Sperimentiamo molto, e chi ascolta il disco con intelligenza si accorge che non e' il classico disco di power metal.

Prima di entrare in studio per registrare "Worms of the Earth", Mirko Lai ha lasciato il gruppo. Quali sono stati i motivi di questo split? Avete già in mente un possibile sostituto?
I suoi impegni di lavoro e forse il coraggio, lo hanno fermato. E' stato un duro colpo per noi, soprattutto perche avevamo investito piu di un anno in lui. Fortunatamente e' venuto in nostro soccorso il grande Guseppe Orlando che si e' proposto di suonare i pezzi, e in 3 giorni si studio' tutto il lavoro di pre-produzione e registro' i pezzi. Ora abbiamo un nuovo batterista molto in gamba, Piero, gia batterista degli Exiled On Earth, band del nostro nuovo chitarrista, Tiziano Marcozzi.

Rimanendo in tema di line-up, già accennato da te , è' entrato in formazione come chitarrarista Tiziano Marcozzi. Come mai avete deciso di inserire una seconda chitarra?
Tiziano ha suonato spesso con noi nei lives, ha registrato le seconde voci sulla song "Crociata" del demo "Fede Potere Vendetta", ed e' un amico personale da piu di 15 anni. Ha vissuto anche lui le esperienze dei Rosae Crucis, e quando dopo il disco ci siamo accorti che avevamo bisogno di un'altra chitarra soprattutto per i live, e' entrato lui. E' una macchina da guerra e sicuramente faremo grandi cose insieme.

Ho apprezzato molto la produzione del vostro album (a onor del vero, caratteristica ricorrente per i gruppi della Scarlet), soprattutto per quanto riguarda il sound della batteria. Volete parlarci delle fasi di registrazione? Quanto la presenza di Giuseppe Orlando dietro la batteria ha influenzato il vostro sound?
La presenza di Giuseppe e' stata fondamentale. Il lavoro che ha fatto e' magistrale. Ci ha dato tante i quelle idee e spunti con il suo drumming, che abbiamo rivisto alcuni pezzi direttamente in studio dopo aver registrato la batteria. Molti riff e tempi sono stati adattati al nuovo feeling che si era formato in studio. Avevamo gia lavorato con lui e sapevamo che sarebbe successo e la cosa ci ha fatto piacere. Abbiamo lasciato per il drumming totale liberta' a Giuseppe e ci ha ripagato con un lavoro immenso.

Cosa pensate dell'attuale scena italiana, in particolare cosa è cambiato dai vostri esordi? C'è qualche gruppo in particolare che apprezzate?
Sicuramente siamo in ottimi amici di band come Stormlord, Novembre, Exiled On Earth, abbiamo suonato con i DoomSword e devo dire che sono fantastici ma la scena italiana e' troppo vasta e distante per essere appunto definita Italiana.

Manilla Road. Cosa vi suscita questo nome?
Solo emozioni. Sono dei grandi. Abbiamo passato 2 giorni da sogno con loro. I Manilla Road ospitati a casa del Bassista dei Rosae Crucis la dovrebbe dire lunga... ahhahahaha!!!!
Sono rimasti impressionati dal nostro disco e speriamo di risuonare insieme presto. Mark Shelton e' stato per me una guida in molti anni di metal e letture. E' stato lui ad instradarmi verso i romanzi di Howard.

Come intendete muovervi dal punto di vista live? Avete già preso contatti per un tour?
Ci stiamo muovendo su molti fronti. Speriamo vadano in porto dei concerti in germania con i Tyrant Eyes (compagni di etichetta, ndr), e altri concerti in Francia, Spagna e Italia.

Ok, siamo ai classici saluti finali: salutate, ringraziate o sparate a zero su chi volete….
"Supportate il metal italiano e fregatevene delle etichette. Non fossilizzatevi su termini come True Metallers, o power metallers, o defenders, o attackers, blacksters,whiters …."
Noi Siamo i Rosae Crucis e siamo fieri di suonare Heavy Metal!!!!

Introduzione di Paolo Ponente

Intervista di Mirko Montalbano