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Tornano
gli Skylark col nuovo lavoro e subito si presentano, immancabili,
sciami di detrattori pronti, come al solito, ad alzare il consueto
polverone di polemiche e frasi fatte nei confronti della band nostrana…
Un parere in merito (e su molto altro) ci viene fornito dal leader
Eddy Antonini, pronto, anche questa volta, a togliersi un'infinità
di sassolini dalla scarpa… A lui la parola!
Salve ragazzi, è da poco
uscito il vostro nuovo lavoro ufficiale su Scarlet Records… come siete
approdati a questa importante etichetta italiana e quali sono state
le motivazioni principali che vi hanno spinto in tal senso?
Guarda, ho deciso di non rispondere a questioni personali che riguardano
i rapporti Skylark, case discografiche. Credo che qualsiasi commento
negativo o positivo potrebbe essere dettato solo da sentimenti momentanei
ed effimeri. Se ad esempio avessi espresso giudizi sulla nostra precedente
casa discografica Underground Symphony nell'ultimo anno, avrei rischiato
di affermare cose diametralmente opposte ogni due settimane. Credo
che alla fine un rapporto tra una casa discografica ed un gruppo debba
essere riassunto in una cosa sola: il contenuto del contratto firmato.
Se questo viene rispettato allora la casa discografica è onesta
se non è rispettato allora è disonesta. Punto. Tutte
le altre chiacchiere o lusinghe che un gruppo riceve da un'etichetta
prima di una firma fanno solo parte del gioco e nel novantacinque
per cento dei casi non sono rispettate. Tutti i gruppi musicali, ad
ogni livello, dovrebbero tener presente questo aspetto prima di accettare
un accordo.
'Wings' è il vostro ottavo
lavoro, un bel traguardo sicuramente, come vi sentite al momento?
Vi sareste mai immaginati di arrivare fino a questo punto?
No, ancora adesso ritengo che gli Skylark abbiano fatto un miracolo.
Un po' di fortuna, alcune buone idee compositive, l'affetto di molti
fans, soprattutto Giapponesi e poi, non so, tanta voglia di lavorare
seriamente e senza compromessi. Questa è la ricetta mia e degli
Skylark. Per il resto non posso essere che lusingato dai risultati
raggiunti e non posso far altro che ringraziare tutti coloro che hanno
prestato attenzione al gruppo anche per un solo istante.
Visto che abbiamo accennato a questi
sette album, più il nuovo 'Wings', che ne dici di farmi un
commento personale per ognuno?
Dunque, il primo "Horizon and the Storm" poi riproposto
nella versione con bonus track "After the Storm" credo sia
stata una pazzia pura, registrare senza un minimo di esperienza, nessun
aiuto e un pochissimi soldi. Avevo ventun'anni quando ho avuto la
fortuna di guadagnare due lire e decidere, invece di farmi una vacanza
o comprarmi un computer nuovo o altro di dar vita a questo progetto.
A quei tempi ero studente e non navigavo certo nell'oro, è
stato davvero un rischio, ma qualcuno ha voluto premiare questa incoscienza.
In Giappone fu subito un ottimo successo, qui da noi la gente sottolinea
ancora la scarsa qualità della registrazione e i difetti di
Fabio (nessuno ha però puntualizzato che Fabio ha dovuto cantare
in diretta e in fretta e furia). Tutto è iniziato così
e mi piacerebbe che tutto finisse con un simile pazzia, un prodotto
grezzo e immediato. Forse è impossibile, manca quella dose
di incoscienza e poi i fans mi sputerebbero addosso. E avrebbero ragione.
"Dragon's Secrets" è il nostro capolavoro, vertici
compositivi immensi e secondo me la versione rimasterizzata non suona
così terribilmente male come si dice in giro. E poi il discorso
è sempre quello, pochi soldi di fronte ad un progetto che dire
ambizioso è dire poco. E' stato il primo album Italiano dove
apparvero arrangiamenti orchestrali fusi con il metal. Credo che solo
gli Angra di "Angels Cry" e soprattutto i Viper di "Theater
of Fate" (per me il vero capolavoro di Matos, anche se tutti
gli cagarono in faccia sempre per via di questa benedetta produzione)
avessero tentato qualcosa di simile in precedenza ma loro avevano
più che altro riproposto melodie e partiture tratte da altri
compositori. Molti sostengono che "Dragon's" fa schifo perché
l'orchestra è campionata…certo con quella vera sarebbe stata
un'altra cosa, ma i soldi dove avremmo potuto prenderli? E idem, siamo
stati costretti a dover usare alcune parti di batteria campionate
perché non avevamo piste sufficienti nel sistema su cui registravamo.
Per me queste circostanze sono ovvie, molti invece non le hanno considerate.
Io dico che ragionando in quest'ottica band come Helloween, Testament,
Metallica non sarebbero esistite perché i loro primi dischi
suonavano oggettivamente male. Per fortuna il metal era un'altra cosa
a quei tempi e la gente ragionava diversamente.
Poi arrivò il mio solista, nient'alto che un altro album degli
Skylark ma non aveva senso farlo uscire sotto il nome del gruppo visto
che l'ottanta per cento dei brani vennero cantati da Folco. Avevo
voglia di fare qualche pezzo con lui e così saltò fuori
l'idea del solista. Musicalmente il progetto portò avanti il
discorso intrapreso con Dragon's forse con un pizzico meno di genialità
negli arrangiamenti o nella struttura ma globalmente, forse grazie
anche alle riuscite soluzioni melodiche, si mostrò anche più
godibile. La produzione rispetto a Dragon's, secondo molti pareri,
migliorò a me invece lascia un po' perplesso perché,
al fianco di una buona dose di energia, compaiono chitarre troppo
invadenti che distruggono la voce. In particolare le ritmiche suonate
da Olaf Thorsen sono assai aggressive come nel suo stile. Questione
di gusti. In Italia il disco non andò molto bene perché
il pubblico rimase scettico in quanto si trattava di un album solista.
Nel resto del mondo invece andò anche meglio di Dragon's. E
adesso arriviamo ai due Divine Gates, Hell e Heaven. Io continuo a
considerarli un album solo, infatti vennero composti tutti insieme
e solo quando ultimai le liriche venne decisa la divisione dei brani
per seguire il concept. Secondo molti invece Hell è un capolavoro,
il miglior disco degli Skylark mentre Heaven è una copia sbiadita.
Per me, se fosse uscito prima Heaven il discorso sarebbe opposto…io
credo sia meglio considerarli un unico disco meno ambizioso di Dragon's
ma essendo molto più power oriented ebbe la fortuna di uscire
all'apice della moda di quel genere. Heaven è il nostro best
seller in quanto è stato distribuito da Metal Blade, questa
credo sia la ragione più significativa. "The Princess' Day"
è l'episodio più power metal da noi mai composto. Doppia
cassa a manetta, arrangiamenti semplici e diretti, poca orchestra.
Manca un po' di potenza alla chitarra ma in quel disco il nostro scopo
principale era quello di dare finalmente giustizia alla voce di Fabio.
E per farlo abbiamo dovuto sacrificare le chitarre che agiscono sulle
stesse sue frequenze. La voce di Fabio è particolare, per salvaguardarlo
e mantenere la potenza delle chitarre ci vorrebbe una produzione di
decine e decine di milioni. Purtroppo non possiamo permettercela.
E arriviamo a Wings. Non provavo la stessa gioia nel comporre e registrare
dai tempi di Dragon's. Sono contento che in Giappone l'album abbia
preso un ottimo giudizio su Burn Magazine (80 su 100), top score nella
storia Skylark.
Siete in giro da parecchio tempo
ormai, ti ricordi quali ambizioni avevate all'inizio della vostra
carriera? Sono mutate col passare degli anni e dei consensi ricevuti?
All'inizio della carriera, nessuna ambizione particolare, almeno per
quanto riguarda il sottoscritto, forse è per questo che non
mi sono mai annoiato e gli Skylark sono ancora qui. Direi che il passare
degli anni non ha mutato il mio approccio, anche se nell'ultimo periodo
il proliferare delle fanzine internet ha dato la possibilità
a diversi incompetenti di ergersi al ruolo di giornalista e critico
musicale e questo mi ha portato una certa nausea verso il mondo del
metal. Pensa che quasi nessuno si è accorto che ci sono tre
cantanti uomo e due donne in Wings, e questo soltanto perché
sui promo mancano le note informative. La voce di Valerio Volani,
ospite in Wings, è stata esaltata nel debut della sua band
Icycore mentre con noi è stata definita come… "la solita merda
che può offrire Fabio Dozzo". Chi ha scritto questo si vergogni.
‘Wings' è un album parametralmente
diverso dai precedenti… Forse era più semplice e sicuro produrne
uno che seguisse fedelmente quanto proposto in precedenza piuttosto
che affrontare nuovi sentieri... Cosa ha segnato questa ‘svolta'?
Secondo me, è un ritorno alla varietà compositiva dei
nostri primi dischi. L'unica differenza sostanziale è il brano
"Another Reason to Believe", che riprende l'hard rock eighties ma
si tratta di cinque minuti su un totale di più di cinquanta.
E poi credo che sarebbe stato più semplice o anche inutile
rifare un "The Princess' Day", quel album c'è già e
una copia è superflua.
Ascoltandolo, comunque, ho avuto
l'impressione che questo disco sia una sorta di summa di tutte quelle
che sono le vostre influenze musicali...
Sono d'accordissimo con te. Pensa che per ultimarlo ci sono voluti
più di due anni (in realtà mancano una suite di 18 minuti
e uno strumentale introduttivo decisamente speed sono stati lasciati
fuori per una strategia commerciale decisa con la Scarlet intesa a
realizzare Wings in due parti) mentre per 'Princess' erano bastati
pochi mesi.
Un altro aspetto molto importante
dell'album è la sua varietà. Quando si ascolta 'Wings'
è chiaro che ci si trova dinanzi agli Skylark, il vostro stile
è molto peculiare, ma ogni canzone si differenzia dall'altra,
ed ogni pezzo ha qualcosa che non rimanda necessariamente a paragoni
forzati con altre band…
Non riesco a trovare persona che mi abbia proposto un commento più
azzeccato e lusinghiero (mi spiace però che a quanto ho letto
nella recensione il risultato finale non ti abbia entusiasmato più
di tanto). Anch'io lo analizzerei nella stessa maniera. Grazie. Peccato
che molti "critici" ascoltino il singolo e soltanto i primi due tre
minuti dei brani iniziali in maniera superficiale, disattenta e prevenuta.
Di quest'album mi è piaciuto
molto anche il lavoro svolto da Fabio (e dagli altri singer intervenuti)
dietro il microfono, credo che attraverso la sua voce sia riuscito
veramente a materializzare il cambio di rotta perseguito. Visto che
ci siamo presentiamo anche i guest che hanno partecipato…
Vedi, le persone intelligenti e amanti della musica si accorgono
di questa differenza sostanziale. Per me Fabio superlativo ed espressivo
come non mai lungo quasi 4 ottave di estensione. La produzione più
soft con le chitarre poco invadenti (ma secondo me più gradevoli
che in Princess' ) lo aiuta ad esprimersi. Valerio Voliani un ottimo
talento, per me è una voce ideale su pezzi più lenti
o rockeggianti. Bob Gramm non è un vero e proprio cantante
rock metal ma credo che fosse il timbro giusto per le parti a lui
assegnate. Ha anche suonato le chitarre acustiche in Wings. Cynthia
è un'ottima voce femminile così come Kiara che adesso
è entrata con noi fissa nella line-up. Per me la sua interpretazione
di "When love…" è da brividi.
Quanto credi siano importanti per
il vostro genere le linee vocali?
Tutto. Almeno il settantacinque per cento. Non solo le linee vocali
ma tutte le melodie principali anche se dettate da tastiera, orchestra,
chitarra, basso o altro. E' da lì che parte un pezzo degli
Skylark.
Personalmente mi ha colpito molto
‘When Love And Hate Collide', l'ultimo brano del disco. Si tratta
indubbiamente di una cover molto bella, oltre che abbastanza atipica
per gli Skylark, se ricordo bene in passato avete proposto solo un
pezzo degli Helloween, in più sul tuo album solista…
Come ti ho già detto è stata un'ottima idea per mettere
in mostra la voce di Kiara che è entrata nella band a fine
registrazioni. Molte volte non esiste una ragione precisa del perché
si sceglie una cover…era un periodo che ascoltavo continuamente i
Def Leppard, gli ho visti a Londra due volte in concerto nel corso
del 2003 e avevo sempre nel Discman l'ultimo e la raccolta. Così
mi è saltata in mente l'idea di coverizzare quel brano.
Cambiamo argomento, quanto sono
importanti le critiche (specializzate) per gli Skylark? Gli date importanza
oppure le ritenete piuttosto inutili?
Termine meraviglioso specializzate. Direi che ormai fa parte del divertimento,
facciamo un disco e poi andiamo a leggere gli insulti qualunquisti
provenienti dagli invidiosi e incompetenti. La realtà dei fatti
è che abbiamo appena ultimato la seconda tournee Giapponese
dove siamo stati coccolati dagli addetti ai lavori e dai fans (pensa
che a Tokyo, una città di 10.000.000 di abitanti, dove ci hanno
offerto l'Hilton Hotel la gente ci riconosceva e ci fermava per strada
a chiedere l'autografo e le foto) e dove abbiamo potuto avere un suono
live assolutamente grandioso. E' brutto dirlo ma quando vediamo quanta
gente in Italia si rode il fegato nel momento in cui esce un nostro
disco, siamo spinti ancora di più ad andare avanti perché
la cosa è puro divertimento. Anche se devo ammettere che le
critiche competenti e spontanee fatte dai nostri veri fans sono importanti
ed è giusto confrontarci con loro.
k, siamo al capolinea… a disposizione
per qualunque altra comunicazione!
Mi servo di questo spazio per fare un commento sulla situazione live
Italiana.
Noi avevamo deciso di non esibirci più nel nostro paese dal
vivo perché ci si trova sempre in situazioni ridicole. Al limite
avremmo limitato la nostra presenza sui palchi italiani a quelle tre
quattro esibizioni annuali a favore dei nostri fans più accaniti.
Ma avendo una cantante nuova in line-up era doveroso farle fare esperienza
soprattutto prima di partire per la nostra seconda tournee Giapponese
(fine Giugno 2004 Tokyo e Osaka).
Comunque, primo concerto dell'anno e primi problemi. Northwind Festival
all'Indian Saloon di Milano, andiamo sul palco per il sound check
e il fonico a dirci, qui c'è un limite da rispettare o il vostro
batterista suona più piano o non si può sentire niente.
Ma vi rendete conto? Un batterista metal che deve suonare piano? E
non è finita, Kiara è salita sul palco e il suo microfono
non era collegato. E potrei andare oltre. Che senso ha esibirsi in
queste condizioni? Rischi solo di fare figuracce e in più i
fans non hanno la fortuna di assistere a qualcosa di veramente valido.
Io ancora non riesco a capacitarmi delle ragioni per cui i concerti
in Italia, se non si tratta di Baglioni o Vasco Rossi il più
delle volte si rivelano deludenti e pietosi. Dopo aver visto gli Iron
a Londra qui da noi sembra di vedere una cover band. Bon Jovi, che
è solito suonare per tre ore, quando viene a trovarci resta
on stage un'ora e mezza tanto fanno cagare le condizioni che trova
sul palco ma soprattutto fuori. I Primal Fear o i Gamma Ray a Stoccarda
sono tutt'altra energia e convinzione e quello che è accaduto
all'ultimo Gods è veramente penoso. C'è stato un temporale
di 15 minuti e sembra che ci sia stato il diluvio universale con tanto
di Noè, l'arca e vari animali. Non mi sembra che i telegiornali
di quella sera siano iniziati raccontando della tromba d'aria di Bologna.
Per carità, ha grandinato, ma a Giugno è normale anzi,
ricordo che al Monsters of Rock del ‘90 successe nella stessa arena
la stessa cosa, solo che il temporale durò almeno un'ora. E
appena finito, tutto proseguì come se nulla fosse successo,
e i gruppi tagliarono 5 minuti di scaletta a testa. Qui no, probabilmente
per risparmiare sull'uso dei materiali il palco non è stato
protetto a dovere ma quanto mi fa più riflettere è che
quelli dell'organizzazione presenti alle casse alle 20.00 raccontavano
ancora che gli Stratovarius avrebbero suonato, mentre i ragazzi del
service ammettevano che sarebbe stato impossibile. Malafede? Non so,
fate voi, di sicuro mi chiedo perché il giorno dopo verso le
11 sul sito ufficiale non compariva la notizia che gli Stratovarius
avrebbero suonato e che il biglietto del giorno prima era valido fino
alle 14. Internet è un mezzo che si aggiorna in tempo reale.
Soltanto chi è rimasto fino al termine dei Priest lo sapeva.
Se il maltempo dovesse essere davvero così determinante allora
in Inghilterra e nel nord Europa dovrebbero saltare tre concerti su
quattro. Io ho suonato in Germania dopo che aveva finito di grandinare
e tirare vento da un quarto d'ora, mentre suonava una altro gruppo
e si trattava di un festival piccolo. Il brutto è che chi ci
rimette sono i ragazzi che spendono 40 euro (forse dico una cazzata,
ma perché una serata all'Heneken con tanto di Metallica o Iron
o Bon Jovi costava meno?) per una giornata di musica. Per la cronaca,
la stessa sera a Roma, Vasco Rossi ha suonato sotto una pioggia torrenziale
senza alcun problema. Questo non è più il mio metal,
ma solo un'industria più vergognosa di quella del POP, perché
almeno gli addetti ai lavori di quel genere non vengono a fare discorsi
sulla purezza dei sentimenti e della musica. Se amate davvero un gruppo
cercate di vedervelo all'estero se ne avete occasione.
Maurizio Gabelli
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