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Siamo
in compagnia del mitico Stefano “Steven Rich” Ricetti (nella foto
insieme a Morgana), una delle “penne preziose” del nostro giornalismo
musicale. Veterano e profondo conoscitore dell’heavy metal, soprattutto
della NWOBHM e della scena italiana, è sempre in prima linea
per parlare e diffondere le sonorità a noi tanto care. E lo
fa nel migliore dei modi, con sincerità, costanza, coerenza,
passione e tanta umiltà. Ecco il resoconto della nostra chiacchierata...
Allora Steve, vuoi ripercorrere le
tappe fondamentali della tua “carriera” giornalistica?
Prima di tutto grazie per l’apprezzamento. Riguardo questa prima domanda…
mi obblighi a partire subito in quinta piena! Ah,ah,ah!
In generale mi è sempre piaciuto scrivere: fin dai tempi della
scuola elementare ho prediletto le materie letterarie rispetto al
resto, nonostante riuscissi egregiamente anche in campo matematico/scientifico.
I primi articoli a firma del sottoscritto riguardo l’HM sono usciti
nel 1981 per un giornaletto a diffusione provinciale. In quell’occasione
più che altro riportavo le mie impressioni ricavate ai concerti
ai quali assistevo: una sorta di report ante litteram. Successivamente
al diploma, quindi dopo il 1983, mi sono limitato a fare qualche collaborazione
qua e là, dal mio punto di vista niente di significativo, però.
A livello di impegno reale tutto è partito in maniera “seria”
intorno al 2000/2001, quando ho iniziato a scrivere da “esterno” per
la webzine www.truemetal.it Il passaggio clou c’è stato nel
settembre del 2004, nel momento in cui sono entrato in maniera definitiva
all’interno dello staff del portale e dove attualmente ricopro la
carica di caporedattore del settore HM/classic/epic/NWOBHM. Dal 2003
circa collaboro inoltre anche per www.metalinside.it, un sito fondato
da un gruppo di ragazzi della mia zona ai quali fornisco volentieri
il mio apporto per ripagarli della passione che mettono in questo
progetto. Negli ultimi anni ho scritto sporadicamente per la rivista
Metal Maniac, ho condotto due dirette su Rock Tv e sono stato protagonista,
insieme con lo storico conduttore Marco Garavelli di Rock FM, di uno
special sulla NWOIHM, oltre a qualche comparsata nelle radio locali,
sempre per puntate a tema sul metallo.
Come è maturata la tua scelta
di fare il giornalista metal?
Mi ricollego alla risposta di prima: il fatto di avere il piacere
di scrivere riguardo argomenti che mi entusiasmano, come l’heavy metal.
I primi apprezzamenti, poi, da parte di amici e metallari in genere,
hanno fatto sì che la cosa divenisse “seria”. I maestri del
settore rimangono tuttora i vari Riva, Trombetti, Brunelli e Bergonzi,
anche se, a mio avviso, personaggi come Sandro Buti, Fabio Magliano
e Gianni Della Cioppa - se non lo sono già ora – diverranno
presto dei “classici”. Fra gli “emergenti” mi piace leggere Simone
Sacco.
Fra recensioni sulle webzines, interviste
e special sulla carta stampata, apparizioni in programmi radio e televisivi,
sei proprio super impegnato. A parte la passione, che è il
motore di tutto, come riesci a conciliare questa tua “missione” con
gli impegni della vita quotidiana
Ammetto che è dura, ma finora sono incredibilmente riuscito
a conciliare gli impegni familiari, di lavoro e casalinghi in generale
con la mia smisurata passione per l’HM. Certo, a qualcosa ho dovuto
per forza rinunciare. Alcuni miei vecchi interessi li ho proprio abbandonati
del tutto, ma posso dire che ne sia valsa la pena. Il segreto alla
base di tutto è avere la fortuna che le persone a me vicine
“tollerano” ben volentieri la mia passione e, fondamentalmente, sotto
sotto la condividono.
Le tue recensioni sono sempre sincere,
concrete e leali, come è giusto che siano. In alcuni casi qualcuno
le ha definite delle vere “sentenze”. Ti è mai capitato, a
distanza di tempo, di ricrederti su qualche tua recensione negativa?
Ovviamente! Io non ho la verità in tasca. Per mia scelta sono
da sempre molto morigerato nei voti. Una valutazione dai “90/100”
in su ha senso solo per dischi leggendari del passato, o nuove uscite
davvero strabilianti. Il pressoché sostanziale e programmatico
abbandono dei voti intermedi da parte di molti addetti ai lavori mi
irrita terribilmente. Che senso ha dare numeri quasi sempre alti come
viene fatto in moltissimi magazine cartacei? A mio modo di vedere
nessuno! Il pubblico rimane disorientato e non sa più cosa
fare. Il costo medio di un Cd ormai è di venti Euro, non noccioline.
L’acquisto di un disco sbagliato spesso “fa saltare” quello di un
disco che meriterebbe. Un ragazzo oggi come oggi non può permettersi
di comprare quattro Cd al mese e quindi spesso ricorre al download
e al file sharing, attività che rischiano di ammazzare il vero
spirito originario dell’HM: ovvero il supporto a 360° del movimento,
con un senso fortissimo di appartenenza di ciascuno. Tornando alle
recensioni e in generale al mio operato molti mi fanno notare che
scrivo come se stessi emettendo delle sentenze inappellabili, ma questo
è il mio stile, il mio modo di esprimermi. Il capitolo primo
della costituzione del metallaro recita: non prenderti mai sul serio
più di tanto. L’ironia e l’autoironia è un must della
mia vita, tanto come quando scrivo di HM, anche se evidentemente spesso
non viene compreso! Ah,ah,ah! Chiosando, ho stroncato dischi illustri
e lo rifarei senza il minimo tentennamento. Talvolta ho probabilmente
calcato un po’ troppo la mano verso il basso in occasione di recensioni
di band di livello medio, ma si tratta comunque di casi sporadici
e isolati, nei quali il giudizio sostanziale rimaneva pressoché
inalterato. Scrivo da persona libera e indipendente, che esprime sempre
e comunque il proprio pensiero scevro da condizionamenti. Spesso i
fan di questo o quel gruppo mi attaccano quando lo maltratto, ma alla
lunga sono sicuro che apprezzeranno la mia libertà intellettuale
e, di conseguenza, anche il fatto che ho tentato di far Loro risparmiare
i canonici 20 Euro.
Ti ricordi quale è stata la
tua prima recensione e dove fu pubblicata?
Ahia Sergio… mi becchi in castagna… Non ricordo proprio. Mi spiace…
ma se dovessi azzardare qualcosa direi il report di un concerto dei
Saxon a Milano, nei primissimi anni Ottanta, uscito sulla fanzine
musicale “Biberon”.
Fra le tante collaborazioni importanti,
l’ultima è quella della tua presenza sulla fanzine dei Death
SS “In Death Of Steve Sylvester” divisa in sette “sigilli”. In cosa
consiste il tuo contributo?
Sono molto amico di Steve Sylvester. Fra noi c’è stima e rispetto
assoluto. Nonostante su certi argomenti – quelli scottanti – io la
pensi esattamente all’opposto, il nostro legame non ha mai vacillato.
Il ragazzo autore delle fanzine, un autentico appassionato che risponde
al nome di Andrew Mc Flower, mi ha contattato per aver da me una mano
e io non mi sono tirato indietro. Il mio contributo era mirato alle
prime uscite, per poter dare quel sapore di memoria storica all’opera,
da parte di uno che in quegli anni c’era. Amo tantissimo i Death S.S.
e considero un onore poter far parte di un progetto anacronistico
del genere: un fanzine cartacea in un’era digitale come quella odierna,
sempre più estremizzata e spersonalizzante.
Tu scrivi su due importanti portali
quali TRUE METAL (www.truemetal.it)
e METAL INSIDE (www.metalinside.it)
che quotidianamente vengono visitati da migliaia di persone. Cosa
ne pensi delle webzines in generale?
Molto probabilmente le webzines rappresentano il futuro e questo mi
duole tantissimo riconoscerlo, nonostante io stesso ne sia parte attiva,
perché implicitamente vuol dire che per le riviste cartacee
sarà sempre più dura sopravvivere. Come in tutte le
cose, la coerenza e la qualità si vede nel lungo termine, quindi
sono convinto che alla fine soltanto pochi portali web HM – tra i
big - rimarranno in vita, il resto morirà, con buona pace per
tutti. Troppi si improvvisano scribacchini e sputano sentenze, con
il risultato di disorientare il pubblico. Faccio comunque sempre il
tifo per alcuni validi siti di nicchia, spesso portati avanti da invasati
per il metallo che sacrificano tantissime ore di sonno pur di mantenere
in vita la loro creatura.
Sarò tradizionalista ma, nonostante
anch’io visiti costantemente diversi siti web, continuo a comprare
e leggere avidamente alcune riviste cartacee. Qual è il tuo
pensiero a riguardo e come vedi il futuro delle riviste specializzate?
Le riviste le compro sempre anch’io: lo ritengo quasi un “dovere”
che va espletato ogni mese.
Alla domanda in parte ho già risposto sopra, comunque anche
a livello di cartaceo alla fine soltanto i migliori resisteranno.
Se avessi la bacchetta magica già da ora permetterei l’uscita
in edicola di solamente due pubblicazioni, il resto lo eliminerei
senza scrupoli, è paccottiglia di infimo livello fatta solo
per vendere e prendere per i fondelli i metalhead.
E della tua esperienza a ROCK TV
che mi dici? Quali sensazioni ti ha dato?
E’ stata inebriante, davvero! Un sogno che si è realizzato,
non tanto per me ma proprio per il piacere di vedere, anche se per
un’ora soltanto sullo stesso schermo, fianco a fianco, Strana Officina,
Vanexa, Skanners, Royal Air Force e Sabotage così come Morgana,
Revenge e Crying Steel la seconda puntata. Quell’esperienza la ricordo
come una salutare boccata d’aria fresca degli anni Ottanta per tutto
il movimento, una chimera che si è magicamente concretizzata
e della quale sono fiero. Mario Riso dei Royal Air Force mi ha proposto
l’idea, nata per caso durante un nostro incontro, io l’ho poi portata
avanti e per questa Sua intuizione gli sarò grato per sempre.
Il tuo special sul metallo italiano
anni ’80 su Rock Tv si è purtroppo fermato dopo solo due splendide
puntate; eppure sembravano che stessero riscuotendo seguito ed interesse.
C’è qualche motivo diverso dal solito “metal = non guadagno”?
Come sempre sarò sincero e onesto fino in fondo. Rock TV ha,
per propria scelta, deciso di eliminare in qualunque contesto all’interno
del programma DATABASE, la figura del Veejay, praticamente il ruolo
che ho ricoperto nelle due puntate. Quel contenitore è l’unico
dove eventualmente si sarebbe potuto continuare il discorso sulla
NWOIHM. Non entro nel merito delle scelte artistiche dell’emittente,
le rispetto e non mi permetto di criticarle. L’unico rimpianto che
veramente ho è quello di non aver potuto organizzare un ultimo
appuntamento con gente come Elektradrive, Gunfire, Steel Crown, Bulldozer,
Raff e magari Astaroth che sicuramente meritavano tanto quanto gli
altri una importante vetrina del genere. Comunque, mai dire mai, le
cose potrebbero cambiare ancora e, nel caso, io sono qua, pronto per
l’ultima doverosa puntata sull’HM tricolore degli anni Ottanta.
La situazione la conosciamo tutti:
l’heavy metal non trova spazi in tv. Secondo te, c’è qualcosa
che si può fare per cambiare questa situazione precaria e stagnante?
Sembrerà bizzarro ma mi inorridirebbe vedere HM nei canali
mainstream. Vorrebbe dire che abbiamo venduto il fondoschiena al business
anche Noi e la stragrande maggioranza del pubblico, composto da persone
dotate di un’ignoranza musicale ciclopica potrebbe godere di un video
dei Magadeth piuttosto che di Ronnie James Dio, tanto per fare due
nomi. Il giusto equilibrio si aveva negli anni Ottanta, quando il
concetto di cultura musicale esisteva ancora, e la gente si comprava
i dischi in vinile spesso oltrepassando i confini dei generi, che
una volta erano molto labili se non inesistenti. Sulla RAI esisteva
un programma come Discoring che abbracciava la musica a 360° e
dove ci si poteva imbattere in una comparsata degli Iron Maiden in
diretta subito dopo il video di Loretta Goggi. Chiudo ricordando un
altro contenitore da urlo, che ovviamente non esiste più da
secoli: Mister Fantasy condotto da Marco Massarini, una perla del
giornalismo musicale via etere.
Il metal classico è la tua
passione, in particolar modo quello tricolore. Tu l’hai praticamente
visto nascere all’alba degli ’80. Quali sono i tuoi ricordi più
vivi e belli di quei mitici anni?
Ne ho svariati. Sembrerò esagerato ma il piacere morboso che
si provava nel togliere la copertura in cellophane prima di poter
sentire il profumo e poi il contenuto di un disco atteso per anni
era veramente inebriante! Mi lascio andare del tutto e faccio un paragone
in ambito sessuale: quanto sopra detto spesso aveva lo stesso sapore
di quando si aveva la possibilità di sfilare i collant alla
donna per la quale si aveva perso la testa… e qui mi fermo altrimenti
“sbrago” del tutto! Ah,ah,ah!
Tornando all’HM, dopo il mio inizio come metalhead a tutti gli effetti
nel 1979, ricordo che il 1980 fu un anno irripetibile, probabilmente
il migliore della storia di questo genere. Basti ricordare che uscirono
“WHEELS OF STEEL” dei SAXON, “IRON MAIDEN” degli IRON MAIDEN, “ACE
OF SPADES” dei MOTORHEAD, “BLIZZARD OF OZZ” di OZZY OSBOURNE, “ON
THROUGH THE NIGHT” dei DEF LEPPARD, “HEAVEN AND HELL” dei BLACK SABBATH,
“I’M A REBEL” degli ACCEPT e “ANIMAL MAGNETISM” degli SCORPIONS, “WOMEN
AND CHILDREN FIRST” dei VAN HALEN, “READY AN’ WILLING”degli WHITESNAKE
e, tanto per finire con il botto, il leggendario “BACK IN BLACK” degli
AC/DC… cosa si poteva volere di più? Quegli anni erano di continuo
fermento, le informazioni poche e le foto delle band ancora meno.
Iniziò il tape trading e nacquero i primi contatti, di lì
a poco uscirono le prime band HM anche in Italia e fu tutto un crescendo.
Chiudo asserendo che sono felice di aver vissuto sulla mia pelle tutte
quelle emozioni, che mi hanno segnato per sempre e che probabilmente
non torneranno mai più.
Stefano, avremo modo sicuramente
di approfondire insieme il discorso all’interno della nuova rubrica
dedicata al metallo italiano anni ’80 (che curerò personalmente
prossimamente su queste pagine). Tu hai pubblicato un lungo special
diviso in quattro puntate sulla rivista Metal Maniac. Quali gioie
ti ha dato e qual è stata la difficoltà maggiore? Hai
qualche aneddoto da raccontarci in merito?
Le gioie sono state tante e veramente intense. Nonostante non fosse
stata la prima volta che veniva pubblicato su di una rivista cartacea
qualche mio scritto, in occasione dello special che tu hai citato
la soddisfazione di vederlo nascere e vivere di vita propria all’interno
di Metal Maniac è stata enorme, grazie soprattutto alla veste
grafica con la quale è stato confezionato il tutto. Devo veramente
ringraziare Tiziano Vignali che ha assecondato tutte le mie richieste
e infatti il risultato finale rispecchia al 100% il mio volere: sfondo
nero come su Truemetal, scritte in bianco e di tanto in tanto in grassetto
etc etc. Tornando ai tuoi quesiti, la difficoltà maggiore è
stata contattare alcune band, delle quali si erano letteralmente perse
le tracce. Altro intoppo è stato riproporre in maniera decorosa
a livello di risoluzione le copertine di alcuni vinili, opera che
mi ha portato via parecchio tempo, così come la creazione del
tutto, che mi ha impegnato per mesi e mesi. Gli aneddoti sono per
lo più concentrati nelle giornate precedenti le deadline di
consegna: corse affannose per inserire magari una recensione in più
o una foto che meritava la vetrina, con scambio febbrile di impressioni
fra me e Alex Ventriglia.
Stiamo assistendo al proliferare
di numerose reunion di band italiane attive negli anni ’80 (Strana
Officina, Crying Steel, Sabotage, Steel Crown…solo per citare le più
famose), segno che la passione è dura a morire. Pensi che questa
sia l’occasione per queste band per prendersi un po’ di rivincite?
Senza dubbio! Anche se bisogna essere realisti e constatare che ormai
il mondo è radicalmente cambiato e le offerte a questo punto
si sprecano, a tutti i livelli. Di nostalgici ce ne sono sempre di
meno e alcune delle band da te citate oggi come oggi se riescono a
fare trecento paganti devono leccarsi i baffi. La cosa stupefacente
è però rivedere in questi musicisti la stessa voglia
di allora, a testimonianza che il metallo una volta che è instaurato
nel sangue di un essere umano, poi non se ne va più.
A parte pochi isolati casi (come
Lacuna Coil, Rhapsody Of Fire, Labyrinth ) cosa manca ancora alle
band italiane per imporsi fuori dai confini nazionali?
A livello tecnico, di preparazione e di impatto veramente niente.
Paradossalmente quello che manca alle band nostrane è il pubblico
italiano. Gli Iron Maiden sono diventati immensi PRIMA in Inghilterra
e POI nel resto del mondo. Stessa cosa hanno fatto i Van Halen e i
Kiss negli USA. Senza una vera scena che supporta il prodotto interno
è impossibile riuscire a sfondare. I Lacuna Coil si sono praticamente
dovuti trasferire in America per diventare qualcuno e i Rhapsody of
Fire hanno dovuto vendere l’anima ai Manowar. In Germania, band che
da noi mai faranno sold-out come Running Wild e Axel Rudi Pell riempiono
i club perché i die hard fan tedeschi prima supportano la scena
interna e solamente dopo si rivolgono all’esterno. Questa probabilmente
è la cosa che più mi fa inca**re della maggioranza del
pubblico italiano: la continua e reiterata esterofilia, per di più
in alcuni casi realmente ottusa!
In tutti questi anni di militanza
nella scena metal, qual è l’intervista migliore che hai realizzato
e che ricordi con piacere? Ne ricordi invece qualcuna che non è
andata come volevi?
L’intervista che probabilmente è stata più apprezzata
dagli appassionati e dagli stessi addetti ai lavori è stata
quella che ho realizzato con il mio amico Beppe Riva, che molto gentilmente
mi ha dedicato parecchio tempo e ha risposto in maniera esaustiva
alle mie domande, che proprio pochine non erano… Un’altra che considero
fra le mie migliori è quella che ho realizzato con Pete Gill,
storico batterista di Saxon e Motorhead che, oltre che essere stata
esclusivissima per l’Italia, ha ripercorso praticamente tutta la carriera
delle due band sopraccitate. Riguardo la seconda parte della domanda,
interviste tanto per farle mi sono sempre rifiutato anche solo di
pensarle, quindi con sincerità ti dico che finora non ce ne
sono state di insoddisfacenti. Mi è capitato però che
un pallone gonfiato italiano degli anni Ottanta, uno che ormai non
si inc**la più nessuno – scusate l’espressione ma è
calzante! - e che quindi avrebbe ritrovato visibilità inaspettata
e gratuita su Truemetal, mi abbia prima garantito l’OK per un’intervista
salvo poi rimangiarsi la parola giustificandosi con delle scuse puerili
e ridicole. Il tutto dopo che il sottoscritto si era impegnato e aveva
speso molto del proprio tempo per confezionare delle domande come
si deve.
Con quali artisti italiani o stranieri
ti sei trovato meglio sul lato della disponibilità e simpatia?
A livello italiano direi Bud Ancillotti della Strana Officina, Pino
Scotto dei Vanadium, la bomba sexy Morgana, Syl Bottari dei Vanexa,
gli Skanners, Alex Staropoli dei Rhapsody of Fire, il vecio Tony Mad
dei White Skull e tanti altri… Riguardo gli stranieri direi David
DeFeis dei Virgin Steele, Graham Oliver dei Saxon, John Ricci degli
Exciter, Lips degli Anvil e Lee Payne dei Cloven Hoof.
Cosa ti piace dell’ambiente musicale
e cosa invece detesti?
Quello che più mi piace dell’ambiente musicale è la
musica, anche se pare scontato dirlo. Ritengo che sia una delle cose
più belle della vita e considero poveri di spirito quelli che
non la considerano assolutamente. Detesto il fatto che ormai anche
il Nostro mondo, a livello di macrosistemi, ragioni con regole di
business che nulla hanno a che spartire con la poesia e la passione,
che sono anzi vittime di questa situazione. Un’altra cosa che mi fa
schifo è vedere su certe riviste dei dipendenti di case discografiche
che scrivono le recensioni dei dischi del proprio roster, rovinando
il lavoro dei tanti che lo fanno onestamente e in maniera indipendente.
Come altri maestri del giornalismo
rock, penso non sia esagerato definirti una enciclopedia vivente.
Come è organizzato il tuo archivio personale ricco di chicche
e reliquie fra la marea di vinili, cd, demo e riviste?
Ti ringrazio per la definizione… ah, ah, ah! Negli anni ho catalogato
tutto quanto ho di vintage cartaceo, quindi quando voglio trovare
qualcosa riesco a cavarmela egregiamente a livello di ricerca all’interno
delle riviste dell’epoca. Ho dedicato una stanza intera all’heavy
metal dove ho riposto con discreto ordine Cd, riviste, Lp, Vhs, Musicassette,
45 giri, Dvd, chicche varie, toppe, spillette e ritagli di articoli
di giornale. Una recensione o un’intervista, per soddisfarmi appieno,
deve scaturire da ore di documentazione e ascolto. Ciò non
toglie che poi possa soddisfare o meno gli appassionati, ma a livello
di etica professionale non mi deve deludere.
Quali sono le tue fonti principali
di aggiornamento e quali preferisci?
Sicuramente la fonte cartacea, soprattutto se si tratta di materiale
d’antan, che ormai in pochi possiedono. Proprio per questo mi ci vuole
tempo per confezionare uno scritto. Su internet vado di rado, nella
maggioranza dei casi consulto solamente BNR Metal pages e Encyclopaedia
Metallum the Metal Archives.
Avendo la possibilità di tornare
indietro nel tempo, c’è qualcosa che non rifaresti? Hai qualche
rimpianto?
A livello di soddisfazioni con l’altro sesso i rimpianti si sprecano,
in troppe occasioni non ho approfondito come avrei dovuto… ah,ah,ah!
A parte gli scherzi, metallicamente parlando ne ho parecchi: pur avendo
assistito a tantissimi concerti, alcuni me li sono persi e darei tutto
l’oro del mondo per poter fare un salto indietro nel tempo per recuperare.
Il fatto, poi, di aver dato fiducia e amicizia a parecchie persone
e non essere stato ripagato fa parte della vita e non solo dell’ambiente
musicale.
Cos’è per te l’heavy metal?
L’heavy metal è il mio stile di vita: passione e coerenza,
senso di appartenenza, fierezza e sincerità. Praticamente tutto
quanto NON paga nel mondo di oggi.
Firmato: Steven “De Maio” Rich… ah, ah, ah!
In una recente intervista, Pino Scotto
ha detto: ”...facevo le mie otto ore al giorno in fabbrica e dopo
potevo permettermi di mandare a fare in culo il mondo con la mia passione”.
Rispetto alla gente comune, penso che noi metallari, con la nostra
musica, abbiamo davvero un qualcosa in più. Che ne pensi?
Sono d’accordo con Pino, l’indipendenza e la libertà di espressione
sono le cose più importanti in ambito musicale, sia a livello
di cronisti che di musicisti. Se uno di quei due pilastri dovesse
mancare smetterei da subito di occuparmi di HM. Rispondendo alla seconda
parte della domanda ritengo che il pubblico dell’heavy metal abbia
una passione e una lealtà verso il proprio artista preferito
che altri generi non hanno e ci invidiano. Proprio per questo motivo
la nostra musica deve rimanere di “nicchia”: per preservare queste
peculiarità.
L’album o l’artista che ha cambiato
la tua vita. Quando è scoccata la scintilla?
Più che scintilla è stato un vulcano in eruzione, nel
momento in cui il mio stereo ha sputato fuori “WHEELS OF STEEL” dei
SAXON, nella primavera del 1980. Ricordo come se fosse adesso il momento,
i profumi e la situazione, compreso il tempo atmosferico fuori dalla
mia stanza!
Dimmi almeno dieci album fondamentali
che ogni metallaro che si rispetti deve possedere nella sua collezione.
Vedo di condensare il meglio:
1. WHEELS OF STEEL – SAXON
2. MARRIAGE OF HEAVEN AND HELL 2 – VIRGIN STEELE
3. PORT ROYAL – RUNNING WILD
4. AT THE HEART OF WINTER - IMMORTAL
5. HEAVY METAL MANIAC - EXCITER
6. RESTLESS AND WILD - ACCEPT
7. SEVENTHEAVEN - VANADIUM
8. HAIL TO ENGLAND - MANOWAR
9. BETWEEN TWO WORLDS - I
10. BEHIND THE LINES - SABOTAGE
Quali sono i consigli che ti senti
di dare a chi vuole intraprendere seriamente la via del giornalismo
musicale?
Innanzitutto iniziare a scrivere solo quando si ha una conoscenza
sufficientemente approfondita della materia: chi legge è impietoso,
il minimo errore viene fatto notare e in alcuni casi rischia di incrinare
la credibilità di un giornalista per sempre. Secondo consiglio:
informarsi e non stancarsi mai di farlo. In caso di dubbio NON SCRIVERE.
Riportare solo quanto si possa provare e certificare. Non iniziare
nemmeno a pensare di scrivere di HM se non si è in possesso
di un Italiano degno di tale impresa. Per finire: tonnellate di umiltà.
C’è ancora qualcosa che nessuno
ti ha chiesto? Che domanda vorresti ti fosse rivolta?
Questa è l’unica risposta che mi ha veramente messo a dura
prova e ho dovuto pensare parecchio per poterla evadere. Mah, probabilmente
questa:
Steven, nonostante le tue dichiarazioni buoniste, una fetta consistente
degli appassionati che legge i tuoi scritti se ne esce con l’idea
che tu sia uno che se la tira. Cos’hai da dire a riguardo?
Consiglio di leggere con la giusta ironia quanto io propongo,
tenendo sempre presente che fa parte del mio modo di vedere la vita.
Ammetto che, rileggendomi a distanza di tempo, arrivo alle stesse
conclusioni dei metalhead sopraccitati! Ah,ah,ah!
Progetti prossimi e futuri.
Premetto che sono un metallaro credente e praticante del 1979 senza
mai mollare di un centimetro. Mi auguro di continuare ancora così
sia su Truemetal che su Metalinside e di essere assistito dalla salute,
che è fondamentale per guardare al futuro con ottimismo. Aspettatevi
una seconda e ultima puntata sulla NWOHIM all’interno del palinsesto
di radio Rock FM, insieme con Marco Garavelli. Riguardo i sogni mi
piacerebbe un giorno chiudere l’argomento metallo italiano degli anni
Ottanta con la trasmissione definitiva su Rock TV.
Finisci l’intervista come meglio
credi...
Ringrazio di cuore chiunque sia riuscito ad arrivare fino a qui e
soprattutto te, Sergio, che da sempre segui le mie “gesta” e hai confezionato
ben trenta domande interessanti. Un saluto particolare alla redazione
di Metallo Italiano e a tutti gli appassionati di HM.
LONG LIVE THE LOUD FOREVER!
Steven Rich.
Grazie Stefano a nome di Metallo Italiano per la tua disponibilità
e simpatia. Rimaniamo tutti sempre sintonizzati sulla tua preziosa
attività!
Intervista di Sergio
Nardelli
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