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Spesso
vittime di chiacchiere sul loro conto, gli Stormlord restano comunque
una band ormai veterana del panorama metal italiano. Dopo tre anni
dall'ultimo full-lenght "At The Gates Of Utopia", eccoli
di ritorno, in veste in parte rinnovata con "The Gorgon Cult".
Cristiano Borchi, leader della band romana, ci parla del loro nuovo
lavoro e di altre piccole curiosità...
Un saluto dallo staff di Metallo
Italiano… Iniziamo subito parlando del vostro nuovo lavoro, "The
Gorgon Cult": quale concetto si cela dietro questo titolo e quali
sono le tematiche principali affrontate in esso?
[Cristiano Borchi]: La figura di Medusa è sicuramente
affascinante, soprattutto per la doppia ottica in cui può essere
vista. Da una parte, infatti, Medusa è una creatura infernale,
temuta dagli uomini per l'impossibilità di scampare al suo
sguardo. Dall'altra, però, rappresenta anche l'incarnazione
del castigo divino per la vanità, codannata a pietrificare
chiunque osasse porre lo sguardo sul suo volto un tempo di rara bellezza.
Il brano "The Gorgon Cult" parla esattamente di questo e
di come, alla fine, la morte per Medusa sia di fatto una liberazione
dal suo castigo e dalla sua maledizione. E questa bivalenza, che accosta
potenza e aggressività a tristezza e malinconia, è esattamente
quella che trasuda dall'album, quindi ci è sembrato un ottimo
titolo ed argomento da approfondire, dopo averlo affrontato per la
prima volta nel precedente ep "The Curse Of Medusa".
[Francsco Bucci]: L'intro "The Torchbearer" e la seguente
"Dance Of Hecate" sono collegate dallo stesso filo conduttore,
l'oscura figura di Hecate, una divinità che è stata
collegata col passare del tempo sia agli inferi che alla luna, ricoprendo
anche il ruolo che fu di Diana. Questo testo è frutto di un
accurato studio su questa figura, considerata una e trina, e contiene
anche degli stralci d'invocazioni ad Recate tradotte direttamente
dal Greco.
"Wurdulak" è un tributo a Mario Bava, uno dei migliori
registi che siano mai nati nella nostra patria, autore di capolavori
come " Tre Volti Della Paura", "Operazione: Paura".
"La Maschera Del Demonio" e così via. La canzone
prende il titolo da un episodio dei "Tre Volti Della Paura",
tradotto all'estero come "Black Sabbath" (proprio da questo
film Ozzy prenderà il nome della storica band), episodio che
vede come protagonista il leggendario Boris Karloff. Ci sembrava giusto,
in un periodo di incessante esterofilia, tributare i giusti onori
ad un regista nostrano che con i suoi lavori ha influenzato schiere
di cineasti.
"Under The Boards (195, M.A.)" si sposta su tematiche più
attuali, prendendo ispirazione dalle efferate gesta di Dennis Nielsen,
un serial killer attivo a Londra verso l'inizio degli anni '80 e tuttora
vivo in un carcere inglese.
"Oath Of The Legion" prende spunto da quanto accaduto ad
di Aquilonia nel 203 a.C., quando una legione di Sanniti, pur sapendo
di scontrarsi contro il soverchiante esercito Romano, decise di rifiutare
l'idea della resa legando tutti i propri soldati in un patto siglato
sotto uno sconfinato tendone di lino (da qui il nome di "Legio
Linteata"); ancora una volta viene trattato il tema dei Sanniti,
come già fu per "Under The Samnites' Spears", contenuta
nel disco precedente.
"The Gorgon Cult" è basata sulla figura di Medusa,
un personaggio che ci affascina e ci accompagna oramai da diverse
release discografiche.
"Memories Of Lemuria" è una strumentale, ma il titolo
fa riferimento da una delle tre grandi civiltà scomparse, Atlantide,
Lemuria e Mu. Speriamo che, ascoltando questa sorta di colonna sonora,
sia possibile rivedere le splendenti coste di quella che si narra
essere stata una delle città-stato più evolute di tutti
i tempi.
"Medusa's Coil" non tratta di Medusa, bensì è
tratta da un racconto di Lovecraft tradotto in Italia semplicemente
come "Medusa". Lo stile di questo testo è molto evocativo,
l'ispirazione per un'opera di questo genere viene sicuramente dall'inarrivabile
King Diamond, vero maestro nel tessere trame ed atmosfere intriganti
e spaventose al tempo stesso.
"Nightbreed" è un testo molto particolare ed ermetico
scritto dal nostro amico Damnagoras, ex singer degli Elvenking ed
ora impegnato con il suo interessante progetto Leprechaun, in cui
figuro anche io in qualità di bassista.
Ho letto che il disco è stato
interamente registrato, come i vostri ultimi lavori, agli Outer Sound
sotto la supervisione di Giuseppe Orlando mentre è stato addirittura
masterizzato nei "Mastering Room Studios" in Svezia… Un
gran bel traguardo quest'ultimo! Ci puoi raccontare qualcosa riguardo
questa eccezionale produzione ma soprattutto sei soddisfatto del lavoro
che ne è venuto fuori?
[Cristiano Borchi]: Sono sicuramente soddisfattissimo, abbiamo
lavorato sulla produzione in maniera davvero maniacale sperimentando
nuove soluzioni e proiettandoci nell'ottica di voler andare oltre,
di lavorare su una produzione Europea sotto tutti i punti di vista.
Dopo l'esperienza di "At The Gates Of Utopia", siamo tornati
a lavorare senza riserve con Giuseppe Orlando dei Novembre negli Outer
Sound Studios! Giuseppe è un grande professionista e una persona
molto simpatica, già in occasione del precedente album ci eravamo
trovati molto bene con lui, ma devo dire che questa volta abbiamo
veramente lavorato su altri livelli, a partire dalla nostra preparazione
per lo studio. Gli Outer Sound sono degli ottimi studi, in cui si
lavora in un clima molto sereno, ma al tempo stesso al momento di
registrare Giuseppe "torchia" il musicista al massimo per
ottenere il risultato migliore e limare ogni possibile sbavatura.
Lo sforzo a cui siamo stati sottoposti per la realizzazione di "At
The Gates Of Utopia" ci ha mostrato come poter andare oltre i
nostri limiti, su cosa e come è ideale lavorare prima di entrare
in studio, tutte cose che ti permettono poi di lavorare con maggiore
calma e ottimizzare il tempo a disposizione. Abbiamo impiegato la
metà del tempo rispetto ad "At The Gates Of Utopia"
per fare i take, e questo ci ha permesso di poter lavorare con molta
più calma al mixaggio e alla definizione dei suoni. In più
il clima in studio, sia con Giuseppe che tra di noi, era un qualcosa
di oserei definire "magico".
E' normale che in studio ci possa essere qualche discussione o discordanza
su qualcosa, questa volta invece tutti e sei volevamo la stessa cosa,
avevamo le stesse idee, avevamo ben chiaro unanimemente come volevamo
che ogni cosa suonasse, era come se fossimo un'unica persona con le
qualità di sei, e questo ci ha dato una marcia in più.
Inoltre nei due mesi che abbiamo passato in studio, tra noi e Giuseppe
è nato un vero e proprio rapporto di amicizia, e credo che
questo sia il miglior clima possibile in cui una band possa lavorare.
Eravamo tutti trasportati dall'entusiasmo per ciò che stavamo
facendo e per come il disco stava venendo fuori, dal voler andare
oltre i nostri limiti, anche Giuseppe stesso si è dato moltissimo
da fare e si è cimentato con soluzioni per lui nuove, abbiamo
veramente lavorato come un'equipe compatta con la stessa idea in testa.
Questo ci ha portato a lavorare fino alla nausea su ogni singola parte
di strumento di ogni brano, sulla scelta del suono e del mixaggio
migliore, senza lasciate nulla al caso e puntando agli standard qualitativi
delle produzioni europee più blasonate senza vederli come un
obiettivo impossibile da raggiungere, è stata la nostra esperienza
in studio più faticosa in assoluto ma anche la più soddisfacente!
Siamo veramente entusiasti della produzione dell'album e di come ci
siamo trovati a lavorare agli Outer Sound, che ritengo senza dubbio
il miglior studio per il metal attualmente esistente in Italia. Giuseppe
ha svolto un lavoro eccellente e in linea con i migliori standard
europei, e di questo dobbiamo sicuramente dirgli grazie. A condire
poi il tutto ci hanno pensato i Mastering Room, restituendoci un album
con una potenza, grandezza e brillantezza davvero incredibili!
Quali sono i brani che preferisci
all'interno di "The Gorgon Cult" e quale reputi che sia, a fronte
della vostra lunga discografia, l'album che maggiormente rappresenta
lo stile degli Stormlord?
[Cristiano Borchi]: Non penso ci possa essere un album rappresentativo,
il sound degli Stormlord nasce dalla mescolanza di varie influenze
in continuo movimento, ogni album rappresenta la nostra identità
musicale al momento del suo concepimento. E' per questo che il suono
degli Stormlord è in continua evoluzione pur mantenendo saldi
i cardini portanti del nostro sound. Tra i nuovi brani i miei favoriti
sono sicuramente 'Under The Boards' e "Nightbreed", seguite da 'Medusa's
Coil' e 'Wurdulak', anche se è difficile stilare una vera e
propria classifica, perché ogni canzone ha delle caratteristiche
che la rendono per alcune cose più interessante rispetto ad
altre e viceversa, e questo credo sia dovuto alla maggiore varietà
dei pezzi di 'The Gorgon Cult'."
A proposito di stile: ho notato
un certo cambiamento di linea, dai precedenti lavori fino ad arrivare
a quest'ultimo. La matrice power/epic è stata quasi completamente
rimossa a favore di un orientamento più volto verso un black/epic
metal sinfonico… Come spieghi questo mutamento?
[Cristiano Borchi]: Non credo che gli elementi epici siano scomparsi
dal nostro sound, semplicemente sono assemblati in un'ottica più
globale e meno diretta come scelta di suoni. In passato, ad esempio,
abbiamo sempre usato dei preset classici di tastiera per le melodie,
questa colta invece ci siamo serviti quasi esclusivamente di campioni
di strumenti veri, potendo lavorare con più cura su delle vere
e proprie orchestrazioni che si sono amalgamate maggiormente con il
resto dei suoni rispetto ad un preset che utilizza frequenze limitate
e finisce per essere più 'piccolo' ma più 'davanti'
al momento dell'ascolto, e questo determina la differenza tra epico
ed epico maestoso, la cui maestosità è data proprio
dagli arrangiamenti e dalle orchestrazioni.
Abbiamo comunque mantenuto in alcuni brani il classico approccio Stormlord,
limando delle sbavature, credo che pezzi come 'Oath Of The Legion',
'Dance Of Hecate' o 'Medusa's Coil' possano tranquillamente essere
considerata la più lineare prosecuzione di brani come 'The
Curse Of Medusa' o 'Xanadu'. Per come la vedo io, 'The Gorgon Cult'
è una sortadi extended version degli Stormlord, perché
mostra sia il lato classico della band, che quello più oscuro
e black oriented di pezzi some 'Under The Boards' o 'Nihtbreed' e
quello più malinconico in brani come 'Wurdalak' o la title
track.
Perché avete deciso di "coverizzare"
proprio un pezzo dei Maiden, "Moonchild", che si discosta abbastanza
dai vostri canoni?
[Cristiano Borchi]: C'è stato un'insieme di motivi che ci ha
portato a scegliere questo brano, ma il motivo principale è
che siamo grandi fan dei Maiden! "Moonchild" è una
delle canzoni più sinistre ed oscure degli Irons, nonché
quella che probabilmente meglio si adatta ad una reinterpretazione
in chiave Stormlord, ed ha anche un tipo di cupezza molto in linea
con l'album. Da un punto di vista prettamente personale, posso dirti
che sono particolarmente legato a questo pezzo in quanto "Seventh
Son Of A Seventh Son" è stato il mio primo disco metal,
e "Moonchild" una delle mie canzoni preferite di sempre...
per noi è stata anche una sorta di sfida: riproporre una cover
dei Maiden è una mossa che può essere pericolosa, perché
si tratta di una di quelle band inimitabili, di cui rischi di essere
semplicemente una brutta copia.
Quello che abbiamo voluto fare è stato da una parte mantenere
il fell originale del pezzo, ma al tempo stesso dargli una nostra
impronta personale. Dal punto di vista lirico ho dovuto fare un grande
lavoro di preparazione per questo pezzo, sia per il diverso tipo di
voce che per le linee vocali di per se stesse. Se vai bene ad ascoltare,
"Moonchild" non ha una vera e propria linea melodica di
voce, le strofe sono lasciate all'interpretazione del genio di Bruce
Dickinson, e questo ha reso le cose ancora più complicate,
sia per il diverso utilizzo della voce, che (e di conseguenza) per
l'arrangiamento vocale del pezzo, che abbiamo dovuto reinterpretare
e "movimentare" in ambiti vocali estremi, mantenendo sempre
invariata la partitura originale. Comunque devo dire che è
stato un vero lavorone per tutti, avevamo deciso da tempo di fare
questa cover sull'album ma abbiamo voluto aspettare fino all'ultimo
per annunciarla, perché nel caso non fossimo riusciti ad ottenere
il risultato che volevamo avremmo preferito ometterla. A lavoro svolto
sono davvero entusiasta del risultato finale, da fan dei Maiden ancor
prima che da cantante degli Stormlord!
Ormai sono trascorsi oltre dieci
anni dagli esordi fin'ora: qual è stato per te il momento più
significativo all'interno della tua carriera da musicista e qual è
il traguardo che desidereresti raggiungere?
[Cristiano Borchi]: Penso che sia difficile identificare un momento
significativo preciso, perché tutto è costantemente
in movimento e ogni singolo momento ha una sua importanza specifica,
che sia esso gratificante o che ti possa aiutare a correggere degli
errori. Sicuramente una bella soddisfazione è stata girare
l'Europa e prendere parte a festival importanti accanto a nomi come
Blind Guardian, Opeth, Type O Negative, Soulfly, Overkill e molti
altri, non ultimo l'appuntamento di giugno con il Gods Of Metal. Una
cosa che ci piacerebbe fare è un grosso festival all'estero,
ma per una band italiana sotto contratto con un'etichetta italiana,
seppur ottima come la Scarlet, è impresa assai ardua. Comunque
non disperiamo per il futuro."
Ho notato che in questi giorni sono
trapelate diverse chiacchiere, soprattutto sul forum di Eutk, riguardo
le varie pubblicità di "The Gorgon Cult" e recensioni ritenute
"mirate" sul sito nonché su Rock Hard: tu che ne pensi a riguardo?
[Cristiano Borchi]: Penso che tutto ciò sia normale, sia perché
per chi osserva può essere logico fare certe equazioni, che
per il fatto che le malelingue hanno sempre caratterizzato la nostra
scena. Io sono il capo redattore di Rock Hard, e questo crea sospetti
nei nostri confronti. Credo comunque che ormai lo zoccolo duro dei
detrattori, oltre ad essersi enormemente sfoltito con il tempo, sia
formato esclusivamente da persone che, a priori, continuano a provare
astio, senza mai portare argomentazioni concrete o anche solo semplici
motivazioni. Come hai tu stesso letto abbiamo deciso di rispondere
personalmente alle accuse limitandoci a fornire le argomentazioni
adatte a smontarle, facilmente smontabili in quanto basate sulla contestazione
a priori o sul sentito dire.
Tutto ciò ci ha fatto sicuramente pubblicità, seppur
in maniera distorta, ma al di la di questo questa bivalenza rappresenta
per noi solo una gran rottura di coglioni. Anche volendo trarre vantaggi
non ne potremmo guadagnare nulla, perché il peso di una rivista
che interagisce con un mercato metal così piccolo come quello
italiano è quasi irrilevante, quindi ciò che ci sarebbe
da offrire (appoggio, supporto, boh, fate voi...) sarebbe offerto,
detto aziendalmente parlando, da un soggetto in grado di smuovere
pochi capitali, e quindi non rilevante. Il fatto stesso che quasi
nessuna rivista di settore in Italia abbia una redazione fisica e
sia fatta 'da casa' può dare la percezione di quello che sia
il giro economico del metal in Italia, ma mi rendo conto che per chi
vede le cose dall'esterno certe 'cariche' possano essere associate
a chissà quali poteri, come magari accade in ambienti lavorativi
'normali'.
Oltre a dover fare i conti con tutti questi fattori, abbiamo avuto
notizia dalla nostra etichetta che 'The Gorgon Cult' sarà il
disco degli Stormord di cui meno si parlerà sulle riviste metal
italiane. Ovviamente non abbiamo la pretesa di essere per forza interessanti,
ma dispiace venire a sapere che il motivo dichiarato, in più
di un caso, è semplicemente una questione di ostilità
a livello lavorativo/concorrenziale nei confronti del sottoscritto,
che si concretizza con l'assenza di interviste agli Stormlord e in
un caso anche della recensione stessa dell'album.
Il risultato della nostra 'vantaggiosissima' posizione è dunque
da una parte la polemica dei 'soliti ignoti' su qualche forum per
ciò che pubblica Rock Hard, dall'altra la linea 'taglia ali'
di alcune delle altre riviste, in alcuni casi già da tempo
'all'opera' per boicottarci, escludendo il nostro nome dal bill del
Summer Day In Hell dello scorso anno nel loro elenco concerti o altre
cose di eguale maturità e professionalità.
Tutto ciò francamente mi amareggia, anche perché va
a colpire l'impegno e la passione per la musica di persone che non
hanno a che fare in alcun modo con il mio lavoro (come io ovviamente
non ce l'ho con il loro). La cosa bella è che tutto ciò
non giova in alcun modo alle vendite della rivista (in quanto si va
a colpire una band, non un concorrente, o in questo caso, pare, 'nemico')
ma anzi rischia di danneggiarne l'immagine, un atteggiamento che mi
fa pensare anche sulla maturità ed intelligenza di chi ha deciso
di adottarlo. Tutto ciò senza che ci sia un nesso con la musica
della band o anche reali e logici motivazioni, cosa di cui non ho
alcun tipo di timore di pubblica smentita.
Non sono comunque qui per fare polemica, perché sono sempre
stato dell'idea che ognuno e padrone a casa sua e i media, in quanto
strutture private, non hanno alcun 'dovere' verso chicchessia, se
non i propri lettori, poi è ovvio che ognuno farà le
proprie considerazioni in merito. La cosa che spero è semplicemente
che questo possa far riflettere chi è convinto che lavorare
nel mondo della musica significhi avere particolari porte aperte,
e mostrare come spesso le cose sono esattamente l'opposto di quello
che possono sembrare dal di fuori.
Quali sono i vostri imminenti
progetti a seguito dell'uscita del nuovo album? Avete in programma
un tour di supporto? Si vocifera anche di una partecipazione al Gods
Of Metal, una bella meta insomma… Non trovi?
[Cristiano Borchi]: Sì, suoneremo al Gods Of Metal il 6 giugno,
sarà sicuramente un appuntamento molto importante per noi,
e non ti nascondo una certa eccitazione all'interno della band! Dopo
l'estate sicuramente ci imbarcheremo in un tour europeo si spera entro
la fine dell'anno, anche se al momento non c'è nulla di pianificato.
Per quanto concerne la scena metal
italiana, quali sono secondo la tua opinione, i gruppi che attualmente
più meritano un occhio di riguardo?
[Cristiano Borchi]: Ho sentito recentemente il nuovo lavoro dei Disarmonia
Mundi e ne sono rimasto realmente sorpreso, hanno fatto un grande
album e si tratta di una band di cui credo sentiremo parlare molti
in futuro. Quanto ai grandi nomi, è fuori discussione che il
gruppo di punta della scena italiana siano i Lacuna Coil, ragazzi
simpaticissimi ed umili che con costanza e lontani dal "parlottare"
tipico della nostra scena si sono costruiti una posizione fino a qualche
anno fa impensabile per una band nostrana. Sono una delle poche band
che mi sento di definire "di professionisti", sotto ogni punto di
vista.
L'underground ultimamente continua a partorire buone band ma risente
della situazione di crisi economica che si riflette anche nel mondo
della musica. E' purtroppo sempre più difficile che un'etichetta
investa in una band al primo disco, per di più italiana, il
mercato è in crisi e le persone si affidano ai grandi nomi
per non rischiare di prendere fregature. In più il fattore
nazionalità penalizza ulteriormente le nostre band, questo
anche a causa di quella parte di pubblico che vive di invidie e male
parole a priori per ogni band che riesca ad arrivare ad un contratto
o ottenga qualche risultato anche minimo.
In Germania e in molti altri Paesi del nord, ad esempio, c'è
una situazione inversa, nel senso che, a parità di valore,
le persone preferiscono supportare e seguire una band connazionale
anziché una straniera, e questo spiega perché il mercato
discografico sia sempre pieno di nuove band tedesche, finlandesi o
di qualunque altro Paese "Europeo", mentre le band provenienti da
Paesi con una mentalità più provinciale vengono prodotte
molto più raramente.
Le case discografiche sono aziende che devono vendere un prodotto,
ed è chiaro che, per ogni gruppo che non sia ancora di ampia
fama internazionale, il Paese di origine deve rappresentare la prima
base di mercato. Senza di questo sono a rischio le basi economiche
per un qualunque tentativo sia di lancio internazionale, e le etichette
preferiscono non rischiare prediligendo gruppi di Paesi più
interessati alle proprie band. Purtroppo l'Italia, quanto a mentalità,
non è allineata a questi standard e certi atteggiamenti finiscono
per ritorcersi anche contro gli stessi esecutori, visto che il poco
interesse delle etichette per i gruppi di casa nostra colpisce indistintamente
tutte le band italiane che cercano di emergere."
Siamo giunti al traguardo di questa
intervista, come al solito, domanda di rito: hai un messaggio che
desidereresti lasciare ai lettori della nostra web-zine?
Grazie per la collaborazione.
Un saluto a tutti i navigatori di Metallo Italiano! Se amate
il metal estremo/epico/sinfonico
Vi rimandiamo al nostro sito www.stormlord.net dove potete trovare
un mp3 completo e due sample tratti dal nuovo album, oltre al videoclip
di 'I Am Legend' e tutto ciò che riguarda la band. Give 'The
Gorgon Cult' it's chance! Ci vediamo on stage!
Intervista di Stefania Gervasini
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