| INTERVISTE/UNTORY | |
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Allora, ragazzi, come mai avete deciso di commercializzare la demo, visto che in un primo tempo avevate optato per il contrario? Marco: Vedi, la nostra decisione iniziale era dettata dalla consapevolezza di non potere offrire (per problemi economici), un prodotto esteticamente gradevole. Come puoi vedere, il packaging è estremamente spartano. Luca: Ma soprattutto, perché aspettavamo un riscontro maggiore dalle case discografiche.
In che senso? Marco: Guarda, delle 20 case discografiche cui abbiamo inviato il materiale, soltanto cinque ci hanno risposto. Luca: Alla luce di questo fatto, abbiamo deciso di non precluderci nessun veicolo pubblicitario. D'altronde, nel metal, il passaparola fra i kids è sempre stato importantissimo.
Quali etichette vi hanno risposto? Marco: Allora, la Scarlet ci ha informato che non ascolteranno nemmeno il nostro promo perché oberati di gruppi. Una casa discografica di Napoli ci ha assicurato che il lavoro è molto piaciuto, ma che dovevamo produrci da soli.Stanno ancora scappando per le parolacce che ho mandato loro contro! Una era seriamente interessata, una casa discografica malese, la Psichich scream entertaiment. Avevamo già preso contatto, deciso un mucchio di particolari. Poi, il nostro contatto ci chiama e afferma che non può più produrci perché non siamo musulmani… Luca: …Noi pensiamo: "Che scusa del cazzo!". Poi, scopriamo che, effettivamente, è avvenuto un colpo di stato da parte degli integralisti islamici…
Sfiga nera… Parliamo d'altro. Come definireste il vostro sound? Marco: Il nostro è un death metal che, partendo dalle classiche direttive tracciate da gruppi come Coroner o Sinistrer, trova sbocco in un'evoluzione naturale, smussando quelle quadrature tipiche degli americani e cercando la ruvidezza tipicamente europea.
I testi? Luca: Cerco di pescare a piene mani dall'immaginario horror, riesaminando il tutto tramite la lente della mia personale sensibilità. I testi, comunque, per me rappresentano soltanto la possibilità d'articolare meglio la voce che, all'interno del gruppo, ha la stessa valenza di uno strumento. D'altronde, suoniamo un genere nel quale non esiste melodia…
Il vostro è un genere estremo, dedicato ad una non certo vasta audience. Avete mai avuto la tentazione di cambiare qualcosa? Marco: se parli di cambiare del tutto genere, mai. Assolutamente. Siamo animati da pura e semplice passione verso questo tipo di musica. Anzi, personalmente, posso dirti che adoro tutto ciò che è estremo. Ascolto, per esempio, molto industrial rock. Ma sono attratto anche da pezzi che, per esempio (Tangerine dream docet) durano decine di minuti e sono basati su un accordo, o da gruppi troppo leggeri. Insomma, l'estremismo sonoro in tutte le sue forme. Ultimamente, sono attratto dai Simphony X, per le bellissime trame chiatarristiche.
Luca: Vedi, la cosa che ci ha fatto veramente incazzare è sentirci rispondere, da parte delle etichette, che siamo troppo complessi, poco orecchiabili.
Marco: Immagini un metallaro che va al lavoro fischiettando un pezzo dei Cannibal Corpse? Voglio dire, il death estremo non è fatto certo per essere orecchiabile. Forse, più che altro, è un problema di riconoscibilità. Nel senso che non abbiamo sviluppato un suono, per esempio, come quello dei Genesis, riconoscibile fra mille. Ma è proprio il genere che è così strutturato.
Siete soddisfatti del prodotto finito deducibile dal vostro promo? Marco: Diciamo che siamo contenti. Sicuramente, da un punto di vista logistico, questo è il nostro prodotto migliore. Pensa, comunque, che per problemi vari abbiamo impiegato due anni prima di editare questo lavoro. Anzi, dobbiamo ringraziare Giuseppe Chiarello per la professionalità e la generosità.
Due anni? Come mai? Marco: Anzitutto, la voglia di creare qualcosa di quasi perfetto dal punto di vista degli arrangiamenti. Pensa che è da circa un anno che non componiamo un pezzo nuovo! Poi, gli immancabili problemi di line-up. Prima, l'altro chitarrista, Giuseppe Nicastro, ci lascia perché non si sentiva tecnicamente preparato per suonare quello che volevamo noi.
Onestissimo… Marco: Già. Ha lasciato un ricordo positivissimo. È stato un semplice arrivederci, non un addio. Quando sarà pronto, saremo più che felici di riprenderlo nel gruppo. Con Emiliano (bassista, ndr), invece, abbiamo avuto parecchi problemi…
Come mai? Marco: Vedi, Emiliano non era più capace di coniugare i suoi impegni lavorativi con quelli del gruppo. Era distratto, non partecipava alle composizioni. Abbiamo dovuto ri-registrare le sue parti di basso perché errate in più punti. Insomma, non ha avuto il coraggio di ammettere che non voleva più suonare, e ci ha portato al punto di buttarlo fuori. Adesso, anche Rosario è andato via…
Già, l'avevo già sentito. Era il fondatore, vero? Luca: Già. Lui, che partecipava sempre attivamente alla stesura delle songs, da sei mesi a questa parte non c'era più con la testa. Aveva problemi personali che gli impedivano di concentrarsi. Per andare avanti con lui, avremmo dovuto pagare un prezzo troppo salato. Anche per lui, comunque, non è un addio.
E Massimo? Marco:
Un gran lavoratore. In due mesi ha imparato i pezzi, portando aria
nuova nel gruppo.
Allora, Massimo, ho sentito giudizi lusinghieri sul tuo conto. Com'è questa nuova esperienza? Massimo: Che dirti? Sono rimasto spiazzato. Marco utilizza il triplo dei riff che usano gli altri chitarristi, la velocità è sostenutissima, intorno alle 180 battute. Dopo un iniziale stordimento, comunque, credo di essermi integrato abbastanza bene.
Ho sentito voci di una possibile integrazione di Claudio Di Prima (batterista dei Thy Majestie), al posto di Rosario… Marco: Smentiamo categoricamente. Claudio si è reso disponibile soltanto in caso di situazione operativa. Luca: Per questo, lo ringraziamo tantissimo, ma sappiamo che i Thy sono il suo gruppo primario. È un batterista molto valido, forse l'unico a Palermo che possa suonare quello che vogliamo proporre.
Cosa ne pensate dell'attuale scena italiana? Marco: Dal punto di vista qualitativo, non abbiamo da invidiare niente a nessuno. Ci sono moltissimi gruppi molto preparati che però, purtroppo, non approdano al contratto. D'altronde, la volontà di emergere in un mercato difficile come il nostro porta necessariamente all'evoluzione. Non è impossibile, però, arrivare al contratto. Pensa ai Natron, ad esempio. È soltanto molto difficile. Di contro, credo che la diffusione del black, considerato il livello qualitativo medio, sia eccessivo.
Progetti? Luca:
Sicuramente l'esordio su disco ed evolverci verso sonorità
più immediatamente riconoscibili. In effetti, a prodotto finito,
ci siamo resi conto che la complessità è tale da pregiudicare,
in parte, l'assimilazione. Siamo comunque, ti ripeto, molto soddisfatti
del risultato. Si tratta soltanto di smussare alcuni angoli.
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