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Siamo andati a scoprire una piccola gemma del panorama AOR nostrano: i meneghini WAYWARSON che solo ora, con l’uscita di “Alone”, stanno raccogliendo i primi meritati consensi. Ai nostri microfoni l’anima del gruppo Paris Scaglione.
Ciao Paris! Allora, facciamo il punto della situazione. I Waywarson nascono nel 1991 ed hanno all’attivo vari lavori. Vuoi riassumerci, per chi ancora non vi conosce, le varie tappe della band?
Possiamo dividere la storia dei Waywarson in due fasi: nella prima parte dal 1991 al 1997 eravamo una band a tutti gli effetti, ci esibivamo live ed abbiamo partecipato nel 1994 alla Compilation “Nightpieces IV” della Dracma Records. Nella seconda parte, il gruppo si è diviso per le più svariate ragioni ed ho deciso di proseguire solo con il batterista Jorg Busellu, finchè nel 2003 non abbiamo incontrato il cantante e bassista Anthony Miles, che ha registrato le parti vocali delle canzoni da me già composte e registrate, che poi sarebbero andate a costituire l’ album “Alone” . Lo stesso album però ha visto la luce solo nel 2008 grazie alla collaborazione con il fonico ed autore Bruno Guerrini e alla casa discografica “Studio Lead”.
Il vostro nome oltre ad essere ispirato da una canzone dei Kansas, assume un ulteriore significato particolare?
Fino all’ uscita dell’ album “Alone” il nome originario era Wayward Son, però mi sono accorto che su Myspace esisteva già qualche gruppo con tale nome e quindi ho deciso di contrarlo in questo modo, mantenendo comunque il legame con quanto avevo fatto in passato. Avrei potuto anche cambiare completamente il nome, del resto solo adesso ho deciso di mettermi veramente in gioco sulla stampa specializzata e su Internet, ma ero particolarmente legato al suo significato: Waywarson , il “figlio caparbio” rappresenta me stesso e la mia testardaggine ad andare avanti con la mia musica e con questo progetto.
“Alone” è stato concepito nel 2003 ed oggi esce totalmente “rinnovato” nel sound. Parlaci della sua realizzazione e di come si è giunti alla sua nuova versione. Hai qualche aneddoto a riguardo?
La fase compositiva e di registrazione è stata abbastanza veloce: lavorando però nel mio home studio non ero mai convinto della resa finale in fase di mixaggio e di mastering e quindi per finalizzare il tutto mi sono rivolto all’ amico Bruno Guerrini, fonico ed autore molto quotato, che ha svolto insieme a me questa ultima delicata fase.
Come è avvenuto l’importante incontro con la vostra etichetta Studio Lead di Bruno Tibaldi e quali sono le vostre aspettative?
Bruno Guerrini, entusiasta dalla qualità delle mie canzoni, mi ha proposto alla “Studio Lead” di Bruno Tibaldi . E’ bene sapere che questo signore è stato direttore artistico di Emi e Polygram fino agli anni ‘90 ed ha avuto a che fare con i più importanti cantanti ed artisti italiani, oltre ad essersi occupato del management in Italia di Bon Jovi. Ora ha deciso di mettersi in proprio. Dato che comunque Studio Lead non è specializzata in musica Rock, il nostro accordo, oltre alla stampa dei CD, è stato che io mi sarei occupato della promozione con la stampa specializzata, webzine e via dicendo, mentre Tibaldi si sarebbe impegnato su più vasta scala, oltre alla distribuzione digitale attraverso i principali on line shop.
Per i Waywarson i testi rivestono un ruolo di fondamentale importanza. Il vostro songwrinting è molto profondo ed introspettivo e questi elementi emergono attraverso la vostra musica. Tu Paris, che ne sei l’artefice, puoi descriverci i temi trattati nei vari brani che compongono l’album?
Le canzoni in genere parlano di mie esperienze personali e, a mio avviso, si sposano bene con la parte strumentale dell’album. Cerco di esprimermi anche attraverso immagini e metafore, in modo tale che le lyrics potrebbero essere considerate quasi delle poesie a sé stanti. Alcuni temi comuni affiorano nei vari testi, quali la malinconia e la lontananza di un amore impossibile, la fuga verso la libertà rappresentata da un paese a me caro, quale il Messico. Un paio di canzoni trattano temi di carattere più generale, quali la follia della guerra per qualsiasi motivo sia combattuta (“One World”), o l’ isolamento che può creare un mondo fatto esclusivamente di amicizie virtuali (vedi il fenomeno di face book).
So che “Alone” costituisce anche il primo capitolo di una trilogia (“Traveler Trilogy”) che si svilupperà in seguito. Puoi darci qualche anticipazione a riguardo?
Non si tratta di una trilogia in senso stretto: più che altro, avendo già composto le canzoni per tre album (compreso “Alone”), volevo legarli con un unico filo conduttore, che rappresenta il viaggio della mia vita, fino ad ora: quindi in “Alone” mi trovo in una situazione di disagio e solitudine, di desiderio di partire ed andare lontano; nella seconda parte c’è il tempo per il divertimento, per nuove esperienze ed infine la terza parte è il momento del ritorno a casa, il ritrovamento di me stesso e della “Via”.
Il mare, raffigurato anche nella bella copertina, rappresenta per te una forte fonte di ispirazione e questo traspare anche dal potere evocativo e sognante che certe vostre canzoni riescono ad emanare. Ci sono altri elementi naturali in grado di affascinarti ed ispirarti?
Rifacendomi nella mia vita alla filosofia “Taoista” tutto ciò che è natura mi attrae: è quando l’ uomo si allontana da essa che cominciano i guai.
Cosa mi dici della curiosa definizione con cui definite la vostra proposta musicale: N.A.O.R., ovvero New Age Of Rock?
Nessuna pretesa di aver creato un nuovo genere! E’ solamente un interessante gioco di parole che vuole unire l’ A.O.R. (il genere in cui normalmente siamo inquadrati) con certe atmosfere sognanti ed intimiste della musica “New Age”.
Possiamo dire che il genere A.O.R., in Italia, è sempre rimasto un genere per pochi appassionati. Eppure esistono alcune valide band (ed ora possiamo contare anche sul rientro in scena degli storici Elektradrive). Qual è il tuo pensiero in merito?
Direi che nel caso italiano il numero esiguo di band che propongono A.O.R. è inversamente proporzionale alla grande qualità di gruppi come Elektradrive, Myland, Edge Of Forever: sarà forse perché chi fa questo genere è mosso principalmente da una grande passione per la musica, più che dalla voglia di ottenere notorietà a tutti i costi.
E per quanto riguarda la situazione live, cosa mi dici? Ci sono situazioni favorevoli?
Per quanto ci riguarda, al momento non siamo interessati ad organizzare concerti in locali in cui chi entra non sa nemmeno chi siamo: se grazie ai risultati di “Alone” le cose dovessero cambiare, sarei ben felice di poter organizzare qualche data. In generale, aspetto con curiosità il Gods Of A.O.R. , in programma a Milano.
Da veterano, quali consigli daresti ad una giovane band che vuole incamminarsi sul sentiero dell’A.O.R. e dell’hard melodico?
Potrebbe essere un consiglio banale, ma direi di cercare di metterci del proprio, avendo sicuramente le proprie influenze, ma senza voler copiare pedissequamente sound o canzoni di un solo musicista .
Oltre ai Waywarson, che ti “assorbono” le energie principali, fai parte anche degli storici thrasher Bonecrusher. Il modo migliore per far “rombare” la tua chitarra e mostrare il lato aggressivo di Paris?
Nella realtà milanese e lodigiana a volte mi sorprendo di cosa rappresentino i Bonecrusher ancora per molte persone, se penso che ho formato la band con Exterior nel 1986. Come giustamente dici i “Waywarson” mi assorbono moltissime energie e, avendo nella vita anche un lavoro normale, con i Bonecrusher sono costretto solamente a suonare la chitarra, non potendo apportare il contributo che vorrei sia in fase compositiva che di registrazione e mixaggio.
Qual è il tuo pensiero sui due diversi modi di supportare la scena: il fascino delle riviste cartacee ufficiali e la velocità d’informazione delle webzines?
Apprezzo entrambe le realtà, anche perché le Webzines sono fatte per pura passione ed è questo spirito “undergound” che ancora mi affascina. Essendo a volte un po’ pigro, in verità devo dire che faccio fatica a seguire l’interattività delle Webzines, così mi farebbe piacere (ci può pensare Metallo Italiano ?) , magari avere una versione mensile in .pdf , dei vari contenuti.
Qual è stato l’album o la band che ti ha cambiato la vita?
La cosa più difficile è darti un solo nome. Ci provo dicendo il disco solista di Don Dokken del 1990 “Up From The Ashes”: chitarre graffianti, batteria potente (suonata da Mikkey Dee) e melodie raffinatissime: praticamente la definizione di Class Metal !!!
Quali sono i programmi futuri dei Waywarson?
Principalmente continuare a promuovere ancora un po’ “Alone”, che mi è costato tanta fatica e nel frattempo proseguire con la registrazione del nuovo album “Sailed, Drifted, Stranded”. Ci saranno poi clamorosi stravolgimenti nella formazione, ma non posso anticipare ancora nulla.
Chiudi l’intervista a tuo piacimento.
Un sentito grazie a te e a “Metallo Italiano” per la passione con cui supportate la valida scena italiana ed un grazie di tutto cuore a chi si è preso la briga di leggere questa intervista in questo mondo che va troppo veloce, invitandolo ad ascoltare le nostre canzoni su myspace e a mettersi in contatto con noi. Keep rocking!!!
Ringraziandoti per la disponibilità ci auguriamo che il tuo invito venga accolto!
Intervista di Sergio Nardelli
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