INTERVISTE/X-HELLS

Foto X-Hells"Subterranean Stories", il debutto targato Lucifer Rising degli X-Hells, rappresenta il classico album fuori degli schemi, eclettico ed originale, che potrebbe passare inosservato fra le miriadi di uscite più o meno "di maniera". Forti di una creatività non comune, il gruppo capitolino è riuscito nella non facile impresa di condensare una miriade di sottogeneri, ottenendo una miscela esplosiva ed estremamente heavy. È con il loquace, divertente e disinibito Aldo Luigi Mancusi, bassista della band, che ho avuto il piacere di discutere in merito al parto di questa nuova, entusiasmante creatura. Impedibili i suoi "'sti cazzi" a mo' di refrain, pazzesco il suo fervore, straordinaria la sua lucidità. Un personaggio molto "romano", poco incline alla diplomazia ma perfettamente consapevole dei suoi mezzi, un fottutissimo Etna con la gastroenterite. Il telefono squilla all'orario prestabilito e, dopo i complimenti di rito e discorsi culinari/enologici (Aldo mi confesserà la sua passione per il vino zibibbo, i cannoli e le cassate, prodotti siciliani col più alto tasso glicemico mai registrato), inizia la nostra lunga, piacevolissima chiacchierata.

 

Allora, Aldo, il vostro è un sound molto diretto, sperimentale e classico nel contempo, quasi indefinibile. Provaci tu: come definiresti gli X-Hells?

Partendo dal presupposto che, senza snobismo, non crediamo di appartenere a nessun blocco (vogliamo essere gli X-Hells e basta), poiché la nostra è una ricerca di nuovi suoni e di particolari soluzioni, credo che la musica della band possa essere raffigurata così: hai presente quei bambini cagacazzi, quelli che provocano per osservare la reazione degli altri, dei "grandi"? Se sì, avrai un'idea di quali siano le nostre reali intenzioni…


Come nasce un vostro pezzo? Immagino che, viste le varie influenze ravvisabili all'interno di "Subterranean…", ognuno di voi porti qualcosa di suo…

Non mi crederai, ma il disco è stato composto ed arrangiato interamente in sala d'incisione!

 

Cosa?

Già, è così. Ti spiego. Io ho composto la maggior parte dei riff e degli scheletri dei pezzi. Li portavo in sala e, mentre registravamo, componevamo. Il disco nasce da lì, da improvvisazione pura. A volte, nonostante si registrasse un pezzo finito, vi si ritornava sopra per ridefinirlo. Ci fermavamo mentre suonavamo perché, che so, al chitarrista prendeva l'irrefrenabile desiderio di raccontarci cosa aveva mangiato la sera precedente! (segue il mio stupore, ndr). D'altronde, la filosofia del gruppo è di affrontare tematiche serie senza mai essere seriosi.
La cosa che curiamo di più, paradossalmente, sono gli aspetti non musicali. Quando ci siamo recati al "Temple of Noise", sapevamo i titoli delle canzoni, il titolo dell'album, qualche riff e degli abbozzi di testo: il resto è nato spontaneamente. Pensa al refrain di "Contradiction": doveva essere molto più tradizionale, ma poi ci siamo resi conto che "rappeggiandolo" avremmo ottenuto un impatto maggiore (ed io che pensavo a mesi di limature, correzioni e rifacimenti!ndr).

 

Musica come assoluto furore artistico, insomma…

Certo. La musica è qualcosa d' inconsapevole, spontaneo. Anche i testi nascono da casualità, da sprazzi di vita. Di contro, come ti ho già detto prima, curiamo tantissimo l'aspetto tecnico. Ti basti pensare che, dei nove mesi abbondanti che abbiamo passato in sala d'incisione (capirai, dovendo creare il disco!), tre mesi e mezzo sono stati dedicati al missaggio. Alla fine, ne avevamo effettuati dodici! Per l'infinita pazienza e professionalità, non potremo mai ringraziare abbastanza Christian Ice (fonico dei Temple of Noise nonchè singer del gruppo, ndr). Per esempio, il mio basso. Volevo un suono devastante, alla Steve Harris, per intenderci. Avevo l'accordatura in "si", ma le corde erano mosce (detto con tono rassegnato, ndr). Allora, ho ovviato attaccando ai magneti le piastrine da militare indossate da Christian, ed al capo tasto ho applicato dei piccoli lucchetti. È uscito fuori il suono che hai ascoltato (mima con la voce, ndr).

 

Potresti brevettarlo…

Non sarebbe una cattiva idea. Vedi, molte band non rivelano mai quei piccoli trucchi che si utilizzano in sala d'incisione. Quando leggi certe interviste, capisci subito che il tuo interlocutore sta nascondendo qualcosa o che non ti verrà mai a dire determinate cose…

 

Con te sta procedendo diversamente…

Sì, basta con queste fottute maschere! Togliamocele!

Poc'anzi, hai accennato ai testi. Me ne vuoi parlare?

Certo. Come si può desumere dal titolo, affrontiamo tematiche tipicamente urbane, giornaliere. Ma, come ti dicevo prima, non abbiamo nessun messaggio da trasmettere, nessuna verità inconfutabile. Devi pensare a noi come dei veri cronisti, che usano gli occhi come una telecamera e la memoria come un nastro magnetico. Descriviamo gli eventi. Roma, ad esempio, è una città dai due volti. Io abito vicino la stazione Termini. Posso dirti che l'umanità che incontri di giorno è estremamente diversa da quella che incontri di notte.
Le "Subterranean Stories" sono le storie degli emarginati, di quelli che sono derisi dal buon padre di famiglia, tutto moralità e buon costume, con la videocassetta porno nel videoregistratore, quello che proibisce al figlio di fumare le canne mentre ci sta seduto sopra. La cosa realmente orribile è che il cittadino della luce non conosce e, forse, non vuole conoscere, ciò che succede al cittadino della notte.
In particolare, "Theater of Pain" parla dell'ottusità, di questa condizione di ignoranza volontaria dietro la quale molta gente si abbarbica. "Contraddiction" parla della contraddizione, un tipico "modus operandi" umano che permette a molta gente di sparare la propria merda. "Angel Litanies" parla della ribellione del "portatore di luce" ed, in tal senso, una dichiarazione di ribellione all'Autorità. "The Kube", infine, tratta di quest'uomo di mezz'età che continua a giocare col suo cubo di Rubik, perché vuole rimanere bambino per non affrontare la vita…

Credevo che aveste preso il titolo dal film omonimo…

Grande film! Anche se il film più fico degli ultimi anni è "Matrix"...Welcome to the Real World! (con l'intonazione di Morpheus, che da il via ad un lunghissimo dibattito sui vari livelli di lettura del film e sul fatto che molta gente si sia fermata alla confezione senza prestare un minimo d'attenzione al contenuto, ndr).

Ok, la domanda devo proprio fartela: parlami della tua esperienza col nume Steve Sylvester…

Oh, addirittura nume! Che posso dirti? Steve è…Steve. È unico, è lui! Posso dirti che ci ha lasciato piena libertà, ha smussato parecchie imprecisioni, ci ha supportato ed aiutato, ha creato l'artwork (di cui andiamo giustamente fieri). Volevamo qualcosa che fosse disturbante, angosciante, d'impatto, che mettesse paura e provocasse disagio. Di mostri non se ne parlava…

 

…Anche perché non fanno paura a nessuno…

Infatti. Credo che abbia fatto un lavoro splendido.

 

È vero. D'altronde, cosa c'è di più angosciante di una bella bambina, dai grandi occhi, le cui vesti lasciano trasparire miseria e morte?

Già. Ripeto, siamo fieri del lavoro di Steve e non lo ringrazieremo mai abbastanza. È stato un fratellone, dobbiamo riconoscere che, senza di lui, "Subterranean…" non sarebbe qui.


A questo punto, iniziamo a parlare del Gods of metal. Io gli espongo la mia preoccupazione su un eventuale "bottigliamento" dei grandissimi Rammstein, gruppo che anche il mio interlocutore ama. Mi tranquillizza dicendomi che, a suo parere, non appena risuoneranno le prime note della band tedesca i bottigliatori si infileranno le loro armi negli orifizi più riposti. Poi, si lancia in azzardate imitazioni di Wayne Static e di Serj Tankian, in merito alle preferenze accordate alle uscite del 2001.
Cosa che mi porta, inevitabilmente, a chiedergli:

Senza trincerarti dietro risposte di circostanza e/o diplomatiche, puoi dirmi quali sono, a tuo parere, i gruppi italiani più validi che hai ascoltato recentemente?
Altro che diplomazia, ti do nomi e cognomi! In primis, i Dammercide. Grandissima creatività, poco pompati dalla stampa e da certa critica, in grado di infondere linfa vitale ad un genere (il death metal), che sembra essere entrato in un periodo di stasi. Poi, gli Skw. Grandissimo gusto, mi piace tantissimo la loro commistione fra il nu-metal e le ritmiche thrash più sporche cui si possa pensare. I veterani Glacial Fear. Troppo bravi, troppo originali, troppo genialoidi per poter essere compresi abbastanza. Sono i Voivod italiani. Infine, gli Arcadia che, nonostante una palese sudditanza nei confronti dei Fear Factory, lasciano intravedere dei margini di miglioramento incredibili. Ma non ci scommetterei una lira, su questi gruppi.


Perché?

Vedi, queste sono uscite troppo particolari, troppo "ai margini" per poter essere apprezzate dal grande pubblico, soprattutto straniero. Per i gruppi nostrani è ancora difficilissimo emergere.

Qual è il motivo, secondo te?
Si è troppo legati ad una visione standardizzata del metal, per cui si preferisce accantonare le espressioni originali a favore di quelle già codificate. Vedi, la scena italiana, molto creativa dal punto di vista artistico, soffre di un diffusissimo provincialismo, per tacere dell'ipocrisia imperante soprattutto fra i non-musicisti.
Io sono continuamente etichettato come "Stronzo" perché dico sempre ciò che penso. Se un gruppo non mi piace, lo dico ai diretti interessati, sempre mantenendomi nel limite dell'esposizione civile. Sono stato crocifisso più di una volta per questo motivo. D'altronde, se tutti, ipocritamente, dicono a questo o a quell'altro gruppo "siete grandi", ed io solo mi azzardo ad affermare un mio parere personale, è normale che passi per uno stronzo… Aveva ragione Bukowski, quando diceva: "Siamo tutti grandi poeti".
In Italia, siamo tutti grandi musicisti. Se una band riceve una recensione negativa, è sempre colpa del giornalista che non capisce un cazzo; se non vende migliaia di copie, è sempre colpa della casa discografica che non supporta abbastanza e bla bla bla. Discorsi di merda. Se qualcuno imparasse a muovere il culo, a rendersi conto dei propri limiti ed a cercare di migliorarsi, non ci sarebbero i problemi che esistono oggi in Italia.
Poi, non voglio nemmeno parlare della mancanza d'umiltà, che ha ucciso più di un gruppo valido (se siete assidui frequentatori delle nostre pagine, sapete che è anche il mio punto di vista, ndr). Siamo realmente la terra dei cachi., rimaniamo sempre indietro rispetto al resto del mondo. Io vedo la musica nella sua totalità, non mi trincero dietro scene o dietro il supporto incondizionato al metal italiano. Odio i nazionalismi e mi considero cittadino del mondo. Chiamami comunista (non lo dire! Ci sono ospiti farneticanti, nel nostro guest, che ritengono la parola "comunista" come il peggior affronto che possa farsi ad essere umano!ndr), chiamami come ti pare. Ripeto, sono un cittadino del mondo.


Altro piccolo aneddoto: non ero a conoscenza della professione di Aldo. Solo la simpatia del mio interlocutore(che mi ha subito rincuorato), mi ha tratto d'impiccio ed ha ridimensionato la figura di merda fatta, nonché i miei voli pindarici sulla volontà di trasformare questa passione in un lavoro. La colpa è tutta di Paolo (sei uno scarica barile! ndPaolo)

Tour in vista?

Se ne sta occupando Steve. Non c'è niente di definito, ma contiamo di partire al più presto. A proposito, se organizzate qualche festival in Sicilia, avvisateci. Così potrò fare scorta di cannoli e di vino!


Michele Apprendi