| Complimenti,
davvero. Il passo avanti dei trapanesi Envidhia, rispetto
alla prima relese di qualche tempo fa, è notevolissimo. Tutte
le nove tracce di questa autoproduzione (fatico a definire
ep un cd di 40 minuti) sono particolarmente ispirate. Le melodie,
punto nodale di qualunque cd goth che si rispetti, sono ammalianti
e ricercate ("My Son" è una litania di ottima fattura),
così come ho trovato ben riuscite i riarrangiamenti di due
brani presenti nel precedente "The Plague", ovvero
"I Hate My Name" e "Shadow", certamente
migliorati in questa versione (e non si tartta, semplicemente,
di aggiunta di ninnoli: i ragazzi sono penetrati a fondo nella
struttura della canzone). Se con "Flying Over" ascoltiamo
un break dal sentore orchestrale, reminescenza del gotico
in senso stretto (ovvero, il sublime nel terrore), con la
citata "Shadow" arriviamo ad un brano veloce, dinamico,
potente, maggiormente incline al death di stampo scandinavo
(pur se contaminato dalla ricerca della melodia pura e semplice).
"Song for the Coming Ages" possiede la stessa atmosfera
malsana del film di Salieri cui si ispira (un porno di ambientazione
ecclesiastica), mentre con "The Past…" torniamo
a stilemi più death, sulla scia degli ultimi Dark tranquillity.
Chiude la semi-ballad corale "Black Flowers pt.3",
necessaria e trascurabile nel contempo. In definitiva: un
cd che gode di buoni arrangiamenti, che crea atmosfere disparate,
suonato con gusto, con una produzione discreta (certamente
superiore al lavoro precedente della band), dalla passione
palpabile e di sicuro impatto. La band, insomma, comincia
a mostrare quelle potenzialità che avevo ravvisato. Continuare
così.
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