“Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occulta Lapidem”; i Vitriol prendono il loro nome dall’acronimo di questo motto dell’alchimia rinascimentale, il cui significato:“Penetra nelle viscere della Terra e purificandoti troverai la pietra nascosta” è anche la metafora del tema portante del loro primo EP omonimo, ovvero il viaggio dell’Uomo dentro se stesso alla ricerca della Verità.
Il concept narra le traversie di Conoscenza che va alla ricerca della sua amata, Verità. Sul suo sentiero, difficile e oscuro, incontra prima Fede, che lo convince ad affidarsi a Lei e poi tenta di ucciderlo; successivamente è la volta di Follia, che Conoscenza scopre con orrore avere i suoi stessi occhi. Alla fine, Conoscenza riesce a giungere presso Verità, ma le sue parole lo gelano : “Vattene, Tu non mi potrai mai avere non perché io non ti ami, ma perché deludi te stesso cercandomi dove io non ci sono. Io sono ovunque intorno a te, ma impalpabile come la nebbia del mattino. Io sono l’unico e vero dogma, una e multiforme, assoluta e allo stesso tempo relativa. Vattene”.
Fuor di metafora, la ricerca di conoscenza dell’uomo può venire “uccisa” e soffocata dalla fede o trasformarsi in follia; è comunque è destinata a non arrivare mai alla meta, sempre sfuggevole e sempre un passo oltre.
Concept quantomai filosofico, quello scelto dai Vitriol, reso attraverso un progressive metal moderno e con notevoli influssi e fascinazioni; un alchimia di suoni che vanno dal progressive anni ’70, a quello oscuro e medievale dei Time Machine a quello dei Dream Theater; dalla poliritmia nervosa e spezzata dei Textures al death metal d’avanguardia dei Cynic. Uno stile personale e difficilmente accostabile ad altre band del panorama italiano e non.
Un disco che mostra capacità tecniche elevate e songwriting intenso, purtroppo affetto da una registrazione a mio avviso non eccezionale, con chitarre a volte “zanzarose”, batteria secca e poco dinamica nei bassi e le voci non sempre intelleggibili: l’esperienza di ascolto migliora una volta escluso il rumore ambientale con l’uso di un buon paio di cuffie.
Aggiustati questi problemi secondari (e trovato un etichetta che dia un contratto a questi ragazzi veramente meritevoli) avremo tra le mani un ottimo esempio di metal pensante.
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