Darking - "Sons of Steel"
Genere
Epic/Heavy Metal
Durata
48 minuti
Etichetta
My Graveyard Productions
Web http://www.myspace.com/darkingmetal 
E-mail darkingmetal@virgilio.it 
Track List
01. My Name Is No One
02. Magic Man
03. Son Of Steel
04. The Eye Of God
05. Promise Of Evil
06. Lady Of Sand
07. Face Of Fear
08. Sign Of The Cross


Darking - "Sons of Steel" - Full Length

Esce per la My Graveyard Productions il debutto ufficiale dei Darking, band di Piombino nata nel 2005, autrice di un demo datato 2009 e che annovera nella propria line up un altro veterano della nostra scena metallica, ovvero il chitarrista Agostino Carpo, uno dei fondatori dei Domine. Ottimamente registrato e prodotto, con una copertina ed un titolo inequivocabili, questo “Sons Of Steel” si candida fin d’ora fra i migliori album di questo 2010, in virtù di otto tracce impeccabili, capaci di arrivare dirette al cuore e soprattutto entusiasmare. L’immensa opener “My Name Is No One”, dedicata al milite ignoto, è il primo blocco di metallo, tirata e dai tratti epici, tagliente nei riff di Agostino e travolgente nel drumming di Leonardo Freschi. La complessa “Magic Man” alterna con maestria andamenti cadenzati ad autentiche sfuriate heavy che conducono alla solenne title track “Sons Of Steel” che, introdotta da un’epica campana, ha lo stesso effetto di una incudine caduta dal sesto piano. Ad aumentare il tasso di epicità la brillante prestazione del vocalist Mirko Miliani, sempre pronto a cantare a pieni polmoni, come nella successiva “The Eye Of God”, accattivante nel meditato inizio e schiacciante nel suo impennarsi, grazie anche ad una sezione ritmica polverizzante, proprio come la tirata “Promise Of Evil”, orgogliosa bordata metallica dove potenza, velocità e senso della melodia regnano sovrani. La coriacea “Lady Of Sand”, contorta nella struttura, è marchiata a fuoco dal basso rovente di Matteo Lupi, mentre nella rocciosa “Face Of Fear” fuoriesce il guitar-work incisivo di Agostino Carpo. L’atto finale spetta alla doomeggiante “Sign Of The Cross” che fra ritmiche solenni e progressioni epiche suggella un lavoro di cui andare fieri. Non fatevelo scappare!

Sergio Nardelli


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