Tornano dagli inferi i varesini BLOOD THIRSTY DEMONS e questa volta non li dimenticheremo tanto facilmente. “Mortal Remains” esce a due anni di distanza dal precedente “Let The War Begin” ed è il quarto capitolo di una storia iniziata nel 1997 e segnata da vari traguardi discografici. Questo lavoro è destinato a lasciare un segno profondo, una ferita nell’anima, dura da rimarginare. Lo si intuisce subito già dalla copertina raffigurante San Gerolamo, opera di Caravaggio e poi lo si “respira” attraverso l’atmosfera lugubre ed i suoni che esso emana. Heavy Metal malefico, orrorifico ed ossianico, tanto essenziale quanto efficace, che va a proseguire il discorso iniziato dai primi Death SS, quelli più maledetti ed oscuri, influenza primaria ed esplicita del combo lombardo che affiora soprattutto con la voce di Cristian Mustaine e certi suoi riff. Introdotta della inquietante intro “Mortal Remains”, che farebbe invidia perfino al buon King Diamond, ha inizio la danza delle tenebre con “Symphony From The Graves”, una morbosa heavy song caratterizzata da una sezione ritmica scarna e martellante (composta da Jack The Ripper al basso e Karl Skyquake alla batteria), ossessiva come il ritornello, dove la malata voce di Cristian, scortata da un cupo tappeto di tastiere, incute timore e ci accompagna, canzone dopo canzone, attraverso sconcertanti storie dal fascino sublime. Ecco allora “Time To Die”, una danza macabra intrisa di atmosfere oscure e maligne, la perversa “Deadly Sins”, eccitante nell’intro ma agghiacciante nel suo evolversi, dove i riff e la voce fanno scorrere più di un brivido freddo lungo la schiena. Ombre deformi si celano dietro la “finta” ballad “Day By Day”, dove il breve cantato pulito le materializza sui muri per poi diventare spettri quando il canto si fa drammatico e la chitarra impazza, lasciando profondi solchi sulla pelle. L’odore di sangue presente nell’aria già stantia è forte, quando “Welcome To My Funeral” vi travolgerà senza preavviso, con il suo alienante ritmo e un ritornello ai limiti del delirio. “Upon The Cross” è solo un’ordinaria song atta a procurare un senso di disagio, merito sempre della sgraziata voce e del plumbeo riffing che, nella successiva “Roads Of Amenti” chiama in causa più che mai i maestri Death SS. Le anime inquiete si avvicinano silenziosamente quando parte l’arpeggio iniziale di “End Of Days”, conclusivo teatro delle oscurità danzanti. Un buon lavoro per un genere di “nicchia”, suonato con passione e devozione e per questo sincero, per veri intenditori. Anche stavolta la My Graveyard Productions ha fiutato bene. Procuratevelo, sarà la colonna sonora dei vostri incubi peggiori.
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