A cinque anni di distanza dall’apprezzato debutto, tornano i fiorentini SEVENTH SEAL (band attiva dal 1996) e lo fanno nel migliore dei modi attraverso un contratto con la solida My Graveyard Productions ed un prodotto ottimamente registrato ed elegantemente curato nel booklet. I rintocchi di campana presenti nella solenne intro ci introducono alla gloriosa title track, poderosa heavy song ricca di cori e doppie voci. Brillante la prestazione vocale di Chiara Luci, che riesce a marchiare a fuoco l’intero lavoro, miscelando con gusto, melodia e sentimento, come nella ballad “I’m Free”, potenza ed estensione, come nella veloce “The End Of The Day”, dove duetta con Alessio Taiti dei Frozen Tears, impreziosendo un brano granitico e dall’efficace ritornello. La lunga ed articolata “Lucifer’s Cry” mette in pratica gli insegnamenti di certa NWOBHM, specie nell’egregio lavoro dei due axeman Pasquale Bianco e Francesco Fanciullotti, che macinano riff e lanciano fendenti, come nella trascinante “The Seventh Seal”, dove i ritmi si fanno serrati e le sparate in doppia cassa di Mark Napolitano devastano e distruggono. Le sonorità epiche sgorgano in “A Fire Of Destruction”, con l’incedere marziale, il cantato eroico, la presenza di trombe ed il basso di Andrea Mati palpitante. Nella quasi strumentale “The Prisoner” la band può sfoggiare liberamente tutto il bagaglio tecnico a propria disposizione, con il rincorrersi di chitarre infuocate, per poi colpire nuovamente con un’altra suggestiva cavalcata dal sapore epico, di notevole spessore. La cover dell’immortale “Holy Diver” di R.J.Dio, inserita come bonus track ed interpretata da Chiara in maniera esemplare, è il degno epilogo di un lavoro interessante, passionale e concreto. I defenders hanno pane per i loro denti.
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