Aleph - "Seven Steps Of Stone"
Genere
Death/Thrash/Prog Metal
Durata
58 minuti
Etichetta
Fuel Records/
Sweet Poison Rec.
Web http://www.alephmetal.org 
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Track List
01. The Cradle And The Blade
02. Bringer Of Light
03. The Voices From Below
04. Chimera
a. In The Woods Of Myself
b. Seven Steps Of Stone
05. An Autumn Colder Than Winter
06. Tidal Wave
07. Epitaph Lies
08. El Aleph


Aleph - "Seven Steps Of Stone" - Full Lenght

Gradito ritorno per gli ALEPH, band bergamasca nata nel ’98, la quale dopo due apprezzati demo, ci aveva favorevolmente impressionati con l’album di debutto “In Tenebra”, datato 2006. Superbamente registrato, presso i prestigiosi studi svedesi Underground Studios ed ottimamente prodotto, questo “Seven Steps Of Stone” ci investe con la sua onda d’urto fatta di oscuro e travolgente thrash/death metal, ricco di sfumature musicali e orrorifiche sensazioni, che si respirano a pieni polmoni fin dall’inquietante intro di “The Cradle And The Blade” che, dopo averci ipnotizzati, ci sbatte prepotentemente davanti alla poderosa “Bringer Of Light”, ricca di cambi di tempo e forte di una martellante sezione ritmica (composta da Manuel Togni alla batteria e Antonio Ceresoli al basso), che anche nella successiva “The Voices From Below” non perdona. I riff taglienti delle due asce di Dave Battaglia e Lorenzo Fugazza lacerano con una precisione chirurgica e tessono trame complesse, sulle quali la voce rabbiosa e potente dello stesso Dave può “narrare” le tetre storie incarnate nei solchi di questo lavoro. La lunga “Chimera” è un’ambiziosa “opera” estrema, divisa in due parti, ricca di furia, linee complesse ed inquietante feeling. Le tastiere di Giulio Gasperini assumono un ruolo di primaria importanza, infiltrando in modo sinistro il tessuto sonoro e distribuendo un raggelante pathos nei momenti d’atmosfera, come nella decadente “An Autumn Colder Than Winter”, che mischia abilmente gothic ed accenti doom. Certe inclinazioni prog affiorano in “Tidal Wave”, che sfoggia tutta la padronanza musicale e la ricercatezza sonora dei nostri, i quali tornano a colpire con la cupa “Epitaph Lies”, che tra sfuriate thrash e passaggi più soft, sprofonda nello strumentale “El Aleph”, degna conclusione dell’infinito giro all’interno di un labirinto spettrale. Un album intenso, pesante, maturo e ricco di malsano fascino, in grado di risvegliare i vostri incubi peggiori.

Sergio Nardelli


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