Sono tanti gli anni che separano il debutto “On The Warpath” da questo magico ritorno della Bud Tribe, band capitanata da Daniele “Bud” Ancillotti, storico cantante della Strana Officina. “Roll The Bone” esce dopo migliaia di km macinati on the road, dopo aver riversato litri di sudore in serate infuocate, dopo aver condiviso gioie, sogni ed emozioni con amici e fans, non senza aver ingoiato momenti tristi del destino, come la scomparsa di Marcello Masi, nel 2002. Ottimamente registrato e ben prodotto, “Roll The Bone” gronda fede e sentimento da ogni nota e dietro alla sua pubblicazione non poteva che esserci l’ombra della My Graveyard Productions, che della passione ne fa il proprio credo. Dopo la “meditativa” intro “Forsaken World” si viene investiti subito dall’onda d’urto delle title track, un potente heavy metal che solo veterani del calibro di Bud e soci potevano confezionare. Un altro colpo ben assestato arriva con la tirata “Holy War”, ricca di ritmi serrati, un ritornello accattivante ed una sezione ritmica solida e devastante, grazie al pulsante basso di Alessandro “Bid” Ancillotti, sempre in evidenza ed al tellurico drumming di Dario Caroli (dei Sabotage), altra garanzia in fatto di batteristi heavy metal nostrani. “Mother’s Cry” è una stupenda suite pregna di feeling medievaleggiante ed echi prog, che si articola in cinque parti, eseguite dalla band con classe e maestria. Il cupo canto gregoriano di “Gates Of Hades” ci conduce al cospetto della sabbathiana “Face The Devil”, dove sono sempre le diverse tonalità dell’ugola di Bud a farla da padrone. “Ghost Dance” parte in punta di piedi con un accenno di tastiere (suonate dall’ospite Oleg Smirnoff) ed un efficace arpeggio di basso, per poi svilupparsi in un roccioso mid-tempo con un riff portante al quale è impossibile resistere, ad opera di Leonardo “Leo” Milani (ex Sabotage), sempre pronto a tirar fendenti e far ruggire la sua chitarra. Le malinconiche melodie che permeano la semi-ballad “Breaking The Spell” regalano parecchi brividi intensi e donano magia allo stato puro, ma lo spazio per trascorrere struggenti momenti è breve, perché irrompe la sconquassante esplosione elettrica di “Starrider” (già uscita lo scorso anno nel 7”/split con L’Impero Delle Ombre). Il finale è di quelli che lasciano il segno con altri due classici della Strana Officina: la mitica “Non Sei Normale” e l’immortale “Non Finirà Mai” (finalmente immortalata su disco) che, merito anche del cantato in madrelingua, ci fanno scorrere l’ultimo brivido lungo la schiena, rendendoci consapevoli di quanto siamo fortunati a custodire l’heavy metal nel nostro cuore.
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