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E' stata una festa in grande stile, quella svoltasi lo scorso 18
aprile ad Albiano (terra del porfido, alla periferia di Trento), organizzata
dagli High Voltage, in occasione del loro 15° anno di fondazione.
Per tale ricorrenza hanno pensato bene di ospitare gli svedesi Crashdiet
nell’ultima tappa del loro tour italiano che ha toccato in precedenza
Roma, Bologna e Novara. Tre le band che si sono avvicendate sull’imponente
palco, per una serata davvero elettrizzante, dove tutto si è
svolto in piena regola rock’n’roll, complice anche una organizzazione
impeccabile che non ha lasciato nulla al caso ed ha curato tutto nei
minimi particolari.
BIG GUNS
Ad
aprire la danze i trevigiani BIG GUNS, che con la loro carica street
riscaldano il già cospicuo pubblico. Forti del recente ep di
debutto, il loro attacco sonoro inizia con l’adrenalinico tris “Backseat
Romance”, “Wasted” e “Between Pleasure And Addiction”, che mostra
subito una band affiatata ed in costante crescita. La cover degli
Skid Row “18 & Life” riceve la pronta ovazione del pubblico e
permette a Sexy Jexy e soci di alzare il tiro, proseguendo ad elargire
energia con “White Trash” e con la scalciante “Saturday Night”. I
Big Guns concludono con “0.5” seguita dalla trascinante “Wake Up”,
suggellando una prestazione dignitosa per una band pronta a reggere
il confronto con i grandi e regalare sempre qualche bella emozione.
HIGH VOLTAGE
Il
palazzetto nel frattempo si è riempito ed il pubblico è
bello caldo quando entrano in scena i padroni di casa HIGH VOLTAGE
che, come è nel loro stile, hanno fornito uno show incendiario,
snocciolando con disinvoltura il loro repertorio sempre rinnovato.
Ecco allora che dopo una suggestiva intro con le immagini della loro
storia proiettate sui due maxi-schermi posti ai lati del palco, la
navigata cover band parte in quarta con “Rise” dei mitici Cult, dei
quali esegue anche una travolgente versione di “King Contrary Man”.
La martellante “Shoot’em Down” dei Twisted Sister è pesante
come un macigno e assieme all’anthemica “I’ve Got To Rock”, degli
inossidabili Saxon, fa battere il cuore ai rockers più puri.
La graffiante “Hot And Heavy” dei Dirty Penny fa salire il tasso di
adrenalina, complice anche la presenza ai cori di due avvenenti donzelle
e per l’occasione il batterista Graziano Odorizzi cede il posto al
figlio Davide dietro alle pelli. L’anima stradaiola della band emerge
in “We Don’t Celebrate Sundays” degli Hardcore Superstar, mentre la
ruggente “Antisocial” e l’irruenza dell’immancabile “Anarchy In U.K.”
sono due altri buoni motivi per far smuovere il pubblico con David,
Ennio, Antonio, Michele e Graziano sul palco a divertirsi, rockando
di brutto. Il loro concerto giunge al termine e gli oltre 15 anni
di amore per il rock con le palle sono tutti condensati nella sanguigna
versione dell’immortale “Highway To Hell”, sulle cui note i nostri
lasciano il posto alle star della serata. Il pubblico è in
spasmodica attesa e la presenza del gentil sesso tra le prime file
balza all’occhio.
CRASHDIET
Dopo un breve cambio palco, parte l’introduzione e tra la fitta coltre
di fumo, fanno irruzione sul palco i CRASHDIET con “Riot In Everyone”che
scatena il putiferio iniziale. Guidata dallo sfrontato vocalist Simon
Cruz, la band di Stoccolma spara in sequenza “Like A Sin” e “Breakin’
In The Chainz”, prima di un sincero ringraziamento al caldo pubblico
trentino. Si riparte in maniera eccitante con “In The Raw” per poi
proseguire con la viscerale “Native Nature”. La frizzante “So Alive”,
la sporca “Queen Obscene” e la selvaggia “Out Of Line” mostrano tutta
la loro esuberanza sleazy con il chitarrista Martin Sweet intento
a tirar rasoiate ed una sezione ritmica condotta dal bassista Peter
London e dal batterista Eric Young precisa e scalciante come legge
vuole. L’irrequieta “Rebel” e soprattutto la ruffiana “Falling Rain”
eruttano tutta la loro carica glam dimostrando come il combo svedese
sia abile a sfornare pezzi dal gran tiro e dai cori efficaci che ammaliano
al primo ascolto. La prima serie di bis inizia con la ruvida “Armageddon”
seguita senza sosta dalla sensuale “It’s A Miracle”, dalla straripante
“Bound To Fall” e dalla incalzante “Tikket” con la quale i nostri
si congedano. Ma il pubblico li richiama a gran voce e la band non
si fa pregare. Due sorsate di Sambuca da parte di Simon e via per
l’ultima sferzata di energia con “Caugh In Despair” e con la insonne
“Generation Wild”, degno finale di una serata intensa, dove l’aria
è rimasta elettrica per tutto il tempo...
Sergio Nardelli
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