Libri


LUCA FASSINA
Vanadium – La biografia ufficiale
Crac Edizioni

Around the World


NIDHöGGR
Ragnarök
Lake of Fire Productions/
Craneo Negro Record

Top Album


METATRONE
Eucharistmetal
Rockshot


DARKEND
The Canticle of Shadows
Non Serviam Records


ANAMNESI
Erimanto
Misanthropic Art Prod.

Album


DOMINANCE
XX The Rising Vengeance
Sliptrick Records


SUSHI RAIN
Cocktail
Jackson Records


TRINAKRIUS
Introspectum
Pitch Black Records


SCALA MERCALLI
New Rebirth
Art Gates Records


EVERSIN
Flagellum Dei
My Kingdom Music


STEEL FLOWERS
Kleptocracy
Red Cat Records


EPHYRA
Along The Path
Bakerteam Records


SAILING TO NOWHERE
To The Unknow
Bakerteam Records


HOMSELVAREG
Catastrofe
Sliptrick Records


VINTERBLOT
Realms of the Untold
Nemeton Records


ENIO NICOLINI
Heavy Sharing
Buil2Kill Records


AT THE DAWN
Land In Sight
Bakerteam Records


ODYSSEA
Storm
Diamonds Prod


AGHAST AFTERGLOW
Imaging
Revalve Records

Demo e Autoproduzioni


THE JULIET MASSACRE
Human Abuse
Autoprodotto


THE HILLNOISE
My Sleeping Butterfly
Autoprodotto/Club Inferno


ILIOS
Demo 2015
Autoprodotto


Va pensiero - 30 anni di rock e metal in italiano
di Della Cioppa, Bastianel, Priulla

Della Cioppa, Bastianel, Priulla - Va pensiero - 30 anni di rock e metal in italiano

Le note in sottofondo sono quelle di Ligabue, quello delle origini, quando ancora i Clan Destino non si chiamavano così. Colonna sonora ideale per recensire il volume di Gianni della Cioppa, ''Va Pensiero'', dal sottotitolo esplicativo: ''30 anni di rock e metal in italiano''.
Il volume è uscito nel 2012, ma visto che le novità nel campo dell'editoria di settore non sono poi numerose come le uscite discografiche, penso che valga la pena di recensire l'ultima fatica bibliografica di uno dei nomi tra i più famosi della stampa specializzata in rock e metal, ormai da 25 anni a versare inchiostro, sangue e sudore per la nostra bella musica.
L'obiettivo esplicito è quello di tentare una prima catalogazione, esauriente ma dichiaratamente non esaustiva, della scena rock e metal cantata in italiano; scena che ha cominciato ad assumere una sua fisionomia verso la metà degli anni '80 e gli inizi dei '90.
Un libro scritto con ''un pizzico di presunzione, tanta incoscienza e una dose incalcolabile di passione'', quella che accomuna tutti quelli che fanno, ascoltano, scrivono di rock e che si sente trasudare dalle righe e dalla prosa di Gianni, sagace, ironica e permeata d'amore per la musica.
Una scelta di base, oltre al prerequisito fondamentale della lingua italiana, ha guidato la compilazione del libro: in un genere dai confini nebulosi come il rock, tutti i gruppi presi in considerazione devono avere al centro del loro progetto una chitarra elettrica, cosa che porta ad escludere tanta musica cantata in italiano e chiaramente più ''pop'', usando il termine in modo ampio. Poi sono stati esclusi il punk e il progressive rock, che hanno già avuto la loro dose di pubblicazioni. Infine, a loro onore, va detto che gli autori, consapevoli delle inevitabili lacune che il libro ha, le segnalazioni di mancanze, imprecisioni e aggiunte sono ben accette, magari in vista di una nuova edizione.
Lasciata alle spalle l'introduzione dell'autore, la prefazione di Omar Pedrini e una nota storica sulle origini della scena rock italiana (''Il tuo bacio è come un rock'', cantava Adriano Celentano quando io non ero nemmeno nelle idee dei miei genitori), ci addentriamo nella polpa succosa del libro.
Sotto il titolo ''I gruppi'' troviamo la parte più consistente del libro, un nutrito gruppo di schede per ogni band, rigorosamente indie, che ha tentato, con più o meno successo, di urlare le sue idee a suon di chitarre.
Dai IV Luna ai Zona Rimozione, passando per Cappanera, In Tormentata Quiete e Magazine Du Kakao, tanto per fare tre nomi; alcune correndo lievi sulle note di ballad elettriche, altre pestanto duro nel black metal più feroce, uno stuolo di gruppi ha detto la sua utilizzando l'italico idioma.
Ogni scheda riporta un breve commento che aiuta a inquadrare il genere e un po' di storia; un inciso permette di farsi un'idea dei testi, ovviamente importanti, soprattutto perchè, finalmente possiamo anche capirli; per finire una discografia dei dischi, comprensiva di casa discografica, limitata alle uscite cantate in italiano per i gruppi che hanno utilizzato anche l'inglese.
Una seconda, corposa, sezione, chiamata ''Altri protagonisti'', riporta schede di gruppi molto meno famosi (ma ci troviamo anche tale Roberto Tiranti e, udite udite, Sabrina Salerno!), magari mai andati oltre l'autoproduzione e per i quali le informazioni trovate sono più scarne: le schede sono più striminzite, ma i nomi sono davvero tanti.
Tre quarti del libro sono andati, ma adesso abbiamo a che fare con le cose più particolari: chi canta in dialetto (come gli Inchiavatu) oppure abbraccia la via dello sberleffo e dell'irrisione (Nanowar od Steel e Trombe di Falloppio transitano da qui) li ritroviamo riuniti nel capitolo ''Cosa nostra'': pochi nomi ma schede più approfondite.
E poi ancora, ''Le anomalie'', chi ha abbracciato il latino e chi usa il fonetico, progetti di difficilissima collocazione e di peso specifico tutt'altro che lieve: The Black, Paul Chain e Deus Ex Machina li troverete in questa sezione.
C'è pure una spruzzatina di punk misto rock misto metal, ma di certo con tanta rabbia e cattiveria in corpo da sputare fuori.
E, vi chiederete, Ligabue, gli Afterhours, i Timoria, i Negrita, i Negramaro, ci sono? Dove sono? Gruppi diventati famosi, cantautori con chitarra in braccio e tanto sudore da regalare alle platee dei fans, band ingentilitesi o imborghesitesi nel tempo ma con un passato di pura passione rock: sono quelli ''Fuori Concorso'', di cui tanto è stato scritto ma che, come scrive Gianni, ''non segnalarli sarebbe stato ipocrita''.
Ultima sezione, una serie di interviste a chi del rock italiano ha fatto una professione anche senza strumenti in mano e che ha i numeri e l'esperienza per dire la sua: Federico Guglielmi (giornalista e produttore), Giancarlo Passarella (definito ''agitatore rock'', giornalista, produttore, conduttore di programmi, creatore dell'etichetta U.D.U. Records), David Bonato (discografico), Mario Riso (musicista e una valanga di altre cose), Nicola Zaccardi (organizzatore di eventi e produttore).
Ad arricchire questo già abbondante menù, disseminate lungo il volume troviamo una serie di schede monografiche, se vogliamo chiamarle così, che si dipanano su più pagine e che si possono riconoscere dalla grafica della cornice; schede dedicate ad aspetti specifici della scena: tutti i festival del rock italiano; le etichette specializzate; Roxy Bar; una parola per l'electro wave rock; tre fulgidi esempi di donne con la chitarra in mano e idee ben chiare in testa; uno sguardo alla gente, come Caparezza (non storcere il naso, please) sta sul confine e ogni tanto un salto in territori rock lo fa volentieri; il folk rock, che è quello dei Modena City Ramblers e non quello dei Folkstone; le tante raccolte che, negli anni, hanno dato luce ad uno spaccato della musica rock italiana.
C'è spazio anche per una lista lunga un braccio di gente che rock, forse, non lo è ma parecchio brava sì, ma qui ''ci vorrebbe un'enciclopedia'', e invece siamo solo al primo volume (eh eh!).
A chiudere, e siamo davvero in fondo, bibliografia e sitografia, e ci siamo anche noi!
Spero di essere riuscito a darvi un'idea della mole di lavoro e di materiale che troverete nelle pagine di ''Va Pensiero''. Scorrendo le pagine, vi troverete a scoprire tante gemme preziose e sconosciute, a provare la voglia e l'angoscia di recuperare questo o quel disco, a riscoprire gruppi che, magari venti anni fa avevate liquidato con una alzata di spalle; ad approcciare con altro spirito realtà snobbate per partito preso.
Un libro preziosissimo per fissare una fotografia del rock italiano e tramandarlo ai posteri, non esente, ma questo lo sapevamo già, da mancanze e piccoli errori.
Ognuno probabilmente, conoscerà gruppi che non sono riportati ma che dovrebbero esserci (i Sistema Informativo Massificato o i Save Our Souls, appena riformatisi, per esempio), gruppi che, magari con 4 dischi autoprodotti non sono mai riusciti a varcare i confini regionali (chi conosce i trentini Dhrama?).
Se, come scrive Della Cioppa, siamo arrivati ad una svolta dopo la quale sarà pressochè impossibile riuscire a tenere traccia di tutto quello che uscirà, non di meno sono convinto che sarà bello provarci e io, personalmente, sono disponibile a dare il mio contributo.

  • 2012
  • Crac Edizioni