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Crashdiet + High Voltage + Big Guns - Albiano (TN) - 18.04.10

E' stata una festa in grande stile, quella svoltasi lo scorso 18 aprile ad Albiano (terra del porfido, alla periferia di Trento), organizzata dagli High Voltage, in occasione del loro 15° anno di fondazione. Per tale ricorrenza hanno pensato bene di ospitare gli svedesi Crashdiet nell’ultima tappa del loro tour italiano che ha toccato in precedenza Roma, Bologna e Novara. Tre le band che si sono avvicendate sull’imponente palco, per una serata davvero elettrizzante, dove tutto si è svolto in piena regola rock’n’roll, complice anche una organizzazione impeccabile che non ha lasciato nulla al caso ed ha curato tutto nei minimi particolari.

BIG GUNS
Ad aprire la danze i trevigiani BIG GUNS, che con la loro carica street riscaldano il già cospicuo pubblico. Forti del recente ep di debutto, il loro attacco sonoro inizia con l’adrenalinico tris “Backseat Romance”, “Wasted” e “Between Pleasure And Addiction”, che mostra subito una band affiatata ed in costante crescita. La cover degli Skid Row “18 & Life” riceve la pronta ovazione del pubblico e permette a Sexy Jexy e soci di alzare il tiro, proseguendo ad elargire energia con “White Trash” e con la scalciante “Saturday Night”. I Big Guns concludono con “0.5” seguita dalla trascinante “Wake Up”, suggellando una prestazione dignitosa per una band pronta a reggere il confronto con i grandi e regalare sempre qualche bella emozione.

HIGH VOLTAGE
Il palazzetto nel frattempo si è riempito ed il pubblico è bello caldo quando entrano in scena i padroni di casa HIGH VOLTAGE che, come è nel loro stile, hanno fornito uno show incendiario, snocciolando con disinvoltura il loro repertorio sempre rinnovato. Ecco allora che dopo una suggestiva intro con le immagini della loro storia proiettate sui due maxi-schermi posti ai lati del palco, la navigata cover band parte in quarta con “Rise” dei mitici Cult, dei quali esegue anche una travolgente versione di “King Contrary Man”. La martellante “Shoot’em Down” dei Twisted Sister è pesante come un macigno e assieme all’anthemica “I’ve Got To Rock”, degli inossidabili Saxon, fa battere il cuore ai rockers più puri. La graffiante “Hot And Heavy” dei Dirty Penny fa salire il tasso di adrenalina, complice anche la presenza ai cori di due avvenenti donzelle e per l’occasione il batterista Graziano Odorizzi cede il posto al figlio Davide dietro alle pelli. L’anima stradaiola della band emerge in “We Don’t Celebrate Sundays” degli Hardcore Superstar, mentre la ruggente “Antisocial” e l’irruenza dell’immancabile “Anarchy In U.K.” sono due altri buoni motivi per far smuovere il pubblico con David, Ennio, Antonio, Michele e Graziano sul palco a divertirsi, rockando di brutto. Il loro concerto giunge al termine e gli oltre 15 anni di amore per il rock con le palle sono tutti condensati nella sanguigna versione dell’immortale “Highway To Hell”, sulle cui note i nostri lasciano il posto alle star della serata. Il pubblico è in spasmodica attesa e la presenza del gentil sesso tra le prime file balza all’occhio.

CRASHDIET
Dopo un breve cambio palco, parte l’introduzione e tra la fitta coltre di fumo, fanno irruzione sul palco i CRASHDIET con “Riot In Everyone”che scatena il putiferio iniziale. Guidata dallo sfrontato vocalist Simon Cruz, la band di Stoccolma spara in sequenza “Like A Sin” e “Breakin’ In The Chainz”, prima di un sincero ringraziamento al caldo pubblico trentino. Si riparte in maniera eccitante con “In The Raw” per poi proseguire con la viscerale “Native Nature”. La frizzante “So Alive”, la sporca “Queen Obscene” e la selvaggia “Out Of Line” mostrano tutta la loro esuberanza sleazy con il chitarrista Martin Sweet intento a tirar rasoiate ed una sezione ritmica condotta dal bassista Peter London e dal batterista Eric Young precisa e scalciante come legge vuole. L’irrequieta “Rebel” e soprattutto la ruffiana “Falling Rain” eruttano tutta la loro carica glam dimostrando come il combo svedese sia abile a sfornare pezzi dal gran tiro e dai cori efficaci che ammaliano al primo ascolto. La prima serie di bis inizia con la ruvida “Armageddon” seguita senza sosta dalla sensuale “It’s A Miracle”, dalla straripante “Bound To Fall” e dalla incalzante “Tikket” con la quale i nostri si congedano. Ma il pubblico li richiama a gran voce e la band non si fa pregare. Due sorsate di Sambuca da parte di Simon e via per l’ultima sferzata di energia con “Caugh In Despair” e con la insonne “Generation Wild”, degno finale di una serata intensa, dove l’aria è rimasta elettrica per tutto il tempo...