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Release Party dei Carnality

Il Grotta a Rossa a Rimini è uno spazio autogestito. È un grande complesso, ma non proprio un capannone. La sala più ampia e alta ospita i concerti, le salette più piccole sono polifunzionali. Alle pareti tante immagini di giovani artisti del posto. In quella che più mi piace è rappresentata una scatola di fiammiferi con accanto la scritta "Avvicinatevi al municipio".
A buon intenditore, poche parole.

L'occasione della serata è il release-party di "Dystopia", il nuovo lavoro dei riminesi Carnality uscito su Memorial Records. A fargli da spalla altri due gruppi della riviera: La Cosca e i compagni di etichetta Crawling Chaos.

L'inizio del massacro è programmato per le 21,30. L'accademico ritardo dà al sottoscritto il tempo di scattare un paio di foto, bere un caffè e una birra, fumare una sigaretta e fare quattro chiacchiere con gli amici Crawling Chaos sugli ultimi sviluppi.
Il tema principe è il recente cambio di line-up che vede il ritorno al basso di William – co-fondatore della band – che prende il posto del fuoriuscente Gabriele.
Alla mia richiesta di chiarimenti sull'accaduto Manuel, Edoardo e Andrea, rispettivamente vocalist, batterista e chitarra solista dei C.C. rispondono quasi all'unisono, chiarendo che la motivazione fondamentale che ha portato all'allontanamento di Gabriele, è stata che la band richiedeva, dopo l'uscita di "Repellent", un investimento personale di tempo ed energie, che in questo momento lui non riusciva a garantire per diversi motivi. Punto. Senza pianti o crisi isteriche.
Ricordiamo in questa sede che i Crawling Chaos hanno pubblicato a novembre il loro primo full-length "Repellent Gastronomy" che ha ricevuto critiche lusinghiere e raccolto consensi da ogni parte (qui la recensione di Metallo Italiano (top album) del collega Alessandro Biasi; sono state da poco ultimate le riprese del loro primo video ("Plate XII") per il quale stanno cercando un'adeguata distribuzione e che, comunque, sarà tra poco disponibile on-line; hanno avuto un'intensa attività live per la promozione dell'album e sono al lavoro su materiale nuovo... insomma di impegni legati alla band ce ne sono stati a iosa e la partecipazione è senz'altro un requisito indispensabile per poter far si che il gruppo resti coeso e proceda con la giusta intesa. William, dal canto suo, è una vecchia conoscenza, essendo stato uno dei co-fondatori della band ed avendo abbandonato poco dopo la nascita ufficiale. La sintonia tra i quattro riminesi sembra però essersi ristabilita e sarà una caratteristica che verrà fuori in modo chiaro quando, un'oretta dopo la nostra chiacchierata, i ragazzi calcheranno le tavole del palco.
L'altro tema importante è stato il video già in precedenza menzionato. Realizzato durante il mese di giugno e già ultimati montaggio e post-produzione il video, che vede l'amichevole partecipazione del produttore del disco dei C.C. Simone Mularoni, è in attesa di un'adeguata distribuzione via web-tv. I ragazzi – da me tampinati sin da luglio per avere notizie a riguardo – mi assicurano che l'uscita avverrà comunque entro breve e che il video è venuto fuori VERAMENTE bene. L'attesa è grande.
L'attività live dei Nostri andrà scemando in modo che si possano concentrare sulla preparazione di materiale nuovo...e noi, dal canto nostro, non possiamo far altro che aspettare impazienti di avere in pasto dell'altra repellenza gastronomica!

Sono le 22,15 circa quando sulle nostre chiacchiere che vanno sfumando, riecheggiano le note della prima band in programma... in concomitanza arrivano anche gli amici che mi hanno accompagnato per questo live-report condividendo con me una serata più che piacevole fatta di sano metallo e buona birra e che qui ringrazio per la compartecipazione: Alberto, Laura, Lucia, Vania (assistente fotografa del sottoscritto), El Calci.

La Cosca nasce a Rimini un annetto fa circa, le sonorità sono marcatamente hard-core e l'attitudine fuck-you è assolutamente punk, ma la proposta musicale nel suo complesso vive anche di influenze sludge e thrash. La scaletta prevede 8 pezzi che si consumano in circa 30' di bastonate impietose: "Hold your Ground", "You know that", "We are the Plague", "South Park Theme", "Wolves-Army", "Little Boy & Fat Man", "Slaughter Feast" e il brano di chiusura – rigorosamente in italiano – "L'odio"...ad un certo punto mi è sembrato di sentire anche un rigurgito che ipotizzo essere stata la cover di "You Suffer" dei Napalm Death. La prestazione del quartetto è di tutto rispetto e mette in risalto l'attitudine della band, che in questo inizio di carriera si è concentrata maggiormente sull'attività live, e scalda a dovere gli animi: sotto il palco si raccoglie un manipolo di fedelissimi per il pogo di rito in un'escalation che vede Pietro (voce) scendere dal palco per i brani finali per poi essere preso letteralmente d'assalto quando arriva il momento del pezzo conclusivo (guardate la foto!!!).

Mini break per cambio strumentazione e rapido sound-check e i Crawling Chaos sono pronti per incendiare ulteriormente gli animi con otto brani che ci regalano uno spaccato di "Repellent Gastronomy" più un pezzo vecchio più una cover a sorpresa che farà infiammare il nervo cervicale a tutti i presenti.
L'inizio è affidato alle prime tre tracce di "Repellent" che, insieme, rappresentano quasi un concept. L'intro "Rue d'Auseil" è una campionatura che serve per creare la giusta atmosfera per accogliere "Blind Fiends of the Ancient Evil". L'impatto sonoro è devastante, per chi conosce i brani il concerto sarà una bordata dall'inizio alla fine, per gli altri – data l'acustica non proprio perfetta dovuta all'altezza della sala – l'ascolto sarà un po' più impegnativo (anche se vedevo i miei amici, che non hanno ascoltato l'album su cd, apprezzare palesemente). Neanche il tempo di riprendere fiato e subito sento le note del mio pezzo preferito: "From the unsane Shrines Cometh the Abyss" il pezzo è oltremodo trascinante e grazie ai ritmi cadenzati dà la possibilità ai presenti di tentare di slogarsi la cervice con ampi movimenti delle chiome. L'intermezzo a metà del brano da la possibilità a Manuel di incitare i metalheads da dietro il microfono, prima di riprendere il brano grugnendo fuori un "There he stands, he who makes food of his feces". È durante questo brano che nascerà il tormentone della serata: dopo aver invitato l'amica Vania ad avvicinarsi al palco lei, osservando il lavoro di Edoardo dietro le pelli, lo definirà "compostissimo". Da quel momento in poi qualsiasi cosa sarà definita "compostissima/o". Effettivamente vedendolo suonare non si può non notare il lavoro magistrale fatto sulla tecnica: Edo è un orologio atomico e suona in maniera veramente compostissima...il polso viaggia ad una velocità allucinante, così come i piedi che ci regalano delle rullate di doppio pedale da brividi.
"Encephalitic Cyst" ci consegna una scheggia impazzita di grind e ci prepara ad accogliere "Closing the Gates", brano un po' discusso dai recensori: qualcuno (come il sottoscritto) ne ha apprezzato l'inserto elettronico, qualcun altro no. La risposta del pubblico è sempre un verdetto: io personalmente ho visto piedi e teste battere, seguendo il ritmo della campionatura e lo leggo senz'altro come un segno di apprezzamento. "Premature Burial" risveglia gli incubi di una sepoltura anzitempo con un ritmo cadenzato che dà un attimo di pace ai nostri timpani consumati e ci da la possibilità di apprezzare lo spettacolare growl di Manuel in versione live. La traccia successiva è un po' più datata e non fa parte di "Repellent", viene introdotta dallo stesso Manuel che ce ne racconta il concept...il titolo è "Raped in a Van", indovinate di cosa parla.
"Let the Vultures sing our Deeds" è l'ultimo brano in scaletta prima della cover a sorpresa. Il pezzo è tirato e strutturato, l'intermezzo lascia venir fuori il basso di William che ci allieta i padiglioni auricolari con il suo fretless 5 corde.
La prestazione sopra le righe guadagna ulteriori punti con la cover a sorpresa che riscuote i favori di tutti: la compostissima "Hammer smashed Face" dei signori Cannibal Corpse. La cover non ha niente da invidiare all'originale: causa le stesse convulsioni nell'ascoltatore, vedo chiome piroettare, gomiti alzati nell'inseguirsi dei pogatori e colli tendenti alla frattura, causa l'angolazione innaturale dell'oscillazione. Il quartetto sul palco ha tenuto la scena per tre quarti d'ora abbondanti, con un'impostazione, una sincronia ed una presenza scenica che, ad averlo avuto, ci avrebbero fatto levare il proverbiale cappello. È il trionfo.

E, in fine, arriva anche il turno degli headliner della serata: i Carnality ci presentano il loro nuovo e malatissimo parto "Dystopia" sulla genesi del quale abbiamo fatto due chiacchiere con Luca "Dave" Scarlatti vocalist della band riminese (leggi qui l'approfondimento).
La scaletta prevede: "Abyssus Abissum Invocat", "Lord of Drones", "Fall of the Human Ratio", "The right of Oblivion", "God over Human Ruins", "A Sysiphus Drama", "Doomsday" e "Silent Enim Leges inter Drama" nell'interezza delle sue tre sottodivisioni: "Part 1: A Simulacrum of Humanity", "Part 2: Resignation", "Part 3: The Gift of Anomie".
L'atmosfera è terrificante, come nel migliore stile scenografico, in background il classico "lenzuolone" con le effigi della band, e ai lati del palco due "srotolabili" che riproducono il motivo dell'art-work di "Dystopia" e che non fanno altro che incupire una sala già peraltro tetra. Quando la band sale sul palco si nota un moltiplicarsi di teste, compare parecchia gente che prima non c'era o sembrava non esserci. Quando le prime note che annunciano l'apertura di "Abyssus Abissum Invocat" si fanno largo nella stanza, cresce la tensione come se si avesse una pistola carica puntata alla tempia e pronta a sparare: si sa per certo che sparerà, ma non quando.
La bordata è incredibile, l'impatto sonoro devastante, i più esaltati – inebriati ed ammaliati dal sound travolgente – sono già spalla a spalla in un mulinare di teste e gomiti; i più tranquilli – come il sottoscritto – si godono il concerto come fosse uno spettacolo, sbattono la testa a tempo e ritmano con il piede...siamo spettatori di un'esecuzione senza appello: la nostra.
Le orecchie sono invase da note prepotentissime che si insinuano e corrodono, il sound dei nostri resta fedele a se stesso, potenziando, se possibile, quanto già fatto in passato. La cosa diventa chiara con la seconda traccia in scaletta "Lord of Drones" che mette in risalto la parte ritmica sottolineando il magistrale lavoro di Manuel (Arlotti) dietro le pelli che sembra un panzer corrazzato con elica da elicottero montata davanti stile "Armata delle tenebre": spacca ossa e trita tutto con un drumming furente ma puntuale, vario e mai scontato. Il riffing è assolutamente all'altezza della situazione, calibrato e pesante quanto basta, riempie il brano di un'atmosfera annichilente e soffocante.
I ritmi restano alti per tutta la durata del concerto, non ci sarà mai un calo di tensione anche grazie alla varietà proposta che spazia dalla pesantezza pocanzi citata a brani più efferati e taglienti ("God over Human Ruins") fino a raggiungere spazi di malinconica melodia ("The Gift of Anomie").
Nel finale salirà sul palco anche Nicola Amadori, ex cantante dei Chartise, band pesarese ormai scioltasi, che aggiungerà – per quel che è possibile aggiungere ad una prestazione magistrale di Luca "Dave" Scarlatti dietro il microfono – ulteriore potenza e aggressività alla conclusione dei circa 70' di show.
Ovviamente per le impressioni sull'album rimandiamo alla recensione ancora in fase di lavorazione...quello che qui ci preme dire è che la prestazione live dei Nostri e delle loro "spalle" è stata magistrale (ed è un eufemismo)...ma che, purtroppo, bisogna tristemente constatare come l'underground sia – non sempre, ma spesso – poco frequentato e poco supportato. Ad una serata come quella di Rimini, con ingresso gratuito e band di tutto rispetto che hanno raccolto consensi da ogni parte con il proprio lavoro, sarebbero dovuti accorrere numerosi gli accoliti...ma forse è sempre vero il vecchio proverbio "pochi ma buoni".
Lunga vita all'underground!!!

Per quello che mi riguarda ho finito la serata ad un tavolo di un pub a Pesaro con gli ultimi superstiti (El Calci, Vania e Lucia) a bere compostissime birre e cercare di ricomporre la trama mentale di una compostissima serata carica di metallo di qualità...finché la compostissima Vania non ci ha presentato un altro tormentone introducendo una compostissima discussione con il preambolo: "intavoliamo una teoretica...". L'apoteosi.