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UN BIENO DI ROCK 2011 - Bieno (TN) - 09.07.2011

Che fosse proprio un grande "pieno di rock" lo si capiva sin dall'alettante locandina che mostrava chiaramente la portata dell'evento, divenuto ormai uno fra i pochi happening trentini di un certo spessore. E così nell'invitante cornice alpina del piccolo sobborgo di Bieno, si è consumata la 9° edizione di "Un Bieno Di Rock", festival articolato su due giornate, dove alcune valide realtà locali e non, si sono sfidate a colpi di watt, alternandosi ad altri special guests, per poi cedere tutti il posto ad un headliner di lusso.


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Motivi di forza maggiore mi impediscono di esser presente alla prima giornata del festival, che ha visto le esibizioni di Black Star, Five Seasons, Wooden Collective e degli ospiti padovani Animal House (vincitori della scorsa edizione). Il pomeriggio di sabato inizia in modo speciale con la prevista clinic di Tracii Guns, trasformatasi in realtà, quasi interamente, in una simpatica e riuscita intervista (che potete leggere su queste pagine) rivolta ai L.A.Guns al gran completo.

BAD SOCIETY
Il via alle danze viene dato dai padroni di casa Bad Society, che a suon di cover hanno risvegliato l'orgoglio metallico dei presenti, con classici di Ozzy Osbourne, Iron Maiden, Led Zeppelin, Ufo, Alice Cooper, Black Sabbath ecc... La divertente "Message In A Bottle" dei Police, metalizzata a dovere e la ballad "Mama I'm Coming Home" sono altri due episodi di spicco di uno show piacevole e ben condotto da una band che sa il fatto suo e a cui non manca una sana dose di auto-ironia, che raggiunge il suo apice nella conclusiva "Me So Cagà Dosso", cantata in dialetto

BLAME
Le sonorità si fanno più aspre e aggressive con l'arrivo dei trentini Blame, che si presentano con una line up riassestata a trio. Sin dall'opener "Escape Is The Plan" la band innalza un muro sonoro impenetrabile nel quale trovano posto otto nuove tracce (per la 1° volta proposte in sede live) che costituiscono l'intero set-list. Un atto coraggioso, dettato dalla voglia di evolversi e di sperimentare e la scelta risulta vincente, grazie ad uno show ricco di energia e carico di groove. Su tutte spiccano "A Reason To Do It", "Time Is Now" e "Get High Or Puke", frammenti di un sound multiforme che coniuga sapientemente furia hardcore, bizzarria crossover e modernità new metal.

SANDNESS
Al calar della sera, giunge il momento del concorso musicale, che prende il via con i Sandness, giovane gruppo roveretano dedito ad un efficace glam metal che rende frizzante l'atmosfera circostante. Giusta attitudine, look adeguato e tanta voglia di rockare, sono gli ingredienti essenziali per far festa, che si materializza attraverso brani dal gran tiro quali l'anthemica "Lay Your Hair Down", l'incalzante "Drinkin' Wine Under The Bridge", l'irrequieta "Don't Drop (Baby Don't Stop)" o la ruggente "Bad Think Cause Bad Think". Con una sezione ritmica scalciante, chitarre taglienti e una voce sfrontata al punto giusto, il quartetto sforna altri buoni pezzi di rock stradaiolo come "Dark Around Me" o la ritmata "Pay What You Say", elargendo poi una scossa southern con una bella versione di "Tush", dei maestri ZZ Top, per sprofondare infine nella viziosa attitudine di "Artificial Lover". Una band da tener d'occhio.

BOB AND THE APPLE
Cambio di rotta con i trentini Bob and the Apple, alle prese con un indie rock di buona fattura che, seppur mostri spunti interessanti, risulta forse un po' distante dal contesto generale. Valida comunque la prova offerta dalla band che ha superato con disinvoltura anche qualche piccolo problema tecnico.

MEZZOPALO
Ci pensano i navigati Mezzopalo a richiamare l'attenzione del popolo metallico e riportare il tutto sui binari dell'alta tensione. Il loro hard rock stradaiolo è genuino e diverte; pezzi come "You Gotta Learn", "Bad Habits" o "Rock'n'Roll Pitbulls" sono fatti apposta per far salire il tasso di adrenalina. In questa serata speciale, l'occasione è buona per presentare anche nuovi brani come "Ain't Up For Tv" e "Another Sip Of Hell", con la band che viaggia a pieno regime, fra riff taglienti di Nicola Conci e Michele Pezzè ed una sezione ritmica saldamente condotta dalla coppia Meola/Di Cecco, che stantuffa a dovere e segna il passo. La ruggente "Skeleton" e la briosa "No Reaction" sono altre due iniezioni di energia che lasciano il segno e conducono alla febbricitante conclusione che avviene con "Shadow Of Your Love", non solo una sentita cover, ma un sincero omaggio ad un certo modo di intendere il rock.

VENREZ
Dopo il consueto cambio palco e la premiazione del concorso musicale (vinto dai Five Seasons) ecco presentarsi on stage i lonsangelini Venrez, gruppo di supporto ufficiale dei L.A.Guns per il tour europeo che, nonostante la loro recente costituzione, presenta in line up veterani quali il chitarrista Jason Womack ed il batterista Eddi Davis (Juliette And The Licks) e l'altro chitarrista Alex Kane (ex LSD). La loro potente miscela sonora verte su un moderno rock alternativo dalle molteplici sfaccettature che lo rende difficilmente etichettabile ma che emana energia e groove da ogni nota. Il quintetto americano parte subito in quarta sparando in sequenza "Torque", "Messenger" e "Witches", tre songs dal piglio contagioso che ammantano al primo istante, grazie al cantato magnetico di Mr.Venrez e al fragoroso guitar-work della coppia Kane/Womack . Il pubblico apprezza e si lascia trasportare come in un grande caleidoscopio dal quale emergono intense emozioni che ora si infiammano nella roboante "Yesterday Has Gone" o nella urticante "Insanity", ora si incuneano nei bagliori chiaro/scuri della camaleontica "Sell The Lie" e infine lievitano in "River" o in "Unplanned". Sulle note dell'ipnotica "Karma" la band si congeda, lasciando un pubblico, bello pronto per la "leggenda" che verrà.

L.A.GUNS
E mentre parte l'intro di rito, avvolta nel fumo ecco comparire la "leggenda" che con la cruda "Decide" da il via ad un concerto intenso che, senza nessun calo di sorta, regalerà ininterrottamente tante emozioni. I L.A.Guns ci conducono in una salutare immersione negli anni '80, con la sanguigna "Electric Gypsy", seguita a ruota dalle selvagge "Bitch Is Back" e "Never Enough", dal ritornello irresistibile e con la chitarra di Tracii Guns che penetra e incanta. Al suo fianco, al basso, il figlio Jason Guns che con il batterista Doni Gray formano un motore ritmico di tutto rispetto, che fa il suo sporco lavoro e trascina all'occasione. Jizzy Pearl dirige con maestria e sfoggia la sua inconfondibile voce e quando arriva il suo personale momento di rinverdire i vecchi fasti, lo fa con due indimenticabili pezzi dei suoi Love/Hate quali "Blackout In The Red Room" e "Spinning Wheel". La splendida ballata "The Ballad Of Jayne" rallenta i ritmi e aggiunge feeling e quando gli amplificatori riprendono a fare la voce grossa con la profonda e letale "Over The Edge", l'adrenalina scorre a fiumi, raggiungendo livelli di guardia con l'irrequieta "One More Reason" e con la straripante "No Mercy", cantate in coro da tutti i presenti e in mezzo alle quali si omaggia Hendrix con "Hey Joe". Finale da urlo con altre schegge sleazy e dannate come la viscerale "Rip And Tear", la sognante "Dreamtime" e la calda e "bagnata" "Sex Action", degna conclusione di un concerto incandescente che rimarrà scolpito a lungo nella mente di chi c'era.

Si chiude così anche la 9° edizione di "Un Bieno Di Rock" che ha visto offrire, tramite un'organizzazione perfetta (a cui vanno onori e meriti), tanta qualità sia sul piano musicale che di contorno, il tutto ad ingresso gratuito. L'affluenza di pubblico poteva essere maggiore, ma tant'è... In questa festa, il ROCK ad alto voltaggio ha vinto ancora un volta... Lunga vita al ROCK!