Cadaveria – Siamo una band underground e orgogliosi di esserlo. Raffaella e io? Ormai siamo una cosa unica

I Cadaveria sono tornati in studio e dallo studio hanno portato fuori un album molto interessante: "Silence". Questo ci ha dato l'occasione di approfondire con la bravissima cantante piemontese, che ha dato il proprio nome alla band, alcuni aspetti del disco e fare il punto sull'attività di un gruppo ormai stabile e maturo che si avvia verso i quindici anni di onorata carriera; abbiamo parlato liberamente di tutto e abbiamo scoperto le passioni, i sogni e lo spessore umano di un'artista che con la sua rinnovata miscela di gothic e black metal ha riscosso ottimi apprezzamenti e recensioni a livello globale. Che siano pronti per un tour mondiale? Le sorprese non mancano...

no imageVorrei iniziare partendo dalla fine perché credo che in questo momento sia la cosa alla quale tieni di più, il vostro ultimo lavoro “Silence”. C’è di che esserne molto soddisfatti: io l’ho definito l’album della vostra maturità artistica. Tu che ne pensi, sei soddisfatta della formula musicale, del mix al quale siete giunti, della crescita avuta in questi anni?
E’ così anche per noi. Per chi realizza un album passa 5- 6 mesi ad ascoltare e perfezionare le proprie creazioni, l’album è sempre bello. A qualche mese dall’uscita, continuo ad esserne soddisfatta. Siamo noi ad averlo presentato come album maturo. Anche noi non siamo più così giovani e la maturità di ognuno si trasferisce nella musica. E questo si percepisce sicuramente anche dall’esterno, perché maturità non vuol dire solo “passare del tempo”, significa anche miglioramento della prestazione. Ad esempio, il nuovo chitarrista, Dick Laurent, con noi dal 2009, è l’autore della maggior parte dei riff di “Silence”. Si è amalgamato perfettamente nel gruppo. Dal punto di vista della composizione, lui si è occupato della musica, io dei testi. Insieme ci siamo trovati per costruire i brani, con un lavoro minuzioso, visto che Dick portava i riff già in forma di canzone. Ritornelli, musica e testi, strutture che fanno atmosfera: siamo stati i produttori di noi stessi e la grande differenza con il passato è che questo lavoro prima lo facevano solo in studio di registrazione. Con “Silence” invece, già in composizione, abbiamo fatto tagli e critiche. Così lavorando con maggiore criterio e meno fretta, più maturamente, questo è il risultato. Brani più semplici, per una musica non di facile ascolto. Oscurità e atmosfere horror, una amalgama di diversi generi musicali e stili, per noi naturali, hanno dato vita ad un disco organico e stratificato che colpisce al primo impatto ma per essere compreso a fondo necessita di più di un ascolto.

La tua prova vocale su questo disco è davvero strepitosa, credo davvero tu abbia superato te stessa e quanto fatto in passato soprattutto in termini di capacità espressiva, hai lavorato sull’interpretazione o è venuto naturale con l’evoluzione della band?
Generalmente io non mi accontento, sono una perfezionista che conosce i suoi limiti e cerca sempre di migliorarsi sia nell’ambito musicale, di album in album, ma anche fuori dalla musica, nella vita quotidiana, nel lavoro…. Se c’è un miglioramento, rispetto ai lavori precedenti, senz’altro è dovuto all’ impegno di innovare e crescere. Ci stufiamo facilmente e non disdegniamo di raggiungere nuovi lidi e in questo senso non ci preoccupiamo tanto di piacere o no. Anche i testi sono quanto mai personali: ho sviscerato le mie esperienze, sofferenze, i miei ragionamenti degli ultimi mesi e quindi sentendo particolarmente mie le cose scritte, ho cercato di tradurle dal punto di vista interpretativo con maggior pathos possibile. Che non vuol dire solo l’urlo, puro e fine a sé stesso, ma anche il sussurrare o il contenersi, che non è facile. Tutta la parte pulita, l’ho dovuta imparare nell’arco della mia carriera. Nasco con il growl, che resta la mia matrice principale e quello che mi viene più naturale, ma c’è da dire anche che dagli anni ‘90 la mia voce stessa, la timbrica, si sono modificate. Per questo studio sempre, in autonomia, lavorando su me stessa, sulla pancia e sul respiro: si usa tutto il corpo per cantare. Tant’è vero che dopo giorni in sala di registrazione, sono stanca come dopo la palestra…

Dimmi la verità, hai insegnato tu a Marcelo Santos/Flegias tutto quello che sa in fatto di cantato scream, vero?
Nell’esperienza delle registrazioni, in cui tutti partecipiamo attivamente seguendo anche strumenti non nostri, sicuramente rimane qualcosa anche solo a livello inconscio. Il suo approccio al canto e sul palco è assolutamente personale e autonomo. Non penso abbia avuto bisogno di prendere qualcosa da me.

ed è sicuramente bravissimo in quello che fa
(Ride) Concordo pienamente!

Dove pensi che vi porterà l’uscita di “Silence”?
Le esperienze nell’ambito musicale, metal soprattutto, di questi venti anni mi hanno insegnato che ogni cosa va calibrata e fatta tenendo i piedi per terra. Non abbiamo grandi pretese, né facciamo sogni di gloria: siamo una band underground e siamo orgogliosi di esserlo, nella misura in cui significa essere artisticamente indipendenti e non dover sottostare ad una serie di regole di mercato, che ti portano a dover modificare la linea artistica per vendere molto. Anche con la casa discografica (Scarlet ndr) abbiamo un ottimo rapporto, si fidano molto di quello che facciamo e non ci pressano. Non ci aspettiamo un cambio radicale però i feedback dai fan vecchi e nuovi sono molto positivi e forse ci permetteranno un’apertura verso il mercato USA, canadese e in parte anche australiano, che ci daranno modo di esportare la nostra musica live anche lì. Fino ad ora avevamo ricevuto sempre ottimi riscontri dal Centro America, dove siamo molto amati, quasi iconizzati e certamente anche quest’anno torneremo in Messico e Brasile.

Capisco bene e certamente gli Stati Uniti sono un grande traguardo sia per l’attenzione che riservano al Metal sia perché sono certamente un mercato importante…
Esatto, hai sintetizzato benissimo. Gli USA sono un grande traguardo e possono portare al seguito dei Cadaveria un gran numero di fan, cosa che ci farebbe molto piacere. Proprio in questi giorni sto cercando di chiudere alcune date negli Stati Uniti per al prossima primavera, ma per il momento non voglio aggiungere altro, almeno fino a quando non ne avrò la conferma.

Va bene, allora noi di MetalloItaliano intanto vi facciamo i nostri migliori auguri perché i vostri progetti vadano in porto.
Grazie e teniamo le dita incrociate!

Permettimi di divagare un attimo e togliermi una curiosità: ho notato che all’estero il tuo nome d’arte è quasi sempre citato assieme al tuo nome vero, quasi a voler sempre riconoscere la persona dietro l’artista, mentre in Italia direi che nell’ambito Metal ti conoscano tutti solo come Cadaveria: è stata una tua scelta? un modo per mantenere separato l’aspetto musicale della tua vita dal resto?
Questo è un punto interrogativo anche per me. Fino al 2013 ho tenuto nascosti per privacy il mio nome e cognome reali, praticamente a livello internazionale. Poi è successo che quella del videomaker è diventata la mia professione principale al di fuori della musica; nel 2013 ho firmato come regista, con nome e cognome reali, il video “Death Vision” dell’album “Horror Metal” dei Cadaveria. Nelle interviste date nell’ambito di direzione e montaggio in cui parlavo come Cadaveria, dicendo di aver diretto io stessa il video, ho suscitato la curiosità (evidentemente soprattutto all’estero) di quanti sono andati poi a leggere i credits nel video su Youtube, scoprendo il mio vero nome. E’ stata quindi una scelta volontaria, che seguiva un desiderio di fare “outing”, di rivelarmi. Con l’uscita di “Silence”, l’uso del mio vero nome anche nelle recensioni è diventato sempre più frequente. Non credo sia stata solo la regia del video, ma ha avuto una diffusione eclatante. Comunque non mi da fastidio, oramai non c’è più differenza tra le mie due me. I giornalisti mi chiamano Raffaella e gli amici mi chiamano Cada (Ride). Esiste un’identità razionale e puntigliosa, diciamo normale, che mi identifica come donna e una artistica in cui mi chiamo Cadaveria: ma sono una cosa unica. Non è che di giorno mi vesto di giallo e poi la sera mi vesto di nero per andare sul palco. Probabilmente ho raggiunto una maturità e sicurezza tali da poter affrontare anche questa dualità. In passato la tenevo nascosta per intrigo e per fascino e per difesa della privacy, anche perché il mondo degli stupidi è vasto e nell’esporsi c’è sempre rischio, a prescindere dal Paese di provenienza. A questo proposito segnalo a voi e ai lettori di MetalloItaliano.it che ci sono persone che hanno creato profili Facebook a mio nome, ma che assolutamente non mi appartengono.

Aver approcciato la regia per i vostri video, è stata un scelta di mantenere il controllo anche dal lato visuale oltre che quello musicale o una esigenza personale di ampliamento degli orizzonti espressivi con l’uso di diversi linguaggi?
Anche qui la verità sta nel mezzo ed entrambe le componenti hanno avuto il loro peso. Da una parte il controllo totale sulla creatura Cadaveria; insieme a Marcelo Santos (Flegias) videomaker da 25 anni, abbiamo sempre fatto tutto in casa, a budget 0, dalla musica alla produzione ai video, come dimostra bene il dvd “Karma”, che contiene episodi anche del dietro le quinte. Per fortuna collaboro con persone estremamente capaci: impariamo e facciamo da soli ed è questo un modo per dichiarare che siamo noi ad avere il controllo, che siamo noi i master della nostra carriera e della nostra vita. Dall’altra parte, ho ripreso la passione per la cinematografia interrotta dopo la laurea al DAMS nel 2001, rimettendomi in gioco in prima persona e firmando il video dei Cadaveria.

In questi anni hai mantenuto una formazione stabile per questo progetto, composta da musicisti molto validi. Credi chela stabilità sia la formula vincente? Che bilancio tracceresti di questi anni con i Cadaveria?
Il fatto di avere persone nella band che sono mature e sanno cosa vogliono, affidabili e motivate, è una grossa garanzia. Si fa comunque una grande fatica: tre quinti della band sono in Piemonte, il chitarrista è in Sardegna e il bassista a Genova. Dobbiamo quindi lavorare il doppio di chi sta tutti i giorni insieme. Dal punto di vista delle composizioni, la prima parte del lavoro si porta avanti con lo scambio di file tramite internet, che comporta pro e contro. Da una parte non hai l’impatto emotivo della persona che suona con te davanti, ma dall’altra essendo una sorta di telefono senza fili, i riff e le canzoni si arricchiscono da un passaggio all’altro grazie all’apporto di ciascuno e alla sua personale interpretazione. Poi bisogna sempre affrontare viaggi per incontrarsi ed è complicato anche organizzarsi con le date delle altre band dei vari componenti del gruppo. Un’altra esperienza che abbiamo fatto nella nostra carriera è stata quella di firmare per una casa discografica straniera, la Season of Mist, per il nostro terzo album pensando che avrebbe determinato una crescita automatica del gruppo. In realtà dopo due mesi che hanno fatto uscire il disco, non ci hanno più seguiti perché chiaramente avevano altre produzioni da seguire e da portare avanti. Quindi abbiamo imparato che dipende sempre dall’impegno e dalla passione che ci metti: fai esperienza, vai avanti per la tua strada e ce la puoi fare. Io comunque non mi sento ancora arrivata, so quali sono i miei valori ma anche quali sono i miei limiti e lavoro con modestia, facendo sempre molta autocritica. Finché ne avremo voglia e ci divertiremo continueremo a farlo, per dare ai fan e a noi stessi nuovi ingredienti. Per il prossimo futuro, abbiamo già in programma un nuovo videoclip, bisogna finire di girarlo e montarlo, e poi stiamo finendo di curare il nuovo merchandising. Io come sempre supervisiono tutto, anche la creazione di una maglietta e questo prende molto tempo. Ma non mi piace stare ferma e mi occupo di tutto con passione.

In conclusione, mi piacerebbe chiederti qualcosa di più su “Loneliness” che è in assoluto la mia canzone preferita in questo disco.
Il testo , come altre di “Silence”, dichiara un po’ chi sono. Ogni canzone ha la sua identità. È difficile scegliere una canzone-singolo, questa racconta una parte di me. Questa sono io con le mie battaglie. Ogni giorno aggiungo un mattoncino ai miei obiettivi, a lungo temine, con grande fatica. Questo è il succo del testo. C’è l’inizio, in particolare, in cui nella parte in growl si esprime tutta la gioia e l’energia nella fatica che poi porta ai risultati: gli sforzi quotidiani sono necessari e portano soddisfazione. Non sono arrivata, ma sono contenta di dove sono. Voglio ancora migliorare e lavoro per diventare una persona sempre più libera.


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