Danger Zone – Intervista con Roberto Priori, Giacomo Gigantelli e Paolo Palmieri

La notizia della reunion degli storici Danger Zone è arrivata come un fulmine a ciel sereno ed è stata accolta con entusiasmo e calore, soprattutto da quelli della "vecchia guardia". Con il mai pubblicato "Line Of Fire" già nei negozi ed il nuovo album già in cantiere, i navigati rockers bolognesi sono pronti a ruggire nuovamente. Eccoli nelle parole dei tre veterani Roberto Priori, Giacomo Gigantelli e Paolo Palmieri.

no imageBentornati ragazzi! Dopo tante reunion della “vecchia guardia” avvenute in questi ultimi anni, finalmente anche i Danger Zone sono di nuovo in pista. Qual è stata la scintilla che vi ha spinti a tornare insieme e come è stato ritrovare la giusta alchimia in sala prove?
[Roberto]: Beh è stato tutto un insieme di vari motivi e situazioni. E’ stato importante che Paolo sia ritornato a vivere a Bologna, unisci poi una certa mia crescita professionale e quella di Giacomo…E poi abbiamo sempre amato il rock e ci è tornata voglia di confrontarci ancora e di suonare nuovamente insieme. Abbiamo coinvolto Roberto Galli nel nostro progetto ed eccoci qua.

Foto Danger ZonePartiamo dalla bellissima uscita di “Line Of Fire”, per vent’anni rimasto inedito per complicate situazioni di business. Finalmente ora è luccicante sugli scaffali. Come si è sbloccata la situazione e quali sono le vostre prime sensazioni?
[Roberto]: Certo, “Line Of Fire” è sempre rimasto un conto in sospeso per noi. Per realizzarlo abbiamo sudato tanto e fatto molti sacrifici e non averlo potuto pubblicare è stata una grande sofferenza e un grosso torto al valore della nostra musica. Non potevamo lasciare i master sotto chili di polvere per sempre, per cui ecco qui “Line Of Fire” così come sarebbe dovuto uscire nel 1990. Un grazie a Gregor Klee di Avenue Of Allies che ha permesso che il nostro sogno si realizzasse e grazie anche a tutto il team di produzione di allora che ha acconsentito all’utilizzo dei master originali. Quello che potete ascoltare è quello che è stato realizzato con loro, io ho solamente realizzato il mastering per avere un livello di suono più attuale e ne sono veramente contento!

[Paolo]: Si, come hai detto tu, all’epoca “Line Of Fire” non fu pubblicato per motivi di business sbagliati. Dietro a questo album c’è un grande lavoro di tante persone e dopo averci lavorato e creduto fortemente in questo disco, il non vederlo pubblicato all’epoca fu davvero un grosso dispiacere per noi. Oggi finalmente siamo riusciti a rendere giustizia a tutti i nostri sacrifici…

A distanza di vent’anni l’album è ancora secondo me fresco e competitivo. Voi cambiereste qualcosa?
[Roberto]: Forse la scelta delle due cover aggiuntive. Mentre per quanto riguarda la cover di “Children Of The Revolution” fu spontaneo inserirla, visto che venne da noi registrata nel demo 1989 e che a Jody Gray piacque tantissimo. Per le altre due invece, fu un editore americano che propose al nostro produttore esecutivo, Francesco Sanavio, di fare due brani scelti da lui in cambio del suo aiuto a trovare il contratto negli States. Noi avevamo registrato altri due pezzi nostri, ma furono accantonati e mai finiti, per dare invece spazio a “Let Me Rock” e “That’s Why I Fell In Love With You”, in cambio di questo aiuto che alla fine non è mai arrivato…

Il lavoro è stato rimasterizzato ora da Roberto, ma al tempo, quando “Line Of Fire” prese forma, sono stati impiegati prestigiosi studi di registrazione, noti produttori e spese non indifferenti. Vi va di raccontare la sua genesi senza escludere ricordi e aneddoti?
[Giacomo]: Ti posso dire che la strumentazione usata era quanto di meglio ci fosse all’epoca. Pensa solo che hanno addirittura fatto arrivare appositamente dall’Inghilterra, noleggiandolo, un microfono che era in uso in uno studio di registrazione di Londra, perché lo ritenevano particolarmente adatto a registrare la mia voce! Tutta la produzione fu grandiosa, i produttori fantastici, i mezzi che ci misero a disposizione (Condulmer Studio) erano pazzeschi.

Foto Danger ZoneIn quel momento il vostro sogno a stelle e strisce si stava materializzando. Cosa non funzionò e quali furono i motivi che fecero fallire la sua pubblicazione?
[Roberto]: Penso che l’avvento del Grunge fu determinante. In un attimo il nostro genere fu spazzato via!
[Giacomo]: Esattamente nemmeno io te lo so dire. Siamo passati in pochissimo tempo dall’avere in mano questo prodotto stupendo finito e la nascita del Grunge. Cosa che destabilizzò le case discografiche. Improvvisamente tutte le band di metal rock “classico”, furono quasi accantonate. A dir il vero credo che probabilmente si attese più del necessario a condurre alcune trattative, ma d’altronde anche il nostro management, dopo tutti i soldi spesi, voleva concludere con qualcuno di molto grosso. Non posso dirti esattamente con chi ma fummo davvero ad un passo dal grande contratto discografico! La crisi delle case discografiche finì per prendere il sopravvento e si bloccò tutto. E quando le cose rimangono in standby per troppo, spesso non se ne fa niente. Devi essere nel posto giusto al momento giusto. Sicuramente possiamo dire che non dipese da noi ma da qualcosa molto più grande di noi. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre dato il massimo e ci abbiamo creduto fino in fondo. Sempre!

Incredibile come vanno certe cose…Quando il vostro sogno si infranse, voi ritornaste in patria. Tutti tranne Stefano Gregori, che tuttora vive negli States. Siete ancora in contatto con lui?
[Roberto]: Si certo, ogni tanto ci sentiamo per aggiornarci su come vanno avanti i nostri rispettivi progetti.

Fateci una presentazione dei vari brani che compongono “Line Of Fire”.
[Roberto]: L’apertura è data da “Line Of Fire”, la title track, un brano che rappresenta appieno il nostro stile, hard e melodico. “Children Of The Revolution” è un classico di M.Bolan rivisitato a nostro modo, con un riffone potente e molto più veloce dell’originale, un pezzo di grande impatto live! “Walk Away” è la ballad che scrivemmo durante le prove con Jody Gray, molto americana come sound e sicuramente farà felici gli amanti dell’AOR. “Fingers” è un vero mid-tempo granitico, con una special guest d’eccezione, Grace Jones! “State Of The Heart” riporta il sound in uno stile molto LA 1985 ma con chitarre decisamente heavy. “Hardline” ha un ritornello molto corale ma la strofa è molto più dark; a noi è sempre piaciuta un casino! “Let Me Rock” e “That’s Why I Fell In Love With You” sono le due cover che ci furono imposte di cui abbiamo parlato prima; sicuramente la prima è più vicina al nostro spirito R’n’R e ben si presta anche al live, molto “in your face” e senza fronzoli, l’altra era una ballad country che noi abbiamo stravolto a modo nostro! Chiude “Love Dies Hard”, brano che in realtà apre il nostro live show; è un pezzo che scrivemmo nel 1986 e che ancora oggi rappresenta al massimo i Danger Zone!

Foto Danger ZoneCome hai accennato prima, nel brano “Fingers” avete avuto il lusso di ospitare anche Grace Jones. Come nacque la cosa?
[Giacomo]: Allora, devi sapere che il nostro produttore Francesco Sanavio, che è anche un noto promoter discografico, ha sempre portato in Italia molti cantanti e artisti internazionali. Proprio in quel periodo, durante le registrazioni di “Line Of Fire” che si tenevano al Condulmer Studio, era in tour con Grace e così, finito uno show dalle parti di Venezia, gli venne l’idea di portarla in studio. Ricordo che era notte fonda (premetto che io registravo le voci dalle 22.00 fino alle 5.00 di mattina perché secondo i produttori la mia voce rendeva meglio la notte!) e immaginati il mio stupore nel vedere entrare Grace Jones e dal vetro vederla scuotere la testa al ritmo di “Fingers”. Dopo un momento di pausa, i produttori le hanno parlato della nostra band e della produzione dell’album; infine le hanno fatto una battuta: quella di cantare sul ritornello. Lei non ha esitato un attimo e con grande entusiasmo era già dietro il microfono e anche se la parte era semplice, ha dato un tocco di magia alla canzone e a quel particolare momento. Che ricordo stupendo!

Cosa mi dite della bella copertina? Era quella originaria o è stata pensata solo di recente?
[Paolo]: Ti piace davvero? La copertina è interamente opera dalla label, all’epoca non avevano ancora pensato al layout della cover.

Va dato anche merito alla a label Avenue Of Allies, per la scelta coraggiosa di pubblicare l’album. Come è nata la vostra collaborazione con l’etichetta tedesca?
[Roberto]: La scelta della Avenue Of Allies è scaturita dal fatto che io ho mixato e masterizzato recentemente i dischi dei Perfect View e dei Wheels Of Fire, due ottime hard rock bands italiane che sono sotto contratto proprio con questa label e loro mi hanno parlato molto bene di Gregor Klee, il presidente della label. Dopo aver avuto il benestare dai produttori per poter pubblicare “Line Of Fire”, lo abbiamo contattato immediatamente e lui si è reso subito disponibile a pubblicarlo. Siamo molto soddisfatti perché prende questo lavoro molto seriamente e questo è molto importante per noi.

Ora mentre vi godete le prime reazioni alla pubblicazione di “Line Of Fire”, con il nuovo bassista Roberto Galli state procedendo con i lavori per un nuovo album. Potete darci qualche anticipazione a riguardo e ai vostri piani futuri?
[Roberto]: In questo periodo stiamo provando per essere pronti alla ripresa delle attività live, che comincerà il 25 febbraio al Sottotetto Sound Club di Bologna con i Crying Steel e poi proseguirà fino all’estate. I Danger Zone oltre a noi “vecchi” ed al nostro amico e fantastico musicista Roberto Galli avranno un secondo chitarrista che ci aiuterà nei live… Nel frattempo stiamo già registrando i demo per quello che sarà il disco del ritorno e speriamo di farlo uscire entro l’estate del 2012.

I Danger Zone targati 2011 si muoveranno in una scena profondamente diversa da quella in cui agivano un tempo. Quali sono le vostre speranze e prospettive? Come vedete l’attuale scena metallica?
[Roberto]: In questi anni ho sempre seguito la scena perché ne sono stato spesso coinvolto anche come produttore artistico e/o mixing engineer per molte bands. Penso che a livello tecnico siamo competitivi con il resto dell’Europa, ma a noi mancano maledettamente i locali dove suonare spesso, dove far crescere il proprio seguito e rodare il proprio repertorio di fronte ad un pubblico vero. Quando eravamo a Los Angeles, potevamo suonare 2/3 volte alla settimana e questo per un gruppo significa tantissimo.

Bene, siamo giunti al termine, a voi la chiusura dell’intervista…
[Roberto]: Un grande ringraziamento a te Sergio che ci segui da sempre, a tutti quelli che ci stanno chiedendo notizie e a chi ci sta supportando calorosamente per questo nostro ritorno!

[Giacomo]: Noi siamo pronti e belli carichi e non vediamo l’ora di tornare on the road! Quindi speriamo di incontrarvi tutti sotto il palco, iniziando magari proprio dal 25 febbraio! I Danger Zone sono tornati… Rock’n’Roll !!!

[Paolo]: Grazie a tutti per il vostro entusiasmo e se volete rimanere sempre sintonizzati con noi andate sul nostro sito www.dangerzoneweb.com dove potete trovare tutto, dalle foto, ai video, alle interviste ed ovviamente gli aggiornamenti sui “lavori in corso”.


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