Electrocution – Intervista agli storici deathers italiani

A vent’anni dal loro debutto gli Electrocution ritornano sulle scene con un nuovo lavoro in studio. Abbiamo raggiunto via mail i sempre disponibilissimi e gentilissimi Alex Guadagnoli e Mick Montaguti per farci raccontare direttamente da loro quello che è successo dietro le quinte nelle ultime due decadi e per parlare un po’ del nuovo album.

no imageAllora ragazzi, innanzitutto complimenti per il nuovo lavoro. “Metaphysincarnation” credo che sarà una delle migliori uscite del 2014 in ambito death al livello internazionale…e già che siamo in tema vi chiedo: durante questi anni avete seguito un po’ gli sviluppi della musica estrema? Secondo voi com’è cambiato l’ambito e il mercato metal da vent’anni a questa parte?

[Alex]: Ottimo che ti sia piaciuto così tanto. In realtà non ci siamo mai allontanati più di tanto dal metal estremo, abbiamo sicuramente spaziato in diversi generi con altri progetti ma un occhio di riguardo è sempre rimasto sulla musica più pesante. Ovviamente rispetto ai tempi di “Inside The Unreal” molte cose sono cambiate, si è discusso mille volte ormai dei cambiamenti portati dall’evoluzione tecnologica. Il mercato funzionava su regole di business quasi obsolete e non era pronto ad adattarsi a questa evoluzione, non lo è tuttora e più di tutti sono le bands, i musicisti, produttori e la categoria di addetti ai lavori a farne le spese. Ora considerando che il metal è alla periferia del mercato musicale il danno potrebbe essere stato mortale ma in realtà, grazie al suo zoccolo duro di supporters è un genere che gode tuttora di spazio e di una discreta salute pur non essendosi rinnovato particolarmente. Vedo comunque ancora molta voglia di suonare nonostante tutte le avversitá. Purtroppo non vedo più lo stesso interesse di vent’anni fa da parte del pubblico invece, la facilità con cui si può accedere alla musica oggi sembra averne diminuito l’appeal anziché aumentarlo, c’è una certa apatia verso l’arte.

Riprendiamo da dove la storia si era interrotta: come vi siete lasciati e come vi siete ritrovati. Potete riassumerci gli antefatti e l’attualità della vostra storia e dei vostri rapporti?
[Alex]: Quando Mick lasciò il gruppo nel 95 mi pare, gli Electrocution erano in un periodo di sperimentazione e ricerca compositiva un po’ distante da quella che era la nostra vera natura death-metal e a breve tutti decidemmo di dedicarci a nuovi progetti proprio per poter esprimere più liberamente nuove sonorità. Quello che lentamente ci ha riavvicinati è stato l’interesse dei fans anche dopo tutti questi anni, più passava il tempo e più sembravano apprezzare “Inside The Unreal”. Così nel 2012, quasi nel suo ventennale ci siamo decisi a farlo ristampare, era arrivato il momento giusto e la situazione giusta per farlo come volevamo, una versione digipak ricca di foto mai pubblicate e un artwork completato come in realtà avremmo voluto che fosse già nel 1993. Inoltre è stata stampata anche una versione limitata in vinile in un formato molto bello. Io e Mick siamo tornati in sintonia proprio lavorando insieme al progetto e le cose hanno funzionato molto bene anche su un piano creativo, quindi provare a scrivere qualcosa di nuovo è sembrato un passo ovvio. Siamo stati tutti separati per anni ma siamo sempre rimasti in contatto e in ottimi rapporti… eccetto qualche raro caso.

In una recente intervista al programma radiofonico “Moshpit”, Alex ha detto che la band si sarebbe anche potuta riformare prima ma c’erano altri impegni e progetti che incombevano. Cosa avete combinato in questi 20 anni? Peraltro Mick in un’intervista a “Radiondadurto” ha detto di essere per un po’ uscito dalla scena metal…raccontateci.
[Alex]: Si avevamo tutti altre bands, io ho suonato con gli Addiction per oltre 10 anni, c’erano contratti e impegni che non lasciavano molto tempo per seguire come si deve un come-back degli Electrocution però se ne parlava ogni tanto. Nel 2009 poi mi sono trasferito a Los Angeles continuando la mia attività di compositore/produttore, non solo con gruppi ma soprattutto per film e TV, non so se hai presente canali Americani tipo Syfy o Oxygen… Ho lavorato in studio con diverse bands tra cui i Gemini Syndrome e ho avuto alcuni projects tipo con Tommy Vext (Snot, ex-Divine Heresy) o tre anni fa con con Evan Seinfeld (ex-Biohazard) con cui avevo scritto quasi un intero album, quindi tornare a lavorare su Electrocution non era semplice sia per questioni di tempo che logistiche, c’è voluto un po’.
[Mick]: Io lasciando Electrocution ho lasciato proprio la musica per diversi anni, sai le classiche crisi mistiche di cui poi ti penti? Mi ero dedicato a tutt’altro, cose tipo arrampicata sportiva, free diving ecc… Ma il richiamo della musica è tornato incalzandomi, per cui ho ripreso dopo 5 o 6 anni, prima entrando in qualche band e poi formando io stesso qualche progetto, il tutto rimasto molto in sordina. Questo mi ha permesso di tornare a fare musica ed una volta tornato con la giusta forma mentis ho potuto riprendere il discorso Electrocution pur mantenendo altri progetti paralleli, dei quali al momento il più attivo e promettente si chiama Noiseed.

Qual è stato il rapporto con i vostri fans in questi anni di silenzio? Ci sono stati degli incoraggiamenti a tornare insieme da parte loro? Lo sapete che su Ebay si trovano copie di “Inside the unreal” a prezzi vertiginosi?
[Alex]: Si lo sappiamo, cifre incredibili ma ancora più incredibile il fatto che andassero vendute puntualmente. Il supporto dei fans è stato fondamentale perché come ho detto più volte, per quello che sono gli Electrocution avevamo solo due ragioni per fare un nuovo disco, noi stessi e i nostri supporters che hanno continuato a scriverci, a cercare ITU e a farci venir voglia di scrivere qualcosa di nuovo.
[Mick]: Diciamo che i fan hanno dato la spinta finale, perché comunque il fatto di poter scrivere qualcosa che possa trasmettere emozioni e messaggi è lo spirito che muove ogni artista. Senza sottovalutare il fatto che l’emozione che si prova su di un palco quando il pubblico ti incita è qualcosa di unico.

Sempre nell’intervista prima citata, ancora Alex, afferma che il titolo dell’album “Metaphysincarnation” si riferisce alla reincarnazione dell’essenza metafisica degli Electrocution. Ecco, rispetto al sound di “Inside the unreal” il nuovo album non mi sembra che suoni come una continuazione. E mi spiego: 20 anni fa il vostro sound era più grezzo e caotico, vicino alle evoluzioni tecniche che poi avreste vissuto (io personalmente sento molto l’influenza dei Death su questo album e correggetemi se sbaglio), mentre oggi sento un death molto organizzato e granitico, preciso e incazzato, ma comunque strutturato… Lo stesso cantato di Mick mi sembra diverso…più pieno, più potente, più diretto. Come interpretate voi i due dischi? In cosa si assomigliano e in cosa divergono?
[Alex]: Quando ho iniziato a scrivere per Metaphysincarnation ho voluto ritrovare e rivisitare il modo in cui scrivevo pezzi nei primi anni 90, cioè solo con una chitarra addosso e un amp col gain a 10, senza sedermi davanti a Pro-Tools immediatamente come invece devo fare per altri progetti. E anche durante la produzione e il mixaggio ho cercato di mantenere tutto molto organico per quanto possibile proprio per lasciar emergere l’anima di questo disco, cercando di emulare un po’ il modo in cui lavorammo nel 93 per ITU. Quindi in questo senso è una continuazione ma secondo me anche nello stile dei riffs, gli assoli e il drumming. Certo è normale e giusto che dopo tutto questo tempo ci sia una maturazione nella struttura dei brani, nell’esecuzione e nei testi, come dici tu più organizzati e granitici e su questo magari si notano le differenze. I Death sono sempre stati un’ispirazione per noi e credo che anche in questo album si senta.
[Mick]: Beh i Death sono sempre stati fonte di ispirazione per noi a tal punto che questa volta ho proprio fatto una esplicita richiesta ad Alex. Gli ho chiesto di comporre qualcosa di palesemente Schuldiner-style perché volevo scrivere un testo dedicato proprio a Chuck e lui mi ha sfornato “As a Son to His Father”. Brano che ho adorato fin da subito e che mi ha ispirato, un testo tra i miei migliori, e a mio avviso, nell’insieme, il brano più riuscito del disco. Sarà stata l’ispirazione, o non so cos’altro (per chi ci crede lo spirito di Chuck) ma si può sentire ad un certo punto che per una frase la mia voce cambia e sembra quasi diventare la sua, così all’improvviso e proprio mentre cito una sua frase: “Nothing Is Everything”. Ho i brividi tutte le volte che sento quel punto del brano. Per quanto riguarda la voce, devo dire che non so nemmeno io come sia venuta fuori così cavernosa in ITU, normalmente non cantavo così. In ogni caso sì, il mio obiettivo questa volta era quello di movimentare più il growl, chiuso, aperto, modularlo con vari chiaroscuri per dare più dinamica: più aggressiva alternata a più calma per interpretare meglio anche i testi.

Ascoltando il nuovo disco, e l’ho anche scritto nella mia recensione, non ho trovato somiglianze con altri gruppi della scena death attuale e se c’erano, erano comunque minimali…quali sono le vostre influenze dal punto di vista musicale in questo periodo? Quali dischi girano nei vostri stereo? Quali sono i dischi che sentito abbiano influenzato “Metaphysincarnation”?
[Alex]: Guarda sia per lavoro che per piacere ascolto roba molto varia e alla fine volente o nolente tutto può servire a trarre influenze costruttive ma limitandoci al contesto Electrocution l’anno scorso ho ascoltato molto Meshuggah, Carcass, The Faceless, Keith Merrow in termini più guitar-oriented, anche bands un po’ più recenti ma non le definirei proprio influenze.
[Mick]: Effettivamente hai colto il segno, di fatto rimaniamo influenzati principalmente dall’old school. Da parte mia in particolare ti posso dire che non saprei dirti cosa mi abbia influenzato consciamente. Magari me lo saprà dire qualcuno più musicalmente colto di me… ahahahah

Mick si è occupato del song writing. Come sono nati i testi? Quali sono le tematiche affrontate? C’è un filo rosso che li tiene assieme?
[Alex]: Si io mi sono occupato principalmente della musica e della produzione e Mick dei testi per cui è più indicato lui a rispondere. Ricordo però che proprio legato al concept dei testi Mick mi disse che voleva intitolare l’abum “Metaphysica”, io però volevo qualcosa che rappresentasse anche la reincarnazione della natura degli Electrocution, e quindi “Metaphysincarnation”.
[Mick]: Sì la mia proposta di titolo era Metaphysica, perché come essa, il concept di questo album è quello di spaziare oltre la realtà sensibile, raccontando i vari aspetti universali di filosofia, scienza e tecnologia secondo il mio pensiero. Natura e tecnologia, visti come elementi contrapposti, assieme a bene e male come il frutto dell’utilizzo del sapere, traspaiono dai testi.

Alex, l’intermezzo strumentale “Aliento del diablo” (Afflato del diavolo), sia per il titolo che per le sonorità, rappresenta un vero e proprio break. Che significato ha? Perché proprio un pezzo “spagnoleggiante”?
[Alex]: Involontariamente si collega al concept dell’intero album, tecnologia, natura e umanità. Per non scordarmi l’idea del pezzo la registrai con un app del telefono jammando sul balcone di casa, in quei giorni a LA c’era un vento incredibile e quindi la registrazione era praticamente incomprensibile. Lo stesso giorno incontrai un tizio messicano sulla Franklin che si lamentava del forte vento e disse qualcosa tipo “Es el aliento del diablo!” (l’alito del diavolo) e mi rimase impresso. Quanto alla sonorità spagnoleggiante uno dei miei chitarristi preferiti è Paco De Lucia, purtroppo scomparso proprio di recente, l’ho sempre considerato un maestro inarrivabile per gusto e tecnica ma quantomeno credo che negli anni un po’ della sua influenza mi sia rimasta dentro.

Sulla copertina del disco sono ben visibili caratteri dell’alfabeto greco che compongono anche il titolo dell’album il quale contiene la parola “metafisica” sempre di origine greca (e forzando un po’ la mano ci si potrebbe fare entrare anche “metempsicosi” ossia la reincarnazione nella sua accezione occidentale così come concepita da Platone, prima, e dai neoplatonici, poi). Una delle canzoni si intitola “Logos”, un’altra “Anthropocentric” (“Anthropos” dal greco, uomo) e poi troviamo “Panopticon” (Panopticon oltre ad essere un carcere ideale progettato da Jeremy Bentham, è anche il nome di un personaggio mitico greco. Argo Panoptes (Argo “che tutto vede”) è un gigante che ha, secondo alcuni miti, un occhio, secondo altri quattro (due davanti e due dietro), e secondo altri ancora ne aveva cento, e dormiva chiudendone cinquanta per volta. Altri miti sostengono che avesse infiniti occhi su tutto il corpo)…tutta questa “grecità” è voluta? Se si, che significato ha?

[Alex]: Hai centrato in pieno l’argomento, Mick sarà felice di questa domanda.
[Mick]: è bello sapere che il messaggio viene recepito. Il concept che viene espresso dai testi di quest’album viaggia proprio sugli argomenti di cui parli, ma non solo. In “Wireworm” ho scritto di come l’evoluzione informatica ci stia fagocitando. Poi come la tecnologia attuale stia diventando (o sia già diventata) il Panopticon che, teorizzato da Bentham, oggi è diventato quello di cui anche Bauman parla. Altro argomento è l’obliterazione della natura in quanto, per costruire un ambiente più comodo per vivere, l’uomo finisce per cancellare completamente gli ambienti naturali. Oppure “Logos” come esaltazione della logica: strumento capace di andare oltre i limiti dell’immaginabile. “Anthropocentric” che ci racconta di come, nonostante tutto, la nostra visione delle cose sia spesso rimasta antropocentrica. Si tratta di una mia personale ricerca ed espressione filosofica ed essendo l’Antica Grecia, la culla della filosofia occidentale, il passaggio è stato, quantomeno, logico. Spero che chi avrà modo di apprezzare la musica non si fermi al semplice ascolto, ma possa apprezzarne i testi. Tutti pensieri che Gustavo Sazes è riuscito ad imprimere nella copertina tramite simbolismi che sarà divertente individuare.

La traccia promozionale dell’album è “Abiura”. Ma ci sono altri pezzi che forse sarebbero stati più “ammiccanti”. “Bloodless” ad esempio è la traccia che, secondo me, ha più appeal, grazie al suo riff che diventa un vero e proprio earworm. Come mai la scelta è caduta proprio su “Abiura”?
[Alex]: A dire la verità il “singolo”, se così si può definire per il death metal, è Wireworm e a brevissimo uscirà anche il video. Anche se il mio pezzo preferito probabilmente è Phylogenesis.
[Mick]: Guarda qui proprio si va a gusti perché a sentire mia moglie dovremmo tenere “Abiura” a palla tutto il giorno. Invece io preferisco sopra a tutte “As a Son to His Father”. Oppure anche “Panopticon” mi piace molto: più riflessiva e sulle ritmiche delle strofe.

Il CD sarà disponibile in formato digitale e in digipack…ci sarà un’uscita anche in vinile adesso che sembra essere tornato di gran moda?
[Alex]: Si ci sarà anche un edizione limitata su vinile grazie ad un accordo tra Goregorecords e OrdoMCM (con cui aveva già ristampato ITU su vinile). Sinceramente sono contento del ritorno del vinile, sono un fan, mi piace l’artwork grande e ascoltarlo mi fa lo stesso effetto che suonare una Telecaster vintage… E poi è uno di quei casi in cui il pubblico mostra un interesse e richiesta forte abbastanza da far tornare un prodotto in disuso, è’ una bella cosa.

Ogni album è, di norma, seguito da un tour. Quali sono al momento i vostri progetti live?
[Alex]: Per quanto riguarda me e Maxx, almeno in questo momento, purtroppo non possiamo partecipare al tour a causa dei rispettivi impegni in studio ma anche per l’attuale situazione finanziaria in cui la maggior parte delle bands sono costrette ad andare in tour. Ci sono state un paio di buone proposte comunque Mick sta seguendo la cosa dal lato Live.
[Mick]: Portare live la band è un lavoro duro, perché ovviamente vanno trovati dei session men ed al momento i ragazzi che stanno facendo parte della crew sono impegnatissimi nei loro progetti principali e non potranno darmi supporto sempre, per cui sto cercando di riorganizzare la band per i prossimi live. Comunque non escludo mini tour italiani dei quali sto già parlando con alcuni promoters.

Ed i vostri progetti per il futuro? Non vorrete farci aspettare altri vent’anni per una nuova uscita…
[Alex]: Su questo ti lascio sulle spine… come dicevo prima le uniche ragioni per fare un nuovo album Electrocution sono la nostra e la soddisfazione dei nostri supporters, se loro vorranno un nuovo album ce lo faranno capire ora con Metaphysincarnation.
[Mick]: Si dai, ci piace andare un passo alla volta. Le cose vogliamo gustarcele pin piano e giorno dopo giorno senza fare progetti a lungo termine.

Ogni intervista deve, per problemi di spazio e tempo, essere concentrata. Ci sarà senz’altro una domanda che avreste voluto che vi facessi e non vi ho fatto. Cosa avreste voluto che vi chiedessi?
[Alex]: Invece per me è stata molto esauriente, belle domande mirate.
[Mick]: Ci hai fatto la domanda più bella per me: quella sul simbolismo ed il concept dei testi… non potevo desiderare di meglio!

Grazie mille per la disponibilità e il tempo dedicati a Metallo Italiano.
[Alex]: Grazie a voi alla prossima.


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