Eversin – Intervista con Ignazio Nicastro e Danilo Ficicchia

Abbiamo raggiunto Ignazio Nicastro e Danilo Ficicchia, rispettivamente bassista e batterista degli Eversin per parlare del loro ultimo album "Trinity: The Annihilation".

no imageCiao ragazzi e benvenuti su metalloitaliano.it.
[Ignazio]: Salve a te.
[Danilo]: Ciao e grazie.

Prima di passare a parlare del nuovo disco, proverei a buttarvi lì due nomi: Fvoco Fatvo e Eversin… cosa mi dite?
[Ignazio]: Uhm, in primis che si tratta di due band differenti, in secundis che sono due ottime band, ahahaha. I FF sono nati dalla volontà di tre ragazzi poco più che adolescenti, ed erano spinti dalla voglia di sperimentare, dal voler essere unici per forza e dal voler superare i soliti schemi. Devo ammettere che fino ad un certo punto questi tre ragazzi ci sono anche riusciti, pubblicando musica con la “M” maiuscola, che ha saputo raccogliere consensi praticamente ovunque. I FF sono poi giunti al capolinea, in quanto si verificò una sorta di implosione e la musica non riuscì più ad essere spontanea e vera. Da li in poi nascono gli Eversin, una band Thrash Metal al 100% ma che, a differenza della merda travestita da musica che oggi impazza praticamente ovunque, è capace di aprire il culo ai passeri mantenendo la propria identità musicale, senza scopiazzare a destra e a manca e senza tributare onori ad un passato che è appunto passato. We annihilate.

Come considerate, con uno sguardo al passato, la vostra evoluzione musicale? Cosa vi ha portato ad abbandonare le sonorità e il moniker che vi definivano all’inizio per veleggiare verso altri lidi? Mi aspetto una risposta “filosofica”.
[Ignazio]: Filosoficamente parlando possiamo dire che ci siamo resi conto che tutto scorre, e tutto si tramuta. Questo “panta rei” è ciò che ha portato la fine dei FF originando gli Eversin.

Qual è il concetto fondante del vostro terzo album? Cosa c’è dietro “Trinity: The Annihilation”? Cosa volevate esprimere?
[Ignazio]: Ho scritto io tutti i testi del disco, e la cosa che più mi premeva mettere in risalto non è, come potrebbe sembrare ad un disattento lettore, la nascita della bomba atomica, bensì l’idea di distruzione che sta alla base di una tale creazione. Abominio puro.
[Danilo]: I testi sono fondamentali per noi. Riuscire a creare una simbiosi tra testi e musica è un passo fondamentale per la riuscita di un album. Noi ci siamo riusciti.

La cosa che più mi è piaciuta è stata la pienezza e l’impatto del sound. Come ho scritto nella recensione “(… ) una bordata Thrash compatta, solida e dalle idee molto chiare”. Come descrivereste, voi, la vostra proposta musicale? Quali sono i vostri punti di riferimento, le vostre coordinate, al livello di ascolti e influenze?
[Ignazio]: Siamo una band Thrash Metal, ma non siamo una band che può essere facilmente accostata ad altre formazioni. Le nostre influenze sono varie e profondamente radicate nel Thrash Metal degli anni’90, ma questo non vuol dire che ci limiteremo mai nella riproposizione di quanto fatto da altri. Per quanto riguarda l’impatto del sound… Well, l’impatto è importante quando si suona Thrash Metal, ma ci sono delle coordinate che non devono essere perse di vita sennò si rischia di avere un disco che suona tutto allo stesso modo, cioè un tupa-tupa continuo che dopo 2-3 brani ti ha già flagellato le palle. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre curato gli arrangiamenti in maniera quasi maniacale, cercando soluzioni varie all’interno di ogni singolo brano. A noi non interessa se l’ascoltatore vuole solo sentire e non vuole impegnarsi ad ascoltare. Noi componiamo per noi stessi. Se vuoi ascoltare gli Eversin devi saper ascoltare.
[Danilo]: La nostra proposta musicale è abbastanza particolare e non è per tutti, magari questo potrebbe essere un limite ma è così. Se proponi un genere devi avere delle idee e dei suoni che facciano spiccare quel determinato genere, non puoi fare diversamente anche rischiando di restringere la cerchia degli ascoltatori. Per quanto riguarda le nostre influenze, ognuno di noi ascolta diverse band o generi musicali; penso che un musicista per definirsi tale debba avere una concezione di musica a 360 gradi, qualsiasi genere egli faccia.

Sul disco compaiono due nomi d’eccezione della scena metal internazionale. Ho letto che la collaborazione è nata attraverso facebook, per lo meno per ciò che riguarda il primo contatto. Ci fate un po’ di aneddotica?
[Ignazio]: Ho contattato personalmente James e Glen e solo in un secondo tempo si è messo di mezzo il management. Volevo che la cosse fosse il meno formale possibile. Quasi subito hanno chiesto di ascoltare i brani per valutarli e dopo aver inviato loro delle bozze, inaspettatamente, ci hanno riempito di complimenti ed in un batter d’occhio si sono impegnati nelle rispettive registrazioni come se dovessero pubblicare un nuovo album per le loro band madri. Non hanno mai avuto atteggiamenti di superiorità o di scazzo. Per tutti noi già erano delle leggende metal viventi, oggi sono soprattutto degli esempi di serietà e professionalità da seguire. Abbiamo scelto James perché sentivamo che su “Fire walk… ” serviva una voce urlata in stile Rob Halford. James è stata la scelta più naturale, essendo tutti noi fans degli Helstar. Per Glen… beh, Glen è uno dei più grandi chitarristi Thrash al mondo…
[Danilo]: Concordo pienamente con Ignazio, anche perché ha fatto tutto lui, ed è stato pure bravo devo dire… dopo che gli ha firmato un paio di assegni in bianco… Ahhah.
[Ignazio]: Ahahahahah… finiscila ca ci cridinu!!! (traduzione dal siculo: “falla finita che altrimenti ci credono!!!”, ndr)

Nella mia recensione ho scritto: “Trinity: The Annihilation è senz’altro un buon album, ma non un punto d’arrivo. A mio parere ci troviamo di fronte al classico album della transizione. C’è una forma che inizia ad emergere chiaramente ed è quella di un Thrash corrazzato che gioca sulla ritmica claustrofobica e su un certo connubio strumentale per creare spazi angusti e privi di prese d’aria”. Mi commentate (al di là delle metafore)?
[Ignazio]: Il fatto è che i nostri saranno sempre album di transizione, se così possiamo dire. Non proporremo mai un disco uguale al precedente, non ne siamo proprio capaci. Quindi è naturale che “Trinity: The Annihilation” non sia assolutamente un punto di arrivo. Semmai è il punto da cui partiremo per comporre il nuovo disco e superare quanto fatto fino ad oggi.
[Danilo]: Se una band o singolo artista, pensa di aver fatto un’album per cui non vale la pena continuare a migliorarsi, ha già sbagliato in partenza. Un’artista, in quanto tale, deve cercare di migliorarsi sempre, anche quando pensa di aver fatto un buon lavoro. “Trinity: The Annihilation” è buon lavoro che ci serve per ripartire e per superare ciò che di buono abbiamo proposto.

Se ne aveste la possibilità, cosa cambiereste su “Trinity”?
[Ignazio]: Assolutamente nulla.
[Danilo]: Il bassista…lo prenderei meno basso…ahahah…
[Ignazio]: Secondo me oggi Danilo ha bevuto più del solito … scusalo.

Parliamo di musica in generale e metal in particolare: Cosa significa suonare metal nel 2015? Come è cambiato, nella vostra esperienza, il modo di fare e intendere la musica? I social che ruolo hanno in tutto il carosello?
[Ignazio]: Bah, a causa di questa tecnologia onnipresente la merda che è venuta a galla è senza fine. Gente che si autopromuove a grande musicista perché ha postato un cazzo di video su Youtube mentre coverizza un brano famoso, o gruppi che fanno schifo e pena ma che si sentono arrivati perche hanno i likes sulle foto del profilo Facebook. I social possono aiutare tantissimo, ma poi alla fine dei conti serve sostanza e quella o ce l’hai oppure ti conviene non esporti tanto. Noi non siamo una band da Facebook o robe simili. Abbiamo le nostre pagine ed un buon numero di persone che ci seguono, ma non siamo degli alienati che vivono la band per avere i “likes” sulle foto. Nessuno di noi passa la vita sui social. Facciamo il giusto, cioè quanto è necessario per promuovere la band, ma preferiamo far parlare la nostra musica. Ci sono band che hanno centinaia di “likes” su ogni foto che pubblicano, poi però vendono 100 copie del disco ed ai loro concerti ci sono 20 persone. Un social non è affatto indicativo, e mai lo sarà.

Quando penso alla musica estrema in Sicilia e, più in generale, ad un certo tipo di concepire la musica a 360?, territoriale, oltranzista, radicata, mi viene in mente solo un nome: Agghiastru e tutto il mondo che gira intorno alla INCH. Come vivono gli Eversin la loro condizione di band metal in terra sicula? Quanto è importante per voi la territorialità?
[Ignazio]: La territorialità è importante solo se una band decide di fare di essa il proprio trademark. Noi non siamo interessati ad avere un trademark che ci leghi ad un qualcosa in maniera ferrea, caratterizzando quindi la nostra musica. Personalmente lo ritengo molto limitativo. Con questo non voglio criticare nessuno, ma gli Eversin sono una band che non è incline a certe scelte stilistiche. Preferiamo esser riconosciuti unicamente per ciò che noi creiamo e non per degli elementi presi da altre forme d’arte che andrebbero a caratterizzare le nostre composizioni. Una band deve essere apprezzata per ciò che riesce a creare, per le proprie composizioni e non per degli elementi che ne arricchiscono o ne caratterizzano la musica, anche perché molto spesso, tolti questi elementi esterni, molte band risultano scontate ed anonime.
[Danilo]: Penso anch’io la stessa cosa .

Le recensioni che ho letto sono tutte piuttosto positive. Vi aspettavate un consenso così ampio?
[Ignazio]: Beh, quando fai un disco e sei fiero di ciò che hai creato le aspettative sono sempre piuttosto alte. Onestamente “Trinity: The Annihilation” ha superato anche le aspettative più rosee.
[Danilo]: In effetti eravamo consci di ciò che avevamo creato, però i responsi ci hanno veramente sorpreso. Inoltre siamo riusciti a far apprezzare la nostra musica ad un pubblico più ampio rispetto a quello che aveva apprezzato il lavoro precedente… La strada è quella giusta.

Attività live? Progetti futuri?
[Ignazio]: Al momento non possiamo rivelare nulla, ma abbiamo già avuto delle conferme per il 2016. Al momento giusto, quando avremo l’ok di chi di dovere, faremo sapere tutto.
[Danilo]: Stiamo già lavorando a del nuovo materiale, così da portarci avanti con il lavoro. Riguardo la questione live attendiamo il 2016.

Di solito mi piace concludere così: Ogni intervista deve, per problemi di spazio e tempo, essere concentrata. Ci sarà senz’altro una domanda che avreste voluto che vi facessi e non vi ho fatto. Cosa avreste voluto che vi chiedessi? Domandatevi e rispondetevi.
[Ignazio]: Uhm, no, penso sia stata una bella chiacchierata… non sento il bisogno di aggiungere altro.
[Danilo]: Pensavo ci avresti chiesto il conto… Ma meglio così… Ahahah.
[Ignazio]: Si… oggi Danilo è proprio ubriaco.

Grazie ragazzi del vostro tempo… concludete come preferite.
[Ignazio]: Grazie a te per l’intervista, e grazie per le belle parole che hai speso su “Trinity: The Annihilation” . A presto.
[Danilo]: Grazie per il tempo che ci hai concesso ed alla prossima.
Stay Metal…


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