Fabrizio Giosuè –

Abbiamo incontrato Fabrizio Giousè, autore di "Folk Metal. Dalle origini al Ragnarok" per farci raccontare come è nata l'idea di scrivere un libro su questo genere e tutte le sue infinite declinazioni.

no imageCosa è successo la sera prima che ti alzassi dal tuo giaciglio e decidessi di scrivere un libro sul folk metal? In altre parole, cosa vuol dire decidere di scrivere un libro come il tuo? Quanta vita ti ha portato via?
Forse un brindisi di idromele di troppo! Battute a parte, l’idea del libro mi ronzava in testa da un po’ di tempo e avevo già pronto uno schema e alcuni punti da trattare, quella mattina ho semplicemente chiesto un parere alla mia compagna e la sua risposta mi ha dato la spinta definitiva per provarci. Fortunatamente ho trovato subito l’interessamento di Marco Refe di Crac Edizioni, quindi il lavoro si è svolto con la tranquillità e il supporto necessario per portare a termine nel miglior modo possibile la stesura del libro. La scrittura mi ha portato via undici intensi mesi, ma il lavoro di ricerca va avanti da fine anni ’90, quando ho iniziato a interessarmi al genere e a conservare riviste musicali e fanzine. Ho ricostruito la storia del folk metal in maniera, credo, precisa e dettagliata, cercando sempre di essere “professionale” ma non disdegnando qualche punto di vista personale o controcorrente.

Le “classificazioni” sono croce e delizia di chiunque ha a che fare con la musica, specialmente al giorno d’oggi che la contaminazione incrociata porta a evoluzione sempre nuovi (e più o meno riusciti). Riuscire a definire precisamente un genere o sottogenere a volte non è facile. Tu come approcci un disco nuovo che ti passa tra le mani?
Hai perfettamente ragione, al giorno d’oggi esistono sulla carta tantissimi generi musicali, e lo stesso gruppo si vede etichettato in tre o quattro modi differenti: c’è molta confusione e ho la sensazione che i siti e le riviste spesso facciano a gara per inventare un nuovo sotto-sotto genere che, però, non fa altro che complicare le cose. Nel libro ho dato il mio parere descrivendo cosa è il folk metal piuttosto che il viking, portando come esempio alcuni gruppi importanti per aiutare il lettore nella comprensione. Quella contenuta nel libro (e sul sito Mister Folk) è la mia visione dei generi musicali, una visione sì personale ma anche ragionata.
Un nuovo disco lo ascolto con molta attenzione per decine di volte, leggendo i testi quando è possibile, purtroppo non sempre, e approfondendo il concept che muove il gruppo a realizzare un cd. Le informazioni e la cultura musicale (ma non solo) sono fondamentali per scrivere con competenza di musica.
Di fondo sono per la semplificazione dei generi, ma il mondo sembra correre nella direzione opposta.

Nelle prime pagine del libro spieghi il tipo di approccio, stretto ma non rigido, al folk metal, definendo le caratteristiche per cui includi o escludi i gruppi. Ho già letto su una recensione del tuo disco in cui spieghi perché In Extremo e Orphaned Land sono fuori: medieval folk i primi, progressive metal gli altri. Curiosamente, leggendo in giro ho trovato i Folkstone e gli Elvenking catalogati come medieval rock orientati al folk metal… cosa ne pensi? E poi, che differenza passa tra gli Immortal, tanto per fare un nome, e una band di black/folk metal scandinavo?
Le definizioni, al giorno d’oggi, sono sempre più “libere” e fantasiose. Quando mi sono avvicinato al mondo del metal c’erano pochi termini per definire i gruppi: heavy, thrash, death, black, power, epic e progressive. Tutto il resto è venuto dopo, sia perché la musica è cambiata, sia perché sono cambiate le necessità di pubblico e di marketing.
La decisione di lasciare fuori alcuni nomi noti, come ad esempio In Extremo e Orphaned Land, è stata presa perché volevo parlare unicamente di folk e viking metal, con un breve capitolo sul cosiddetto “pirate metal”. Non ho allargato il discorso a mittelalter-rock, neofolk e generi vicini perché, pur conoscendoli, non mi sento in grado di scriverci capitoli di decine di pagine, preferisco fare le cose per bene e lasciare spazio a chi ne sa più di me.
I Folkstone sono fortemente influenzati dai gruppi tedeschi e nel libro racconto come la band sia nata dopo l’ascolto di una compilation della rivista Psycho! contenente un brano degli In Extremo. Gli Elevenking invece, sono una formazione limite, spesso inserita nel folk metal pur non suonandolo. Le influenze folk nel loro sound sono innegabili, ma ragionando così avrei dovuto scrivere un libro di 800 pagine o più!
Quello che spesso divide due gruppi “simili” è una sottile linea che non tutti sono in grado di vedere immediatamente per un semplice fatto di esperienza e cultura musicale. Gli Immortal sono un’istituzione del black metal, ma ad un primo ascolto non sono poi tanto differenti dai Windir o dagli Enslaved di metà anni ’90, tanto per fare un paio di nomi. Principalmente è l’attitudine a cambiare, spesso anche le tematiche dei testi, per non parlare delle melodie (e tonalità) dei gruppi viking o black/folk che vengono dalla storia musicale di una certa zona geografica.

Rincaro la dose fissando lo sguardo sulla scena italiana, quella con cui ho iniziato ad approcciarmi al folk metal, e ti chiedo: cosa ne pensi “de Belo Dunum” dei Delirium Xtremens, “dolomitic death band”, disco dalle tematiche fortemente ancorate alla loro terra? Oppure della scena mediterranea, che unisce tradizioni del Sud Italia con forme anche molto estreme di metal?

Trovo molto affascinanti i gruppi che vanno oltre i soliti testi “metal” o che danno un forte connotato territoriale alla propria musica. Mi viene in mente il talentuoso Agghiastru e i suoi tanti gruppi Inchiuvatu, La Caruta Di Li Dei ecc, così come i da te citati Delirium Xtremens, in particolare con l’ottimo De Belo Dunum, Echoes From The Past, nomi spesso messi da parte a favore dei soliti noti che intasano la scena da anni anche grazie ad amicizie e scambi di favori. Forse è l’unica forma di metal che veramente mi incuriosisce, quella delle band legate in maniera intelligente, sincera e ricca culturalmente, alla propria terra.

A chi volesse tentare di approcciare la stesura di un libro, cosa consigli?
Sinceramente, il primo a cercare consigli per fare bene un libro sono io! Posso solo dire che scrivere un libro è un discorso a lungo termine che comporta sacrifici e rinunce, ma alla fine, se ben fatto, i risultati e i feedback positivi ripagano ampiamente tutto quello che c’è stato prima. Il mio unico consiglio è di essere sicuri di quello che si sta facendo e di non accettare proposte di editori che chiedono contributi economici o l’acquisto di non si quante copie del proprio libro.


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