Fuoco Fatuo – Intervista alla band varesina

Per conoscere una nuova band, di rado basta solo l’ascolto dell’album di debutto, anche se ottimo come nel caso dei Fuoco Fatuo. Quello che ci interessa è anche l’aspetto umano e professionale, tutto quello, cioè, che dalla sola musica non si può evincere. Facciamo la conoscenza del trio di Varese a qualche mese dall’uscita del loro debut-album “The Viper Slithers in the Ashes of What Remains”.

no imagePartiamo dalla genesi: chi sono i “Fuoco Fatuo”? Come entrano in contatto?
I Fuoco Fatuo nascono a luglio 2011 da Milo, Ken e Fabrizio. Tutti eravamo già attivi musicalmente in altri progetti. Siamo amici da molto tempo e la voglia di staccare creando un gruppo nuovo basato su tempi lenti e tematiche oscure ha dato vita a questo progetto.

Tutti sanno che cosa è un fuoco fatuo, come mai avete scelto questo nome? Ha per voi un significato particolare?
Abbiamo scelto questo nome perché le tematiche che vogliamo trattare riguardano la morte. Ci siamo lasciati ispirare dai cimiteri, dalla decomposizione e dalla suggestione, il nome Fuoco Fatuo ci è subito sembrato perfetto.

La vostra musica è puro funeral doom, è stata una scelta consapevole o un’evoluzione partita da altri presupposti?
L’essenza della nostra musica è il doom. Rispetto ai primi lavori ci siamo evoluti molto cercando di caricare questo doom di pesantezza e male di vivere. Riguardo all’aggettivo puro ti posso dire che siamo stati spesso criticati riguardo alla definizione funeral doom, piuttosto che doom death. Troppi si perdono su queste definizioni invece di dare importanza all’ascolto (com’è vero!!! Nda), e la verità è che a noi non interessa il genere quanto fare musica ammantata di pesantezza.

Veniamo a “The Viper Slithers in the Ashes of What Remains”: come nasce un album in casa “Fuoco fatuo”? Chi è, se c’è, il responsabile del song-writing? Quali sono le tematiche che trattate nei vostri testi e quali le vostre fonti d’ispirazione? Che significato ha il titolo dell’album, al di là di quello letterale?
Prima di tutto si parte dalla composizione musicale, si compone tutto in saletta. Le prove si svolgono un paio di volte a settimana in una saletta buia, illuminata solo da una lampadina. Partendo da un riff di chitarra cerchiamo di capire come renderlo al meglio possibile ed ogni riff che lo segue deve venire naturale, quando dopo due o tre volte non si riesce ad andare avanti spegniamo gli amplificatori e riattacchiamo col pezzo la volta successiva. Le nostre fonti di ispirazione sono il buio stesso nel quale siamo immersi, i nostri stati d’animo negativi. I testi trattano di ansia, depressione e solitudine, spesso utilizzando immagini malsane e oniriche proprio per permettere all’ascoltatore di guardare dentro se stesso ed il proprio mondo. Il titolo dell’album richiama un’immagine di terra bruciata dove rimane solo un grigio nulla ed il male sopra di esso.

Nella mia recensione ho scritto che “Se c’è una vena di black metal è quella dei Mayhem di “Ordo ad Chao”. In realtà ho sentito ben poco che sia riconducibile al black e anche poco che sia riconducibile al funeral-doom ortodosso (Thergothon, Skepticism). Il vostro sound è in qualche modo unico, se dovessi descriverlo con un aggettivo direi omogeneo o compatto. Quali sono le vostre influenze e quali di queste pensate abbiano influenzato la genesi di “The Viper Slithers in the Ashes of What Remains”?
Le influenze che abbiamo sono molteplici e non riferite solamente ad altre band ma anche a stati d’animo e fenomeni naturali. Per ‘The Viper …’ oltre a sperimentare su un’accordatura più bassa abbiamo tolto tutto ciò che era superfluo del sound precedente, concentrandoci maggiormente sull’essenza, e l’abbiamo resa più potente. Il risultato è sicuramente un lavoro meno vario ma molto più compatto.

La domanda di rito nelle interviste (ed anche la meno intelligente…scusate): qual è il brano che più vi soddisfa? A me, come ho scritto in recensione, fa impazzire “Inner Isolation in a Sea of Mist”…

Ognuno dei brani di questo disco incorpora un’atmosfera unica ma allo stesso tempo il disco può essere ascoltato come un’unica traccia, un mare nero in cui affogare. Mi sembra riduttivo scegliere un pezzo migliore dato che ogni pezzo è il proseguimento del precedente.

Di solito per comporre un album si scarta diverso materiale…avete qualcosa che è rimasto fuori dalla composizione di “The Viper Slithers in the Ashes of What Remains”?
Quando siamo partiti per la composizione di questo disco avevamo le idee molto chiare su che cosa volevamo comporre e non è stato necessario scartare nessun brano. Ma per arrivarci si, prima di scrivere il primo pezzo del disco avevamo composto altri 3 brani che ormai sentivamo superati.

Ogni nuova uscita è supportata da un tour, quali sono al momento i vostri programmi live?
Sulla scena live rimaniamo sempre piuttosto attivi, abbiamo alcuni concerti e altri da programmare per quanto riguarda l’Italia. A settembre suoneremo ad un festival all’estero e stiamo cercando di organizzare un tour europeo di 2 settimane in autunno.

Grazie ragazzi per la vostra disponibilità. Vi faccio i migliori auguri per il proseguimento del progetto “Fuoco Fatuo”.


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