Hesperia – Intervista con il mastermind Hesperus

All'indomani dell'uscita di "Metallvm Italicvm" che conclude la quadrilogia sull'Eneide, ci siamo seduti virtualmente a tavolino con Hesperus, per parlare del suo modo di interpretare la musica e per approfondire il lato concettuale che sta dietro la sua proposta.

no imageParlaci del concetto che sta dietro Hesperia…
Salve Valerio, e salve ai lettori di Metallo Italiano.Iniziamo con il dire che Hesperia è un nome utilizzato in tempi molto remoti per indicare le terre d’Occidente, ed in particolar modo la nostra Italia.
A mio avviso è un nome molto significativo per esprimere la quintessenza della nostra terra, l’essenza più vera, più intima, più profonda, il suo nocciolo
essenziale e cioè esoterico.
Furono i Greci che diedero questo nome alle nostre terre, poichè si trovavano ad ovest rispetto a loro, e ad ovest il Sole tramonta, muore (Occidente= Solis Occasus), e quindi per loro queste nostre terre erano terre del crepuscolo, dell’oscurità, immaginate come irte di insidie, di boschi, paludi, rovi e strane ed inquietanti creature. Ma cosa c’entra la radice del nome con “l’Occidente”? Semplicemente gli antichi greci vedevano un astro molto luminoso nel cielo occidentale: al mattino Lucifero, alla sera Espero. Non era altro che un pianeta e non una stella, era Venere. Quindi Espero (in greco Hesperos, latinizzato Hesperus) è l’astro della sera, l’astro del cielo d’Occidente, e da esso diedero il nome all’Italia, e parte delle terre d’Occidente, appunto Hesperia.
Da qui era inevitabile che il mio nome diventasse Hesperus. Hesperus oltre ad essere l’astro del cielo occidentale, viene anche indicato da Diodoro Siculo come un titano, fratello di Atlante e figlio di Astreo ed Eos. Altre tradizioni ci dicono che Espero era talmente splendido che Venere se ne innamorò e lo pose in cielo come astro luminoso, o che egli osò gareggiare in bellezza con Venere, che appunto lo trasformò in astro, e qui il cerchio di chiude con la nomenclatura dell’attuale pianeta Venere. Altre tradizioni vogliono Hesperus come leggendario signore e sovrano archetipo delle terre di Hesperia. Si potrebbe trattare di una trasposizione del leggendario Re divino dell’età dell’oro dell’Italia “Saturno” e/o di interpretazioni elleniche esterne, ma questo non lo possiamo dire con esattezza (per informazioni sull’età dell’oro italica consiglio due letture: “Imperivm” di Mario Polia e “Dei e Miti Italici” di Renato Del Ponte).
Passando al progetto musicale, possiamo dire che questo nome non è casuale. Iniziai nel 1997 dopo aver lasciato i Sulphuria (che lo voglio ricordare: fu la prima band italiana black metal a realizzare un prodotto cantato interamente in italiano e latino, ed un genere poco avulso da influenze nordiche) pianificai a tavolino il progetto nei minimi dettagli e tutt’ora ho già i titoli provvisori per i prossimi 6 album.
Sotto il nome eloquente di Hesperia devono essere realizzati degli album che parlano delle ere cronologiche della nostra penisola partendo dall’epoca pre-romana fino ad epoche relativamente moderne e contemporanee (guerre mondiali). Durante questo viaggio nel tempo della nostra penisola, in alcuni capitoli focalizzerò l’attenzione sulle mie origini locali, in particolare sui Monti Sibillini nelle Marche (oggi sono un parco nazionale). In realtà questo è stato già anticipato nel secondo album “Il Ritorno di una Civiltà Arcaica”.
Non solo: finite le ere cronologiche ho in programma le ere a-cronologiche, prima della creazione del tempo, l’età dell’oro, che chiamerò prima era Hesperiana (o arcaico italica), e dopo la fine dei tempi (la seconda era Hesperiana).
Sono contento di vedere che ora qualche gruppo abbia ripreso sia i concetti di Hesperia che dell’Eneide, tuttavia noto che qualcuno fa finta di niente nei confronti di questo progetto che esiste quasi da 20 anni. Non è un peccato dire di essere stati influenzati o aver preso spunto da qualcosa, ma forse per qualcuno lo è.

Cosa intendi sotto il concetto Metallvm Italicvm…
Metallvm Italicvm è Metallo Italico quello che per la tendenza anglofona del nostro tempo e del nostro genere sarebbe indicato come Italic Metal. E’ naturale che anche la musica si compenetri con il concetto di Hesperia, e quindi essa è una ricerca delle varie sfaccettature di un genere che per semplicità ho definito
Metallo Italico, e cioè una sorta di Metal e/o Rock (non importa quale sottogenere, possono subentrare e collaborare tutti armonicamente), riempito di elementi culturali-cultuali cosiddetti Italici, che possono essere derivanti dal folclore locale, dalla cinematografia, dalla letteratura, dal teatro, dai generi musicali italiani ben consolidati come la musica sinfonica, il progressive rock italiano, le colonne sonore (Morricone e Goblin su tutti) fino ad arrivare nell’ultimo album al rock identitario, e alla musica lirica. Insomma Il Metallo Italico è Metal “identitario”.
Non credo nella musica tout-court, la musica per la musica. Per me musica e concetto devono compenetrarsi e completarsi ai fini di uno scoposuperiore, che in questo caso è la creazione/definizione di un genere culturalmente italico, che a sua volta ha lo scopo di veicolare/canalizzare determinati valori tradizionali che oggi si vanno sempre più perdendo, diluendosi fino alla scomparsa in favore di un oblio confusionale e di un’assenza di vera identità.
Ed a questo proposito c’è da dire che troppo spesso noi occidentali puntiamo il dito verso le altre culture vantando la nostra superiorità, ormai blanda e meramente materiale, lamentando un loro voler sopraffare l’occidente e la sua storia.
La colpa non è principalmente esterna…la colpa è principalmente interna ed è solo nostra; le altre culture sono ben fiere delle loro tradizioni e radici, mentre è proprio l’Occidente che sta perdendo sempre più questa fierezza, questo interesse ad avere una forte identità tradizionale, e a dirigersi verso un indefinito nulla ed oblio, ormai fiaccato dalla propria assenza di essenza, e reso inevitabilmente molle dal proprio attaccamento all’effimero. Siamo noi i primi ad aver decretato la decadenza e lo sfacelo delle nostra terra e della nostra tradizione, ormai succube ed in balia di qualunque agente degenerante.
Senza vera consapevolezza della propria provenienza, del punto di partenza, che è l’origine, e della direzione che abbiamo percorso in gloria, che è la “vera” storia, quale direzione possibile ci può essere per il futuro se non l’estinzione?
Ma forse dovrei scusarmi per aver nominato le parole “tradizione” e “storia” con quanti ancora pensano che siano delle parole tabù per identificare il nemico ed affibbiare le loro vecchie etichette per cibi in scatola della seconda guerra mondiale. O forse queste parole ancora non sono state censurate dal linguaggio comune?
A questo proposito devo precisare che gli ultimi due album “Spiritvs Italicvs” e “Metallvm Italicvm” oltre ad essere la terza e quarta parte della tetralogia
sull’Eneide (che ho scelto per raccontare l’epoca pre-romana) sono anche degli album Manifesto.
Ho deciso quindi non solo di usarli per delineare quella Era, e per essere parte del concept sull’Eneide, ma anche come simboli, blasoni, manifesti e porta bandiera di un nuovo modo di concepire la musica metal italiana, di un genere che contempla in sé un risveglio culturale-spirituale.
Spiritvs Italicvs era un Manifesto dedicato proprio all’essenza, al lato spirituale, al risveglio dello spirito italico, e nascondeva in sé questo manifesto, come album sottotraccia, da “trovare”. In esso ogni traccia rappresenta anche un passaggio alchemico verso l’oro interiore.
Metallvm Italicvm ne è la concretizzazione, il precipitato della soluzione alchemica che diventa “la vera materia”, il vero metallo, che in questo caso è l’oro, il nostro oro filosofale, e nel nostro caso ciò che dona questa nobiltà aurea al metallo è la componente culturale: l’Italicità.
In album concepiti in questo modo non può mancare sicuramente la parte operativa, cioè la componente rituale. E’ la componente iniziatica in Spiritvs Italicvs, fino all’illuminazione che si realizza in Metallvm Italicvm, una rubedo che poi diventa oro nel suo ultimo stadio. Per quanto riguarda gli album precedenti essi rappresentavano la nigredo e l’albedo di questo processo di consapevolezza e trasmutazione del genere culturale-spirituale Metallo Italico.

Raccontaci la conclusione dell’ambizioso progetto di raccontare in musica l’Eneide…
Metallvm Italicvm come album è in tutti i sensi un punto di arrivo e coronazione dei vari piani di comprensione: la conclusione dell’era pre-romana, la conclusione del concept sull’Eneide di Virgilio, la definizione del genere Metallo Italico.
Inizialmente scelsi l’Eneide di Virgilio perchè è in assoluto il poema e il libro più rappresentativo ed importante della nostra cultura (lo stesso Dante nella sua commedia sceglie Virgilio come sua guida agli inferi), è il sacro poema romano, che racconta la nascita della gens Iulia, che darà origine a Roma; e la gens romana nell’epopea virgiliana si genera dall’unione del sangue troiano di Enea con quello latino di Lavinia, dopo numerose guerre con i vari popoli italici (che nel poema sono ben descritti con le loro caratteristiche: dagli etruschi ai marsi, ai rutuli, ecc…). Roma è stata ed è il fulcro della nostra storia, e non solo: è il Caput Mundi. Trovereste argomento più nobile e rappresentativo legato ad un nome e ad un concept come Hesperia?
Quindi Hesperia si muove su più piani di consapevolezza e profondità, da quello più profondo e nascosto (più esoterico), solo per pochi direi, via via fino a piani di conoscenza più esterna ed esteriore (exoterica), fino al piano più esplicito e volgare nel quale può trovare interesse anche la folla più informe e meno interessata a certi aspetti.
Per fare un esempio linguistico, inizialmente Hesperia usava titoli molto lunghi e complessi, per lo più in italiano, ma pian piano nella sua evoluzione ha cercato di aumentare i piani di comprensione, ad esempio con titoli brevi in latino, le cui parole hanno una radice comune che può essere compresa in senso immediato anche per la lingua globale anglofona: Metallvm Italicvm, o ancora meglio Hesperias Triumphator. Quest’ultimo titolo sembra inglese? In realtà è latino. Nel latino più recente sarebbe HesperiaE TRIUMPHATOR, ma ho usato un genitivo “arcaico” HesperiaS, e la”S” archetipamente era un genitivo (il possesso) comune a molte lingue. Chiaramente nulla è lasciato al caso in Hesperia, è tutto studiato nel dettaglio.
La stessa musica nel primo album”Aeneidos Metalli Apotheosis pars I” ha una struttura molto complessa, intricata, ai limiti del cervellotico, piena di schemi studiati, costruita su miriadi di scale (perfino una scala a 9 gradi costruita ad hoc) l’ordine estremo che diventa caos apparente favorito da un suono noise creato da soli bassi e nessuna chitarra. Il tutto si è gradualmente semplificato e reso più agevole nella struttura fino a Metallvm Italicvm, che non ha fronzoli o ridondanze, con meno note ma accuratamente selezionate e scelte sempre con ispirazione sciamanica direi, mentre gli arrangiamenti ora sono più curati e sofisticati, studiati per creare un suono molto fastoso ma scorrevole.
In Metallvm Italicvm che ormai è il quinto album, tutto è stato notevolmente più laborioso per raggiungere i vari piani di lettura dal più basso al più alto, dal più esterno e palese al più profondo e nascosto, dal più nobile al più “apparentemente volgare”.
Nel booklet è spiegato tutto. Perfino l’artwork è stato realizzato con innumerevoli livelli grafici sovrapposti, e con livelli simbolici sovrapposti.
Facciamo degli esempi: la bellissima donna in copertina in abiti storicizzanti, potrebbe essere interpretata come qualcosa di effimero, una trovata commerciale ad un giudizio “superficiale”, e potrebbe far “esclamare positivamente” anche il meno interessato a certe tematiche.
E qui siamo a livello superficiale-esteriore, quindi scendiamo in profondità (senza doppi sensi o giochini di parole): la donna sta a significare sia Lavinia che si unisce ad Enea alla fine del poema (parliamo dell’Eneide), sia il compimento finale dell’opera divina che deriva dall’unione del maschile al femminile che crea l’androgine perfetto (parlando dell’Opera alchemica che si conclude); inoltre rappresenta la parte delle sessualità femminile intesa come uno dei clichè in seno al Manifesto del Metallo, come anche il vino (bacco) sacrale/dionisiaco, come anche il metallo stesso (la spada) ,la Vittoria/Guerra (la dea Bellona nella trabeazione). A sua volta l’artwork è realizzato come un tempio con esterno ed interno (con l’ara con scritto il manifesto, sotto al CD) in cui possiamo individuare la triade della religione italico romana: Giove, Marte (la spada), Quirino (il busto del suo discendente Augusto, per cui Virgilio scrisse il poema). Chiaramente troviamo anche Giano Il dio Italico degli inizi, e a questo proposito voglio ricordare che l’album conclude l’era pre-romana, ma l’ultima traccia anticipa l’inizio di quella Romana (Apotheosis: Roma Incipit). La mia stessa immagine nella copertina si fà veicolo simbolico di più livelli: colui che cerca di farsi tramite dell’opera virgiliana come narratore, colui che si fa tramite del protagonista Enea, l’artista fautore di Hesperia o meglio Hesperus, la parte maschile quindi il guerriero-vate-musicista-sacerdote che con arte sciamanica trasmuta le emozioni in musica. Gli stessi abiti di scena portano i primi segni/simboli dell’imminente era romana che sarà oggetto dei prossimi concept.
Aprendo una parentesi sulla spiritualità: qualcuno nell’ambiente black-erudito nostrano, ai tempi individuò un certo centralismo della religione mitraica, ma sappiamo bene che anch’essa è stata importata dall’oriente. Il Culto realmente autoctono/italico è costituito dalla triade arcaica romana Giove, Marte, Quirino (Il Cielo Supremo, la Guerra, lo Stato), che fu sostituita poi dalla triade capitolina Giove, Giunone, Minerva, e naturalmente il Sole Invitto è Sotto il Cielo Supremo, la Volta Celeste. Da non confondere con le divinità greche come Zeus; la religione greca per molti è la stessa della romana, ma questa è una comparazione che può essere solo esteriore.
Tornando all’album: anche i titoli sono concepiti in maniera para-simmetrica e circolare (Incipit: Aeneidos Apotheosis/ Apotheosis: Roma Incipit) e quadrata come Roma. Gli stessi brani musicali sono concepiti e pensati per 3 livelli di ascolto: l’album è una struttura continua senza pause né silenzi, un’unica
suite, ma a sua volta divisa in 10 tracce con le rispettive strutture (nella struttura generale) tali da poter essere ascoltate come brani da 4-5 minuti.
Alcune sono perfino degli inni metal, e a loro volta le tracce formano 2 a 2 delle mini-suite che riprendono lo schema dei dischi precedenti (De Bello Italico I/De Bello Italico II; Metallvm Italicvm I/Metallvm Italicvm II, Hesperia/Hesperias Triumphator).
Per finire, dai due brani più immediati e diretti sono state estrapolate addirittura due versioni Radio Edit. Certo l’album in sé e nella sua interezza non è fatto per il “mordi e fuggi” caratteristico della nostra epoca, ma questo tipo di struttura composita e flessibile, che ha permesso anche di estrapolare delle radio edit, ha fatto sì che Hesperia venisse trasmessa anche alla radio, in America, Inghilterra assieme alle ultime uscite di nomi come Blind Guardian, Moonspell, Nightwish, Ufo, Uriah Heep, In this moment, o addirittura in Italia su Europhone radio, che trasmette sia rock italiano sia i nomi più noti della musica leggera.
Questo è molto importante affinché un messaggio di questo genere abbia più possibilità di diffondersi.
Quindi possiamo dire che Metallvm Italicvm permette l’ascolto a diversi livelli anche per flessibilita e/o poliedricità del genere.
Può spiazzare al primo ascolto, poichè ci si chiede “ma cos’è che sto ascoltando?”. L’ascoltatore moderno ha bisogno di veloci sicurezze, e di generi che l’orecchio conosce e decodifica subito, poichè viviamo in tempi frenetici.
Ma l’album di per se è abbastanza scorrevole e ad un secondo ascolto più attento si capisce che il genere è uno ed uno solo, Metallo italico, che usa altri generi per il suo fine superiore: rock identitario italiano, metal 70-80,pagan black metal, folk, neoclassicismo sinfonico e patriottico, Aor, un prog rock italiano ormai d’annata, ambient, persino un passaggio di musica lirica con un tenore solista,insomma l’associazione di tutti i generi più tradizionali e conservatori della cultura occidentale per catturare l’essenza “italica” del metal, un’atmosfera a tratti sontuosa, epica, altisonante, a tratti cupa ed oscura, evocativa e lontana nel tempo.
Ecco perchè io non parlerei di Avantgarde come alcuni fanno riferendosi al Metallo Italico, ma direi più propriamente Retrògarde (hehe).
Ed ecco perchè trovo limitante per Hesperia avere come obbiettivo finale “il suonare un sottogenere e l’esserne lo schiavo”; da sempre cerco di non chiudere ed auto-costringere Hesperia in un sotto-genere, ma uso tutte le influenze come colori della mia tavolozza, come mezzi e non come scopi finali, per creare il Mio Genere, che a sua volta è finalizzato ad altro, ma di questo ne abbiamo discusso poco fa.
Qualcuno in una recensione ha detto che il mio errore è continuare a seguire testardamente la mia strada, e io gli chiedo: dovrei seguire la strada degli altri? O la tua? O quella del Sistema egemone? O quella della Scandinavia? No grazie il gregge delle pecore non fa per me.
Ma andiamo avanti: mentre in Spiritvs Italicvs “la parvenza esteriore-musicale”, cioè l’ambito, era ancora quella del pagan black, in Metallvm Italicvm il Metallo Italico trova la sua “maturazione”.
Qualcuno dirà che non è abbastanza True Black, ma ragazzi miei…questo è molto più true e fuori moda, e molto meno commerciale e retrò di tanto true raw black metal nordico, così diffuso e in voga. Persino gli ultimi Darkthrone hanno capito il concetto.
Credo che un lavoro del genere possa essere compreso da chi ascolta Metal e Rock da almeno 20 anni e non dal metallino buono che ha iniziato con l’ultimo dei Nightwish o dal Metallino cattivo che ha iniziato con l’ultimo dei Sargeist o altri prodotti infarciti con standard di consumo provenienti dal nord Europa, che ci propina il sistema. Hesperia è fuori dal tempo (per citare il mio caro amico Lord Inferos dei Legion of Darkness).
Del resto è normale che ciò che viene dalla scandinavia sia basilare e scarno e mono generico, la loro cultura è basata su quattro argomenti in croce: salmone, vichinghi, aurora boreale, trolls, permafrost e da 24 anni il black metal (la loro nuova fonte di turismo). Ma dico, noi italiani con una cultura così vasta vogliamo ridurre tutto ai minimi termini per correr dietro a loro? Possiamo parlare di miriadi di argomenti e vari genius loci, ed è normale che la musica che ne deriva debba essere più complessa ed articolata (del resto sarebbe ridicolo che io parlassi dell’Eneide suonando come i Sargeist o i Satanic Warmaster e sarebbe banale farlo suonando come gli Hammerfall o i Children of Bodom o suonando thrash-death anni ’80).
Vogliamo parlare di storia e cultura? Abbiamo l’imbarazzo della scelta; vogliamo parlare di religione antica e mitologia, idem, vogliamo parlare di oscurità, natura, foreste montagne? Abbiamo Torino (del famoso triangolo, le Alpi, i Monti Sibillini. Allora vi chiedo: cosa hanno i nordici più di noi? Solo una cosa: maggior consapevolezza e fierezza della propria identità e cultura, e da quello dovremmo davvero prender lezioni.
Continuando con l’album, direi che la produzione del DPF Studio, di Ulag ha avuto un ruolo fondamentale. Assieme abbiamo cercato un volume ed un impatto al passo coi tempi, ma senza esagerare e rendere il prodotto piatto, come troppo spesso accade oggi nella “loudness war”; dall’altra parte abbiamo cercato la dinamica di un prodotto tra ’80 e’ 90, tridimensionale, vero, ed una produzione di stampo propriamente italiano, ed abbiamo curato ogni dettaglio a quattro mani.
Dal punto di vista degli strumenti ho usato la chitarra elettrica evitando pedali, amplificata in maniera valvolare per ottenere un suono vintage-non vintage, evitando il basso distorto come in precedenza, usando tastiere vintage come il Mellotron tipico degli anni 60-70 (molto usato anche nei film peplum), e i Korg ms-20 e Wavestation, o il Roland Jupiter, per ricostruire suoni epici propri dell’AOR anni 80.
L’orchestra invece è stata realizzata con un controller midi e un ottimo software. La voce ancora una volta usa numerosi registri anche se per gran parte del disco risulta un cantato normale, e solo per 1/3 in “scream”.
Di nuovo compaiono anche gli strumenti folk romani ed italici: la tibia, la siringa o flauto di pan,i cimbali, il sistro, i crotali, ma in più c’è la cetra e la lira.
Il tutto è stato prodotto dalla Sleaszy Rider Records (Motorhead, Def Leppard, Blackmore’s Night, Rotting Christ, Ancient,ecc…), e le prime 1000 copie sono in versione deluxe con slipcase, poster 23×23, libretto a 16 pagine, traccia multimediale con la narrazione illustrata,il concept di Hesperia, i contenuti, i luoghi di registrazione.
E’ infatti importante dire che la seconda metà dell’album è stata registrata in studio sopra ad una traccia di “apparente” silenzio catturata da me sui miei Monti Sibillini, al lago della Sibilla o di Pilato. E’ un luogo iniziatico che nel medioevo era frequentato da cavalieri, alchimisti, studiosi, provenienti da tutta Europa, e pare che lo stesso Virgilio vi si recò. Mentre la prima metà dell’album è stata registrata da DPF Studio con studio mobile nel pressi delle rovine dell’antico teatro romano di Helvia Recina (Macerata, MC), scenario stesso delle foto e dei video (il tutto con il beneplacito dei Beni Culturali).
Ci terrei anche a ricordare che con Hesperia ho scelto di registrare in luoghi particolari all’aperto fin dal primo album la cui gestazione avvenne dal 1997 al 2002 (in alcune grotte presso la riviera del Conero), anche se qualcuno dell’ambiente, in passato, pur essendo a conoscenza del progetto, ha sostenuto una sorta di patrocinio di questa idea (oltretutto questo tipo di cose è già stato sperimentato nei ’70).
La stessa cosa vale per “la Civiltà Hesperiana” nata nel 2003 (all’epoca era la Civiltà Crepuscolare della seconda era) che nacque per essere un laboratorio di creazione teorico del Metallo Italico, cioè l’equivalente teorico di Hesperia, con un Maniefsto di intenti ben preciso sempre dello stesso periodo (2003)
lo trovate nel sito www.hesperiana.org
Nel 2006 la Civiltà Hesperiana allargò il suo concetto in maniera più impersonale a tutta la penisola con il progetto “Scena Italica” in www.scena-italica.org
in cui è presente una mappa italica sulla quale sono indicate tutte le entità (gruppi, circoli, associazioni culturali, artisti, etichette) che hanno in comune almeno una cosa: il concetto di Italicità, intesa non solo come concetto geografico ma culturale. La scena italica organizzò due eventi chiamati “Scenarium Italicum” rispettivamente nel 2010 e nel 2011, e ve ne saranno altri.
Credo di essere stato esaustivo, ma Hesperia è veramente densa di contenuti, per chi voglia addentrarsi per le sue terre: Tu sei il Benvenuto, a qualsiasi livello di comprensione tu voglia spingerti.
Grazie a te Valerio e a tutta la redazione di Metallo Italiano, una saluto a voi, a tutti i fan di Hesperia, ai gruppi con cui sono in contatto, sopratutto a quelli che hanno collaborato come ospiti negli ultimi due album.
Un brindisi a voi ed ai lettori: Quod bonum faustumque sit!


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